Il centrosinistra

Ai tempi dell’Ulivo andavano continuamente in scena interminabili dibattiti tra i sostenitori del centrosinistra, scritto così, tutt’attaccato, ovvero una forza unica e intera che sapesse sintetizzare le principali istanze e i principali valori del centro e della sinistra, e quelli del centro-sinistra, scritto così, col trattino, ovvero una somma di forze ognuna autonoma e con una propria identità che poteva essere, appunto, o di centro o di sinistra.
E mentre si dibatteva tanto intensamente, le elezioni le vinceva Berlusconi.
Un problema tuttavia, quello del trattino, assai sentito: io, che all’epoca non ero né col centrosinistra né col centro-sinistra ma operavo nel Movimento, ricordo infiniti dibattiti tra nonviolenza (pacifismo assoluto e resistenza passiva a oltranza) e non-violenza (diritto a reagire e a resistere attivamente se attaccati). E infatti il Movimento è sparito.
Ma tant’è. Tornando ai trattini istituzionali, il PD nacque sostanzialmente per risolvere il problema del trattino, cioè per creare – questo il succo del discorso di Veltroni al Lingotto, dieci anni fa – un grande soggetto politico di sintesi, totalmente e genuinamente di centrosinistra, senza alcun problema di identità.
Missione evidentemente fallita, visto che oggi il dibattito sul trattino si ripropone come urgenza prioritaria all’ordine del giorno.
Ma siccome, come sosteneva Marx, ogni replica della storia finisce inevitabilmente in farsa, il dibattito odierno è decisamente oltre il grottesco.
Non che la discussione in sé non abbia ragion d’essere, tutt’altro, visto che un problema d’identità c’è ed è gigantesco.
Identità prima di tutto di un popolo, che era di centro e non trova più il centro, che era di centrosinistra e non trova più il centrosinistra e che era di sinistra e non trova più la sinistra.
Soprattutto, aveva un partito e lo trova più.
Il PD, che ereditando la “meglio tradizione” del centro e della sinistra fondendole insieme, doveva essere un grande partito di massa, ha finito per essere un partito di “stanza” e di “palazzo”, lontano anni luce dalla strada e dalla gente.
Soprattutto, doveva essere il centrosinistra del futuro, il progressismo al di là degli ideologismi del passato e ha finito per non essere nulla, privo di qualunque identità, confuso, rissoso al suo interno, affannosamente pronto a cambiare pelle e orientamento – oggi filo berlusconiano, domani filo CGIL, dopodomani populista – a seconda degli umori e delle convenienze del momento.
E Renzi, che di questo futuro doveva essere l’emblema, il nuovo che rinnova pur conservando i valori più autentici delle nostre radici, ha finito per essere l’emblema soltanto della sua arroganza, con una gestione assolutamente verticistica, personalistica e aziendale del partito.
Stando così le cose, ovvio che il dibattito sul trattino torni di colpo attuale.
Ovvio che a sinistra – ma pure a destra, attorno, sopra e sotto – del PD spuntino progetti e movimenti come funghi.
Il problema è che una volta a formare la catena di trattini erano partiti, organizzazioni radicate sul territorio fatte di militanti, persone, idee…
Oggi sono movimenti, conventions, progetti nati dall’iniziativa di questo o quell’altro leader, figli di scissioni, destinati a loro volta a scindersi ulteriormente e a riaggregarsi con altri gruppi minori nello spazio di un niente, spesso addirittura prima di partecipare alle elezioni.
Niente territorio, niente militanti, niente persone, niente idee.
Tanto nel PD quanto nei vari Sel, Possibile, Campo Progessista Mdp art 1, Insieme eccetera eccetera eccetera…
Una storia che si ripete ma, come sosteneva Maex, in chiave di parodia grottesca.
E sì che a sinistra qualcosa di Marx dovrebbero saperlo e qualcosa da Marx dovrebbero averlo imparato…
Peccato solo che di sinistra non ci sia proprio più un bel niente e che di Marx, davvero, non frega proprio più un cazzo a nessuno…

#resistenzeRiccardoLestini

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