Lo zen o l’arte di catturare un killer

La prima stagione de “I Segreti di Twin Peaks”, costituita da sette episodi più il pilota (quest’ultimo ha una durata doppia rispatto ai normali episodi della serie), è un capolavoro senza troppo altro da dire.
Insuperato e insuperabile. Più la riguardo (e in venticinque anni di tempo ne ho avuto), più non riesco a trovarle difetti. C’è una cura estrema a ogni singolo dettaglio, a ogni piccolo personaggio, a ogni singola comparsa. E, soprattutto, una unità, una forza, una compattezza stilistica e narrativa davvero incredibili. Più che otto singoli episodi sembrano un unico, fenomenale film di circa nove ore (per questo, riferendomi alla prima stagione, io consiglio davvero di trovare il tempo per fare, almeno una volta, la follia di guardarli tutti di fila… fidatevi, il risultato è soprendente).
Una prima stagione che è il risultato di un equilibrio perfetto: da un lato il genio puro, sregolato, onirico e folle di David Lynch, dall’altro la lucidità narrativa estrema, quasi chirurgica, di Mark Frost. Un’alchimia potente e devastante.
Tutto questo, al di là della bravura degli autori e dei gusti personali, fu possibile anche grazie a condizioni tecniche e pratiche particolarmente privilegiate. Questi episodi furono girati con largo anticipo rispetto al debutto della serie, permettendo di lavorarci con tempi assolutamente cinematografici. Senza cioè l’assillo della messa in onda imminente e le paranoie dell’audience, che portano a dover andare di fretta (rendendo impossibile la cura dei dettagli) e a portare continui cambiamenti che spesso rendono il prodotto meno compatto e coerente.

Continuiamo così il nostro viaggio all’interno delle trame e dei personaggi della serie. E dopo aver visto, nel post precedente, l’episodio pilota, addentriamoci nella prima stagione…

—ATTENZIONE… DI SEGUITO VENGONO SVELATI TRAME E FINALI… SE NON HAI MAI VISTO LA SERIE OPPURE NON TE LA RICORDI E DESIDERI GODERTELA, NON PROSEGUIRE NELLA LETTURA —

Dalla prima autopsia effettuata dai medici locali, emerge che Laura Palmer è morta tra la mezzanotte e le quattro del mattino. Ma soprattutto che nelle ventiquattro ore precedenti il decesso, ha avuto rapporti sessuali con almeno tre uomini diversi.
Viene interrogato James Hurley, fermato la sera precedente quando, in compagnia di Donna, aveva nascosto il ciondolo a forma di cuore spezzato che gli aveva regalato Laura. All’agente Cooper e allo sceriffo Truman, il ragazzo confessa tutto (tranne la storia del cuore spezzato): di essere stato negli ultimi mesi l’amante di Laura, di sapere che faceva uso di cocaina e di aver provato a farla smettere e, soprattutto, di essere stato con lei la sera dell’omicidio, fino a mezzanotte (il “J” indicato da Laura nella pagina di diario è quindi proprio lui), e che poi la ragazza, parsa assai strana e molto nervosa, abbia detto di volerlo lasciare per poi scappare nel bosco (non è quindi lui uno dei tre uomini con cui Laura ha fatto sesso). Cooper e Truman gli credono e lo rilasciano.
Nel frattempo Bobby Briggs, fidanzato di Laura, scopre la sua storia con James, e promette a quest’ultimo una terribile vendetta. Si scopre anche che Bobby (con la complicità di Laura) spaccia cocaina, e che i famosi 10mila dollari trovati nella sua cassetta di sicurezza erano la metà di una partita da riconsegnare al loro fornitore, ovvero Leo Johnson.
Proprio Leo lascia per sbaglio nel suo zaino una camicia intrisa di sangue, che viene trovata dalla moglie Shelley (la quale a sua volta ha una relazione segreta con Bobby). Shelley, spaventata, la nasconde. Leo la cerca disperatamente e quando la chiede alla moglie lei nega di averla mai vista.

L’episodio centrale della prima stagione (e uno dei più importanti dell’intera serie), è senza dubbio il secondo: “Lo Zen o l’arte di catturare un killer”.
Qui “I segreti di Twin Peaks”, che fino adesso si era completamente svolto nel solco della normalità e del normale “giallo”, mostra per la prima volta quel lato onirico, assurdo e, in un modo tutto particolare, spaventoso e inquietante che via via diventerà il vero marchio di fabbrica della serie.
Cooper racconta a Truman e ai suoi uomini della sua vicinanza alla filosofia tibetana e dell’importanza dei sogni nel suo metodo investigativo. Ispirandosi a un sogno, chiede allo sceriffo e ai suoi vice di partecipare a un bizzarro rituale, che consiste nel tirare sassi a una bottiglia dopo aver pronunciato ad alta voce nome e cognome delle persone presenti in una lista di persone note o meno note il cui nome o cognome comincia per “J”. Dal rituale emerge che di tutto l’elenco, le persone più vicine ai misteri attorno all’omicidio di Laura Palmer, sarebbero il dottor Lawrence Jacoby (suo psichiatra, il quale si scopre essere l’uomo misterioso “visto” da Sarah Palmer nell’atto di rubare la catenina seppellita da Donna e James) e Leo Johnson.
Nel frattempo, prendono forma alcune sottotrame particolarmente importanti. La prima definisce l’esistenza di un grosso giro di cocaina che fa capo a Leo Johnson e a un croupier di nome Jacques Renault. La seconda ci svela come Benjamin Horne, magnate locale, proprietario dei grandi magazzini e dell’albergo più grande della città, possegga anche un losco casinò/bordello poco oltre il confine, il “One Eyed Jack”. La terza racconta di come sempre Horne, assieme alla sua amante Catherine Martell, stia cercando di falsficare i registri la segheria Packard (che dopo la morte del fratello di Catherine sono passati all’odiata cognata Josie) al fine di farla fallire.
Ma il clou dell’episodio è la parte finale.
Cooper, addormentato, sogna di avere la stessa visione di Sarah Palmer. In questa visione appare un uomo con un braccio solo che dice di chiamarsi Mike, recita un’inquietante poesia (nell’oscurità di un futuro passato/ il mago desidera vedere/ non esiste che un’opportunità tra questo mondo e l’altro/ fuoco cammina con me) e racconta di essere stato un tempo socio di un certo BOB, in una società che si occupava di trovare anime, sfruttarle, brutalizzarle e infine ucciderle. Ma dice poi di essersi redento e, in segno appunto di redenzione, di essersi strappato il braccio. Compare poi BOB, un inquietante essere con i capelli lunghi e grigi, che promette di tornare a uccidere ancora.
Il sogno di Cooper a questo punto va avanti di 25 anni (i famosi 25 anni che separano le prime due stagioni dalla terza). L’agente si ritrova vecchio in una strana stanza con le tende rosse (è l’anticamera della Loggia Nera, ma questo lo sapremo molto più avanti). Accanto a lui un nano e Laura Palmer, entrambi parlano al contrario.
Il nano presenta Laura Palmer come “sua cugina”, dice, a proposito della ragazza, che vive in un posto dove “gli uccelli cantano un grazioso motivo e c’è sempre tanta musica nell’aria”. Laura invece dice “a volte le mie braccia si piegano all’indietro”. Poi, mentre il nano comincia a ballare, Laura si alza e sussurra qualcosa all’orecchio di Cooper.
Fine del sogno. Cooper si sveglia in piena notte, telefona a Truman e dice “so chi ha ucciso Laura Palmer”.

Dunque, Laura Palmer gli aveva sussurrato, in sogno, il nome del suo assassino.
Ma ovviamente, è l’unico dettaglio del sogno che Cooper non ricorda.
In ogni caso, il sogno è una specie di codice che contiene tutte le informazioni necessarie a risolvere il caso. Questo sogno così assurdo, rarefatto e spaventoso, diventa così uno dei fili conduttori di tutta quanta la serie. Le apparizioni di questi personaggi misteriosi (Mike, BOB, il nano… a cui poi se ne aggiungeranno altri), si faranno sempre più frequenti andando avanti nella storia. Assumendo un’importanza sempre maggiore e determinante.
Ma chi è Mike?
E BOB?
E il Nano?
Da dove vengono?
E la Loggia Nera che cos’è?
E le frasi del Nano cosa significano?

Oltre a quanto detto, vi raccomandiamo di notare, in queste primissime puntate: il flirt continuo tra la giovanissima Audrey (figlia di Benjamin Horne, interpretata da una spaventosamente bella Sherlylin Fenn e tra i personaggi più riusciti e indimenticabili di tutta la serie) e l’agente Cooper (la battuta di Cooper nel primo episodio – “ma che sia frutta matura” – pronunciata mentre Audrey sta andando al suo tavolo, è da antologia).
Inoltre, tutte le scene – e sottolineo tutte – in cui compare Albert, l’anatomo-patologo dell’FBI, chiamato a Twin Peaks da Cooper per eseguire una autopsia più approfondita sul corpo di Laura. In particolare – puntata 3 – è assolutamente da cineteca la sequenza dell’obitorio con Albert che si rifiuta di consegnare il corpo della Palmer alla famiglia per il funerale, sostenendo che deve fare ancora altri test (la vetta di quell’humor nero che è un’altra caratteristica fondamentale della serie).

(continua… )

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#storieRiccardoLestini

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