I morti di Salò

Ieri qualche decina di neofascisti, a Milano, ha commemorato – con tanto di saluto romano e grido militare “presente!” – i morti della Repubblica di Salò.
Al di là delle solite polemiche, spesso pretestuose e con ben poco significato reale, credo che di fronte a manifestazioni del genere occorra distinguere tra dimensione pubblica e dimensione privata.
Vale a dire che non è inaccettabile la commemorazione in sé, visto che afferisce a una dimensione privata per cui ogni individuo – e ci mancherebbe altro – in propria coscienza è libero di ricordare, piangere e rimpiangere chi vuole.
Inaccettabile è se da un discorso privato si pretende di passare a una dimensione storica. Ovvero inaccettabile, completamente inaccettabile, è anche solo pretendere di mettere sullo stesso piano chi è morto in nome della libertà collettiva e dei singoli, della democrazia, dei diritti, in nome dell’unità e dell’integrità della nazione italiana (non dimentichiamolo: la repubblica di Salò appoggiava un’occupazione straniera) e chi invece, viceversa, è morto per difendere la dittatura, l’occupazione straniera, la violenza, l’intolleranza.
Inaccettabile.
E storicamente criminale.

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