La schizofrenia della politica

Per anni in molti, io per primo, abbiamo parlato di fine delle ideologie e di trionfo dei personalismi, di morte della politica e di avvento dell’antipolitica.

Sbagliavamo. Magari non completamente, ma di sicuro sbagliavamo nel vedere lo spostamento dell’attenzione e del gradimento verso il singolo leader come esatto contraltare, in un’equivalenza quasi perfetta, del tramonto delle ideologie. Così come sbagliavamo nel leggere la caduta dei partiti tradizionali come direttamente proporzionale alla crescita della cosiddetta antipolitica e dei cosiddetti “populismi”.

Se così fosse, ovvero se il voto al singolo avesse veramente sostituito quello al partito, avremmo scenari elettorali ben diversi. Infatti, pur se il singolo leader tende a rappresentare unicamente sé stesso e non una storia, un’etica collettiva e un complesso di valori radicati nel tempo e nello spazio, è pur sempre portatore di un progetto di governo e società realizzabili in tempi medio lunghi. Il che dovrebbe presupporre, al momento del voto, quanto meno un’adesione a lungo termine.

Stesso dicasi per l’antipolitica: movimenti e partiti “nuovi” nati sull’onda di una reazione e di una protesta, per quanto radicalmente “contro” e per quanto raccoglitori di esasperazioni e frustrazioni, inevitabilmente, oltre a contestare, oppongono e propongono un’idea altra di società e stato. Che, anche in questo caso, presupporrebbe la medesima adesione a lungo termine.

Tutto questo nella politica “liquida” e post ideologica che viviamo e vediamo da tempo, non accade.

Anzi, accade l’esatto contrario, ovvero che singoli leader, partiti tradizionali, movimenti, nuove realtà, populismi e antipolitiche, salgono e scendono di percentuale da un’elezione all’altra, spesso e volentieri in spazi di tempo brevissimi, in maniera a dir poco vertiginosa.

Non è la morte delle ideologie e dei partiti tradizionali e non è nemmeno il trionfo della politica dell’uomo solo al comando e dei populismi.

È la politica schizofrenica, la politica della moda del momento, dove ogni proposta, ogni realtà viene abbracciata e rinnegata in un niente, osannata e bruciata prima ancora della sua formulazione, allo stesso modo di un tormentone estivo.

L’exploit improvviso di Macron in Francia è figlio di questo atteggiamento: dal niente al tutto nel giro di pochi mesi e non perché abbia un programma rivoluzionario, innovativo o particolarmente convincente, ma perché è la moda del momento, allo stesso modo in cui un’abile campagna pubblicitaria convince una fetta enorme di consumatori ad acquistare quel prodotto anziché un altro. Idem il “caso” Marine Le Pen: la storia recente del Front National non è l’avanzata dei populismi né la minaccia di una nuova avanzata dell’estrema destra, ma una moda che va e viene a seconda dell’avvenimento o, soprattutto, della paura del giorno. Così il Front National si afferma ora come secondo partito di Francia portando il proprio candidato al ballottaggio per le presidenziali e poi, qualche mese dopo, torna un innocuo partitino di minoranza che racimola la miseria di 7 rappresentanti alle elezioni dell’assemblea nazionale.

Stessa cosa, se non ancor più marcata, in Italia: in due anni Renzi porta il PD dal 29 al 41% per poi precipitare di nuovo sotto il 30%, il Movimento 5 Stelle si ritrova primo partito d’Italia nei sondaggi per poi crollare clamorosamente alle amministrative, la Lega va e viene anch’essa a seconda della paura del giorno.

I sondaggisti non hanno mai avuto così tanto lavoro come in questi mesi. Ma allo stesso tempo mai come adesso i sondaggi sono risultati tanto inutili. Come le mode appunto, cambiano e si stravolgono di settimana in settimana, al punto da essere completamente inattendibili se riferiti ad elezioni lontane qualche mese.

Solo un dato rilevato di recente ci pare importante e indicativo: il 22% degli elettori intervistati dichiara di non ricordare affatto a chi ha dato il voto nell’ultima tornata elettorale.

Appunto, la politica della schizofrenia. E del vuoto.

Un vuoto e una schizofrenia che leader e partiti non cercano affatto di frenare, ma assecondano beatamente, riscrivendo programmi, cambiando priorità, scale di valori e proponendo leggi sempre diverse di settimana in settimana, cavalcando e fabbricando mode che ci presentano come questioni di vita e di morte. Salvo poi dimenticarle e rinnegarle la settimana successiva.

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