La maturità di Donnarumma

Essere ricchi, famosi e di successo, può ovviamente e inevitabilmente suscitare invidia.
Ma se ricchezza e successo si sono ottenuti senza ruberie di sorta ma lavorando – quale che sia il lavoro, dall’imprenditore al calciatore- allora la ricchezza non può, né deve essere una colpa.
Per questo attaccare Donnarumma, il giovane portiere del Milan e della nazionale, sulla base di quanto guadagna, è abbastanza fuori luogo. Soprattutto perché la maggior parte dei moralismi contro il suo stipendio spropositato arriva da quelli – tifosi, appassionati, abbonati Sky e Mediaset, gazzettari e corrieristi – che, alimentando ogni giorno il circo pallonaro rendono possibile il lievitare incontrollato dei compensi per gli atleti.

Il problema è un altro. Ovvero che se essere ricchi non è una colpa, non può nemmeno essere il pretesto per arrogarsi il diritto di stare al di sopra delle regole.
Al contrario la più grande conquista della civiltà è proprio che mentre nel privato la ricchezza porta benefici e privilegi impliciti ed espliciti su cui c’è ben poco da dire, nella dimensione pubblica – ovvero quella delle regole, delle leggi, degli adempimenti, degli obblighi e del buonsenso civile – il ricco ha gli stessi identici diritti e doveri dell’uomo comune.
Ecco, Donnarumma questo non lo ha capito. O meglio, di tutto questo se ne è letteralmente fregato, pensando – e agendo di conseguenza – che l’essere ricco e famoso gli permettesse di poter fare ogni cosa senza alcun rispetto verso gli altri.
La giovane età non può essere una scusa né un alibi. A diciotto anni – età non a caso di piena maturità civile – certe cose si devono capire.
E se non le ha capite lui, il folto entourage adulto che gli sta attorno avrebbe dovuto farglielo capire, in ogni modo.
Oggi leggo che dall’entourage di cui sopra arrivano promesse di rimbrotti e tirate d’orecchie.
Non basta.
Quello che ha fatto è grave.
Molto più grave di quanto si possa pensare.
Non presentarsi all’esame di Stato dopo aver chiesto – e ottenuto – una sessione suppletiva che, come prevede la legge, ha bloccato e rinviato i lavori di un’intera commissione e, soprattutto, tenuto in bilico per settimane altri 57 ragazzi, è un gesto a dir poco orrendo, visto che non vi era alcun impedimento reale, se non la voglia di andare in vacanza a Ibiza.
Dicono che era stressato e aveva bisogno di staccare la spina. Mi dispiace, tutti i ragazzi, quale che sia la loro vita o la loro storia, arrivano alla maturità stressatissimi. Ma nonostante questo si sottopongono alla prova, rischiando la bocciatura o semplicemente di non rendere quanto vorrebbero. In definitiva, si assumono delle responsabilità, quelle stesse responsabilità a cui Donnarumma si è beatamente sottratto.
Lanciando e lasciando – ai maturandi di oggi e di domani – un messaggio terribile.
Non è certo un obbligo prendere il diploma, ma ancora più certamente non è una istituzione da prendere in giro.
Ogni anno fatico e non poco a far capire ai ragazzi l’importanza delle responsabilità, degli obblighi, delle regole e delle leggi uguali per tutti.
A settembre, quando torneremo sui banchi, mi chiederanno il perché di tutta questa storia.
E io non saprò cosa rispondergli.

#resistenzeRiccardoLestini

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