Il grillo e la formicuzza

Voi ve la ricordate la canzoncina/filastrocca del Grillo e la Formicuzza?
Quella “C’era un grillo in un campo di lino/ e la formicuzza gliene chiese un filino (o un frullino o un pochino, a seconda delle varianti locali)”, e che poi alla fine di ogni strofa fa larinzuppalarillallero larinzuppalarillalala…
Insomma, ve la ricordate? Sì? Bene. No? Nessun problema, vi rinfresco subito la memoria.
Era, durante la nostra infanzia, una delle canzoni “per bambini” (almeno così sostenevano) più gettonate in assoluto. In poche parole c’è questa formicuzza che cerca un po’ di lino per rifarsi il guardaroba e sposarsi. Il grillo non solo si offre di procurarle il lino ma, colpo di fulmine in piena regola, decide che vuole essere lui il suo sposo. Colpo di fulmine reciproco, visto che la formicuzza accetta all’istante la proposta. Così convolano a nozze, ma proprio nel momento in cui si stanno scambiando l’anello il grillo (non si capisce come), cade e batte la testa (notare con quali “delicatissime” parole la canzonina descrive la scena: “erano in chiesa per mettersi l’anello/ il grillo cadde e si spaccò il cervello”). Provano disperatamente a salvarlo, ma non c’è niente da fare e il grillo muore. Ma non è finita. Per il gran dolore la formicuzza che fa? Si afferra una zampa e se la ficca nel cuore morendo a sua volta.
Ora questa, secondo loro, sarebbe una “canzone per bambini”. Voglio dire… ma siamo impazziti? Roba che a confronto “La canzone di Marinella” è una comica di Stanlio e Ollio.
Cioè, oltre la morte tragica del grillo sull’altare, pensiamo alla formicuzza… che non è che semplicemente si suicida… no, questa si afferra una zampa e ci si trafigge il cuore!!
E poi… vogliamo parlare del ritornello? Larizzumpalarillallero cosa? Cosa??? Che ti larizumpi che quel poveraccio si è spaccato la testa e quell’altra si è martoriata con la zampa???
Dove minchia erano i pedagogisti, i sociologi, gli psicologi dell’infanzia quando io ero bambino? Dove??
Che poi mica è finita qui.
Se oltre tutto avevi in casa “I quindici” (sì, proprio loro, quella meravigliosa enciclopedia dell’infanzia piena di filastrocche, raccontini, poesiole per bambini) il trauma era doppio. Forse triplo. Forse incalcolabile.
Ne “I quindici” infatti non c’era soltanto il testo della filastrocca. Non paghi e non ancora sazi di sadismo, che fanno i curatori? Sotto il testo della canzoncina pubblicano questa specie di fumetto terrificante (lo vedete in foto qui sotto), una ALLUCINANTE VERSIONE ILLUSTRATA della filastrocca, dove NIENTE E’ CENSURATO… anzi… c’è tutto (il grillo che si spacca il cervello, il suicidio della formicuzza con tanto di schizzo splatter di sangue) e c’è di più, ovvero due inquietantissime vignette conclusive con il corteo funebre delle formicuzze e i grilli che portano in spalla la bara dell’amico appena morto.
Roba che “Profondo rosso” a confronto è una puntata di Peppa Pig… poche cose hanno terrorizzato la mia infanzia come sto cazzo di fumetto de “I quindici”. Ancora me lo sogno…
Perché nessuno li ha denunciati per vilipendio alla serenità infantile?
Io pensavo che questa filastrocca fosse passata di moda.
Poi l’altro giorno vado a prendere mia figlia al nido. C’era un cd che, ovviamente, mandava canzoni per bambini. Quand’ecco che parte… lei, proprio lei, l’inconfondibile e terribile canzoncina del grillo e la formicuzza.
La prima cosa che penso è: “ritiro mia figlia da questo nido di assassini e la iscrivo da un’altra parte”.
Poi però sento che la versione che stanno ascoltando è totalmente edulcorata, riveduta e corretta. C’è solo uno scivolone che fa prendere a tutti un grande spavento, ma poi tutto si risolve per il meglio: nessuna testa rotta e nessuna zampina omicida di giovani formiche vedove.
Meno male.
Tiro un sospiro di sollievo.
Mia figlia è salva.
Io no.
Io ancora la notte continuo a sognare cortei funebri di grilli e formiche che si trafiggono il cuore.
Aiutatemi.

#universiRiccardoLestini

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