La resa dei conti

Mentre scrivo, gli exit poll delle elezioni regionali in Sicilia si sono ormai delineati in maniera così netta e uniforme da lasciare, per quando in mattinata arriveranno i dati reali, uno spazio pressoché nullo a sorprese e ribaltoni.
Così, fermo restando che qualcuno prima o poi dovrà spiegarci quale perversione ha voluto l’inizio dello spoglio a dieci ore di distanza dalla chiusura dei seggi, abbiamo già dati abbastanza certi su cui ragionare: il centrodestra unito vince, non di molto, sul Movimento Cinquestelle, mentre il PD, e qualsiasi “cosa” abbia provato a correre alla sua sinistra, affonda in una debacle senza precedenti.
Risultati francamente abbastanza prevedibili che però, a una manciata di mesi dalle elezioni politiche, assumono per forza di cose ben altre valenze e ben altri significati.
Attenzione però. Questi risultati non sono importanti per una loro traduzione alla lettera in termini nazionali: che il centrodestra unito in unica coalizione sia strafavorito, che il Movimento Cinquestelle sia il partito più forte e al tempo stesso più penalizzato dalla logica delle coalizioni, e che il PD vada incontro a una emorragia di consensi senza precedenti, lo sapevamo già, senza bisogno delle elezioni siciliane.
Con un risultato sostanzialmente già scritto infatti, la sensazione è che le forze in campo (tutte quante, nessuna esclusa) abbiano preso le elezioni in Sicilia come un gigantesco teatro di esperimenti, per mettere alla prova tanto sé stessi quanto avversari e alleati, soppesare e valutare strategie elettorali, trarre indicazioni sui rapporti di forza tra leader e partiti.
Saranno questi, molto più dei semplici risultati, i veri dati che andranno a tracciare le strade da intraprendere in previsione delle elezioni di marzo.
E, ovviamente in attesa dei risultati reali, al momento questi dati sono:
– che il PD, nonostante la sconfitta devastante, riporta comunque una piccola vittoria, ovvero aver dimostrato la totale ininfluenza di Mdp e della Sinistra, aver dimostrato che un’eventuale coalizione con quelle forze non solo non porta nulla, ma addirittura penalizza; che potrà quindi incentrare e radicalizzare la campagna elettorale sul “soli contro tutti” tanto caro a Renzi; e che la probabile sconfitta potrà essere spesa e riconvertita in termini di solitudine e coerenza;
– che la Sinistra, qualunque cosa essa sia, non esiste; e che l’unico competitor interno che potesse minimamente impensierire Rnzi, ovvero Grasso, ne esce completamente depotenziato;
– che Angelino Alfano, imploso in Sicilia, ovvero nel suo massimo bacino elettorale di sempre, è politicamente morto; e di conseguenza non ci sarà, a marzo, una forza “di centro” minimamente influente pronta a fare da stampella a una eventuale vittoria “monca” del centrodestra o del centrosinistra;
– che i Cinquestelle non possono vincere, non con questa legge elettorale, e che quindi potranno incentrare la loro battaglia proprio sull’ingiustizia di tale negazione a priori, sperando di polarizzare ulteriormente lo scontro;
– che nel campo dei “vincitori” la situazione è tutt’altro che chiara e serena; Forza Italia non solo tiene, ma torna ad avanzare; con praticamente gli stessi consensi della Lega decidere la leadership – e soprattutto linea e programma – della coalizione sarà molto difficile… e potenzialmente autodistruttivo.
– che soprattutto sarà improbabile, a marzo, avere un vincitore; che quindi la campagna elettorale sarà poco strategica e molto muscolare, proprio nella consapevolezza di un non risultato, che quasi sicuramente costringerà il paese a nuove elezioni a strettissimo giro. Che in conclusione, le elezioni di marzo rischiano di essere una nuova gigantesca prova generale, consapevole e non dichiarata.
L’ennesima e inutile resa dei conti mentre il paese affonda senza speranza.

#LuneDiBlog
#laSettimanaInTremilaBattute
#resistenzeRiccardoLestini

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *