Quelle di Giurisprudenza ed Economia e Commercio

E il pensiero va ancora agli anni dell’università, in particolare a quelle serate casuali e completamente prive di senso che senza un motivo apparente arrivavano in tutta la loro carica grottesca nel bel mezzo di un gelido inverno.

Tipo quella volta, gennaio appunto, 1997 mi pare, che in maniera del tutto illogica spuntarono fuori le quattro tipe di Giurisprudenza ed Economia e Commercio. Ed erano proprio, chiaramente e indubbiamente, QUELLE di Giurisprudenza ed Economia e Commercio, quelle ‘precise’, che passavano il giovedì universitario nelle discoteche del centro, che si vestivano bene, o per meglio dire da rimorchio assoluto, con minigonne a livelli onfalici da ischemia istantanea.

E appunto inspiegabilmente, quella sera fredda di gennaio LORO avevano chiesto a NOI (proprio a noi, QUELLI di Lettere che più di Lettere non si può, che ancora credevano nella funzione sociopolitica dell’Eskimo e con la kephia ci andavano pure in spiaggia) di uscire.

E quella sera fredda di gennaio le andammo a prendere e ci fecero salire in casa e quella casa, dove le quattro tipe di Giurisprudenza ed Economia e Commercio vivevano tutte insieme, era ancora più assurda di tutta la situazione: era una casa PULITA e ORDINATA, non c’era traccia di cartine, drum o bastoncini d’incenso sui tavoli, non c’erano poster storti né murales floreali alle pareti, non c’era la muffa sui muri del cesso, non c’erano posaceneri con dentro residui di sette stecche di sigarette, non c’erano materassi a terra, poltrone sfondate o caldaie fuori norma, non c’erano stendini e panni gocciolanti nel corridoio e sui fornelli non c’erano incrostazioni o macchie risalenti ai tempi di Giano della Bella.

Ed erano come da copione vestite di centimetri minimi di stoffa capaci di provocare ictus irreversibili alla nostra pensosa letterareità.

Poi uscimmo e loro RIDEVANO e SCHERZAVANO e PARLAVANO DI CAZZATE, ma soprattutto erano SERENE… SERENE, e la loro serenità ci spiazzava più di qualsiasi altra cosa, perché noi frequentavamo solo psicopatiche logorroiche intrise di sociointellettualismo, appendici viventi e parlanti del corso di Storia del Cinema, sommerse da strati di lana con varianti di infinite gonne gitane, con cui era necessario parlare di Garcia Lorca e della lucidità spietata (ma umanissima, oh santo cielo quanto umana…) di Kiewslovskij….e con cui, soprattutto, andare a letto (che a volte, meno male, succedeva) non era propriamente fare sesso, ma solo l’atto finale di uno sfibrante psicodramma.

Alla fine le quattro tipe di Giurisprudenza ed Economia e Commercio ci portarono ad una festa ancora più assurda della loro casa, dove servivano cocktails VERI in bicchieri PULITI, dove non c’era nemmeno un cane di qualche punkabbestia ad annusarti il culo, dove non c’era manco una chitarra, dove nessuno stava seduto per terra e dove non c’era traccia di reggae o folk, ma solo musica da discoteca.… e ballavano ste quattro tipe, diosanto come ballavano, e ci abbracciavano, si strusciavano, provavano a trascinarci nella mischia, e noi indecisi se buttarci o no.… e rimanemmo indecisi un po’ troppo perché loro poi alla fine si ruppero i coglioni della nostra pensosa letterareità e si misero a ballare con due tizi col maglioncino a V e i mocassini e infine le smarrimmo nel casino e ce ne andammo dalla festa da soli.

E ovviamene finimmo la serata al solito locale trucido, in un silenzio pressoché continuo rotto di tanto in tanto da esclamazioni tipo ‘che fiche quelle quattro però…’.

Tornando a casa, quasi all’alba, cominciammo a parlare della mitica L.L., occhi verdi come due fanali e sogno erotico dell’intera facoltà di Lettere, che pochi giorni prima aveva passato una serata intera con noi perché, diceva lei, insistentemente molestata da un tizio spaventoso alto due metri, chitarrista di una band death metal, capelli lunghissimi e untissimi e che – si diceva – viaggiava con un coltello di venti centimetri nel bagagliaio della macchina.

Chissà dov’era, ci chiedemmo salutandoci, la mitica L.L. Il giorno dopo scoprimmo che quella notte la mitica L.L. non era al solito locale trucido perché stava scopando col tizio spaventoso. Quello del death metal. Quello dai capelli lunghissimi e untissimi. Proprio lui, quello col coltello nel bagagliaio. 
Le domande del giorno, di conseguenza, in ordine casuale sono:

L.L., perché? Cioè….perché???

E quelle quattro tizie, chi le aveva conosciute? Perché ci avevano invitati? Che senso aveva? E quella casa, com’era possibile? E alla festa, se ci fossimo buttati, sarebbe andata a finire diversamente? E come? Saremmo stati in grado di gestire una relazione anche breve oppure il semplice amplesso di una notte senza parlare mai di Kiewloskij? Ma poi perché proprio lui??? Perché negli anni ’90, alla facoltà di Lettere, si parlava solo di Kiewloskij??
Ma soprattutto: se avessimo letto meno libri e scopato un po’ di più, la nostra vita sarebbe diversa??

#lestraordinarieavventuredellesto

#universiRiccardoLestini

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