Modena Park

Magari, passati questi giorni, la vostra missione nel mondo e la vostra assoluta priorità esistenziale non sarà più quella di criticare e insultare Vasco Rossi, i suoi fans e il concerto di Modena.
E, spero, tornerete a occuparvi di altro.
Oggi ancora no. Ancora oggi dovete spargere quintali di bile, oltre che sull’evento di ieri, su tutta la carriera del rocker di Zocca e sulla vita privata di ognuno dei suoi sostenitori.
Ma perché? Veramente, che cazzo ve ne frega? Perché vi è così insopportabile pensare che un cantante che non vi piace possa piacere ad altri e avere tanto successo?
Siete così tanto incazzati che pare che i fans di Vasco siano orde di untori che vi entrano in casa di notte, ficcandovi a forza le cuffiette nell’orecchio e obbligandovi ad ascoltare la sua discografia per ore.
Così incazzati che pare che per fare sto concerto vi abbiano trattenuto una percentuale di stipendio.

Comunque, quando – mi auguro – sarà passato tutto questo, quando per insultare Vasco avrete finito di atteggiarvi a fini consumatori di musica (che da quel che dite pare che tutti ascoltiate free jazz dalla mattina alla sera), quando si saranno spenti anche gli ardori del partito “una volta era un’altra cosa” (come se ai concerti degli Stones ci si andasse per sentire gli ultimi tre album, come no… ), e quando i fans del Blasco saranno tornati sulla terra e avranno esaurito il delirio mistico e celebrativo di foto dell’evento, miliardi di condivisioni, lacrime e reggiseni, forse potremo ragionare.

Ragionare su un fenomeno – Vasco appunto – che, ci piaccia o no, è comunque pazzesco.
Insuperato e insuperabile.
Che, ci piaccia o no, da quarant’anni ha saputo infiammare e commuovere ogni generazione.
Che, ci piaccia o no, è andato oltre le mode, le etichette, le nicchie per cui “noi ascoltiamo musica impegnata”, “noi solo rock”, “noi vogliamo ballare”.
Che, ci piaccia o no, lo ascoltano i miei alunni e le loro zie.
Che, ci piaccia o no, crea nei suoi show atmosfere e scene di sana follia collettiva come non si vedevano più da trent’anni.
Che, ci piaccia o no, è già storia.

Non so se della musica o del costume o entrambe. Ma senz’altro una storia che ci riguarda molto più di quanto pensiamo e che va molto al di là del gradimento verso il personaggio o le singole canzoni.
Una storia a suo modo eccezionale e, almeno in Italia, senza precedenti. E che come tale, senza isterismi di parte o di opposte tifoserie, andrebbe raccontata e studiata.

Che poi io, personalmente, non seguo né amo particolarmente Vasco Rossi. E nonostante questo, che io lo voglia o no, alcune sue canzoni sono per forza di cose colonne sonore di brandelli della mia vita e per forza non smettono, sempre che io lo voglia o no, di farmi correre addosso brividi che non si raccontano…

Un brivido che vola via, appunto…

#resistenzeRiccardoLestini

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