Un inferno chiamato TIM (una tragicommedia a puntate)

E’ più facile, burocraticamente parlando, separarsi e divorziare che disdire un contratto TIM.
E’ più facile ottenere udienza in Vaticano che avere informazioni chiare su come cessare un abbonamento TIM.
E’ più facile vincere un contenzioso con Equitalia che disattivare una linea TIM.
In definitiva, è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che tu riesca a liberarti di TIM.

Si inizia nel modo più semplice, innocuo e naturale del mondo.
Tipo che ti serve un telefono e tu, per l’appunto, ti fai installare una linea telefonica.
O tipo che ti serve un telefonino e tu, sempre per l’appunto, sottoscrivi un contratto di telefonia mobile.
O tipo che ti serve internet e tu, di nuovo per l’appunto, ti metti in casa una linea adsl.
Nel senso, ti guardi intorno e sei diventato adulto, hai un lavoro fisso, magari una casa tutta tua e pensi sia ora di farla finita con le chiavette del cazzo da studente universitario fuori sede, con le connessioni scroccate al vicino o alle biblioteche comunali.
Vuoi farla finita con Internet a nome di mamma e papà.
Pensi che la maturità sia anche avere una linea tutta tua e allora prendi, esci di casa e vai a sottoscrivere un abbonamento. E siccome sai che TIM appalta la linea praticamente a tutti i gestori, che tutti i gestori per darti la linea devono passare da TIM, che tutti i gestori per risolvere i disservizi passano da TIM, ti dici che allora tanto vale fare direttamente con TIM.
Tu pensi questo e credi di fare la cosa più semplice, innocua e naturale del mondo.
Sbagli.
Sbagli di grosso.
Io ho cominciato così. E non sapevo, anni fa, che entrando in quel fottutissimo negozio, avrei firmato la mia condanna all’assurdo irreversibile. Che sarei andato dritto dritto tra le braccia di un mostro a sette teste chiamato TIM.

Perché ricordati: in TIM sai quando entri, ma non sai mai quando – e soprattutto SE – riuscirai a uscirne…

Entrai in quel negozio perché volevo l’adsl. Solo quello, semplicemente quello, banalmente quello.
Il commesso non era della stessa opinione.
Guardi che la fibra è più veloce, disse. E alla fine conviene, aggiunse.
Quanto conviene, chiesi. Ma lui non rispose.
E così imparai la REGOLA NUMERO DUE (la numero uno ve l’ho già detta, “sai quando entri ma non sai quando e soprattutto SE riuscirai a uscirne), ovvero: “nove addetti TIM su dieci (tecnici, commessi, operatori call center) sono completamente sordi”.
Lui andò dritto per la sua strada: mi dia il suo indirizzo, verifico se c’è la fibra. Ma io non voglio la fibra, voglio l’adsl. Verifichiamo.
Rassegnato alla sordità gli do l’indirizzo. Ah ma lei abita in centro, dice lui, la fibra c’è sicuramente.
L’ottimismo viene subito spento: nonostante il centro, la fibra nella strada dove abito non c’è.
Al che io ricomincio: ok, vorrei una linea adsl.
Ma che lo dico a fare? Lui è sordo e aggiunge: un attimo, faccio ulteriori verifiche sulla fibra.
Per fare ulteriori verifiche sparisce mezz’ora mollandomi lì, in mezzo a quel maledetto negozio. Più che incazzato, sono stupefatto. Forse addirittura impressionato di come la fibra, per quel ragazzo, sia questione di vita o di morte.
Torna sconsolato ma ancora non rassegnato. Niente, la fibra non c’è, dice, però… però ci sarà, voglio dire, è una strada del centro. Lei potrebbe fare un contratto per fibra, intanto tenersi l’adsl e quando la mettono lei ha la priorità.
Io non ho capito un cazzo di quel che ha detto, specie la storia della priorità. Però non sono più stupefatto e inizio a spazientirmi. Senta, dico sospirando, io voglio l’adsl.
Si arrende. Mi guarda con una punta di disprezzo – del tipo povero stolto non sai quel che ti perdi – ma si arrende.
Mi dice se ho già il telefono oppure lo prendo in comodato da TIM.
Che telefono?, chiedo.
Quello fisso, l’apparecchio telefonico.
Ah, ma io voglio l’adsl, ripeto per la cinquantesima volta.
Niente da fare, mi spiega, se voglio l’adsl e godermi la mia banda larga da adulto, mi tocca prendere pure il fisso.
Poi, conclude, se non lo usa sono fatti suoi.
Stavolta mi arrendo io. Prendiamo sto fisso. E, faccio intendere, facciamo alla svelta, son qui da un’ora e non ho ancora la mia adsl.
L’abbonamento è pari a 39,99 euro mensili, mi informa.
Un attimo, faccio io, io ho visto un’offerta a 29,99, perché non mi propone quella?
Ma quella è TIM SMART.
E perché io non posso fare TIM SMART? Ho forse la rogna?
Al che mi spiega che per TIM SMART occorre aggiungere all’adsl e al telefono qualcos’altro, tipo uno o due numeri di cellulare.
Cioè io ci metto due cellulari e tutto sto delirio costa sempre 29,99??
No. Vanno aggiunti 10 euro a cellulare.
Quindi un’offerta a 29,99 che però non è attivabile a 29,99, ma solo a 39, 49 e via dicendo.
Una fregatura pubblicitaria perfetta.
Però non polemizzo, perché fatti due conti risparmio: se ci metto il mio cellulare e quello della mia compagna arrivo a 49,99. Altrimenti spendo 39 + 15 euro mensili del mio cellulare Vodafone più una cifra imprecisata per quello della mia compagna che è ancora a consumo.
Se la matematica non è un’opinione risparmio parecchio. Mai attenzione, la REGOLA NUMERO TRE recita: in TIM anche le regole matematiche sono pure opinioni.
Io però la regola numero tre mica la sapevo.
Così sottoscrivo TIM SMART.
Ovvero:ADSL 10 mega, telefono fisso, due cellulari. A 49,99 euro mensili. Più l’affitto del modem (3 euro). Più spese varie (chiedo quali ma lui, notoriamente, è sordo) UNA TANTUM.
Mentre pago le spese di attivazione e installazione, lui conclude gioviale: che poi, vista la posizione centrale della sua casa, i 10 mega non scenderanno mai e navigherà a velocità altissima.

Tre giorni dopo viene il tecnico a installare la linea.
E mi dice che PURTROPPO SIAMO MOLTO LONTANI DALLA CENTRALINA, QUINDI A 10 MEGA NON ARRIVERÀ MAI.
MASSIMO A 7, SE TUTTO VA BENE.
E quindi?
Quindi, dice lui, dovrebbe modificare il contratto, visto che paga per 10 mega. Ma il contratto almeno prima di un anno non glie lo modificano, chiude lapidario.

Poi iniziano ad arrivare le bollette.
La prima: 53 euro.
La seconda: idem.
La terza: pure.
La quarta: 64,75. Saranno le spese una tantum, penso io.
La quinta: 63,93. Saranno le spese una tantum, penso io.
La sesta: 65,42. Non è che per caso sono spese una SEMPER??, comincio a chiedermi.

Così, mi armo di telefono e chiamo il 187 per spiegazioni.
Sulle bollette.
E sui 10 mega.

Non sapevo in che puttanaio mi stavo cacciando…

(Continua… )


Seconda puntata

Insomma, chiamo il 187.
Nemmeno il tempo di uno squillo e parte il messaggio registrato:
SE SEI NOSTRO CLIENTE DIGITA 1
SE VUOI DIVENTARE NOSTRO CLIENTE DIGITA 2
Sono vostro cliente, digito 1.
DIGITA IL TUO NUMERO DI TELEFONO SEGUITO DAL TASTO CANCELLETTO
Digito il mo numero seguito dal tasto cancelletto.
ATTENDERE PREGO, STIAMO RECUPERANDO I TUOI DATI
Attendo grazie.
PER CONOSCERE LE NOSTRE OFFERTE, DIGITA 1
PER INFORMAZIONI SULLE FATTURE, DIGITA 2
PER SEGNALARE UN GUASTO ALLA LINEA, DIGITA 3
PER PARLARE CON UN NOSTRO OPERATORE, DIGITA 4
Voglio sapere perché la bolletta è sempre più alta di quanto previsto dal mio contratto, quindi digito 2. Insomma, vorrei pure parlare con un vostro operatore… però digito 2 lo stesso.
PER COMUNICARE L’AVVENUTO PAGAMENTO, DIGITA 1
PER CONOSCERE I DETTAGLI DELLA TUA ULTIMA FATTURA E LO STATO DEI PAGAMENTI, DIGITA 2
PER TORNARE AL MENU PRINCIPALE, DIGITA 3
I dettagli, voglio i dettagli. Quindi digito 2.
ATTENDERE PREGO, STIAMO RECUPERANDO I TUOI DATI
Ma non li avevate già recuperati prima? Va be’…
LA SUA CHIAMATA SARA’ GESTITA ENTRO 4 MINUTI, NELL’ATTESA LE RICORDIAMO CHE PUO’ VINCERE…
E mi sciorinano tutta una serie di vantaggi, sconti clamorosi, ricchi premi e cotillons. Peccato però che sono tutti riservati a chi è cliente TIM da più di cinque anni. Io sono cliente da sei mesi… visto che avete recuperato i miei dati (per due volte tra l’altro), come mai non lo sapete?
I messaggi pubblicitari si protraggono ben oltre i quattro minuti.
Al che…
A CAUSA DELL’INTENSO TRAFFICO L’ATTESA E’ SUPERIORE A QUANTO PREVISTO. LE RICORDIAMO CHE PUO’ CONSULTARE L’AREA CLIENTI SUL NOSTRO SITO…
No, non ci penso nemmeno. Io voglio parlare con un operatore.
Così, dopo altri dieci minuti di premi che non posso vincere e di gentili inviti a riagganciare e a sbrigarmela su internet, un operatore risponde…
BUONASERA SONO MONICA, COME POSSO ESSERLE UTILE?
Sto per rispondere.
Ma cade la linea.

Fu così che imparai la REGOLA NUMERO QUATTRO.
Ovvero: SE VUOI CHIAMARE IL 187, SE VUOI VERAMENTE FARLO, E’ BENE CHE TU PRENDA UN GIORNO DI FERIE.

Dopo una serie di bestemmie, recupero la calma e rifaccio il 187.

SE SEI NOSTRO CLIENTE DIGITA 1
SE VUOI DIVENTARE NOSTRO CLIENTE DIGITA 2
Digito 1.
DIGITA IL TUO NUMERO DI TELEFONO SEGUITO DAL TASTO CANCELLETTO
Digito il mo numero seguito dal tasto cancelletto.
ATTENDERE PREGO, STIAMO RECUPERANDO I TUOI DATI
Attendo.
PER CONOSCERE LE NOSTRE OFFERTE, DIGITA 1
PER INFORMAZIONI SULLE FATTURE, DIGITA 2
PER SEGNALARE UN GUASTO ALLA LINEA, DIGITA 3
PER PARLARE CON UN NOSTRO OPERATORE, DIGITA 4
Digito 2 lo stesso.
PER COMUNICARE L’AVVENUTO PAGAMENTO, DIGITA 1
PER CONOSCERE I DETTAGLI DELLA TUA ULTIMA FATTURA E LO STATO DEI PAGAMENTI, DIGITA 2
PER TORNARE AL MENU PRINCIPALE, DIGITA 3
Quindi digito 2.
ATTENZIONE. LA SELEZIONE NON E’ VALIDA.
Come non è valida??? Signorina, ho digitato 2!!! I dettagli, voglio i dettagli!
PER COMUNICARE L’AVVENUTO PAGAMENTO, DIGITA 1
PER CONOSCERE I DETTAGLI DELLA TUA ULTIMA FATTURA E LO STATO DEI PAGAMENTI, DIGITA 2
PER TORNARE AL MENU PRINCIPALE, DIGITA 3
Ecco, ho ridigitato 2… va bene così??
PER COMUNICARE L’AVVENUTO PAGAMENTO, DIGITA 1
PER CONOSCERE I DETTAGLI DELLA TUA ULTIMA FATTURA E LO STATO DEI PAGAMENTI, DIGITA 2
PER TORNARE AL MENU PRINCIPALE, DIGITA 3
Ma perché??? Sto digitando 2 come dite voi, cosa c’è che non va?? Ecco… ho digitato 2 un’altra volta.
Cade la linea.

Ed eccoci alla REGOLA NUMERO CINQUE. Cioè: LORO CERCHERANNO DI FARTI IMPAZZIRE IN OGNI MODO. NON LASCIARGLIELO FARE.

Fumo due sigarette.
Mi calmo.
E stoicamente, chiamo di nuovo il 187.
SE SEI NOSTRO CLIENTE DIGITA 1
SE VUOI DIVENTARE NOSTRO CLIENTE DIGITA 2
Sì, sono un vostro cliente, ed è stata la più grande cazzata della mia vita. 1!
DIGITA IL TUO NUMERO DI TELEFONO SEGUITO DAL TASTO CANCELLETTO
Eccolo.
ATTENDERE PREGO, STIAMO RECUPERANDO I TUOI DATI
Muovetevi, stronzi.
PER CONOSCERE LE NOSTRE OFFERTE, DIGITA 1
PER INFORMAZIONI SULLE FATTURE, DIGITA 2
PER SEGNALARE UN GUASTO ALLA LINEA, DIGITA 3
PER PARLARE CON UN NOSTRO OPERATORE, DIGITA 4
Voglio sapere perché quelle cazzo di bollette sono sempre 10 euro di più di quanto mi avevate detto. 2..
PER COMUNICARE L’AVVENUTO PAGAMENTO, DIGITA 1
PER CONOSCERE I DETTAGLI DELLA TUA ULTIMA FATTURA E LO STATO DEI PAGAMENTI, DIGITA 2
PER TORNARE AL MENU PRINCIPALE, DIGITA 3
Voglio i fottuti dettagli: 2.
ATTENDERE PREGO, STIAMO RECUPERANDO I MIEI DATI
Ma che cazzo recuperate? Ormai non li sapete a memoria?
LA SUA CHIAMATA SARA’ GESTITA ENTRO TRE MINUTI
Mmmm, andiamo migliorando…
NELL’ATTESA LE RICORDIAMO….
E via di nuovo sconti, promozioni e premi che io non posso vincere.
Cinque minuti scarsi stavolta. E mi collegano di nuovo con l’operatore.
BUONASERA SONO SERGIO, COME POSSO ESSERLE UTILE?
Aspetto che cada la linea.
Ma stavolta no, non cade.
Quindi finalmente, ore dopo, ho un operatore tutto mio con cui risolvere i miei problemi.
Almeno così pensavo…

(continua… )

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TERZA PUNTATA

Dopo ore di attesa, linee cadute, offerte di contratti a prezzo stracciato cui non posso accedere, depistaggi e bestemmie, finalmente riesco a parlare con un operatore del 187.
Si chiama Sergio e, ci tiene a dirmelo come fosse un privilegio a me riservato, risponde dall’Italia.

COME POSSO ESSERLE UTILE, chiede.
Io, distrutto da un’attesa così sfiancante, quasi non mi ricordo più perché ho chiamato. Ho un attimo di esitazione, poi tutto mi torna alla mente. E riassumo la questione per Sergio che risponde dall’Italia: ho un contratto TIM SMART, adsl, telefono fisso e due cellulari, più il modem, prezzo attorno ai 50-52 euro mensili. Perché da qualche mese le bollette sono sempre intorno ai 65 euro? E, bollette alla mano, cito le cifre esatte.
UN ATTIMO CHE CONTROLLO, dice.
Bene, dico io.
E controlla.
Controlla.
Controlla.
Controlla per quasi dieci interminabili minuti, durante i quali, nell’ordine:
– guardo fuori dalla finestra e realizzo che quando ho preso il telefono per chiamare il 187 era giorno mentre adesso è buio;
– penso chi cazzo me l’ha fatto fare;
– mi ricordo tutte le cose molto più importanti di questa che dovevo fare e che non farò;
– penso chi cazzo me l’ha fatto fare;
– ripenso nostalgico ai tempi eroici dei modem a connessione lenta;
– penso chi cazzo me l’ha fatto fare.

Poi finalmente l’operatore Sergio che risponde dall’Italia riemerge dall’abisso.
SIGNORE SONO LE SPESE UNA TANTUM PREVISTE DAL SUO CONTRATTO, sentenzia.
Per carità amico Sergio che rispondi dall’Italia, avrai anche ragione. Ma: 1) mi vuoi dire quali sarebbero ste spese una tantum?; 2) ci avevo pensato anche io, alle spese una tantum… ma una tantum vuol dire appunto una volta ogni tanto… ti ho detto che questo accade ogni mese!; 3) ho aspettato ore per parlarti, vuoi essere più preciso?

Allora Sergio, che risponde dall’Italia ed è al servizio del cliente, mi asseconda.
UN ATTIMO CHE CONTROLLO, dice di nuovo.
E controlla.
Controlla.
Controlla.
Altri dieci minuti, in cui:
– penso che la mattina seguente, alle 8, entrerò al lavoro… e che se continuiamo così arriverò in ritardo;
– penso chi cazzo me l’ha fatto fare.

Riecco Sergio, finalmente.
DEVE CONSIDERARE ANCHE L’IVA SIGNORE, mi dice.
Ma l’IVA è una spesa una tantum?, chiedo perplesso. Cioè qualche mese la pago e qualche mese no? Non dovrebbe essere una spesa fissa?
Sergio a questo punto è confuso. Evidentemente capisce che la mia osservazione è più che sensata, non sa più cosa dirmi e si rifugia nel suo numero preferito.
UN ATTIMO CHE CONTROLLO.
E controlla.
Controlla.
Controlla.

Ancora dieci minuti.
Io mi chiedo se tutta sta storia del controllo non sia altro che un gigantesco teatrino previsto dal call center, se durante queste attese Sergio che risponde dall’Italia in realtà non stia giocando a Sudoku per poi, dopo un tot di tempo, dirmi la prima puttanata che gli viene in mente.
E penso chi cazzo me l’ha fatto fare.

LEI NON HA ATTIVA LA DOMICILIAZIONE BANCARIA, dice Sergio al suo ennesimo ritorno, con lo stesso tono con cui mi potrebbe rivelare la verità su Piazza Fontana.
No, non ho attiva la domiciliazione bancaria… quindi???
QUINDI LA BOLLETTA CARTACEA HA UN COSTO, risponde.
Io, letterato ben poco avvezzo ai territori della matematica, due conti li so comunque fare. Perciò, le bollette sono due fogli e una busta, sono loro cliente da sei mesi, le cifre maggiorate sono tre, il che mi porta rapidamente a concludere che sei buste e dodici fogli di carta mi sono costati circa CINQUANTA EURO.
Possibile?, chiedo sinceramente sbalordito dal rincaro della carta.
Sergio che risponde dall’Italia tace. Il che, visto che so come chi tace acconsente, mi porta a concludere sì, è possibile.
E siccome non mi sembra il caso di spendere 150 euro l’anno di carta, chiedo se posso attivare la domiciliazione bancaria.
CERTO, dice Sergio di colpo gioviale, quanto meno possibilista.
Può farlo lei?, chiedo ingenuo.
NO, risponde non più gioviale e non più possibilista. DEVE INVIARE UN FAX CON LA SUA RICHIESTA AL NUMERO…. , aggiunge.
Ok, sospiro, mando questo fax. In carta libera?
TROVA IL MODULO ON LINE.
Bene, farò così. Grazie Sergio che risponde dall’Italia. E già che ci siamo, posso sapere perché il mio contratto prevede una velocità di navigazione a 10 mega quando invece, nei fatti, arriva sì e no a 7??
PER QUESTO DEVE SENTIRE L’AREA TECNICA. NOI SIAMO DEL COMMERCIALE.
Provo a chiedere allora, a Sergio che risponde dall’Italia e che di colpo usa il plurale maiestatis, se può passarmi l’area tecnica.
Ma non può. E mi informa che devo riagganciare, richiamare il 187 e selezionare l’area tecnica.
Alla faccia della praticità, penso.
Visto che il solo pensiero di ricominciare da capo una chiamata mi fa uscire dieci herpes, saluto Sergio, ringrazio, riaggancio e rimando la soluzione dell’enigma dei miei 10 mega mancati a tempi migliori.

Mi concentro sul fax.
Voglio farlo subito. Conoscendomi, o lo faccio ora oppure non lo farò mai più.
Accendo il computer.
Entro nel sito.
Vengo subito bombardato da una quantità inverosimile di Pop Up con messaggi promozionali in cui, sostanzialmente, mi si offre di tutto.
AGGIUNGI TIM VISION
AGGIUNGI LA SERIE A SENZA CONSUMARE GIGA
COMPRA I-PHONE 7 A 39,99 AL MESE
AGGIUNGI IL SERVIZIO TI HO CERCATO
AGGIUNGI 2 GIGA DI NAVIGAZIONE AL MESE
PASSA A FIBRA
Quando a fatica riesco a respingere l’attacco, scopro che per scaricare il modulo devo prima registrarmi.
Mi registro.
Fornisco mail, età anagrafica, lascio bianchi gli spazi opzionali e mi invento una password di almeno 8 caratteri di cui almeno uno numerico e almeno uno speciale.
Poi vuole sapere se non sono un robot. Glie lo dimostro e mi dice che ho ricevuto un link via mail per attivare la mia registrazione.
Controllo.
Via mail non ho ricevuto nulla.
La mail, che doveva essere inviata dopo pochi istanti, arriva dopo TRENTA MINUTI.
Clicco sul link.
Operazione conclusa, sono registrato.
Esco, riaccedo con le mie credenziali.
NOME UTENTE O PASSWORD NON VALIDI
Ma come non validi??
Controllo, sono quelli, non c’è dubbio. Riprovo.
NOME UTENTE O PASSWORD NON VALIDI
Riprovo.
NOME UTENTE O PASSWORD NON VALIDI
Riprovo.
NUMERO MASSIMO DI TENTATIVI RAGGIUNTO. L’ACCOUNT È STATO BLOCCATO
Sto per piangere.
Però c’è un form per la procedura di sblocco. Mi faccio mandare una mail con una nuova password. La mail stavolta arriva subito.
Copio e incollo la mia password nuova.
Riprovo l’accesso.
Finalmente, entro.
E, ancor più finalmente, scarico quel cazzo di modulo per il fax.
Lo compilo.
Inserisco i miei dati.
Firmo.

Esco di casa. Dopo una giornata intera passata al 187, il mondo mi sembra strano, ovattato.
Arrivo in tabaccheria.
Invio il fax.
Vista la giornata, come minimo mi aspetto esplosa la fotocopiatrice.
Per fortuna va tutto liscio.
Fax inviato.

Io il mio l’ho fatto. Non resta che aspettare la mail in cui TIM mi comunicherà l’avvento passaggio alla domiciliazione bancaria.
Aspetto, ma la mail non arriva.
In compenso venti giorni dopo, puntualissima, arriva la bolletta.
Sempre cartacea.
E sempre con 13 euro in più rispetto a quanto previsto.
E la domiciliazione bancaria?
Il mio fax che fine ha fatto?

(Continua… )

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QUARTA PUNTATA

Avevo mandato quel fottutissimo fax alla TIM convinto che avrebbe risolto le cose.
Non era stata una mia iniziativa: LORO, ovvero QUELLI DEL 187, nella fattispecie SERGIO CHE RISPONDE DALL’ITALIA, mi avevano detto che era l’unico modo per richieder la domiciliazione bancaria della bolletta.
E la domiciliazione bancaria era per me un’assoluta priorità: sempre LORO, cioè sempre SERGIO CHE RISPONDE DALL’ITALIA, mi avevano spiegato che il fatto che ogni mese mi addebitavano almeno DODICI EURO in più di quanto previsto dal mio contratto, dipendeva solo ed esclusivamente dal fatto che non avevo la domiciliazione bancaria.
Quindi mando questo fax.
Ma non succede nulla. La bolletta successiva è sempre maggiorata. E così quella dopo ancora.
A quel punto, sentendomi male al solo pensiero (la volta di SERGIO CHE RISPONDE DALL’ITALIA e del FAX ci ho schiacciato un pomeriggio intero solo per prendere la linea), sono costretto a prendere il telefono e a chiamare di nuovo il 187.

Chiamo il 187.
SE SEI NOSTRO CLIENTE DIGITA 1
SE VUOI DIVENTARE NOSTRO CLIENTE DIGITA 2
Non so chi me l’ha fatto fare ma sì, sono vostro cliente, quindi digito 1.
DIGITA IL TUO NUMERO DI TELEFONO SEGUITO DAL TASTO CANCELLETTO
Digito il mo numero seguito dal tasto cancelletto.
ATTENDERE PREGO, STIAMO RECUPERANDO I TUOI DATI
Attendo grazie.
PER CONOSCERE LE NOSTRE OFFERTE, DIGITA 1
PER INFORMAZIONI SULLE FATTURE, DIGITA 2
PER SEGNALARE UN GUASTO ALLA LINEA, DIGITA 3
PER PARLARE CON UN NOSTRO OPERATORE, DIGITA 4
Dunque… io devo capire che fine ha fatto il mio fax, a quale opzione può corrispondere una richiesta del genere?
Il 187 non mi fa pensare e riparte il messaggio.
PER CONOSCERE LE NOSTRE OFFERTE, DIGITA 1
PER INFORMAZIONI SULLE FATTURE, DIGITA 2
PER SEGNALARE UN GUASTO ALLA LINEA, DIGITA 3
PER PARLARE CON UN NOSTRO OPERATORE, DIGITA 4
Va be’, selezioniamo 2, in fondo è di fatture maggiorate che si parla…
PER COMUNICARE L’AVVENUTO PAGAMENTO, DIGITA 1
PER CONOSCERE I DETTAGLI DELLA TUA ULTIMA FATTURA E LO STATO DEI PAGAMENTI, DIGITA 2
PER TORNARE AL MENU PRINCIPALE, DIGITA 3
Vai di dettagli, digito 2…
ATTENDERE PREGO, STIAMO RECUPERANDO I TUOI DATI
Chissà se nei miei dati c’è pure il fax…
LA SUA CHIAMATA SARA’ GESTITA ENTRO 4 MINUTI, NELL’ATTESA LE RICORDIAMO CHE PER NON AVERE PIU’ PENSIERI PUO’ ATTIVARE QUANDO VUOLE LA DOMICILIAZIONE BANCARIA…
Ma mi prendete per il culo??? Come quando voglio??? Ho fatto richiesta – dopo un giorno intero al telefono e mezza serata per registrarmi sul vostro sito e scaricare il modulo – DUE MESI FA e ancora mi fate pagare TREDICI EURO AL MESE di bolletta cartacea!!!
Anche se non mi sentono, li insulto. Li insulto di brutto. E con un impegno tale che non mi accorgo del tempo che passa (molto più dei 4 minuti annunciati), e in un lasso che mi pare brevissimo, dall’altra parte si materializza il mio operatore.
BUONASERA SONO SONIA, COME POSSO ESSERLE UTILE?
Anche Sonia, come Sergio, risponde dall’Italia.
Le spiego brevemente il problema: la bolletta maggiorata, il fax e tutto il resto.
Sonia che risponde dall’Italia sta in silenzio. Poi, di colpo, chiede LEI HA FATTO UN FAX?, e lo dice con lo stesso tono con cui avrebbe potuto dirmi “lei ha torturato un bambino?”.
Sì, ho fatto un fax…
MA LEI NON DOVEVA FARE UN FAX.
Ma come? Me l’avete detto voi…
IO NON LE HO DETTO PROPRIO NULLA.
Sonia che risponde dall’Italia è una tipa tosta. Mi trattengo a fatica dal mandarla affanculo e singorilmente preciso ME L’HA DETTO UN SUO COLLEGA (vorrei aggiungere; Sergio che risponde dall’Italia, vi conoscete?).
IL COLLEGA SI E’ SBAGLIATO.
È secca nelle risposte, algida, teutonica.
Sono ovviamente innamorato di lei e vorrei dirglielo. Ma la storia d’amore in nome di un fax sbagliato no, non mi convince. Perciò mi limito a chiederle: quindi che devo fare?
UNA RACCOMANDATA CON RICEVUTA DI RITORNO. USA LO STESSO MODULO CHE HA UTILIZZATO PER IL FAX, MA CI FA UNA RACCOMANDATA CON RICEVUTA DI RITORNO. A QUESTO INDIRIZZO, e mi detta l’indirizzo.
Senta, azzardo, ma visto che a darmi un’informazione sbagliata è stato un suo collega, quindi di fatto è un disservizio TIM, posso chiedere un rimborso?
SOLO SE SI RICORDA IL CODICE OPERATORE, dice.
Macché, io mi ricordo solo che si chiamava Sergio. E rispondeva dall’Italia. Quindi ok, come non detto.
VOLEVA CHIEDERMI ALTRO?
Che fai stasera? No, ovviamente non lo dico. Dovrei chiedere quella storia dei 10 mega previsti da contratto che in realtà non sono nemmeno 7, ma già Sergio che risponde dall’Italia mi ha detto che devo chiamare l’area tecnica.
Perciò no. Non devo chiedere altro. Grazie e arrivederci.

Così mi connetto in internet.
Vado sul sito TIM.
Scarico di nuovo il modulo.
Lo compilo di nuovo.
Poi esco.
Compro una di quelle buste gialle imbottite.
Vado alle poste.
Faccio un’ora e un quarto di fila, perché quelli con il numerino preceduto dalla P (ovvero pacchi, raccomandate e altre spedizioni) vengono continuamente sopravanzati da quelli col numerino con la lettere C (bollettini e operazioni di sportello).
Ovviamente compilo il modulo per la raccomandata semplice e me ne accorgo solo alla fine, per cui devo rifare tutto daccapo (per fortuna non la fila).
Alla fine ce la faccio.
Pago SETTE EURO E VENTI CENTESIMI sta cazzo di raccomandata con ricevuta di ritorno e torno a casa.

Poi aspetto.
Aspetto una ricevuta di ritorno che NON ARRIVA.
Arriva però la bolletta, che è di nuovo MAGGIORATA DI DODICI EURO.
Nessuna domiciliazione bancaria attivata. Sto per richiamare il 187 quando nella mia cassetta della posto trovo la famosa ricevuta di ritorno. Quasi un mese dopo l’invio.
Allora penso che la domiciliazione bancaria sarà attiva dal mese successivo.
E aspetto.
Ma non mi domiciliano un bel niente.
Un mese dopo arriva la SOLITA BOLLETTA CARTACEA DEL CAZZO MAGGIORATA DI 14 EURO E CINQUANTA.

Allora basta.
Mi sono rotto i coglioni.
Prendo il telefono.
Chiamo il 187 per la terza volta.
Stavolta sono seriamente intenzionato a uccidere.

(continua… )


QUINTA PUNTATA

Il 187 non è un call center, ma un’associazione a delinquere.
Mi hanno detto che la mia bolletta è maggiorata rispetto alle condizioni del contratto perché non ho attiva la domiciliazione bancaria. E che per attivare questa domiciliazione devo fare richiesta tramite fax. Ho fatto il fax, ma non ho avuto risposta. Li ho richiamati e mi hanno detto di essersi sbagliati, non dovevo fare il fax, ma una raccomandata con ricevuta di ritorno. E io ho fatto la raccomandata, ma non è successo nulla lo stesso.
Io li ho ascoltati, ho seguito le loro istruzioni, ho perso giornate intere facendo quello che mi chiedevano di fare, sono stato paziente e tollerante.
Ma adesso basta.
Ho la bava alla bocca.
E con l’animo di un serial killer, li richiamo.

SE SEI NOSTRO CLIENTE DIGITA 1
SE VUOI DIVENTARE NOSTRO CLIENTE DIGITA 2
Sono un vostro incazzatissimo cliente: 1.
PER CONOSCERE LE NOSTRE OFFERTE DIGITA 1
PER CONOSCERE I DETTAGLI DELLE TUE FATTURE DIGITA 2
PER SEGNALARE UN GUASTO ALLA TUA LINEA DIGITA 3
E l’opzione “per mandarci affanculo digita 4 non c’è?”. Comunque, tagliamo corto: 2, dettagli delle mie fottutissime fatture.

Mi tengono in attesa solo tre minuti stavolta. Giusto il tempo per dirmi che posso vincere fino a 100 euro di ricarica se sono cliente da cinque anni (e io non lo sono) e l’operatore mi risponde.
SONO LUCA COME POSSO ESSERLE UTILE?
Anche Luca, come Sergio e Sonia, ci tiene a dirmi che risponde dall’Italia.
Ma a me non me ne frega un cazzo da dove risponde né come si chiama.
Sono qui per ucciderlo.
Perciò, col coltello tra i denti, vomito la mia indignazione. In meno di sessanta secondi uso sedici volte la parola ‘disservizio’ e almeno sei volte l’espressione ‘è una vergogna’. Esigo spiegazioni, voglio rimborsi, minaccio querele, denunce alla corte suprema, esposti alla presidenza della repubblica, appelli in Vaticano.
Luca, che risponde dall’Italia e che chiaramente ha seguito un lungo percorso di formazione presso i monaci tibetani, non si scompone. Ascolta il mio sfogo, lo lascia degenerare in delirio e poi, dopo averlo fatto decantare, con voce bassa, ferma e rassicurante, dice:
NON C’È PROBLEMA SIGNORE. MI SCUSO PER IL DISSERVIZIO MA PROVVEDIAMO SUBITO. LE ATTIVO IMMEDIATAMENTE LA DOMICILIAZIONE. POTREBBE DARMI IL SUO CODICE CLIENTE E GLI ESTREMI DEL SUO IBAN?

Un momento, fermi tutti.
Attimo di smarrimento.
Sono basito. Confuso. Stranito.
O amico e fratello Luca, tu che rispondi nel tuo cubicolo seduto a gambe incrociate facendo om e recitando il gonghio tra una chiamata e l’altra, mi stai forse dicendo che tu, proprio tu, puoi attivarmi la domiciliazione bancaria seduta stante dalla tua postazione con un semplice click delle tue mani pacifiche e pacifiste?
E Luca, con quella voce su cui è impressa la saggezza del Dalai Lama, dice sì, proprio così.
Ma allora fratello Luca, seguace di Siddarta, spiegami allora, con la tua voce suadente e gaudente, perché mai i fratelli Sergio e Sonia, che di certo non hanno come te toccato il Nirvana ma come te rispondono dall’Italia e come te lavorano per la stessa medesima ditta, mi hanno detto che era impossibile costringendomi a spedire inutili fax e inutili raccomandate?
Mi scuso, dice l’illuminato Luca, hanno fatto un errore. Un errore umano.
Un errore umano, dice. E io, di colpo investito da quella grazia ascetica, capisco in un attimo come la vita umana sia inutile affanno dietro mille insensatezze, un inutile rincorrere il vano e il fatuo, e mi prostro alla luce di fratello Luca e fraternizzo con fratello Sergio e sorella Sonia vittime inconsapevoli di quel nulla che ci sovrasta e ci governa.

Così, pieno di luce e spiritualità, do il mio codice e il mio iban, finalmente calmo e pacificato.
Però aspetta un attimo, penso mentre Luca registra i miei dati, che cazzo sto dicendo? Ora questo qua mi attiva la domiciliazione e ok. Ma resta il fatto che mi hanno fregato facendomi pagare per mesi e mesi una bolletta maggiorata. Quindi fanculo il Nirvana e sti cazzi l’errore umano. Sergio e Sonia, quei due stronzi, mi hanno detto una marea di cazzate e io voglio essere rimborsato.

OVVIAMENTE PUÒ CHIEDERE IL RIMBORSO, dice Luca, sempre con quel modo gentile per cui no, porca troia, è impossibile incazzarsi con lui.
DEVE MANDARE LA RICHIESTA DI RIMBORSO VIA FAX DOVE SPIEGA IL DISSERVIZIO.
Ok, Luca maestro Yogi, io il fax lo mando. Però, dall’alto delle tue sedici vite precedenti, tra un mandala e l’altro, non pensi pure tu che sia quanto meno paradossale mandare un fax per segnalare un altro fax che non ha mai avuto risposta?
Luca, il Gotama, manco a dirlo mi rassicura: il fax non è stato preso in considerazione perché non si attivano le domiciliazioni via fax. Quest’altro fax invece avrà risposta perché è via fax che si chiedono rimborsi.

Logica ferrea. Ineluttabile.
Devo dargli ragione, ringraziarlo e salutarlo.
Are Krishna fratello.

Dopo mezz’ora una mail mi informa che il servizio di domiciliazione bancaria è finalmente attivo.
E dopo venti giorni mi arriva la prima bolletta telematica. Il cui costo, FINALMENTE, corrisponde a quello previsto dal contratto.

Tutto è bene quel che finisce bene?
Sì… a parte il fatto che quel famoso secondo fax, in cui spiegavo il papocchio e chiedevo il rimborso delle maggiorazioni pagate per colpa delle informazioni sbagliate del call center, pari alla cifra astronomica di euro 79 (tutto sto casino per 80 euro? Questione di principio), non ha mai avuto risposta.
E a parte il fatto che questi 10 mega previsti dal contratto continuano a essere 7.

Però dai, non ci possiamo lamentare.
Almeno fino a quando, caldissimo pomeriggio di giugno, tornando a casa non mi accorgo di un guasto alla linea ADSL…

(continua… )

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SESTA PUNTATA

Torno a casa sfatto e disciolto dal primo caldo di stagione. Il mio unico desiderio è quello di docciarmi e passare tutto il pomeriggio in mutande sul divano a guardare in TV gli inutili e interminabili prepartita degli europei. L’intervista al massaggiatore della Slovacchia, il servizio sull’hotel dove dormono mogli e compagne dei calciatori… robe così insomma.
Ma non posso. È giugno, la scuola sta per finire e io devo caricare sul registro elettronico programmi e relazioni finali. Come al solito mi sono ridotto all’ultimo giorno. Ergo, mi aspetta un lungo pomeriggio di lavoro meccanico e alienante al PC.
Solo che, subito dopo la doccia, appena mi predispongo al lavoro, vedo che, sul modem, la spia dell’adsl è rossa e lampeggia.
Il che significa una cosa sola: non funziona.

La prima reazione è panico e smarrimento. Come minchia faccio a lavorare se non ho adsl?
Applico il sacro principio dell’elettronica, cioè spengo e riaccendo il modem nella speranza che riprenda a funzionare.
Niente da fare, la spia resta rossa e lampeggiante.
Cerco di mantenere la calma e faccio l’unica cosa al momento possibile: chiamo il 187.
Sono cliente TIM da appena nove mesi e col 187 ho già avuto molto a che fare per problemi di ogni genere (vedi puntate precedenti), ma almeno la connessione internet non mi aveva mai abbandonato.

Faccio il numero.
SE SEI NOSTRO CLIENTE, DIGITA 1
SE VUOI DIVENTARE NOSTRO CLIENTE DIGITA 2.
Uno.
DIGITA IL TUO NUMERO SEGUITO DAL TASTO CANCELLETTO.
Digito il mio numero.
ATTENDERE PREGO, STIAMO RECUPERANDO I TUOI DATI.
L’operazione di recupero dura un’eternità. E io ho fretta. Molta fretta.
SE VUOI CONOSCERE LE NOSTRE OFFERTE DIGITA 1
No, non me ne sbatte una minchia delle vostre offerte.
PER CONOSCERE IL DETTAGLIO DELLE TUE FATTURE DIGITA 2
No, non voglio nessun dettaglio.
PER SEGNALARE UN GUASTO SULLA TUA LINEA DIGITA 3
Eccomi, sono io! Digito tre!
PER UN GUASTO ALLA LINEA TELEFONICA DIGITA 1
No, il telefono funziona.
PER UN GUASTO ALLA LINEA ADSL DIGITA 2
Esatto, proprio questo: digito due.
PER SEGNALARE UN GUASTO E APRIRE SUBITO UNA SEGNALAZIONE DIGITA 1
E io digito uno, convinto di fare la cosa giusta.
Ma appena digito uno la solita voce registrata mi informa: GRAZIE DELLA TUA SEGNALAZIONE. TI RICORDIAMO CHE PUOI CONTROLLARE LO STATO DELLA TUA SEGNALAZIONE SUL NOSTRO SITO. GRAZIE E ARRIVEDERCI.
E il telefono inizia a fare un triste tuuuu-tuuuu.

Fermi tutti: che cavolo vuol dire sta storia??
Cioè, mi avete fatto segnalare un guasto in automatico e arrivederci??
Ma di cosa si tratta, cosa può essere, non me lo dite??
E entro quando si risolverà a occhio e croce? Ore, giorni, mesi??
E poi come faccio a controllare lo stato della segnalazione su internet se internet non funziona??
Insomma, c’è verso di parlare con un essere umano??

Intanto il tempo passa e io sono in ritardo clamoroso con il lavoro.
Ma non posso fare altro che richiamare il 187.
SE SEI NOSTRO CLIENTE, DIGITA 1
SE VUOI DIVENTARE NOSTRO CLIENTE DIGITA 2.
Uno.
DIGITA IL TUO NUMERO SEGUITO DAL TASTO CANCELLETTO.
Digito il mio numero.
ATTENDERE PREGO, STIAMO RECUPERANDO I TUOI DATI.
Muovetevi, cazzo.
SE VUOI CONOSCERE LE NOSTRE OFFERTE DIGITA 1
Fanculo le offerte.
PER CONOSCERE IL DETTAGLIO DELLE TUE FATTURE DIGITA 2
Fanculo le fatture.
PER SEGNALARE UN GUASTO SULLA TUA LINEA DIGITA 3
Vai, riproviamo.
PER IL GUASTO GIÀ SEGNALATO RESTA IN ATTESA
Ok, almeno il fatto che c’è un guasto è stato segnalato.
Attendo sperando che da un momento all’altro si materializzi la voce di un operatore.
Attendo.
Attendo.
Attendo.
Alla fine, nessun operatore. La solita voce: STIAMO PROVVEDENDO ALLA RISOLUZIONE DEL GUASTO. PUOI CONTROLLARE LO STATO DELLA TUA SEGNALAZIONE SUL SITO INTERNET..
E poi clic. Telefonata finita.

Ok, ho capito.
Voi volete farmi impazzire.
C’è un progetto preciso, del 187, per portarmi alla follia.
Ma no, non ce la farete a ridurmi, scalzo e in ghirlanda di fiori, a suonare la chitarra in piazza santo spirito.
Io resisterò e riuscirò a parlare con un cazzo di operatore.
Non adesso però.
È tardi e io devo lavorare.
Il che vuol dire: uscire di casa con trentacinque gradi e una morsa d’afa soffocante, cercare un internet point e restare lì tutto il pomeriggio.
Il problema è che sono anni che non metto piede in un internet point. Non solo quelli che conoscevo non esistono più, ma sono proprio gli internet point in quanto tali che paiono spariti dalla faccia della terra.
Spazzati via dall’avvento degli smartphone. Non ci avevo pensato.
L’unico che trovo è il retro di un minimarket cingalese, losco e inquietante. Un solo pc a disposizione e una fila di filippini che devono tutti chiamare casa via Skype.
Allora torno a casa, carico il pc portatile nello zaino e vado in un bar con Wi Fi. Resterò lì dentro più di quattro ore, costretto a ordinare bevande a ripetizione.
Farò pipì per sedici ore consecutive ma, almeno, la questione lavorativa è risolta.

Tornò finalmente a casa.
Gioca la Francia, vorrei tanto vederla bevendo birra e ruttando a ogni passaggio sbagliato, ma ho una missione da compiere.
L’operatore.
Stavolta, ce la farò.
Stavolta, non mi sfuggirà.

(Continua… )


SETTIMA PUNTATA

Il 187 ha un meccanismo diabolico di selezione automatica.
Li chiami perché qualcosa non funziona, perché vuoi parlare con un tecnico (del resto, non a caso, il settore del 187 cui stai chiamando si chiama AREA TECNICA), perché vuoi capire nello specifico cosa succede e in che tempi si può rimediare.
Ma loro ti confondono, ti stordiscono di musichine, ti ubriacano con la fottuta selezione automatica e ti inducono a premere il tasto sbagliato, ovvero quello che ti apre un guasto in automatico, senza che tu possa parlare con un tecnico e capire cosa sta succedendo alla tua adsl.
E tu che non ti arrendi, li richiami.
Ma una volta aperto un guasto, nessun tecnico parlerà mai con te, ma ti risponderà sempre un fottuto messaggio registrato che ti dice che il tuo guasto è stato preso in carico e sarà risolto il più presto possibile.
Sì ma, esattamente, quando??

Ero incautamente caduto vittima della selezione automatica. Perciò il mio guasto adsl era lì, segnalato e preso in carico da un computer che non era capace di dirmi né di cosa si trattasse né, soprattutto, quando si sarebbe risolto.
Ma io volevo parlare con un essere umano, qualcuno che non fosse un computer. In quei giorni l’adsl mi serviva per lavoro, un guasto di uno o tre giorni per me, in quel particolare momento, faceva la differenza. Dovevo sapere. Inoltre, volevo capire se mi spettava un rimborso, visto che il disservizio, cadendo in giorni per me cruciali, era stato particolarmente pesante, costringendomi a stare dentro un bar dotato di wi fi una giornata intera, a bere succhi di frutta e centrifugati e pisciare a più non posso.

Così, per l’ennesima volta, mi armo di coraggio e pazienza e chiamo il 187, provando ad aggirare l’ostacolo del maledetto messaggio registrato.
SE SEI NOSTRO CLIENTE DIGITA 1
SE VUOI DIVENTARE NOSTRO CLIENTE DIGITA 2
Purtroppo sono vostro cliente: 1.
PER CONOSCERE LE NOSTRE OFFERTE DIGITA 1
PER I DETTAGLI SULLE TUE FATTURE DIGITA 2
PER SEGNALARE UN GUASTO ALLA TUA LINEA DIGITA 3
Dunque, se digito 3 so già che partirà il messaggio registrato (“I nostri tecnici stanno provvedendo alla risoluzione del guasto”) e poi cadrà automaticamente la linea. Perciò decido di mentire: voglio conoscere le vostre offerte, quindi digito 1.
Nelle mie precedenti chiamate al 187, non avevo mai selezionato questa opzione. E noto subito una cosa: che se vuoi i dettagli della tua bolletta oppure vuoi segnalare un guasto, i tempi di attesa variano dai due ai dieci minuti. Se invece vuoi conoscere le loro offerte, stranamente rispondono subito.
E infatti ecco puntualmente la voce dell’operatore.
BUONASERA SONO GIUSEPPE, COME POSSO ESSERLE UTILE?
Così, il più brevemente possibile, racconto a Giuseppe (anche lui, come gli altri con cui ho parlato, specifica che risponde dall’Italia) cosa mi è successo: da ieri la mia adsl non funziona e bla bla bla… volevo parlare con uno dell’area tecnica e bla bla bla… però ho selezionato un tasto che ha messo la segnalazione automatica e bla bla bla .. io però dovrei sapere i tempi di riparazione perché bla bla bla… poi sempre il messaggio registrato mi dice di controllare i tempi su internet, ma come faccio se è proprio internet che non mi funziona?
Alla mia ultima domanda, Giuseppe che risponde dall’Italia, ridacchia. Forse è solidarietà per la mia sventura, ma a me viene una voglia matta di spaccargli il naso con una testata.
Ad ogni modo Giuseppe che risponde dall’Italia, senza scomporsi, mi dice di rimanere in linea, perché mi passerà un collega dell’area tecnica.
Al che io trasecolo.
Ma come mi passi un collega dell’area tecnica?
Ma se quando, mesi fa, dopo aver chiesto delucidazioni sulla mia bolletta ho chiesto se mi passavano l’area tecnica mi avevano detto che era IMPOSSIBILE….
Imparo allora la REGOLA NUMERO SEI, vale a dire: il 187 E’ TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO, UNA DIMENSIONE PARALLELA DOVE LE REGOLE DELLA LOGICA NON ESISTONO, DOVE TUTTO E’ POSSIBILE, DOVE NIENTE CREA UN PRECEDENTE, DOVE NIENTE SI RIPETE UGUALE PER DUE VOLTE DI FILA.
Probabilmente, al 187, non esiste nemmeno la legge di gravità e gli operatori fluttuano nell’iperspazio.
Mentre penso queste cazzate, riesce il collegamento e mi risponde l’operatore dell’area tecnica. Si chiama non capisco come (Eligio? Egisto? Egidio?) ma, ovviamente, mi precisa che risponde dall’Italia.
Rispiego anche a lui tutta la storia.
Lui, dopo averla ascoltata facendo ogni tanto mmm mmm a testimonianza della sua esistenza, risponde in maniera secca e decisa: SI, IL GUASTO E’ SEGNALATO. SI TRATTA DI UN GUASTO DI ZONA.
Rimugino su questa locuzione, “guasto di zona”. Vuol dire che non c’entra niente la mia linea ma è un problema che interessa tutti i TIM della mia strada o del mio quartiere?
ESATTAMENTE, risponde Eligio o Egisto o Egidio.
Bene, forse è una cosa confortante. Però, caro Eligio o Egisto o Egidio, mi sai dire quando il guasto di zona verrà riparato?
I TECNICI STANNO INTERVENENDO, dice lui, IL SISTEMA DA’ COME DATA DI RISOLUZIONE LA GIORNATA DI DOMANI.
Ma il disservizio è stato ugualmente pesante, visto che mi ha impedito di lavorare. Ho diritto a un rimborso?, chiedo.
IL RIMBORSO LO PUO’ CHIEDERE SOLO SE IL GUASTO SI POTRAE OLTRE 48-72 ORE LAVORATIVE, sentenzia Eligio o Egisto o Egidio col solito tono freddo e distante.
E che risposta del cazzo sarebbe questa? Che poi mica è il povero Eligio o Egisto o Egidio a dare risposte assurde: tempo dopo ho controllato, e sul sito della TIM, alla voce ‘rimborsi’, c’è scritta la stessa identica cosa. Perciò ripeto: che risposta del menga sarebbe? Che vuol dire 48-72? O 48 o 72 ore! Vuoi mettere un limite? Ok, fai pure, ma che sia uno e che sia chiaro, per dio! E chi lo stabilisce se chiederlo dopo 48 o dopo 72?
Comunque, fatti due rapidi conti, se domani il guasto lo risolvono davvero non arriviamo nemmeno a 48 ore, quindi niente rimborso.
MI PUO’ LASCIARE UN RECAPITO TELEFONICO? COSI’ LA INFORMIAMO CON UN SMS APPENAIL GUASTO SARA’ RISOLTO, dice Eligio o Egisto o Egidio mentre io sto ancora facendo il calcolo delle ore.
Eh??? Un mio recapito telefonico??? Ma se sono vostro cliente, se ogni volta che chiamo state cinque minuti A RECUPERARE I MIEI DATI, come è possibile che non abbiate il mio numero a portata di mano???
Sto per dirglielo, ma poi desisto ricordandomi della regola numero sei: il 187 è una dimensione parallela dove la logica non esiste.
Sto per ringraziare e salutare, quando mi torna in mente che da UNDICI MESI, ovvero dalla stipula del mio contratto, c’è una questione in sospeso: io ho sottoscritto un contratto che prevede 10 mega di velocità, mentre la mia linea arriva, a stento col vento a favore, a 7. Pongo il problema all’algido Egisto (o Eligio o Egidio).
PER QUELLO NON POSSO AIUTARLA, dice con una punta di sincero dispiacere, NON ABBIAMO FATTO NOI IL CONTRATTO.
Come no? L’ho fatto in un negozio TIM…. e voi siete la TIM, quindi… ok, regola numero sei, dimenticare la logica. Chiedo quindi se devo andare a sentire nel negozio dove ho fatto il contratto.
NO, I TIM STORE NON SI OCCUPANO DI QUESTE COSE.
????? Fanno i contratti e non se ne occupano????
Ok, regola numero 6….
Quindi chi devo sentire?
PUO’ CHIEDERE UNA VERIFICA TECNICA A PAGAMENTO
????????????????????????????????????
A pagamento?????????????????????
Cioè… per verificare UN VOSTRO DISSERVIZIO DEVO PAGARVI?????
Ci sarebbe una REGOLA NUMERO SETTE, ma non posso scriverla, è piena di bestemmie.

Effettivamente, il giorno dopo, come promesso, l’adsl ritorna a funzionare.
L’sms per avvisarmi del ripristino del servizio invece, misteriosamente, arriva dodici ore dopo.
Ma chissenefrega.
L’importante è che l’adsl funzioni ancora. Per un mese e mezzo. Nel senso che appena un mese e mezzo dopo questo guasto, l’adsl SMETTE DI NUOVO DI FUNZIONARE, torno a casa e la spia del modem è di nuovo rossa e lampeggiante.
Solita trafila.
Solito 187.
Stavolta non abbocco alla selezione automatica e parlo subito con un operatore dell’area tecnica.
Mi informa che, ancora una volta, è UN GUASTO DI ZONA.
Ma dove minchia abito?, penso come prima cosa.
E poi, subito dopo: ma è possibile pagare CINQUANTA EURO AL MESE per un servizio del genere?

(continua… )


OTTAVA PUNTATA

Il tragico bilancio di un anno di contratto con TIM era il seguente:
– 100 euro mai rimborsate per una domiciliazione bancaria richiesta e non attivata;
– un contratto sottoscritto per 10 mega e una velocità effettiva che non arriva mai a 7; problema, a detta loro, verificabile (verificabile, non risolvibile), solo con un intervento tecnico a pagamento;
– un fax e una raccomandata spediti senza alcuna risposta;
– giornate intere trascorse al 187 e il motivetto della shuffle dance col ballerino idiota entrato in testa in maniera devastante;
– due interruzioni della linea ADSL per altrettanti guasti di zona, non rimborsabili perché risolti in tempi a loro dire standard.
Praticamente un bollettino di guerra.
Di disdire non se ne parlava, visto che disdicendo prima di 24 mesi avrei dovuto pagare una penale assurda.
Speravo allora che il secondo anno andasse meglio.
Ma se il primo era stato una guerra, il secondo sarebbe stato una catastrofe.

Quando, esattamente quaranta giorni dopo il secondo guasto di zona, torno a casa e vedo ancora una volta la luce del modem rossa e lampeggiante, penso ci risiamo, ecco il terzo guasto di zona.
Sono così convinto che quando chiamo il 187 (sono ormai diventato espertissimo, e mi muovo nella selezione automatica quasi anticipando la voce registrata: tasto 1 perché sono vostro cliente – numero di telefono seguito da tasto CANCELLETTO – attendo mentre recuperate i miei dati – tasto 3 perché ho un guasto ADSL – tasto 2 perché voglio parlare con un operatore) all’operatrice Giovanna che risponde dall’Italia dico subito “è un guasto di zona?”.
Ma lei, la Giovanna, ghiacciandomi come quando alla fine di un primo appuntamento allunghi il collo per un bacio convinto della vittoria e lei invece si ritira come una lumaca, mi dice no, non è un guasto di zona.
È proprio la mia linea.
Bene Giovanna, quindi che si fa?
Spenga il Modem, mi dice.
E io spengo il Modem, fiducioso perché la voce della Giovanna pare quella di una che sa il fatto suo.
Lo riaccenda, mi ordina.
E io lo riaccendo, convinto che riaccendendolo la fata Giovanna abbia magicamente risolto tutto.
Neanche per sogno: la luce è rossa e lampeggia.
Quindi?
Quindi apro il guasto, dice Giovanna, l’ex fata.
E poi?
Poi i tecnici risolveranno entro 48/72 ore.
E tanti saluti.

48 ore dopo, in effetti, la luce torna verde e l’Adsl funziona.
Mi arriva anche un sms: “la informiamo che il disservizio sulla sua linea è stato risolto”.
Bene. Ma è a quel punto che succede qualcosa di strano.
Mi suonano alla porta. È un tizio appena sceso da una Panda con scritto TIM a caratteri cubitali sul fianco.
È il tecnico venuto su segnalazione del 187 a riparare il guasto, dice.
Ma il guasto è stato già riparato, dico io.
Peccato, dice lui.
Ma come peccato?
Sì, spiega, perché quando c’è il guasto capiamo di cosa si tratta, adesso invece non posso fare niente.
???????
Sono confuso.
Molto confuso.
Ma scusate ma il guasto non lo avete riparato voi dalla centrale?, chiedo.
Ma lui non risponde. Forse è il filtro, dice col chiaro a tono di chi spara una cosa a caso perché qualcosa deve dire.
E senza che io dica o faccia nulla, si china sulla presa del telefono e cambia il filtro.
Poi mi lascia un numero di telefono.
Se capita di nuovo chiami direttamente noi, non passi dal 187.
Ma chi siete voi?
Non siete, voi e il 187, tutti della TIM?
No, noi lavoriamo per TIM ma non siamo la TIM.
Vorrei chiedergli della scritta sulla Panda, ma sono in confusione totale: un tizio con una macchina TIM che non è della TIM viene mandato a casa mia dal 187 per riparare un guasto già risolto.
Kafka, dove sei?????
Ma ormai so che vogliono farmi impazzire e che più domande mi faccio più la strada per il manicomio si accorcia.
Perciò ringrazio, saluto e mi tengo la mia ADSL nuovamente funzionante.

Almeno per una ventina di giorni, visto che venti giorni dopo quella cazzo di spia del modem torna rossa e lampeggiante. Allora, come suggerito, chiamo direttamente “quelli”, ovvero i misteriosi tecnici con macchina TIM ma che non sono della TIM.
Peccato che a quel numero non risponda nessuno per una giornata intera e che poi, quando finalmente rispondono, mi dicano che loro non sanno come aiutarmi. Ovvero: se ho un guasto devo prima aprirlo con il 187.
Eh????? Ma voi mi avevate detto che…
Niente da fare, ormai assuefatto all’assurdo cosmico, saluto, riaggancio e chiamo il 187.
Quindi di nuovo: tasto 1 – numero – recupero dati – tasto 3 – tasto 2.
E di nuovo: spenga il modem, fatto, lo riaccenda, fatto. Non succede una minchia e aprono il guasto. Che sarà risolto entro 48-72 ore.
E 48 ore dopo è risolto.
E dopo l’sms di conferma della risoluzione TORNANO I TIZI DELLA TIM CHE PERÒ NON SONO DELLA TIM.
E di nuovo: qual è il guasto, guasto risolto, allora non possiamo fare niente.
Sarà il filtro, dice il tizio.
Filtro già cambiato, dico io.
Allora le cambio il modem.
E mi installa, non si sa bene perché, un nuovo modem. Tanto per semplificare il tutto, quello di prima se le spie erano fisse e verdi funzionava, se lampeggiavano no, questo invece se lampeggiano funziona e se stanno fisse no.
Ci tiene a dirmi, andandosene, che la prossima volta devo chiamare loro e non il 187.
Io provo a spiegargli che li ho chiamati, ma lui non mi ascolta.
Continua dicendo che il 187 è un call center, non sono tecnici TIM.
Allora, se voi venite per conto di TIM ma non siete TIM e loro rispondono al numero TIM dell’area tecnica ma non sono tecnici TIM, CHI CAZZO È LA TIM????

La domanda resta ovviamente senza risposta.
Io comunque, che ho un nuovo modem TIM installato da un tecnico che viaggia con una macchina TIM ma non è della TIM, posso comunque tornare a navigare.
Per un mese. Dopo un mese, UN NUOVO GUASTO.
E allora via. 187.
Spenga il modem.
Lo riaccenda.
Apriamo la segnalazione.
Che verrà risolta entro 48-72 ore.
Ma dopo 48 ore stavolta non è risolta.
E nemmeno dopo 72.
E neanche dopo 96.
Chiamo il 187 di continuo.
Ma, stranamente, cade di continuo la linea.
Al decimo tentativo, e dopo quattro giorni senza internet, chiedo spiegazioni. L’operatore, che si chiama Silvio e risponde dall’Italia, è più confuso di me e non sa che dirmi. Si scusa mille volte e alla fine mi fissa un intervento tecnico per il sabato mattina, due giorni dopo, tra le 10 e le 13.
Quel sabato, sesto giorno senza internet, non esco di casa. Aspetto il tecnico.
Che però NON ARRIVA.
Richiamo il 187. Prendo la linea al quarto tentativo.
Inferocito, sbrano l’operatore chiedendo spiegazioni del perché il tecnico non sia venuto.
Mi risponde: AVRÀ AVUTO I SUOI MOTIVI.

(Continua… )


NONA PUNTATA

La TIM non esiste. Come il megadirettore galattico di Fantozzi è una pura entità astratta.

Infatti, se hai un guasto alla linea e per segnalarlo chiami l’area tecnica del 187 tu CREDI di aver chiamato la TIM, ma in realtà hai chiamato un call center dove, oltre a non esserci tecnici, non è propriamente TIM, ma risponde per conto di TIM.

Se poi per controllare il guasto ti arrivano a casa dei tecnici, tu CREDI siano tecnici TIM, ma in realtà hanno solo la macchina con scritto TIM , perché fanno parte di un’altra ditta che lavora in appalto per conto di TIM.

Per non parlare di quando vai in un negozio a firmare un contratto. Anche lì tu CREDI di essere stato in un centro TIM, ma in realtà è solo un negozio con la scritta TIM fuori, che vende contratti, telefoni e ricariche per conto di TIM (e spesso pure di tutte le altre compagnie telefoniche).

La cosa è decisamente paradossale, ma diventa semplicemente TRAGICA quando hai un guasto che non si risolve, e non sai veramente a chi rivolgerti, visto che tutti, NON ESSENDO TIM, NON SI ASSUMONO ALCUNA RESPONSABILITA’ circa i disservizi con cui hai a che fare.

Nel mio caso, era proprio così: non solo la linea ADSL era saltata per la SESTA VOLTA nel giro di SEI MESI, ma stavolta non sembrava avere alcuna intenzione di tornare a funzionare…

Riepilogando. Due volte l’ADSL aveva smesso di funzionare per colpa di un “guasto di zona”, ed aveva ripreso a funzionare entro le celeberrime 48-72 ore che sia il 187 sia il sito TIM indica come tempo fisiologico per la risoluzione dei guasti.

Le tre volte successive l’ADSL si era guastata non per un guasto di zona, ma per motivi che riguardavano solo la mia linea ma che nessuno era riuscito a capire (un tecnico aveva cambiato il filtro, un altro il modem… e sempre quando la linea aveva ripreso a funzionare… mah). In ogni caso, anche queste volte, la risoluzione era arrivata sempre nei tempi previsti.

Stavolta invece, SESTO GUASTO IN SEI MESI, i tempi erano più lunghi. Parecchio più lunghi. Tradotto: ero senza ADSL dalla bellezza di DIECI GIORNI. Dieci giorni in cui dal 187 mi avevano mandato i tecnici a casa a controllare, i tecnici non erano venuti e davanti alle mie rimostranze (cioè ero incazzato come una bestia) mi avevano risposto che SE NON ERANO VENUTI AVRANNO AVUTO I LORO MOTIVI. Ma soprattutto, dopo questo episodio, dal 187 non rispondevano più. Ovvero le mie chiamate venivano continuamente dirottate a una voce registrata che continuava a ripetere che IL GUASTO ERA STATO PRESO IN CARICO E STAVANO PROVVEDENDO ALLA RISOLUZIONE.

Mi diceva anche, la signora voce registrata, che potevo controllare lo stato del mio guasto sul loro sito internet. Ma se è internet a non funzionare, come faccio a controllare su internet??

Il fatto è che su internet riuscivo a controllare. Più o meno ogni giorno, dal bar con connessione wi fi di cui ero diventato assiduo cliente (perché, tra le altre cose, con internet ci lavoro pure, quindi non avere l’ADSL non vuol dire semplicemente non poter andare su Youtube… ).

Il fatto è che ogni giorno il sito TIM spostava in avanti di ventiquattr’ore la data di risoluzione del guasto.

Così, impossibilitato a parlare con un operatore TIM, impossibilitato a ottenere qualcosa dal sito TIM, all’undicesimo giorno di disservizio vado nel negozio dove ho fatto la più grande cazzata della mia vita, ovvero dove ho firmato il contratto TIM.

Dopo una fila chilometrica, con davanti circa quindici americani bisognosi di ricariche, arriva il mio turno.

Alla commessa, una signora sulla cinquantina dal volto umano e gentile, spiego il mio dramma.

Devo averci messo veramente tanto pathos perché lei risponde con sguardo partecipe e commosso.

E scuotendo la testa, sinceramente dispiaciuta, mi dice che lei non può fare niente, che quel negozio non può fare niente, che loro le cose le vendono soltanto, che non sono TIM, che vorrebbe tanto aiutarmi, che il mondo è uno schifo, la vita è ingiusta…

La fermo, ma sarebbe andata avanti una settimana.

Lo sapevo già, commento, ma mi dovevo sfogare con qualcuno.

Allora lei, che ormai si è presa in carico il mio caso umano, prende il telefono del negozio e chiama il 187. L’operatore a lei risponde dopo trenta secondi: evidentemente, hanno una linea particolare.

La signora ripete per filo e per segno il mio problema, senza tralasciare nemmeno un dettaglio (i tecnici che non si presentano all’appuntamento, il 187 che si rifiuta di comunicare con me e via dicendo).

A un certo punto annuisce e mi passa la cornetta. Io vorrei piangere e farle un regalo, perché finalmente riesco a parlare con un operatore.

Ma l’operatore, che non dice il suo nome né che risponde dall’Italia, sconsolato non sa che dirmi.

EVIDENTEMENTE IL PROBLEMA E’ PIU’ SERIO DEL PREVISTO, si limita a dire.

Grazie, pezzo di cretino, a questo ci arrivavo da solo.

Ma quindi, che devo fare?

Butto via il telefono?

Fondo la plastica del modem e ci faccio un ciondolo?

Cosa???

L’operatore senza nome mi fissa un nuovo appuntamento con i tecnici, assicurandomi che stavolta VERRANNO.

Comunque, aggiungo fissato l’appuntamento, sono undici giorni che non ADSL, un po’ più di 72 ore… non è che ho diritto a un rimborso?

CERTO CHE SI’, risponde l’Innominato. DEVE MANDARE UN FAX…. e mi spiega tutta la procedura.

Io ascolto, ma sono già depresso. Un fax di reclamo. L’ho già spedito, un anno prima, per chiedere il rimborso della domiciliazione bancaria richiesta e mai attivata. NESSUNO MI HA MAI RISPOSTO E QUANDO HO CHIESTO PERCHE’ MI HANNO DETTO CHE NON DOVEVO MANDARE UN FAX, MA UNA RACCOMANDATA.

Chiedo lumi all’operatore. Per te volte ripeto siamo sicuri?, non è che poi mi dite che dovevo fare la raccomandata?

Siamo sicuri, conclude lui.

E non c’è più niente da dire.

Io mando il fax in cui racconto tutte le mie disavventure in diciotto mesi di contratto TIM, seguendo scrupolosamente le modalità indicatemi dall’operatore.

Poi, due giorni dopo, giorno numero 13 senza Internet, aspetto l’intervento tecnico.

CHE NON ARRIVA.

In compenso, arriva un SMS. In cui c’è scritto, testuali parole: COMUNICHIAMO IMPOSSIBILITA’ DI ACCEDERE ALL’INTERNO DELL’APPARTAMENTO PER ASSENZA DEL TITOLARE DEL CONTRATTO. PREGHIAMO CONTATTARE IL 187 PER FISSARE NUOVO APPUNTAMENTO.

Ma come assenza del titolare? Io sono stato in casa TUTTO IL GIORNO!

Non ce la faccio più.

Probabilmente mi sto ammalando.

Sento strani pruriti, bolle misteriose che mi esplodono sul collo.

La TIM sta raggiungendo quello che è il suo scopo fin dall’inizio: UCCIDERMI.

Prima però di morire, tento un’ultima drammatica telefonata al 187.

Solita tiritera: tasto 1, recupero dati, tasto 3, tasto 2.

Ecco Silvia, che risponde dall’Italia.

Cara Silvia, dico io con voce affranta, le cose stanno così e cosà. Le spiego tutto e soprattutto le leggo scandendo bene la voce il testo dell’SMS.

Quindi, concludo, devo fissare un nuovo appuntamento. E, già che ci siamo, non è che potresti controllare a che punto siamo con la mia richiesta di rimborso?

Silvia indugia a rispondere. Fa una serie di ummm molto perplessi che non promettono nulla di buono.

SE HANNO SCRITTO COSI’ VUOL DIRE CHE IL GUASTO E’ INTERNO ALL’APPARTAMENTO.

Veramente hanno detto che non potevano accedere all’interno dell’appartamento.

QUINDI IL GUASTO E’ INTERNO ALL’APPARTAMENTO.

E che ne sappiamo? Non sono manco entrati…

ALLORA SE IL GUASTO E’ INTERNO ALL’APPARTAMENTO NON POSSO FISSARE UN NUOVO APPUNTAMENTO.

????? Silvia ma che cazzo dici? I tecnici non lo sanno che guasto è… sono loro a dirmi esplicitamente di fissare un nuovo appuntamento.

NO, NON E’ COSI’.

Ma come non è così? Cioè, io insegno italiano, la lingua la capisco… fidati… c’è scritto…

LEI PUO’ CHIEDERE SOLO UN INTERVENTO A PAGAMENTO.

A pagamento???? Mi lasciate due settimane senza ADSL e devo pagare?????

SE IL GUASTO E’ INTERNO SI’, DEVE PAGARE.

Ma voi siete impazziti… nell’sms c’è scritto altro porca troia…

MODERI I TERMINI

Io voglio un maxi rimborso altro che…

IL GUASTO E’ INTERNO, PER GUASTI INTERNI NON E’ PREVISTO ALCUN RIMBORSO. SE HA FATTO RICHIESTA, VERRA’ STRACCIATA.

Ma che cazzo vuol dire guasto interno? Che cazzo ne sapete voi di che minchia di guasto si tratta???

HO DETTO MODERI I TERMINI.

Quindi se io non pago l’intervento tecnico resto senza internet?

ESATTO

Ma vaffanculo!

Clic.

Conversazione interrotta.

Meglio così, tempo due secondi e sarei passato a minacce stile mafia anni ’80.

Comunque, mi arrendo e rinuncio.

Rassegnato a stare senza internet, nei giorni seguenti ragiono sul da farsi?

Disdico, pago la penale e vaffanculo?

Passo a un altro operatore, pago la penale e vaffanculo?

Organizzo un attentato?

Poi, al giorno 17 senza internet, a Firenze c’è un fortissimo temporale.

Va via la luce per circa tre minuti.

E quando torna, la spia del modem è di nuovo verde e l’ADSL riprende miracolosamente a funzionare…

(continua… )

_________________________________________

DECIMA PUNTATA

Se hai un contratto TIM e per sette volte in sei mesi si verifica un guasto all’ADSL, se nessuno è in grado di spiegarti perché succede e se oltretutto per ragioni che ignori non hai diritto ad alcun rimborso e se per concludere paghi per 10 mega e la linea non arriva neanche a 7, cosa fai?
La logica direbbe: DISDICI IL CONTRATTO E PASSI A UN ALTRO OPERATORE.
Ma non puoi: per due anni ti devi tenere quel contratto, salvo pagare una penale altissima.
Così, alla scadenza dei ventiquattro mesi, sei quasi tentato di organizzare una festa. Puoi finalmente disdire e mandarli a cagare, pensi che tutti i problemi siano finalmente alle spalle.
Sbagli, perché non hai ancora conosciuto la faccenda del CODICE DI MIGRAZIONE.

Il fatto è che tutti ti dicono: non disdire, è un delirio, lungaggini infinite, problemi continui. Un inferno. E siccome tu l’inferno con questo fottuto contratto TIM lo provi da due anni, non hai la minima intenzione di protrarre la sofferenza.
La cosa più semplice, ti dicono tutti, è IL CODICE DI MIGRAZIONE. A te questo nome fa pensare a stormi di volatili che squarciano il cielo verso paesi caldi e assolati, al segreto della magia del volo, a una canzone di Battiato. Poi ti spiegano che si tratta di una sequenza alfanumerica riportata in bolletta che consente, senza disdetta, il trasferimento della tua linea ad altro operatore.
Peccato per la poesia, ma il tuo unico scopo è liberarti di TIM, quindi ok, migrerò senza immagini mistiche.

Guarda caso, in concomitanza con le tue riflessioni, ti arriva un SMS pubblicitario.
HAI SKY?
Sì, ho Sky.
E ALLORA PER TE UN’INCREDIBILE OFFERTA. INTERNET FIBRA A SOLI 11 EURO OGNI QUATTRO SETTIMANE CON FASTWEB. VIENI NEI NOSTRI NEGOZI PER SAPERNE DI PIÙ. Benissimo. Vado nei loro negozi per saperne di più.

Arrivo nel loro negozio con le idee chiarissime.
Ho un contratto TIM che fa schifo, dico, voglio passare a FASTWEB, il contratto a 11 euro, aggiungo.
Ha Sky?, chiedono.
Sì, ho Sky.
Ma nella sua zona la fibra c’è?, chiedono ancora.
E che ne so?
Controllano.
Evviva, c’è fibra. Posso fare il contratto.
Per il passaggio mi chiedono:
– carta di identità
– codice fiscale
– carta di identità, codice fiscale e delega dell’intestatario del secondo numero di cellulare
– ultime due bollette TIM
– codice di migrazione
Io registro e, il giorno dopo, diligentemente, gli riporto il plico con tutta la documentazione richiesta.
Loro fotocopiano e, finita la copia, mi consegnano qualcosa come TREDICI MODULI (totale di circa sessanta pagine) da compilare e firmare.
Io compilo e firmo.
In totale resto nel negozio Fastweb per OLTRE DUE ORE.
Finito?
No.
A questo punto, espletata la burocrazia:
– entro 48 ore riceverò telefonata di conferma dell’operazione di migrazione
– entro 20 giorni riceverò una seconda telefonata per passare a ritirare il modem fibra
– entro 40 giorni la linea TIM cesserà di esistere e un tecnico Fastweb verrà a casa mia ad installare la nuova linea
Pensavo che il tutto fosse più rapido, ma fa lo stesso.
Aspetterò.

Aspetto.
Ma la prima chiamata, quella di conferma entro 48 ore, non arriva.
Dopo una settimana chiamo il negozio.
Che succede? chiedo.
Boh, mi rispondono.
Ma come boh?
Non siamo noi che gestiamo le pratiche, noi le inoltriamo soltanto.
Si ricomincia, penso io. Ma voglio dargli fiducia e resto tranquillo.
Controlliamo e poi la richiamiamo, mi dicono.
Bene, attendo speranzoso.

Mi richiamano due giorni dopo.
Manca il codice di migrazione, mi dicono.
Ma come, ve l’ho dato!
Non so che dirle, mi rispondono, dall’amministrazione dicono che manca. Potrebbe rimandarlo?
E mi danno un indirizzo mail a cui mandarlo.
Io, diligente e ancora fiducioso, mando mail e codice di migrazione.
Passano tre giorni e l’amministrazione di Fastweb mi chiama.
È per l’attivazione della pratica, mi dicono.
Sì vi aspettavo, dico io tutto contento.
Solo che ci manca il codice di migrazione.
????????? Ma ve l’ho spedito via mail!!!!
Ah sì?, potrebbe ridarcelo?
E per la TERZA VOLTA fornisco il mio codice di migrazione.
Loro registrano.
Pratica avviata.
La mia fiducia, pur vacillante, resiste.

Crolla poi. Quando dopo TRENTA GIORNI nessuno mi ha chiamato per il modem.
Allora richiamo il negozio.
Aspetto il modem, è passato un mese. Perché nessuno mi chiama?
Boh, fanno loro.
Ma come boh?????
Non siamo noi che ce ne occupiamo, comunque controlliamo e richiamiamo.
Ma stavolta no, non richiamano.
Richiamo io.
Senza più fiducia, incazzatissimo.

Che succede?, chiedo minaccioso.
C’è un’anomalia.
Quale anomalia?
Non sappiamo, aspettiamo il resoconto tecnico.
Io, affranto, rassegnato al grottesco eterno dei contratti telefonici, non riesco nemmeno a incazzarmi.
E mentre provo una straziante nostalgia per i tempi dei telefoni a gettoni, la linea ADSL, CHE È ANCORA TIM, SMETTE PER L’OTTAVA VOLTA DI FUNZIONARE.

Così, visto che con Internet ci devo lavorare, telefono a TIM per segnalare il guasto e telefono a Fastweb per capire quale sia l’anomalia.
TIM risolverà il guasto entro 48-72 ore e Fastweb attende resoconto tecnico.
Dopo 48 ore TIM ha risolto il guasto e Fastweb aspetta il resoconto tecnico.
Dopo una settimana l’adsl salta di nuovo.
TIM risolverà il guasto entro 48-72 ore e Fastweb attende resoconto tecnico.
TIM risolve il guasto entro 36 ore e Fastweb attende resoconto tecnico.
Dopo quindici giorni l’adsl è ancora out.
TIM risolverà guasto entro 48-72 ore e Fastweb attende resoconto tecnico.
Dopo 60 ore TIM ha risolto il guasto e Fastweb attende resoconto tecnico.

Alla fine, SETTANTA GIORNI DOPO IL MIO INGRESSO IN NEGOZIO, Fastweb mi chiama e mi spiega che IL CONTRATTO NON PUÒ ESSERE ATTIVATO PER UNA ANOMALIA AL CODICE DI MIGRAZIONE.
In cosa consista l’anomalia, ovviamente non è dato sapere.

Quindi devo restare in TIM a vita?
Mentre mi flagello, ovviamente, l’adsl salta ancora.
E mentre ovviamente la TIM mi fa sapere che il guasto sarà risolto entro 48-72 ore, mi arriva una telefonata.
È Fastweb.
VOGLIONO SAPERE SE SONO INTERESSATO A PASSARE ALLA LORO COMPAGNIA….
…..
…..
AHHHHHHHHHHHH
AIUTOOOOOOOOOOOOOO

(continua)


UNDICESIMA PUNTATA

La TIM mi aveva preso in ostaggio.
Senza esagerazione, UN SEQUESTRO DI PERSONA IN PIENA REGOLA.
Non solo mi costringevano a una linea che non rispettava il contratto sottoscritto (che diceva 10 mega di velocità, quando in realtà non arrivava mai nemmeno a 7), ma la linea adsl era soggetta a guasti continui (in ventotto mesi di contratto qualcosa come DICIANNOVE GUASTI, di cui uno di oltre venti giorni) senza che nessuno riuscisse a spiegare la natura e il perché di questi disservizi. Soprattutto, a detta loro, nonostante tutti questi disagi, NON AVEVO DIRITTO AD ALCUN RIMBORSO.
E, una volta scaduto il vincolo di due anni di contratto, non mi era stato possibile passare ad altro operatore per una non meglio precisata ANOMALIA AL CODICE DI MIGRAZIONE.
Ero seriamente intenzionato a dichiararmi PRIGIONIERO POLITICO…

Quindi, riepilogando, la situazione era la seguente: me ne stavo lì a pagare oltre 50 euro al mese per una linea a 10 mega inesistente che andava a puttane più o meno ogni venti-venticinque giorni. E più o meno ogni venti-venticinque giorni lo stesso teatrino: chiamo il 187, sono tizio o tizia e rispondo dall’Italia, qual è il problema, l’adsl non funziona, spenga e riaccenda il modem, non succede nulla, ok apriamo il guasto. E una volta aperto il guasto, due-tre giorni senza internet, guasto risolto e via da capo. Ad libitum.
In mezzo a questo calvario mi ero ovviamente informato, avevo letto. E leggi qua e leggi là ero venuto a sapere che esistono LINEE DEGRADATE, ovvero linee che per i motivi più disparati sono soggette a guasti continui e che, soprattutto, non è praticamente possibile salvare, ma si possono semplicemente approntare alla bell’e meglio sperando che durino il più possibile. Senza essere un esperto, mi sembrava l’identikit perfetto della mia linea. Così, più o meno dall’undicesimo guasto in poi, non smettevo di fare a tutti (operatori 187, tecnici che venivano a casa e via dicendo) la stessa domanda: ma non è che la linea è degradata? E tutti mi davano la stessa risposta: no, la linea è pulita.

Ora, al di là del delirio circa le anomalie sul codice di migrazione, potevo disdire il contratto (ad ogni modo con tempi biblici e conseguenze imprevedibili) e procedere da capo a una nuova installazione.
Ma non era questo il punto. A parte il fatto che anche cambiando operatore la linea sarebbe rimasta quella (che per me, al contrario di quanto mi dicevano, era degradata), la domanda che mi facevo era: ma gli altri operatori saranno diversi? Cioè, gli altri operatori non ti fanno sottoscrivere contratti all’apparenza avveniristici e convenientissimi che però poi si rivelano truffe ben congegnate? Gli altri operatori non hanno call center assurdi incapaci di fornirti risposte anche solo minimamente sensate? Gli altri operatori non hanno servizi tecnici esterni, di altre ditte, che per contattarli occorre fare giri assurdi di telefonate, fissare appuntamenti fatiscenti e sperare che si ricordino di venire?
La risposta a tutte queste domande era NO.
Un no gigantesco confermato dai fatti.

A passare a Fastweb ci avevo provato (vedi puntata precedente). Mi avevano fatto firmare il contratto e tenuto più di due mesi in attesa, poi avevano scoperto la famosa anomalia al codice di migrazione e non se n’era fatto niente. Il problema era che, nonostante fossero stati LORO a decretare l’infattibilità del contratto, sempre LORO continuavano a telefonarmi settimanalmente proponendomi di passare alla loro gestione.
Così ogni settimana si ripeteva il teatrino assurdo.
Pronto?
LA CONTATTIAMO DA FASTWEB. ABBIAMO PER LEI UN’OFFERTA SENSAZIONALE: SE PASSA A FASTWEB ENTRO 48 ORE AVRA’ ADSL FIBRA, TELEFONO FISSO, TELEFONO MOBILE A SOLE… e ogni settimana aumentava l’offerta e diminuiva il canone.
Gli facevo gentilmente notare che io ci avevo pure provato, ma poi il codice di migrazione e bla bla bla. Al che loro rispondevano semplicemente OK. E riattaccavano.
Ma alla quinta telefonata mi rompo i coglioni e non sono più tanto gentile.
Vado al negozio Fastweb, dove si è consumato il dramma del codice di migrazione, e chiedo spiegazioni.
Perché mi chiamate di continuo?, domando.
Mi rispondono che non sono loro a chiamarmi, ma un call center.
Ma non è sempre Fastweb?, insisto.
Sì, ma è indipendente.
Cioè?
Nessuna risposta.

INFOSTRADA invece ha un negozio a duecento metri da casa mia. Ci passo davanti tutti i giorni. Così, uno di quei giorni, entro per avere qualche informazione.
Ci sono tutte le offerte spiattellate a caratteri cubitali sul bancone. Alcune anche interessanti.
Però, mi informa il commesso, per il contratto devo chiamare il call center.
E io, sempre per avere informazioni, questo call center lo chiamo.
L’operatore mi informa che risponde dall’ALBANIA. La linea è lievemente disturbata, la comunicazione dopo due minuti è sovrastata da un vocio di sottofondo, capire qualcosa è impossibile.
Penso di richiamare in un momento migliore, ma poi penso che, con un negozio INFOSTRADA a duecento metri, devo chiamare in ALBANIA per sottoscrivere un contratto.
È troppo assurdo anche per me. E quindi desisto.

Anche con VODAFONE succedono cose interessanti.
A un certo momento viene fuori che stanno facendo lavori nel quartiere per portare la fibra.
Io mi domando: ma non c’era già? Fastweb (vedi sempre puntata precedente) non mi aveva offerto internet fibra perché la mia zona era già servita?
Ovviamente le domande restano senza risposta, ma il fatto è che i lavori vengono fatti più o meno in tutto il quartiere, ma NON NELLA MIA STRADA. Qualcuno (uno in particolare) tra i miei vicini di casa si incazza a tal punto che convoca a proposito un’assemblea di quartiere per avere spiegazioni (sì, è successo VERAMENTE). Trovo nella cassetta della posta un volantino che mi informa dell’assemblea, orario e luogo, sottolineando che saranno presenti dei TECNICI.
Alla parola TECNICI decido di andare. Con l’intenzione di fermarli e chiedere spiegazioni sul mio dramma.
All’assemblea i tecnici sono due, ma parla sono uno. Non sono né di TIM, né di VODAFONE, né di FASTWEB, né di INFOSTRADA, né di nessuno. Lavorano per tutti, all’occorrenza.
In sostanza ci spiegano che è IMPOSSIBILE PORTARE LA FIBRA NELLA NOSTRA STRADA per via di un dislivello del terreno che non permette di installare i pozzetti.
Ma non è questo il problema. Come non è un problema il fatto che il tecnico, a fine assemblea, alle mie mille domande risponda con altrettanti BOH.
Il problema è che il giorno dopo mi chiamano da VODAFONE.
Hanno, ovviamente, un’offerta SENSAZIONALE pensata apposta per me. Ma a parte il solito super contratto, la tipa che mi ha contattato ci tiene a dirmi: CI DEVE DARE LA RISPOSTA SUBITO, PERCHE’ STIAMO TENENDO OCCUPATO PER LEI UNA LINEA DELLA CABINA FIBRA.
???
La Fibra???
Cioè, già il fatto che manco mi conoscete e pensate a un’offerta fatta apposta per me è assurda, ma come è possibile che apposta per me pensate un contratto fibra quando c’è stata un’assemblea di quartiere per decretare l’impossibilità di avere fibra in questa strada?
Io glie lo dico e lei, dopo un attimo di confusione e smarrimento, riprende il tono squillante&trionfante dicendo di non preoccuparmi, i loro tecnici hanno risolto tutti i vecchi problemi e ora la fibra arriva senza problemi.
Nella notte?, chiedo io.
Eh?, fa lei, cosa?
No dico… i vostri tecnici hanno risolto tutti i vecchi problemi nella notte?
Scusi, non capisco…
IERI ci è stato detto dai tecnici che non si può avere fibra in questa strada, quindi volevo sapere se nella notte è successo qualcosa che mi sono perso…
Non mi risponde.
Ha già riattaccato.

Riattacco anche io. E appena riattacco vedo una scena per me ormai tragicamente familiare: spie del modem rosse e adsl di nuovo in tilt.
È il guasto numero VENTI.
Cifra tonda.
Ma non ho voglia di festaggiare…

(continua… )


DODICESIMA PUNTATA

Se qualcuno ha fatto di meglio, è pregato di comunicarmelo. Perché, a tutt’oggi, credo di detenere un record assoluto, ovvero VENTICINQUE GUASTI ADSL in TRENTADUE MESI di contratto con TIM.
Da oltre un anno mi ero convinto che la mia linea fosse “degradata” (nessuna mia geniale intuizione di telefonia, l’avevo semplicemente letto in un sito specializzato), e a ogni guasto provavo ad avanzare l’ipotesi a tecnici presunti e a tecnici reali, ma tutti mi rispondevano NO.
Avevo provato a cambiare operatore, ma anche per il cambio erano sorti problemi insormontabili.
Inoltre, le altre compagnie telefoniche non mi parevano proprio migliori dell’infernale e truffaldina TIM.
Potevo disdire, ma avevo necessario bisogno dell’adsl.
Insomma, ero prigioniero.
Poi arrivò l’esigenza di traslocare…

Quindi a un certo punto constatiamo che ci serve una casa più grande, per via della bambina e tutto il resto. Così, in concomitanza con la decisione irrevocabile di cambiare abitazione, smetto di tormentarmi con questa storia dell’adsl. E decido di fare la disdetta. Poi, nella nuova casa, valuterò il da farsi.
Appena firmata la cessazione del contratto d’affitto col preavviso di prassi, la prima cosa che penso è: devo fare la disdetta con la TIM. Ed è un pensiero pieno di terrore, visto che la sola idea di imbarcarmi in una nuova avventura con il 187 mi fa spuntare delle bolle preoccupanti alla base del collo.
Mi faccio coraggio e chiamo.
SE VUOI DIVENTARE NOSTRO CLIENTE, DIGITA 1
SE SEI GIA’ NOSTRO CLIENTE, DIGITA 2
Digito 2.
PER CONOSCERE LE NOSTRE OFFERTE, DIGITA 1
PER INFORMAZIONI SULLE TUE FATTURE, DIGITA 2
PER SEGNALARE UN GUASTO, DIGITA 3
Bene… quale opzione dovrò mai selezionare? Una logica elementare e stringente mi dice di selezionare l’opzione numero due (fatture, cose da pagare, contratto in essere… l’ambito è quello).
Errore madornale.
Nonostante la mia esperienza comprovata col 187 faccio lo sbaglio da pivello di pensare secondo logica. Dimentico in sostanza che nella dimensione parallela del 187 tutto può succedere tranne che agire secondo logica.
E infatti l’operatore, dopo quasi dieci minuti di attesa, mi dice che per la disdetta devo selezionare l’opzione uno.
Cioè per disdire devo andare nell’area delle offerte. E la disdetta sarebbe un’offerta?
Provo a non farmi troppi pensieri, ma ho una brutta, bruttissima sensazione.
Ricomincio.
SE VUOI DIVENTARE NOSTRO CLIENTE, DIGITA 1
SE SEI GIA’ NOSTRO CLIENTE, DIGITA 2
Digito 2.
PER CONOSCERE LE NOSTRE OFFERTE, DIGITA 1
PER INFORMAZIONI SULLE TUE FATTURE, DIGITA 2
PER SEGNALARE UN GUASTO, DIGITA 3
Eseguo gli ordini e digito uno.
Dall’altra parte c’è un gioviale Alessandro che, ovviamente, ci tiene a dirmi che risponde dall’Italia.
Vado subito al dunque e gli dico che voglio disdire il contratto.
È cliente TIM da più di due anni?, mi chiede.
Sì, rispondo.
E lui, sempre gioviale e tranquillissimo, mi dice va bene, inoltro subito la richiesta.
E quindi? A questo punto che succede?, chiedo io ansioso.
Nulla, fa lui sempre più tranquillo, tra qualche giorno un nostro operatore la contatterà per informarla della presa in carico della pratica e le comunicherà i tempi di disdetta.
E basta?, chiedo ancora, Nient’altro?
No, nient’altro.
Non devo fare nient’altro?, insisto stupito.
No, non deve fare altro, ribadisce il pacioso Alessandro.
Fine della conversazione.
Riaggancio il telefono con un terribile stato d’ansia e un inizio inarrestabile di tachicardia.
È stato tutto troppo semplice.
Di sicuro, c’è sotto qualcosa.

Tre giorni dopo mi richiamano.
È una ragazza, di cui non ricordo il nome. Chiede i miei dati e vuole conferma della mia intenzione di disdire la linea.
Confermo.
Posso chiederle il motivo?, dice tranquilla.
Trasloco, replico secco e definitivo.
Ma, attacca lei conciliante, lo sa che per soli trentanove euro può far taslocare la sua linea e il suo contratto nel suo nuovo domicilio?
Sì lo so, mento, ma non mi interessa.
Bene, dice lei senza insistere, allora attivo la pratica.
Le chiedo che tempi ci sono.
E allora lei mi spiega che devo inviare UNA RACCOMANDATA CON RICEVUTA DI RITORNO E CHE, DAL MOMENTO DELLA RICEZIONE DELLA SOPRADETTA RICEVUTA DI RITORNO, LA LINEA VIENE DISATTIVATA IN NOVANTA GIORNI LAVORATIVI.
Voglio morire. Alla faccia che non dovevo fare niente, fottutissimo Alessandro.
La raccomandata con ricevuta di ritorno, CAZZO, so cosa significa, glie l’ho già mandata per segnalare guasti e attivare domiciliazioni bancarie.
NON MI HANNO MAI RISPOSTO.
Provo a dirlo alla ragazza, ma lei mi risponde di stare tranquillo.
La riceveranno e andrà tutto come dice lei.
Ovviamente, non riesce a tranquillizzarmi.

Comunque, compilo il modulo e invio la raccomandata.
E aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Ora, questa fottutissima ricevuta di ritorno arriva, ma dopo DUE MESI E MEZZO, quando casa mia è già disseminata di scatoloni per il trasloco.
SETTANTA GIORNI IN CUI NELL’ORDINE ACCADE QUANTO SEGUE:
1) telefono almeno altre TRE VOLTE al 187 per avere notizie della mia raccomandata, ricevendo sempre la stessa risposta: “la ricevuta di ritorno è in fase di invio”;
2) ovviamente CONTINUO A PAGARE LE BOLLETTE, perché la linea è sempre attiva;
3) mi chiamano almeno QUATTRO VOLTE offrendomi nuovi CONTRATTI TIM a prezzi stracciati, in un’escalation di offerte così assurda che penso seriamente che alla prossima telefonata mi offriranno una villa con piscina (ad ogni modo capisco perché la disdetta è legata all’area delle offerte… );
4) LA LINEA ADSL CONTINUA A GUASTARSI, A CADENZA PIU’ O MENO QUINDICINALE… e io, spinto dall’inerzia, senza più nemmeno incazzarmi, continuo a segnalare il guasto, a spegnere e a riaccendere il modem, ad aspettare tecnici che non arrivano, a vedere l’adsl che riparte senza un perché…

Fatto sta che, PER L’ULTIMA VOLTA, l’adsl si guasta quattro giorni prima di lasciare definiivamente l’appartamento.
Potrei lasciar perdere, ma ormai chiamare il 187 e segnalare il guasto è un automatismo, una droga di cui non posso fare a meno.
Per la venticinquesima volta mi dicono che manderanno i tecnici. E stavolta, i tecnici, arrivano davvero.
Arrivano due giorni prima della riconsegna delle chiavi, quando ormai mezza casa non esiste più. E in mezzo al pandemonio allucinante della smobilitazione, si muovono tra l’apparecchio telefonico e il modem, tra fili e prese con una perizia mai vista prima.
Io osservo tutto con aria stupefatta, più o meno quella che dovevano avere i soldati tedeschi della Wermacht davanti agli ordini durante gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale.
Non ho raccontato nulla dell’odissea, ma è uno dei due tecnici ad anticiparmi.
Dice: quindi l’adsl cade in continuazione?
Sì, come fa a saperlo?, chiedo a mia volta.
Lo so, dice continuando ad armeggiare, perché non c’è niente da fare. QUESTA LINEA E’ DEGRADATA…

(continua… )


DODICESIMA E ULTIMA PUNTATA

Il tecnico mandato dalla TIM a controllare il mio disservizio fa LA SCOPERTA DEL SECOLO: appena quattro giorni prima che io lasci per sempre quella casa, a una ventina di giorni dalla definitiva disattivazione della linea (questa volta ho segnalato il guasto per inerzia e non necessità), ma soprattutto dopo QUASI TRE ANNI di contratto e VENTICINQUE GUASTI ADSL nell’ultimo anno e mezzo, mi rivela che LA LINEA E’ DEGRADATA, vale a dire rovinata, inservibile, IRREPARABILE, e per questo il collegamento salta di continuo.

La cosa incredibile non è tanto che il tecnico faccia questa scoperta, ma il fatto che TUTTI I TECNICI VENUTI NEI MESI PRECEDENTI A CONTROLLARE LA LINEA NON SE NE SIANO ACCORTI. E che a NESSUNO DEGLI OPERATORI DELL’AREA TECNICA DEL 187 SIA VENUTO IN MENTE CHE IL PROBLEMA POTESSE ESSERE QUESTO.
Non solo: io questa storia che esistono LINEE DEGRADATE l’avevo letta e la sapevo. Non bisogna fare chissà quale ricerca, basta digitare su Google una cosa tipo “problemi continui all’adsl” e viene fuori la spiegazione della linea degradata.
Come è possibile che a nessuno sia venuto NEMMENO IL SOSPETTO?
Con tutto che io, PER UN ANNO E MEZZO, almeno a QUINDICI OPERATORI 187 e ad altrettanti TECNICI ho ripetuto la stessa domanda: ma potrebbe essere la linea degradata? E tutti mi hanno risposto NO.
Io tutta sta roba qua al tecnico che ha fatto la sensazionale scoperta, glie la dico. Soprattutto gli chiedo come sia possibile.
Lui, in risposta, scuote la testa e allarga le braccia. Nemmeno lui se ne capacita.
L’unica conclusione a cui arriva è semplice e disarmante: semplicemente, NESSUNO HA CONTROLLATO.
Nessuno ha controllato?? Ma allora tutti quelli che aprivano la segnalazione del guasto e soprattutto tutti quelli che venivano QUI A CASA A VEDERE, COSA FACEVANO? FACEVANO FINTA DI CONTROLLARE??
Di nuovo braccia allargate come risposta.
E poi, chiedo ancora, come faceva la linea a ripartire?
Le linee degradate, mi spiega, funzionano proprio così: saltano e ripartono. E più passa il tempo, più si degradano e più sono frequenti i disservizi.
Il che è esattamente quello che è successo a me.
Non pago, gli faccio un’altra domanda: c’entra qualcosa il fatto che ho un contratto per dieci mega quando invece la velocità non arriva mai a sette?
La linea è degradata indipendentemente dalla velocità, mi spiega ancora, ma certo che se viene tarata a una velocità superiore a quella effettiva, i guasti sono più frequenti.
E, infine, se fossi passato a un altro operatore?
Non sarebbe cambiato niente, la linea resta quella e quindi resta degradata. Per di più, aggiunge il tecnico, un eventuale nuovo gestore se ne dovrebbe accorgere al momento dell’istallazione che qualcosa non va.
Fermi tutti. Io ho provato a passare a Fastweb… non mi hanno fatto il contratto per una anomalia al codice di migrazione. Che significa?
Significa che hanno rilevato malfunzionamento alla linea. E nove su dieci significa che la linea è degradata.

TOMBOLA.
Improvvisamente, in DIECI MINUTI, ho avuto tutte le risposte ai misteri che da tre anni mi rendono la vita telematica impossibile.
Peccato che siano arrivate sul gong, ovvero mentre sto traslocando e quando ho già fatto la disdetta.
Chiedo al tecnico se tutte queste cose me le potrebbe mettere per iscritto.
E lui, gentilissimo e senza battere ciglio, estrae un modulo prestampato e, in cinque minuti, COMPILA UNA RELAZIONE TECNICA.
Capito… in CINQUE MINUTI.
TRE ANNI D’INFERNO PER SCOPRIRE CHE BASTAVA UN TECNICO CHE SEMPLICEMENTE NON FA FINTA DI CONTROLLARE E CHE SI METTE A SCRIVERE UNA RELAZIONCINA SUL MALFUNZIONAMENTO DELLA LINEA.

Tre giorni dopo trasloco.
Attendo lo scadere dei NOVANTA GIORNI LAVORATIVI (il tempo che deve passare dalla ricezione della ricevuta di ritorno alla definitiva disattivazione della linea) e controllo che la linea sia stata effettivamente disattivata.
Ovviamente la procedura è in ritardo. E la linea viene disattivata qualche giorno dopo, esattamente al giorno numero 98.
Disattivata.
Fine.
La TIM è FUORI DALLA MIA VITA.
Non proprio.
Nel senso che qualche settimana dopo mi arriva un’ennesima bolletta, dove loro pretendono che io paghi GLI OTTO GIORNI DI RITARDO NELLA DISATTIVAZIONE (cioè… un ritardo LORO che devo pagare IO, oltretutto conteggiato come fosse un MESE INTERO) più dei fantomatici COSTI DI CHIUSURA (ma la penale per chiudere la linea non si pagava SOLO in caso di rescissione prima di due anni di contratto?).
Totale: 137 euro e 78 centesimi.
Che io, stavolta, NON HO ALCUNA INTENZIONE DI PAGARE.

Prendo il mio faldone verde dove ho raccolto tutti i documenti di questi tre anni infernali e, previo appuntamento, vado da un’associazione di consumatori che si occupa proprio di queste problematiche.
La consulente che prende in carico il mio caso mette in fila tutto quanto.
Ovvero:
un contratto per dieci mega di velocità e una velocità effettiva mai superiore a sette;
una domiciliazione bancaria richiesta e attivata con MESI DI RITARDO, ignorando fax e raccomandate inviate dal cliente;
130 euro MAI RIMBORSATE, ignorando fax e raccomandate inviate dal cliente;
DUE GUASTI DI ZONA;
VENTICINQUE GUASTI ADSL, di cui uno risolto dopo VENTUNO GIORNI e MAI RIMBORSATO, ignorando fax e raccomandate inviate dal cliente;
CINQUE APPUNTAMENTI TECNICI A DOMICILIO FISSATI CON IL CLIENTE E NON RISPETTATI;
ALMENO DODICI COMUNICAZIONI CONTRADDITORIE FORNITE DAL 187;
SETTE COMUNICAZIONI OGGETTIVAMENTE ERRATE FORNITE DAL 187;
INTERVENTI TECNICI A RIPETIZIONE EFFETTUATI SENZA PERIZIA E SENZA RILEVARE LA PROBLEMATICA DI FONDO, RISULTATA POI LAMPANTE E BANALISSIMA;
Una LINEA DEGRADATA EFFETTIVAMENTE RILEVATA COME TALE (da cui l’anomalia al codice di migrazione) e NON SEGNALATA AL CLIENTE;
Una LINEA DEGRADATA CHE, SE SEGNALATA, AVREBBE DATO AL CLIENTE DIRITTO DI ANNULLAMENTO ISTANTANEO DEL CONTRATTO;

Facendo due conti all’istante, la consulente mi comunica che avrei diritto a un rimborso pari A EURO MILLECENTOTTANTA.
Firmata la pratica, la consulente la inoltra.
Stavolta senza fax o raccomandate, ma in VIA UFFICIALE.

E poi cosa è successo?
Prima di tutto è successo che ho deciso di non affidarmi più a compagnie telefoniche.
Per avere internet veloce, ho sottoscritto un contratto con una compagnia che installa la linea tramite un sistema di parabole, ovvero Linkem, a un prezzo (almeno se confrontato con quanto pagavo alla TIM) effettivamente stracciato.
E, facendo le corna visti i precedenti, per ora funziona di brutto.
Per quanto riguarda invece gli euro 1180 che la TIM mi dovrebbe rimborsare, al momento, diverso tempo dopo i fatti raccontati, ancora tutto tace.
La situazione, come si dice, è ancora “pendente”.
E chissà per quanto lo rimarrà.
Aspetteremo….

FINE

One thought on “Un inferno chiamato TIM (una tragicommedia a puntate)

  • 23/06/2018 at 11:48
    Permalink

    Ahahahah…. mi sono troppo divertita a leggere la tua “tragicommedia”. Io non avrei avuto tutta la tua pazienza, sei un “santo”!
    Sono più di tre mesi che sono passata a Fastweb e continuano ad arrivare bollette telefoniche da tim (il mio vecchio operatore),ma non ha importanza perché io non ho paura e non pago un bel niente!

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