Giovani Cosmetici

Quando ho pubblicato il mio primo libro – più o meno due lustri fa – l’editoria italiana (e non solo quella) già versava in una crisi spaventosa e senza ritorno.
Eppure esisteva e resisteva ancora un modo di fare, un atteggiamento, un clima generale che cercava di favorire incontri, scambi e confronti tra gli autori.
Soprattutto nelle medie e piccole realtà indipendenti che, benché in crisi economica perenne, continuavano a svolgere quel ruolo fondamentale di laboratorio e sperimentazione da cui poi i grandi colossi attingevano.
Le fiere dell’editoria indipendente, oltre che vetrine indispensabili per ritagliarsi spazi di vendita autonomi che il grande mercato soffocava inevitabilmente, erano soprattutto grandi momenti di incontro e dialogo tra scrittori. E, per quanto sopravviva l’idea distorta dello scrittore solitario e solo contro tutti, la letteratura cresce e si fa grande solo attraverso scambi e confronti continui tra autori. Così sin dai tempi dei circoli ellenici: il confronto offre spunti, stimoli, idee, che sono il nutrimento fondamentale di poesia e narrativa.
In quel clima ancora sopravvivente, si continuavano a pubblicare opere “collettive”, ovvero raccolte di poesie e soprattutto di racconti, dove gruppi più o meno eterogenei di scrittori raccoglievano la sfida di condividere spazi, scrivere attorno a un’idea di stile e contenuto, a un tema, a un modo di intendere letteratura.
Oggi le fiere sono sempre meno e sempre più deserte, gli autori tendono a non andarci e a mandare solo il proprio libro.
E soprattutto, le raccolte collettive non esistono praticamente più.
Noi scrittori, davanti alla crisi, anziché reagire insieme e aprirci a nuove idee e soluzioni, abbiamo scelto di arroccarci nel nostro fortino, diventare sempre più gelosi, narcisi, egocentrici.
Peccato mortale ed errore fatale. Oltre che a infilarci in un tunnel senza uscita, stiamo negando l’essenza della letteratura, che è contaminazione ed emulazione, apertura e, ripeto, confronto.
Nel dopoguerra non c’erano più nemmeno gli uffici delle case editrici, e gli scrittori reagirono insieme inventando il neorealismo. Noi abbiamo scelto l’involuzione, ci siamo separati prendendo ognuno una strada che non porta da nessuna parte.

Tutto questo per dire che rimettendo a posto gli scaffali mi è ritornato tra le mani questo libro, di due lustri fa appunto.
Un’antologia di “giovani cosmetici”, ovvero un gruppo di scrittori che, al contrario dei “cannibali”, credevano nello stile elegante e nel prosare “bello” e ricercato.
Oggi non esistono più i cannibali e non esistono più i cosmetici.
Forse non esiste nemmeno più la casa editrice che pubblicò questa raccolta.
Però il libro lo trovate ancora su Amazon.
E io vi consiglio davvero di leggerlo.
Perché, al di là di tutto questo discorso, dentro ci sono racconti davvero potenti.
Alcuni, sono proprio autentiche gemme.
Un vero delitto perderli.
Buona lettura.

#consigliRiccardoLestini

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *