Preside all’antica vs Preside moderno

Il preside all’antica:
– dà rigorosamente del lei a tutti, dai suoi più stretti collaboratori all’ultimo dei precari;
– è introvabile e invisibile, specie prima di mezzogiorno; come il mega direttore galattico di Fantozzi è una specie di entità astratta che si materializza d’improvviso ai collegi docenti e agli scrutini;
– senza preavviso alcune rare mattine compare alle sette nei corridoi vestito di grigio, che è il colore dei presidi, scatenando terrore e attacchi di panico, e, soprattutto, distribuendo cazziatoni a caso, tanto ai docenti quanto agli studenti;
– entra in classe senza bussare e molto spesso se ne va senza dire una parola;
– parla in burocratese;
– è molto spesso sgrammaticato e scrive circolari criptiche e incomprensibili;
– odia gli insegnanti di lettere, considerandoli o degli incapaci o dei rompicoglioni; spesso entrambe le cose;
– affibbia sospensioni senza battere ciglio, anzi con malcelato compiacimento;
– vive le bocciature come un vanto;
– chiama i custodi bidelli e gli arrotonda lo stipendio chiamandoli a casa sua per lavoretti di ogni genere (imbiancature, rubinetti che perdono ecc… );
– vota Forza Italia al nord, PD al centro e Ncd al sud;
– la sua parola d’ordine è efficienza;
– è il padrone assoluto della scuola senza bisogno della Buona Scuola;

Il preside moderno:
– dà del tu più o meno a tutti, specie ai nuovi arrivati cui spesso dispensa pacche sulle spalle;
– è sempre presente, dando idea, come alcuni professionisti, che dal suo ufficio si acceda direttamente a casa sua tramite passaggio segreto;
– tra le sette e le otto transita incessantemente nei corridoi in tutti i piani (ubiquità??), indossando abiti sgargianti e dispensando buongiorno a destra e sinistra;
– bussa prima di entrare e sorride a tutti… poi però, senza avviso, ti manda una lettera di richiamo;
– parla in modo informale e gggiovane;
– è competente in qualsiasi materia, da lettere a scienze navali (almeno così dice), consiglia la struttura di qualsiasi programma e scrive circolari interminabili di sedici pagine l’una;
– odia gli insegnanti di lettere e si vendica su di loro affidandogli qualsiasi mansione non retribuita;
– affibbia sospensioni dopo trenta riunioni e venti consigli straordinari, commutandole però in lavori socialmente utili o annullandole appena le famiglie minacciano ricorsi;
– vorrebbe promuovere tutti gli studenti e bocciare tutti gli insegnanti;
– chiama i custodi personale Ata e spesso gli consegna il comando della scuola, compresa la gestione delle supplenze interne;
– non si occupa di politica, ma vota e sostiene Renzi;
– la sua parola d’ordine è progetto;
– è padrone assoluto della scuola grazie alla Buona Scuola.

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