Il primo e l’ultimo giorno di scuola

Ogni anno, il primo giorno di scuola:

Si annuncia solennemente, tramite circolari in cinemascope o al primo collegio docenti dove tutti sono ancora abbronzati, sorridenti e talmente rigenerati dalle vacanze da essere tragicamente inconsapevoli che: “quest’anno non ci saranno i soliti problemi di sempre, tutto sarà predisposto per il meglio, nessuna classe senza aula, orario provvisorio al massimo per due settimane e, soprattutto, nessuna cattedra vacante e organico al completo dal primo giorno di scuola”.
Fioccano, di solito nella prima riunione dei dipartimenti per materie, dove ancora sono tutti abbronzati, sorridenti e via dicendo, proposte e propositi per una didattica finalmente innovativa e rivoluzionaria: classi aperte, didattica per competenze, lim, multimedialità, unità didattiche flessibili, laboratorialità, uscite come se piovessero, dibattiti, conferenze, approfondimenti, produzioni audio, video, sportelli, recuperi, maratone, gare olimpiche, scenografie hollywoodiane, lettere collettive al Papa e al Presidente della Repubblica…
Le classi nuove avute in sorte quest’anno sono meravigliose e sicuramente ci si potrà fare un lavoro meraviglioso, ragazzi vispi, intelligenti, partecipi e interessati, mentre quelle dell’anno scorso sono cresciute e maturate.
Ci si dice e si pensa che sì, colleghi, facciamo proprio il lavoro più bello del mondo.
Noti una collega appena arrivata, giovane, carina, rosea in volto, irradiata di luce naturale e piena di entusiasmo e voglia di fare.

Ogni anno, l’ultimo giorno di scuola:

Ci si domanda l’un l’altro, a volte a voce ma più spesso solo con gli occhi visto che nessuno ha più la forza di parlare e tutti hanno addosso un colorito bianco neon, espressione tetra e fegato gonfio dai millesettecento tramezzini trangugiati alla velocità della luce per tutti i pomeriggi inutilmente trascorsi a scuola, come mai quest’anno la II A per due mesi ha fatto lezione nel corridoio, come mai la V C ha peregrinato da un’aula all’altra senza mai avere una sistemazione definitiva, come mai abbiamo avuto diciotto orari provvisori e quello definitivo è entrato in vigore un giorno prima delle vacanze di natale, come mai abbiamo avuto dodici supplenti diversi di scienze e la cattedra di inglese è rimasta vacante fino a marzo?
Si tracciano bilanci nell’ultima riunione dei dipartimenti per materie trasformata in centro d’ascolto per persone fortemente esaurite, e sostanzialmente si dice che non siamo riusciti a fare niente, che spesso abbiamo fatto meno di niente, che c’era una lim ogni dieci aule, che l’aula video era sempre occupata dalla V C che non aveva un’aula propria, che la connessione wi fi era più lenta di un esercito di bradipi, che su dieci computer otto si sono rotti e nessuno li ha mai riparati, che ogni volta che abbiamo provato a fare didattica laboratoriale il bidello Arturo è entrato annunciando un’esercitazione antincendio, che tra ponti, scioperi, scrutini e verifiche non abbiamo fatto manco la metà del programma, che la scuola si è allagata ed è saltata pure la conferenza sul bullismo…
Si conclude che le classi nuove avute in sorte quest’anno erano un concentrato di delinquenti e psicopatici che hanno messo a ferro e fuoco la scuola e soprattutto hanno compromesso irreparabilmente il nostro sistema nervoso, mentre le altre, se possibile, sono irrimediabilmente peggiorate.
Ci si dice e si pensa che sì, colleghi, facciamo il lavoro più cretino e malpagato del mondo.
La collega nuova appena arrivata dimostra sessantasei anni, ha uno strano ed inquietante tic al sopracciglio sinistro, ha un colorito tra il giallo e il verde bottiglia e, soprattutto, con la voce di Linda Blair ne “L’esorcista”, ripete ossessivamente la parola “congedo”.

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