Sei mesi

Se malauguratamente doveste essere vittime di stupro, ricordatevi che avete sei mesi di tempo, centottanta giorni, per denunciare il fatto.
Scaduto tale termine infatti, il reato di stupro non è più procedibile.
È successo nel barese. Una donna, una dottoressa, vittima di stupro mentre era in servizio notturno come guardia medica, dopo mesi di incubi e vergogna, ha trovato il coraggio di denunciare il suo aggressore, soprattutto per il fatto che l’uomo, in seguito alla stupro, continuava a tormentarla minacciandola più volte di morte. Troppo tardi. Il Tribunale del Riesame di Bari, pur riconoscendo il reato in sé e la gravità dello stesso, si è visto costretto a disporne la scarcerazione, perché la denuncia della donna è arrivata nove mesi dopo il fatto, ovvero con tre mesi di ritardo. Così, nonostante di fatto il reato di stupro non sia considerato estinto, l’uomo non potrà subire alcun processo e andrà in aula per rispondere soltanto del reato di stalking.
L’ennesima beffa, l’ennesimo paradosso legislativo in materia di stupro. Non solo lo stupro, in Italia, è considerato “reato contro la persona” soltanto dal 1996 (sic!), ma la legge attuale non tiene minimamente conto della difficoltà che può avere una donna nel denunciare una violenza subito, dei tempi ovviamente lunghi dell’elaborazione di un evento così traumatico e umiliante.
Una legge molto più che imperfetta che, anziché tutelare e proteggere le vittime, finisce per esporle ad un ennesimo calvario, un’ennesima violenza e un’ennesima umiliazione.
Una strada, quella che porta al pieno riconoscimento dei diritti delle donne vittime di violenza, ancora troppo lunga. E troppo tortuosa e piena di ostacoli. Così tanti che sorge il legittimo sospetto che non siano lì a caso.

#resistenzeRiccardoLestini

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