Secessione e schizofrenia

Ovviamente, e giustamente, per tutta la settimana ha tenuto banco la questione sul referendum per l’indipendenza della Catalogna, con tutti gli annessi e connessi del caso.
Al di là delle singole posizioni di ognuno, credo che in tutta questa intricata vicenda ci siano almeno due punti oggettivi e innegabili. Punti da cui, sempre a mio avviso, dovrebbe necessariamente partire ogni dibattito o riflessione in merito.

1) ci piaccia o no, questo referendum è, legalmente e costituzionalmente, totalmente privo di significato. Nel senso che in ogni democrazia il referendum è sì un importante – diciamo pure fondamentale – strumento di espressione della volontà popolare su grandi tematiche, ma deve comunque e necessariamente svolgersi nel solco di quelle leggi e di quella costituzione che garantiscono l’esistenza stessa di quella democrazia che, tra le varie possibilità elettorali, contempla anche quella referendaria. Tradotto: un referendum non basta proporlo, ma affinché esso sia effettivo deve attraversare un iter di vaglio e controllo che lo dichiari conforme alle norme costituzionali e democratiche dello Stato. Se gli organi preposti a questa operazione dichiarano la proposta non conforme (in una parola: incostituzionale), sempre che ci piaccia o no, il referendum non solo non ha più valore, ma – ancora ci piaccia o no – qualunque tentativo di svolgerlo comunque è una forzatura e una violazione dello stato di diritto. Di fatto, un totale disconoscimento delle regole democratiche sancite dalla costituzione.

2) se privo di qualsiasi valore costituzionale, è pur vero che il referendum catalano ha comunque un significato politico (e simbolico) assolutamente enorme, al punto da essere impossibile ignorarlo o non tenerne conto. Così come è vero che, nella storia, qualunque atto rivoluzionario, di autodeterminazione dei popoli, di secessione o indipendenza, è avvenuto ed è stato possibile esclusivamente forzando, trasgredendo e oltrepassando le leggi vigenti (si pensi all’Indipendenza degli Stati Uniti o all’Unità d’Italia, tanto per citare i primi esempi che mi vengono in mente). Ergo, dal punto di vista degli indipendentisti catalani, la forzatura delle regole e lo svolgimento del referendum senza nessuna delle modalità previste dalla costituzione, è un passaggio obbligato e necessario della lotta.

Se non premettiamo questi due dati di fatto, qualunque dibattito in materia diventa assolutamente schizofrenico.
Che è poi quello che, puntualmente, è successo. Soprattutto all’interno della politica italiana dove, superfluo dirlo, la schizofrenia è sempre di casa.
Così i filo indipendentisti di casa nostra, Salvini in testa (ma con al seguito una truppa nutrita ed eterogenea da Forza Italia alla sinistra barricadera) davanti al muro e all’azione repressiva di Madrid, si sono sperticati a denunciare le gravi violazioni dello stato di diritto. Dimenticando, come già scritto sopra, che i primi a violare lo stato di diritto siano stati proprio i catalani. E dimenticando che chi fa una scelta simile deve essere consapevole di scavalcare la legalità, e assumersene fino in fondo la responsabilità.
Dall’altra parte i filo unionisti (sempre di casa nostra e sempre in formazione mista, da Fratelli d’Italia ai centristi duri e puri ) hanno denunciato la follia catalana ricordando la sacra indissolubilità della Patria. Anche loro dimenticando dettagli fondamentali, tipo che la patria per i catalani (o almeno per molti di essi) è, appunto, la Catalogna. E che la Patria da loro tanto decantata è nata proprio con simili azioni di forza.

È mancata, nel dibattito e nelle posizioni degli uni e degli altri, l’unica cosa veramente importante. Ovvero il punto di vista degli spagnoli sulla faccenda, dei castillani, dei catalani, dei baschi. Il punto di vista di chi la Spagna la vive tutti i giorni.
Una voce che qualcuno ci ha anche provato a farla sentire, ma i più se ne sono fregati, preferendo il solito talk show schizofrenico dei nostri politici, che riescono a parlare di tutto ciò che succede all’estero come se accadesse in Italia.
Vi ricordate? Il PD è il centrosinistra festeggiarono la vittoria di Obama come fosse stato eletto presidente della nostra repubblica. E lo stesso ha fatto la Lega con Trump.

E così è andata con questo referendum: la Catalogna è diventata via via la Padania libera, l’avamposto dei barbudos cubani guidati dal Che alla presa di Santa Clara, lo straniero che vuole passare sul Piave.
Tutto tranne che la Catalogna.
Per una volta, chi ha scelto di tacere ha finito per fare davvero una splendida figura.

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#resistenzeRiccardoLestini

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