Musica senz’anima

Ho guardato X Factor (sì, potete tranquillamente darmi del pervertito). Soprattutto ho ascoltato. Molte cover dei concorrenti e soprattutto i loro inediti.
Al di là dei meccanismi volutamente sadici e feroci di competizione che programmi come questo comportano e che mi hanno sempre (e non poco) inquietato, ho provato a concentrarmi esclusivamente sulla musica.
L’impressione è che la preparazione musicale e il tasso tecnico siano sinceramente medio-alti, senza dubbio di gran lunga superiori a quelli che si vedono in programmi analoghi e che si sono visti e sentiti nelle primissime edizioni dello stesso X Factor.
In conclusione: da quelle parti non c’è spazzatura né quell’aria deprimente che si respira di solito nei reality, ma discreti artisti e interpreti che, al di là del giudizio dipendente dal gusto di ognuno di noi, non sfigurano sul palco e hanno pieno diritto di cercare una loro strada nel mondo della musica. Con tutto che i concorrenti sono affiancati, nel lavoro settimanale, da fior fiori di professionisti (non i “giudici”, ma tecnici, produttori e via dicendo che lavorano costantemente con loro tutta la settimana), che contribuiscono in maniera decisiva a confezionare prodotti, dal punto di vista tecnico, assolutamente fruibili e di buon livello.
Detto questo, restano un paio di “però” giganteschi.
Prima di tutto, una continua e insostenibile ossessione per il “nuovo” a tutti i costi. Nel senso che si fanno letteralmente salti mortali per trovare e inserire, nelle performance live, nei testi, negli arrangiamenti e via dicendo, elementi di novità. Il problema è che la novità e l’originalità non si creano a tavolino, o ci sono già oppure non ci sono. A volerle fabbricare “in vitro” si finisce – ed è esattamente quello che succede ai singoli di X Factor – per perdere spontaneità e autenticità. Il che, visto che si parla di esordienti, è qualcosa di molto simile a un delitto. Che poi anche sul loro essere “esordienti” a tutti gli effetti, resta ben più di un dubbio. Almeno uno di loro, tale Nigiotti, giusto due anni fa, è stato finalista (arrivò secondo) a Sanremo Giovani. Di per sé niente di particolarmente scandaloso, ma se si va a pescare tra artisti che, anche se non famosi, di fatto sono già professionisti del settore, viene vanificato tutto il senso dell’operazione, che avrebbe la pretesa di scoprire dal nulla voci completamente nuove e debuttanti.
Ma soprattutto, questa continua ricerca, tanto negli inediti quanto nelle cover, della “confezione da mercato discografico”, finisce per sovrastare l’essenza delle canzoni e l’essenza degli artisti. Col risultato che i pezzi e i loro interpreti sono, anche quando si intravede un buon potenziale, “carini”, gradevoli ma piatti, ascoltabili ma difettati da una sensazione fastidiosa di già visto e già sentito (alla faccia della novità a tutti i costi), accettabili e nulla più. Manca lo “sporco”, il graffio, le geniali imperfezioni che rendono uniche le opere d’arte.
In definitiva, manca l’anima.
E l’arte, privata della sua anima, cessa di essere tale.

#resistenzeRiccardoLestini

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