Come votano i diciottenni

Brutta razza, i diciottenni. Sono giovani ma non al punto da essere inseriti in tabelle e statistiche sul mondo giovanile e il lavoro. Sono il futuro ma le loro opinioni in merito spesso e volentieri vengono liquidate come bambinerie. E di futuro ne hanno così tanto davanti che la politica non pensa (quasi) mai di doversi occupare anche di loro. Per loro ci sarà tempo, si dice. Tra cinque o dieci anni, quando finalmente saranno anche loro disoccupati e avranno bisogno della loro dose annuale di promesse, dico io.

In ogni caso. anche loro sono “massa elettorale”, anche loro votano. Lo fanno per la prima volta e, pur se non rientrano nelle questioni prioritarie delle agende politiche, avrebbero bisogno – e soprattutto diritto – di essere presi in considerazione, di capire, di bussole e mappe di orientamento oneste, oggettive e prive di inganni di parte e interessati.
Avrebbero bisogno di punti di riferimento.
Il problema è che con un tessuto sociale così compromesso (se non del tutto disintegrato), una politica di fatto ormai inesistente sul territorio (e nella vita reale), i punti di riferimento non ci sono più. Per nessuno, ma a farne le spese sono soprattutto loro, costretti non a scontrarsi con vuoto e crisi sociale, ma a crescerci dentro, prenderli come dati di fatto irreversibili e immutabili.

Il sito internet di Repubblica ha inaugurato, in occasione della campagna elettorale, la sezione #primovoto, una pagina che raccoglie impressioni, opinioni, considerazioni e aspettative dei neodiciottenni circa le prossime elezioni.
L’iniziativa, almeno in teoria, appare importante e lodevole. Ma l’impressione è che dentro quella pagina ci finiscano solo le voci di una piccola, quasi irrisoria, minoranza. Quella minoranza in qualche modo già orientata, che conosce – anche solo in linea generale – collocamenti e alleanze dei partiti, le differenze tra i programmi, la linea dei leader, il meccanismo di voto e lo stato attuale della società.
Una minoranza che non rispecchia affatto la situazione generale, fatta al contrario di un disorientamento pressoché assoluto, di difficoltà nel leggere e nell’interpretare in autonomia quanto accade. Soprattutto nella percezione di una lontananza abissale tra la politica e il loro reale vissuto, di un totale abbandono alla logica individualista del “si salvi chi può”, dell’inutilità di avere un’idea e sostenerla nel solco del confronto democratico.

Si può continuare, come classe politica, a ignorare i diciottenni (e, con loro, i diciottenni di domani) e a non ritenerli elettoralmente importanti. Ma la situazione attuale, bene rendersene conto, contiene conseguenze potenzialmente esplosive.
Astensionismo e disinteresse, in questo senso, non sono gli unici pericoli, ma sembrano piuttosto premesse per scenari molto più compromessi.
I servizi segreti da giorni mettono in guardia sulla crescita continua dell’eversione e dell’estremismo. In quest’ottica, più che scontri e tafferugli di piazza, preoccupano il fascino e la seduzione che gli estremismi violenti possono esercitare a medio e lungo termine. Un fascino che ha sempre trovato terreno particolarmente fertile tra le pieghe della fragilità giovanile.
Una fragilità di norma meravigliosa, ma che quando si accompagna a vuoto e abbandono trasforma quel terreno fertile in una porta spalancata e priva di difese.
Con conseguenze devastanti.

#specialeElezioni2018
#resistenzeRiccardoLestini

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