Diamo i numeri

Per cominciare diamo un po’ di numeri.
O, se preferite, diamo direttamente i numeri.
La coalizione di centrodestra (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e la cosiddetta “quarta gamba”), secondo la totalità dei sondaggi, al momento si attesterebbe attorno al 37-38%.
Il Movimento Cinquestelle, sempre secondo i sondaggisti più accreditati, sfiorerebbe il 30%. Mentre il centrosinistra (PD, Lista Bonino, Socialisti e la “cosa” della Lorenzin) sarebbe attorno al 25-26%.
Infine il cartello Liberi E Uguali tra il 5 e il 6%.
Tutte cifre che, con differenze minime, abbiamo letto, visto e ascoltato più o meno dappertutto in queste settimane. E che di conseguenza conosciamo a memoria.
Tuttavia si tratta di numeri e cifre che così nudi e crudi dicono ben poco, praticamente nulla, su ipotetici scenari post voto.
Se però facciamo lo sforzo di mettere da parte le semplici classifiche (che con questa legge elettorale contano molto poco) e traduciamo queste cifre in termini concreti (ovvero in termini di reale distribuzione di seggi), emergono situazioni molto particolari, spesso ben diverse e ben lontane da quelle su cui molti opinionisti si stanno arrovellando da tempo.
Andiamo con ordine.

1. Il centrodestra è, al momento, a un soffio dalla fatidica soglia del 40% che permetterebbe alla coalizione di avere una maggioranza stabile e governare da sola.
Il che appare sinceramente possibile, ma non propriamente probabile né tantomeno certo e scontato. Questo perché, nonostante la crescita costante dei consensi alla coalizione registrata in questi ultimi dodici mesi, la sensazione è che i partiti in questione abbiano già riportato a casa la quasi totalità dei propri elettori dispersi, e che quindi a confronto degli altri schieramenti abbiano molto meno da pescare nel mare magnum dell’astensione e degli indecisi.
L’unica forza della coalizione che a nostro avviso potrebbe fare, in relazione agli astenuti, uno scatto consistente rispetto alle stime attuali, e di conseguenza risultare decisiva per il raggiungimento del 40%, pare essere Fratelli d’Italia. Ma si tratta di una sensazione e poco più, per niente suffragata da dati al momento attendibile.

2- Se i risultati effettivi dovessero confermare le previsioni attuali, ovvero un centrodestra – se pur di poco – sotto il 40% e quindi impossibilitati a governare da solo, si aprirebbero due scenari.
Traducendo quel 37-38% in termini di seggi circoscrizione per circoscrizione, contando seggi sicuri e seggi probabili, alla camera nonostante una percentuale così elevata, la coalizione sarebbe comunque lontanissima dall’avere la maggioranza. E anche assegnando al centrodestra tutti i collegi in bilico, la coalizione arriverebbe a poco meno di 300 deputati, circa venti in meno della maggioranza richiesta. E la governabilità resterebbe un miraggio.
Diverso il discorso del Senato. Se noi ai seggi certi aggiungiamo quelli in bilico il centrodestra avrebbe la maggioranza. Per nulla sicura, ma la avrebbe.
Il primo dei due scenari possibili sarebbe quindi un autentico ingorgo istituzionale con il senato al centrodestra e la camera a nessuno.
Seconda ipotesi, entrambe le camere senza maggioranza.
Nel l’uno o nell’altro caso la parola passerebbe a Mattarella.

3- Cosa potrebbe fare a questo punto il Presidente della repubblica? Prima di ricorrere a un governo tecnico (ma sostenuto da chi?) o dall’indire nuove elezioni (soluzione assai più probabile), tenterebbe la strada della formazione di un governo di larghe intese.
Attenzione però: tutti in questi giorni vedono le larghe intese come la soluzione più ovvia e scontata di queste elezioni.
Il problema però è che, dando per buoni i numeri indicati dai sondaggi, anche la formazione delle larghe intese è non dico improbabile, ma proprio impossibile.
Sempre giocando con i numeri, un ipotetico governo PD+Bonino+Lorenzin+Forza Italia+quarta gamba, avrebbe 313 deputati, 3 in meno della maggioranza, mentre al senato 164, otto in più. Quindi di nuovo, maggioranza in una sola camera.
Tutte le altre combinazioni possibili, Centrosinistra con Liberi E Uguali e Cinquestelle, Cinquestelle con la Lega, sarebbero molto al di sotto della maggioranza in entrambe le camere.
Altre intese e altre possibili alleanze post voto, appaiono francamente molto più che irrealistiche.
Quindi larghe intese al momento numericamente impossibili.

4- Per chiudere. Quanto questi dati attuali corrisponderanno ai risultati reali?
Difficile, se non impossibile, dirlo.
Di nuovo, andiamo di pure sensazioni.
Sensazioni che, oltre a quanto già espresso sul centrodestra, ci dicono che il Movimento Cinquestelle di certo sarà il primo partito, ma difficilmente otterrà un risultato clamoroso e difficilmente supererà quota 30%. E che il PD, pur condannato al terzo posto, pur dato da tutti in caduta libera, avrà un risultato superiore alle previsioni.

Semplici sensazioni, dettate né da pessimismo né da speranza, ma esclusivamente da ciò che mi capita di vedere e ascoltare.
Staremo a vedere.

#specialeElezioni2018
#resistenzeRiccardoLestini

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