Le recensioni del venerdì – Oh, vita!/ Amore che torni/ Magellano

Per restare in linea con lo spirito “musicarello” della settimana sanremese, questo venerdì abbiamo deciso di recensire tre album italiani. Ma non tre album qualsiasi. Abbiamo preso tutti gli album (da noi mai ascoltati prima) usciti nel 2017 e realizzati da artisti che, almeno una volta, sono stati in gara a Sanremo. Tra questi, ne abbiamo scelti tre e li abbiamo ascoltati dall’inizio alla fine. E li abbiamo recensiti, così, di botto, appena terminato il primo ascolto.
Gli album in questione sono quelli di Jovanotti, dei Negramaro e di Francesco Gabbani.
Il giudizio complessivo, come sempre nelle nostre recensioni, è espresso in asterischi (da un minimo di 1 a un massimo di 5), frutto della media tra i voti dati a ogni opera in cinque categorie.
Buona lettura!

OH, VITA!, di Jovanotti ** ½
Inatteso disco dall’atmosfera e dalla sonorità minimal e scarne. Interessante (ma riuscito a metà) ed ennesimo cambio di pelle per un artista che ha fatto della sperimentazione e del rinnovamento la sua ragion d’essere.

Testi: Pieno standard “jovanottiano”, vale a dire ostentata semplicità e immediatezza, orgogliose e ricercate sgrammaticature, melensaggine trita generale e diffusa (che però, miracolosamente, funziona da oltre vent’anni) e qualche scivolata (in questo caso, forse, un po’ troppe) in rime imbarazzanti (“ci innamoriamo come dei magneti e gravitiamo come dei pianeti” è forse peggio di “mi chiamo Jovanotti e faccio il dj, non vado mai a dormire prima delle sei”). Come al solito, i testi più riusciti sono quelli più intimi e minimali, ma in generale, riguardo alle parole, in questo disco di cose da ricordare non c’è proprio traccia.
Voto: 4,5

Musiche: Un misto di reggae, pop e blues con spruzzate qua e là di tamarrate in stile EDM. Anche a questi “pastoni” Jovanotti ci ha abituati da tempo, ma mentre in passato l’audace mescolanza produceva spesso alchimie interessanti e originalissimi, stavolta la rilettura del tutto in chiave acustica non rende e non decolla mai.
Voto: 5

Arrangiamenti: Uno dei pregi di Jovanotti è che da oltre vent’anni riesce sempre, in sala d’incisione, a circondarsi dei migliori. Questo disco non fa eccezione e gli arrangiamenti, come al solito, sono davvero grandiosi. Anche se l’atmosfera minimal e raccolta di cui sopra finisce per spogliare il cantautore di quella energia e di quella vitalità spontanea (a tratti contagiosa e irresistibile) che da sempre è il suo più grande punto di forza.
Voto: 6,5

Album: Anche se la scelta stilistica non è convincente, tiene insieme tutto il lavoro e lo giustifica.
Voto: 6

Produzione: Identico discorso fatto per gli arrangiamenti. Tecnicamente perfetta, ma alla fine dei conti penalizzante per l’anima più autentica dell’artista.
Voto: 6

AMORE CHE TORNI, dei Negramaro *** ½
A un passo dallo sciogliersi, i Negramaro si ritrovano e partoriscono un album impegnativo e complesso. Forse, il miglior lavoro della loro carriera.

Testi: Non è De André, ma comunque i testi, accumulando immagini forti, evocative e a tratti bellissime, ci raccontano una storia profonda e sincera. Che è la storia di un gruppo che stava per sciogliersi, vive con terrore questo abbandono e poi, quando proprio lo strappo sembra inevitabile, trova la forza di ritrovarsi e di andare avanti. Raccontare sé stessi non è per niente facile. Loro ci sono riusciti alla grande.
Voto: 7,5

Musiche: A differenza dei lavori precedenti, estremamente più complesse. Poche ballate, tantissimo ritmo, un rock elettronico esasperato e a tratti ossessivo che trova nei sintetizzatori e nell’elletrodrum la sua ragion d’essere. Per nulla ammiccante, ma davvero di rara potenza.
Voto: 8

Arrangiamenti: Disco rabbioso, sofferto, di pancia. Sputato fuori assieme a pezzi di anima. Gli arrangiamenti non erano la priorità di questo lavoro. Ma è talmente potente che non ce ne accorgiamo nemmeno.
Voto: 6

Album: Un vero “concept”, compatto dall’inizio alla fine, tanto nei testi quanto nelle musiche. Ascoltarne una traccia soltanto è un vero delitto. Per comprenderlo va sentito tutto, dall’inizio alla fine.
Voto: 7,5

Produzione: La confezione finale ha più di una sbavatura. Eppure, come nei migliori prodotti rock, proprio questi graffi gli danno quel quid in più.
Voto: 7

MAGELLANO, di Francesco Gabbani * ½
L’ultimo vincitore di Sanremo celebra il suo trionfo costruendo attorno a un singolo di immenso successo un album confuso e pretenzioso. Tanta forma e poca, pochissima sostanza.

Testi: Scrivere testi divertenti e surreali, costruire interi brani su diluvi di giochi di parole e al tempo stesso essere impegnati, corrosivi, feroci e di protesta, è molto difficile. In sostanza: di Rino Gaetano ce n’è uno solo. E a Gabbani nessuno gli chiede di esserlo. Il problema è che ce lo presentano così, e lui pare crederci. Peccato che i testi siano spesso ripetitivi e noiosi. E, soprattutto, vuoti.
Voto: 4,5

Musiche: Melodie leggere, divertenti e poco più. Gli strumenti si sentono poco e sì, la cura musicale di un disco è davvero tutt’altra cosa.
Voto: 4,5

Arrangiamenti: Praticamente inesistenti.
Voto: 3

Album: Non un disco, ma una raccolta di canzoni sparse assemblate alla bell’e meglio per sfruttare il successo del singolo “Occidentali’s karma”.
Voto: 4

Produzione: Uno di quei prodotti lindi e puliti creati “in vitro” e a tavolino apposta per spopolare sul mercato. Purtroppo, ci riesce. In maniera furba e insincera.
Voto: 4

#recensioniRiccardoLestini

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