Di cosa parliamo quando parliamo di tortura

Non riesco proprio a capire perché i leghisti di Salvini e i fascisti di Fratelli d’Italia siano così contrari all’introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale.
Una contrareità così forte da spingerli non solo a ingaggiare una grande battaglia in parlamento per impedirne l’approvazione, ma a mettere tra le priorità di far finire in fretta la legislatura e andare al voto anticipato proprio il naufragio di questa legge.
Di questi partiti non condivido nulla, virgole comprese, ma solitamente, pur rigettando ogni cosa esca dalla loro bocca, anche nelle cose più abominevoli, riesco a comprenderne la logica e i perché.
In questo caso no, mi sfugge completamente.
Perché non parliamo di difesa, legittima difesa, pugno duro o tolleranza zero (parole, locuzioni e slogan tanto cari alla loro politica e al loro modo d’essere).
Parliamo di tortura, ovvero del deliberato, consapevole, feroce e sadico uso della violenza. Di una violenza priva di qualsiasi ragione se non il godimento perverso di chi la esercita, se non l’umiliazione degradante e spietata di chi la subisce.
Quindi torno a chiedere: perché?
Loro dicono perché vogliono tutelare le forze dell’ordine. Perché non vogliono indebolirle né torgliergli libertà d’azione. Non vogliono togliere legittimità al loro ruolo.
Quindi, Lega e Fratelli d’Italia, state dicendo che per tutelare le forze dell’ordine occorre concedergli il diritto di torturare? Che senza la possibilità di torturare un corpo di polizia risulterebbe più debole? Che la libertà d’azione di cui i pubblici ufficiali devono godere comprende la tortura? Che senza poter torturare gli agenti sarebbero deligittimati?
È questo che state dicendo?
Io penso invece, al contrario, che sarebbe proprio la presenza del reato di tortura nel nostro codice penale a poter dare più tutela e legittimità alle forze dell’ordine.
Perché è anche e soprattutto la presenza – e la condanna netta – di un simile reato nel codice penale a consentire a uno stato di essere a tutti gli effetti “di diritto” e “democratico”, a non rischiare di scivolare in episodi vergognosi da dittatura “cilena”.
Perché è l’esistenza di un simile reato a rendere le forze dell’ordine specchio della legalità dello Stato e non qualcosa al di sopra di esso e delle sue leggi.
Perché non stiamo parlando di interventi “energici” o di situazioni “di forza” necessarie.
Parliamo, bene ripeterlo, di tortura.
Parliamo di episodi molto più che vergognosi di cui la storia recente d’Italia, purtroppo, abbonda: la scuola Diaz, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi.
Tutte storie in cui no, le forze dell’ordine non ci hanno fatto bella figura.
Soprattutto non ci ha fatto bella figura la stragrande maggioranza di agenti di pubblica sicurezza che ogni giorno, pur tra mille difficoltà, svolgono il loro lavoro in piena onestà e nel migliore dei modi.
Non ci hanno fatto bella figura perché simili vergogne, gioco forza, hanno trascinato nella vergogna l’intera categoria.
Non ci hanno fatto bella figura perché non c’era, e non c’è, il reato di tortura a tutelarli.
Quindi, ripeto ancora: fascisti e leghisti, di che stiamo parlando?

#resistenzeRiccardoLestini

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