Il compagno Antonio

Il romanzo “Quando”, scritto da Walter Veltroni (quello che, dopo aver inventato le videocassette allegate ai giornali e il cinema il mercoledì a prezzo ridotto, doveva ritirarsi in Africa al termine del secondo mandato da sindaco di Roma e poi, invece, il secondo mandato manco l’ha finito, ha fondato il PD, praticamente ha (ri)affondato Prodi come manco Bertinotti e ha (ri)messo in sella Berlusconi come manco D’Alema), arriva in libreria in questi giorni, e racconta la storia di un comunista militante, il compagno Giovanni, che il giorno dei funerali di Berlinguer si becca una bandierata in testa, va in coma e ci resta trent’anni.
Poi si sveglia e trova il mondo un attimino cambiato…
Cioè praticamente è la storia di un tizio che si addormenta quando essere comunisti aveva un senso e che si perde i trent’anni peggiori della storia della sinistra italiana. Che quindi, tra le tante cose, si perde anche e soprattutto Veltroni, ovvero l’autore del libro.
Metaletteratura allo stato puro?
A parte questo, l’idea del compagno che cade in coma e che si sveglia in un mondo stravolto non è nemmeno così originale. Ci avevano già pensato, oltre vent’anni fa, quelli di Avanzi, edizione 1993, col personaggio del compagno Antonio (che, addormentatosi nel 1975 svegliatosi dopo quasi vent’anni di coma, l’unica cosa che trovava immutata erano i Pooh), interpretato da Antonello Fassari.
Se io fossi in Fassari, come minimo, un’accusa per plagio a Veltroni la lancerei…

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