Quei ragazzi di Vulcano rimasti senza scuola

Così scopriamo che ancora oggi, nel 2017, nella scuola “2.0” del futuro strombazzata da una sequela di riforme sempre più festose ed entusiaste, il diritto allo studio – bene ricordarlo, non una legge, ma un principio costituzionale – non è uguale per tutti. Che ancora oggi, nel 2017, ci sono aree del paese in cui a scuola, sempre quella scuola del futuro e delle nuove tecnologie digitali, non solo mancano computer e Wi Fi, ma manca anche la scuola. Almeno quella scuola cui ogni ragazzo avrebbe inalienabile diritto.
Così è nell’isola di Vulcano, nelle Eolie, dove i 21 ragazzi regolarmente iscritti alle scuole medie sono stati accorpati in un’unica classe mista.
Prima, seconda e terza media tutti insieme, la resurrezione delle antiche “pluriclasse” senza che nessuna norma lo abbia previsto.
La conseguenza è che le lezioni sono parcellizzate, tripartite. Che un insegnante di lettere, di matematica o di qualsiasi altra materia, avendo a disposizione il numero di ore previsto per una sola classe, deve contemporaneamente svolgere tre programmi. Dando così a ogni alunno un terzo delle lezioni cui avrebbe diritto.
Dai piani alti rispondono per lo più sconsolati e allargando le braccia. È difficile fare tre classi con solo 21 alunni, dicono. Soprattutto la seconda conterebbe solo due alunni, aggiungono. È normale che si tenda ad accorpare, concludono.
Che la situazione sia problematica è fuori di dubbio. Ma il vero problema, quello grave e vergognoso, a nostro avviso non è la difficoltà a formare tre classi per 21 alunni, ma il fatto che a 21 cittadini vengano sottratti due terzi di quella istruzione che la Costituzione ha promesso di garantirgli.
Una situazione scandalosa che è figlia naturale dei tagli continui cui la scuola pubblica è drasticamente sottoposta da anni. Si taglia senza pietà il pubblico, si offrono agevolazioni all’istruzione privata e il risultato è che le aree più periferiche e svantaggiate del paese restano senza scuola. Un capolavoro.
Il tutto reso ancora più grave dal fatto che il problema di Vulcano (e di Lipari – dove in una sola classe hanno stipato 43 alunni, quando il limite consentito sarebbe 30 – e Panarea e tutte le Eolie) è reso ancora più complesso dalla mancanza di professori da nominare qualora si decidesse di creare altre classi. Una mancanza dovuta non alla penuria di personale docente autoctono, ma da quel sistema perverso di nomine e assunzioni che ha sbattuto i docenti delle Eolie (che di trasferirsi non avevano alcuna voglia) al nord. Così ora nelle isole mancano insegnanti perché quegli stessi insegnanti che avrebbero lavorato volentieri con i ragazzi di Vulcano e di Lipari, sono in cattedra a Sondrio, ad Asti, a Vicenza.
Per quasi un mese i 21 ragazzi di Vulcano, con le loro famiglie, non sono entrati in classe per protesta. Oggi aspettano una risposta.
Si dicono preoccupati, vorrebbero fare chi l’ingegnere, chi l’architetto, chi lo stilista. E si chiedono se con una scuola così ridotta avranno mai la preparazione per realizzare i loro sogni.
Sogni di adolescenti, intrisi di dolcezza. Forse di ingenuità. Ma sono sogni che chiedono e meritano rispetto. Soprattutto chiedono che la scuola gli dia gli strumenti per provarci.
Non chiedono tanto in fondo.
Chiedono solo che la Costituzione non sia soltanto un libriccino pieno di belle parole.

#resistenzeRiccardoLestini

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