Un ferragosto memorabile

La mia ormai celebre memoria stronza oggi affronta il tema “ferragosto”.

Nell’estate 2000 eravamo – io e gli inseparabili amici L.V., E.B. e F.S. – in Salento, in campeggio, che all’epoca era davvero il selvaggio Salento, e la sera prima di ferragosto ci aveva raggiunti l’amica G.P. che aveva dormito in tenda con noi quattro uscendone miracolosamente illesa.
Poi G.P. era mattiniera e il giorno dopo,ferragosto, tipo alle 8,30, ci svegliò tutti quanti perché succedeva qualcosa di ganzo e imperdibile in una spiaggia lì vicino, non ricordo cosa, ma lei voleva andarci a tutti i costi, e riuscì a strappare via dal sacco a pelo L.V. e F.S., mentre io e E.B. restammo esanimi sbiascicando la promessa che li avremmo senz’altro raggiunti.

Solo che io e E.B. ci alzammo alle undici passate e soltanto verso mezzogiorno ci incamminammo per raggiungere gli altri, dimenticando però alcuni dettagli, tipo che io avevo il cellulare scarico, E.B. lo aveva dimenticato nel marsupio di L.V., e soprattutto non sapevamo né cosa fosse né dove fosse questa cosa ganza e imperdibile che erano andati a vedere. Ma ci incamminammo lo stesso, nel sole cocente della spiaggia libera senza manco uno spicchio d’ombra. E all’una ci prese fame e beccammo un chioschino lungomare pieno di focacce ripiene, .solo che davanti a tutto quel ben di dio E.B. riuscì a dire soltanto “ma una birra ti va?”, e prendemmo due birre da 33, e ce le scolammo camminando.
Ovviamente continuavamo ad avere fame, e al secondo chioschino facevano pizze giganti perciò E.B. disse “una birra?”, e prendemmo altre due birre da 33.
E percorremmo altri 3 chilometri di spiaggia convinti di trovare gli altri, ma gli altri non c’erano e così, visto che avevamo fame, decidemmo di prendere altre due birre da 33, e a quel punto ci passò un po’ la fame e smarrimmo il senso dei nostri discorsi, però parlavamo un sacco, così continuavamo ad avere sete e allora prendemmo altre due birre da 33.
Fino a che più tardi (che cazzo di ore erano, a quel punto?) prendemmo altre due birre da 33 e, finalmente sazi, poco dopo chiudemmo il pranzo con un buon caffè salentino. E cosa cazzo successe dopo (nelle due o forse tre ore successive) è un mistero, non ce lo ricordiamo proprio.

Ma a un certo punto il sole non picchiava più e dovevano essere tipo le cinque e mezzo/sei del pomeriggio e incontrammo le tre tizie di Milano che stavano nella tenda vicino alla nostra, ed erano sbronze pure loro o forse anche no, ma andammo tutti insieme in una caletta deserta lì vicino per fare il bagno e successero cose che davvero non si possono raccontare…. no, non si possono proprio raccontare.
Tornammo in campeggio che era quasi buio e trovammo L.V., F.S. e G.P. che stavano cucinando ai fornelletti e che pure un po’ preoccupati ci chiesero dove cazzo fossimo stati, ma io ed E.B. ridevamo soltanto e loro ci spiegarono pure cos’era la cosa ganza e imperdibile del mattino ma noi continuavamo a ridere e sostanzialmente non capivamo un cazzo.
E cenammo tutti insieme, noi cinque e le tre milanesi, e visto che era ferragosto la padrona del campeggio ci portò una bottiglia di liquore all’arancia fatto in casa, buonissimo ma letale e di fatto il colpo di grazia.. E una delle tre milanesi, alla ventesima volta che E.B. disse “bono sto liquore all’arancia”, informò che lo facevano anche loro a Milano quel liquore, che la ricetta era semplicissima e che se volevamo ce l’avrebbero data. Ce l’avrebbero data intendendo ovviamente la ricetta, ma E.B., di solito persona discretissima e riservatissima, non capì ed esclamò a voce altissima “ce l’avete già data”. E fu il silenzio, atroce e glaciale silenzio.

Poi dovevamo andare a una festa al castello di Otranto, noi cinque e le milanesi, ma non ricordo perché le milanesi partirono e noi non andammo più, e una volta in macchina invece di andare a Otranto che stava a un quarto d’ora dal campeggio, E.B. sfidò le più elementari leggi del buonsenso e guidò due ore per portarci tutti a Torre Padule. E andò a finire che tornammo all’alba, e dormimmo poco e poi smontammo la tenda e partimmo in direzione Gargano e le milanesi non le vedemmo più.
Lasciammo l’amica G.P. a una qualche stazioncina ferroviaria del cazzo, ci salutammo e noi quattro iniziammo a risalire la Puglia, .e in prossimità di Foggia L.V. sostituì alla guida un E.B. ormai stremato e impresentabile, e appena preso in mano il volante L.V. non si curò di un cartello di strada dismessa e la prese a 90km/h e di fatto planammo sull’asfalto sconnesso rimbalzando tre volte e finendo contro i secchi della spazzatura.
Tutti illesi, macchina compresa, tanto che L.V. – dopo attimi di comprensibile smarrimento – esclamò guardando E.B. “meno male che era la tua macchina….se eravamo con la mia avevamo sfondato tutte le sospensioni…”

E arrivammo nel Gargano a notte fonda, così fonda che era impossibile trovare un posto dove dormire, così dormimmo in spiaggia, tranne F.S., che pensava fosse pericoloso e così dormì in macchina insieme alle bombole del gas dei fornellini. E prima che di addormentarmi sentii il bip bip del telefonino, guardai e c’era un messaggino di una delle tre milanesi che mi salutava e concludeva scrivendo “per la barca a vela fammi sapere”.
Fu una notte assurda, quella lì in spiaggia, e ci svegliò all’alba il trattore che riassettava la sabbia e io aprii gli occhi con la ruota del trattore a dieci centimetri dalla mia faccia. E la mattina eravamo conciati da sbatter via, così male che pareva ci avessero pestati, e facemmo colazione in un silenzio assurdo, un silenzio rotto improvvisamente da E.B. che esclamò: “Ma il cane?” e F.S. gli rispose un “Ah sì…” seguito da un ululato agghiacciante. E dopo l’ululato E.B. chiese ancora “E il trattore?”, ma stavolta non ebbe risposta e dopo dieci secondi si addormentò di colpo sul tavolo del bar.

Domande del giorno:
1) cosa cazzo era la cosa ganza e imperdibile della mattina di ferragosto? perché in tredici anni F.S., L.V. e G.P., in ordine sparso, continuano a rispiegarmela e me lo dimentico sempre??
2) perché abbiamo pranzato con cinque birre e un caffè??
3) cosa cazzo è successo tra la quinta birra e l’incontro con le tre milanesi??
4) e G.P. perché prese il treno da quella stazioncina di merda invece che dalla stazione di Taranto??
5) e il cane….quale cane??? c’era un cane???
6) e perché F.S. ululò??? che senso aveva ululare???
7) e le tre milanesi come cazzo si chiamavano???
e soprattutto… la barca a vela….cioè….che cazzo c’entra la barca a vela??? a me che delle barche a vela non è mai fregato niente….cioè, cosa diavolo ho detto alla milanese riguardo la barca a vela??cosa???? 8) in definitiva: come cazzo eravamo messi quell’estate lì??

#leStraordinarieAvventureDelLesto
#universiRiccardoLestini

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