Led Zeppelin – “Stairway to heaven”

Metti su questo disco, che è Led Zeppelin IV, e – messo già al tappeto da pezzi pazzeschi – arrivi alla quarta traccia, ultima del lato A del vinile, ed è “Stairway to heaven”. La ascolti e ascoltarla la prima volta è come vedere per la prima volta il Colosseo, il Partenone, Notre Dame, la Cappella Sistina, il Cristo Velato… e se poi quando tutto questo accade hai la fame pura e incendiaria dei quindici anni, tutto è ancora più forte, più vivido.
Hai solo paura, nel tuo batticuore di quindicenne, che quell’emozione non tornerà più, che ascoltandola e riascoltandola non sarà mai più così bella. E invece passeranno gli anni, tu continuerai a metter su questo disco e ogni volta, arrivati alla traccia quattro, sentirai lo stesso identico brivido sottopelle.
E capirai il significato della parola “capolavoro”.
Altro, benché vorrei parlare di questo pezzo, di quell’album, di quella voce, quella chitarra per ore e ore, non so dire, non riesco. Ma meglio così, meglio tacere davanti a simili immensità (mica pretenderai di spiegarci la bellezza delle Piramidi?), meglio rimanere così, stupefatti, soverchiati e schiacciati da tutta questa bellezza.
Solo una cosa, e molto personale.
Questa canzone non mi ricorda il Natale, ma UN Natale.
Per l’esattezza, quello dei miei diciotto anni, quando la notte del 24, intorno alla mezzanotte, controvoglia e spallatissimo finii dentro una chiesa, alla Messa, assieme ad altri amici. Il fatto che fossimo lì dentro, e che dovessimo restarci, era una questione di ragazze che ci avevano chiesto di accompagnarle e con cui speravamo di combinare qualcosa a fine funzione.
Io, appoggiato al muro, spensi il cervello alla ricerca di qualcosa di interessante cui pensare in quell’ora di noia. Ma poi, improvvisamente, come quando un raggio di sole squarcia di colpo il cielo grigio, il coro della chiesa, accompagnato solo da un flauto e da una chitarra, attaccò questa canzone.
Attaccò “Stairway to Heaven”.
E tutto, quella notte, quella chiesa, i miei diciott’anni e il mio spallamento, trovò un senso.
Strano e indicibile.
E tornato a casa scrissi di getto tre pagine.
Le prime tre pagine della mia vita che ancora oggi rileggo volentieri e senza alcun imbarazzo.

Alle canzoni che lasciano il segno.
Alle notti importanti.
Alla vita.

#jukebox
#SpecialeNatale17

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