Bestialità

Mettiamo che, nella mia città, una ragazza minorenne venga stuprata e che la storia abbia una certa eco.
E che poi, in seguito all’episodio io, INSEGNANTE, mi prenda la briga di commentare l’episodio pubblicamente – su facebook o altrove – scrivendo frasi di questo genere:
“Tesoro mi dispiace ma 1) frequenti piazza ***; 2) ti ubriachi da fare schifo, ma perché?; 3) e dopo la cavolata dell’ubriacarti con chi ti allontani? Con n magrebino? Adesso capisci che oltre agli alcolici ti eri già bevuta tutta la tirata ideologica dell’accogliamoli tutti?”.
Aggiungendo poi:
“Mi dispiace ma se nuoti nella vasca dei pirana non puoi lamentarti se quando esci ti manca un arto, cioè a me pare di sognare!”.
E infine concludendo:
“Ma dovrei provare pietà?? NO! CHI SEGLIE LA CULTURA DELLO SBALLO LASCI CHE SI DIVERTANO ANCHE AGLI ALTRI!”.

Ecco, se io scrivessi tutto questo, voi cosa pensereste? Cosa pensereste di me come insegnante? Pensereste che io sia un buon insegnante? Che sia in grado di svolgere il ruolo di educatore e formatore? Che possa essere un punto di riferimento per i ragazzi?
No, non lo pensereste affatto.
Non solo. Probabilmente chiedereste la mia testa. E altrettanto probabilmente verrebbero presi seri provvedimenti nei miei confronti. E quanto meno verrei sospeso dall’incarico.
E a risolvere il tutto, non basterebbero certo le mie scuse a posteriori.
Giustamente, aggiungo.

Questo perché pur ammettendo, per assurdo, che la libertà di parola equivalga al diritto di dire e gridare pubblicamente qualsiasi cosa, anche le più atroci bestialità, ci sono persone che, per il ruolo che ricoprono nella società e per il lavoro che svolgono, non possono proprio permettersi di esprimere simili pensieri e per di più con tali modalità. Persone che, per etica professionale, per la moralità che il loro ruolo gli impone, certe cose non dovrebbero nemmeno pensarle.
Se io pensassi cose simili non sarei solo un pessimo insegnante. Semplicemente, non sarei un insegnante, non potrei fare questo lavoro, visto che i miei pensieri e le mie idee sarebbero in totale contraddizione con tutto ciò che la professione di insegnante comporta.

Il problema è che quelle parole, purtroppo, non me le sono inventate.
Sono state veramente scritte da Don Lorenzo Guidotti, PARROCO del quartiere San Donato a Bologna, a commento del brutale stupro di una quattordicenne bolognese, consumatosi alla stazione.
E un parroco, sfido chiunque a sostenere il contrario, appartiene, come l’insegnante o il pubblico ufficiale, a quella categoria di persone che di esprimere simili bestialità (perché è di autentiche bestialità che si tratta) non possono proprio permetterselo.
Come può un parroco pensare e scrivere certe cose?
Come può un uomo che non solo si pone come punto di riferimento di un’intera comunità, ma che soprattutto ha fatto voto solenne di consacrare la propria vita all’insegnamento della PAROLA DI CRISTO, rifiutare la pietà (la PIETA’, ovvero il fondamento stesso del Vangelo) verso una ragazza vittima di violenza?
Per quanto mi riguarda, lo ripeto, non è soltanto un pessimo sacerdote. Ma semplicemente, non è un sacerdote.

Stupisce la naturalezza, e l’indifferenza, con cui il tutto è stato dibattuto e commentato.
Stupisce soprattutto l’indifferenza della Curia, che oltre a una generica e blanda dissociazione non ha preso altri provvedimenti, ritenendo quindi normale che un proprio rappresentante pensi, dica e scriva tutto questo.

E ancora, di nuovo e per l’ennesima volta, alla fine della storia, l’unica a restare sola, additata e accusata, e quindi stuprata due volte, è la vittima innocente di un’atroce violenza.

#resistenzeRiccardoLestini

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *