Come ti riciclo una bufala

Tra le varie tipologie di BUFALA (o FAKE NEWS che dir si voglia) esistenti, la migliore, almeno a mio avviso, è senza dubbio quella della BUFALA DA RICICLO.
Trattasi di testo, ovviamente sgrammaticato e pieno zeppo di “orrori” otrografici di ogni sorta, che, per l’appunto, viene riciclato a ogni occasione buona, cambiando semplicemente i luoghi e i nomi deiprotagonisti.
Anche la foto, spesso e volentieri, viene riciclata.

Se il riciclo avviene a distanza di tempo, può pure essere comprensibile che i più non se ne accorgano e condividano la bufala senza ricordarsi che l’avevano già condivisa tempo addietro e che, già tempo addietro, gli era stato detto che trattavasi di emerita puttanata.
Ma la cosa davvero clamorosa – segno di questi tempi assurdi in cui la maggioranza è non solo disposta a bersi le cazzate più enormi senza ragionare né battere ciglio, ma che proprio è aliena al più elementare ascolto di sé e degli altri – è che spesso il riciclo avviene a distanze minime di tempo: una, due settimane al massimo.
E i casi di persone che condividono sia l’originale sia il suo riciclo sono davvero migliaia.

Tra le tante, scegliamo questa.

Circa un mese fa, dopo l’orribile stupro di gruppo di Rimini, fu messa in rete la bufala seguente (notare gli orrori ortografici, che voltuamente non ho corretto):

“il capo della banda di stupratorii di Rimini che è stato trasportato ieri in carcere,dopo aver rischiato il linciaccio dalle presone presenti,è stato picchiato pesantemente dai compagni di cella,riportando tumefazioni in varie parti del corpo,solo il pronto intervento di due poliziotti carceriari,hanno impedito il peggio.Il ragazzo è stato trasportato in infermieria,e dopo essere stato curato,è stato messo in isolamento,perchè il rischio che il fatto si ripeta è altissimo,quindi si prospetta una vita non facilissima in galera per lui.Sicuramente adesso avrà modo di pensare a quello che ha fatto”

Decine e decine di migliaia di condivisioni per una notizia completamente falsa.
Fin qui tutto normale.
Ma, pochi giorni fa, dopo la tragica morte di Noemi, la ragazza di Lecce uccisa dal suo fidanzato, ECCO CHE RICOMPARE LA STESSA IDENTICA BUFALA, pari pari, tranne che per l’inizio, dove “il capo della banda di stupratori” diventa semplicemente “il ragazzo”, e per la fine dove viene aggiunto “e probabilmente quella faccia da sbruffone che aveva al momento dell’arresto,è svanita definitivamente”.

Incredibile in quanti non se ne siano minimamente accorti.
Incredibile in quanti abbiamo condiviso e commentato entrambe le bufale.
Nient’altro da dire, tranne che aspettiamo impazienti il terzo riciclo.
E che simili diffusioni virali dimostrano come, davanti a certi argomenti, per i più non ci sia alcuna empatia, nessun interesse e nessuna attenzione per le vittime, come ci sia soltanto un’infinita e cieca volontà di vendetta, come vengano condivise solo per sfogare rabbie, frustrazioni e violenze represse che, con i fatti in sé, non hanno davvero nulla a che vedere.

“Noi non inventiamo menzogne. Noi inventiamo la verità”
(il Vecchio in “Romanzo Criminale”)

#ilParadisoDellaBufala
#universiRiccardoLestini

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