Lestini a Sanremo – edizione 2017 – la cronaca e i voti sera per sera

LA FINALISSIMA

Così proprio al fotofinish, al colpo di coda finale, al momento del verdetto più importante, arriva la sorpresa delle sorprese, quella che nessuno, ma proprio nessuno, si aspettava: a vincere Sanremo è Francesco Gabbani (“chi?” “Gab-ba-ni!” “E chi sarebbe?” “Quello della scimmia” “Ah”).

Tanto per dirne una: ieri, nel giochino dei pronostici, avevo snocciolato cinque nomi di papabili vincitori. Ecco, quei cinque sono tutti nei primi sei. Insomma, li ho beccati tutti, tutti tranne il vincitore, il cui trionfo ha spiazzato e sparigliato ogni previsione, mia e di chiunque altro.

Ad ogni modo vince, almeno a nostro avviso, una brutta canzone, o meglio una canzone senza alcuna qualità. Il che non è certo una novità per Sanremo, ma con qualche differenza importante rispetto alle “solite” brutte canzoni che trionfano da queste parti.

Stavolta racconteranno come, per la prima volta nella storia del Festival, nel 2017 abbia trionfato un “guastatore”. E tireranno in ballo, a paragone, Rino Gaetano che arrivò terzo con “Gianna” e gli Elio e Le Storie Tese che per ben due volte si fermarono al secondo posto a un passo dalla vittoria.

Falso. Il nonsense dissacrante e disperato di Rino, l’irriverenza goliardica e spietata (accompagnata da una sontuosità musicale unica in Italia) degli Elio, sono altra storia, altri livelli, altro pianeta, altra galassia. Soprattutto parliamo di artisti autentici, mentre Gabbani, per quanto può rimanere simpatico, è un prodotto palesemente costruito a tavolino: ci hanno detto “fa ridere” prima ancora che iniziasse a cantare e abbiamo riso; ci hanno detto “è travolgente e irriverente” prima ancora che partisse la musica e abbiamo iniziato a ballare. E così via.

Ce lo presenteranno all’infinito come un brano di rottura, mentre altro non è che una canzonetta innocua e rassicurante, buona per i balli di gruppo e l’acquagym. A suo modo uno specchio perfetto dell’Italia odierna: rivoluzioni annunciate e sbandierate che poi si rivelano essere il trionfo della restaurazione e dell’antico che più antico non si può.

Detto questo, cala il sipario sull’era Conti. Comunque sia andata, è stato senz’altro l’ultimo Festival diretto e condotto dal presentatore toscano. In questi tre anni non siamo mai stati teneri nei suoi confronti, credo anzi che per nessuno sono riuscito a usare parole così cattive e giudizi così tranchant. Ma al di là del suo stile, che non mi piace per niente, la colpa che ho sempre addossato a Conti è stata quella di aver distrutto i rituali del Festival sostituendoli non con qualcosa d’innovativo, ma con roba che con la musica, la gara e Sanremo tutto, non c’entra proprio nulla, ovvero la logica del Talent Show, del Tale e Quale Show, dei programmacci del sabato sera dove tutto sembra e niente è. Quest’anno poi, con Maria De Filippi, la mutazione è stata completa. E, lo ripetiamo per il quinto giorno consecutivo, la musica è finita in un angolo.

Ad ogni modo l’anno prossimo si cambierà. Quindi può già partire il totonomi. Si può continuare su questa linea, magari lasciando il timone alla sola De Filippi, oppure andando a pescare conduttori che possono proseguirla degnamente e trasformare definitivamente il Festival in un gigantesco raccoglitore, una specie di Champions League di tutti i Talent Show. Oppure si può tornare a qualcosa di più classico e richiamare qualche grande conduttore del passato.

In ogni caso, la svolta vera sarebbe solo una: richiamare i grandi interpreti e riportare la musica di qualità su questo palco. A proposito di questo e a proposito di conduttori: tutte le volte che si parla di “grandi ritorni”, tutti parlano di Fazio, Bonolis, Clerici e compagnia. Nessuno che citi, nemmeno una volta, Gianni Morandi. Sottovalutatissimo, è stato uno dei conduttori migliori, riuscendo a portare a Sanremo in un colpo solo, in gara e non come ospiti, Vecchioni, Dalla e Battiato. E, visti questi ultimi anni, scusate se è poco.

Ma bando alle ciance, che abbiamo chiacchierato anche troppo, e via con i voti.

PRESENTATORI

Su Conti e la De Filippi, abbiamo già detto tutto qua sopra. Ripetiamo lapidari: il Festival non è una Champions League dei Talent. E la musica deve essere centrale. Voto: 2

OSPITI

Il Festival delle scalette congestionate e delle maratone interminabili, ovviamente riserva il meglio per la finale: un numero INCALCOLABILE di ospiti (roba che all’una e un quarto ancora c’è qualcuno che si deve esibire), almeno il doppio dei cantanti. Se ci mettiamo a dare voti a tutti, finiamo nel 2018. Perciò, cernita e selezione necessaria:

Zucchero: travolgente, grandioso, un gigante che annichilisce in dieci minuti la tristezza musicale che regna sovrana da queste parti. Voto: 8.

Alvaro Soler: ci ripropina a un’ora invereconda i tormentoni dell’estate, che già ci stavano sul culo ad agosto, figuriamoci a febbraio e a mezzanotte passata. Meglio come giudice a X Factor. E ho detto tutto. Voto: 4.

Diana Del Bufalo: c’è o ci fa? Se c’è, 10 cum laude e una proposta immediata di matrimonio; se ci fa, 10 senza lode e una proposta di fidanzamento serio. Voto: in ogni caso, 10.

Il Ballerino della Tim, ovvero Sven Otten: ora, già la Tim è sponsor ufficiale di Sanremo e da cinque giorni ci sorbiamo lo spot a ogni ora e in ogni dove… ma sto ballerino, non pago di essere presente in ogni momento della nostra giornata, irrompe pure in carne e ossa sul palco dell’Ariston per un tempo che pare infinito. Che bravo è bravo… ma allora cos’è questa voglia irresistibile di TORTURARLO E UCCIDERLO??? Vi prego, ELIMINIAMOLO!! Voto: 1.

I CANTANTI (dal 16esimo al primo posto)

AL BANO – eliminato, la sua canzone vince comunque il premio come miglior arrangiamento. Eh???? Miglior arrangiamento??? Ora, la direzione artistica, mortificata per l’eliminazione del mostro sacro, prova a rimediare dandogli un premio incomprensibile. Cosa c’entra Al Bano con gli arrangiamenti? Le due parole accanto formano l’ossimoro più clamoroso della storia del Festival. Dagli, che so, miglior intepretazione… Mah… Voto: n.g.

16.CLEMENTINO – In gara c’era di peggio, ma il pezzo che ha presentato era davvero brutto e la sua interpretazione davvero debolissima. A conti fatti, l’ultimo posto ci sta alla grande. Voto: 4

15.ALESSIO BERNABEI – Anche se per la finale è riuscito a contenersi e a saltellare meno del solito, resta il peggiore. Penultimo, ma il fatto che sia presente in questa classifica è un miracolo inspiegabile. Santi in paradiso. Voto: 1.

14.CHIARA – Nella serata che sfodera la sua migliore interpretazione, che fa finalmente sentire le potenzialità di una voce così bella da oscurare la mediocrità della canzone che presenta, il pubblico inspiegabilmente la punisce con un 14esimo posto immeritato. Sottovalutata. Voto: 6,5

13.MARCO MASINI – Nel complesso, niente di che. Canzone trascurabile, testo zoppicante. Ma un’interpretazione convinta e un po’ di mestiere lo hanno fatto comunque spiccare in questa tremenda valle di lacrime. Voto: 6.

12.LODOVICA COMMELLO – Ufficialmente il nostro idolo. Dopo il porno Disney di giovedì, la busta giapponese e le tette di fuori di venerdì, si presenta in finale con addosso un oggetto non meglio identificato, a metà tra una vestaglia e il costume della principessa Leyla tinto di azzurrino. Canzone orrenda, voce inesistente e noi la amiamo perdutamente. Vincitrice morale. Voto: 10 e lode.

11.MICHELE ZARRILLO – Appena ha finito, è tornato nella cella figorifera dove lo avevano ibernato nel 1993. Antico. Voto: 5.

10.SAMUEL – Ripetiamo: è lampante come l’assenza dei Subsonica sia un problema. Tuttavia, il suo valore anche da solista è indubbio. Peccato che per tutta la settimana sia stato sottotono e solo ieri sera abbia sfoderato una prestazione degna di questo nome. Voto: 6,5

9.BIANCA ATZEI – Con Bernabei, la peggiore. Occhioni verdi lacrimosi e nulla più. Testo patetico, voce intensa come una discussione sul tempo che fa tra due che si stanno sui coglioni. Inascoltabile… perché nona??? Voto: 1

8.ELODIE – Figlia dei Talent, bellissima e look che spacca. E talento inesistente. La sintesi perfetta dei nostri tempi: tanto sembrare e niente essere. Voto: 3

7.FABRIZIO MORO – Ieri ha finalmente smesso di scimmiottare Vasco e il pezzo, che non era affatto male, finalmente ha funzionato a dovere. Risveglio tardivo. Voto: 6,5

6.SYLVESTRE – Annunciato vincitore, paga la pressione di troppi pronostici favorevoli. Per quanto ci riguarda, paga una canzone orrenda. E una voce che continua a sembrarci, contrariamente a quel che dicono tutti, davvero poca roba. Voto: 3,5

5.PAOLA TURCI – Altro pianeta, altra categoria. Stil e classe che seppelliscono buona parte dei presenti. Un buon piazzamento più che meritato. Per noi, meritava molto di più. Non a caso è la mia fidanzata immaginaria. Voto: 7,5

4.MICHELE BRAVI – Lo dicevamo ieri: l’applausometro aveva detto che sto ragazzetto sconosciuto, sosia di Virginia Raggi, si stava facendo strada. A sorpresa, ma non per noi, quarto. Peccato che la canzone è proprio bruttina. Anzi, non bruttina: proprio inutile. Voto: 5

3.ERMAL META – L’unico giovane davvero interessante, con quelli di Turci e Mannoia, senza dubbio il pezzo migliore del Festival. Anche l’interpretazione, intensa e sincera, ci ha convinto da subito. Premio della critica meritatissimo. Voto: 7

2.FIORELLA MANNOIA – Che ve lo diciamo a fare? Semplicemente la migliore. Talmente superiore da essere quasi imbarazzante. Sacrosanta la pioggia di premi che ha ricevuto. Una regina di classe e bravura, una fata irlandese a portare l’arcobaleno in una landa desolata. Inspiegabile che non abbia vinto. Voto: 9

1.FRANCESCO GABBANI – Abbiamo già detto tutto all’inizio. Misteri del televoto. In sintesi: il peggior conservatorismo possibile travestito da rivoluzione fasulla (per i fan di “Boris”: la “locura” personificata). Macerie italiane. Voto: 4

E con questo, amici carissimi, è tutto.

Un grazie immenso per avermi seguito e sopportato anche quest’anno tutti questi giorni.

Arrivederci nel 2018!!!

#lestiniasanremo


 

LA QUARTA SERATA

Penultimo atto del Festival delle grandi intese e, udite udite, nel mezzo del trionfo dello scontato e del già scritto, arrivano le prime sorprese e i primi colpi di scena. Robetta eh… non pensate chissà cosa. Ma in un piattume simile, è già qualcosa.
Andiamo con ordine.

LO SHOW
Scaletta, se possibile, ancora più congestionata della sera prima, con Carlo Conti che, evidentemente in piena frenesia da ultimo Festival, non pago di far esibire 24 (24!!!!) cantanti, butta dentro una quantità abnorme di ospiti. Risultato: ennesimo pastone, ennesima interminabile e insostenibile maratona dove i verdetti più importanti (ovvero i 4 Big eliminati) arrivano che già cinguettano gli uccellini.
Al duo Conti-De Filippi, oggi diamo un gigantesco 1 collettivo. Che diviso due fa un bel 0,5 a testa. Oltre a tutto quanto detto nei giorni precedenti, ieri si sono resi protagonisti di quella che, non ho dubbi, è stata LA PEGGIORE GAG DELLA STORIA DEL FESTIVAL DI SANREMO: il siparietto, molto più che imbarazzante sulla FACCIA DA FESTIVAL con tanto di DENTIERE FINTE. Incomprensibile, tristissimo e trashissimo. Roba che, a confronto, Nino D’Angelo è un raffinato intellettuale.
Per quanto riguarda gli ospiti, in breve:
Crozza: quarta copertina su quattro sere, irresistibile nelle vesti di Pagnoncelli che sciorina i numeri dei sondaggi sul Festival, un po’ stanco e ripetitivo quando va all’attacco politico. Voto: 6,5.
Antonella Clerici: si presenta vestita con gli avanzi della carta regalo natalizia a parlare non si capisce bene di cosa. Momento di autentico panico quando lei e Conti intonano “Felicità”. Per fortuna dura un attimo soltanto. Voto: 3.
Marica Pellegrinelli: una cosa questo Festival l’aveva azzeccata, ovvero fare finalmente a meno delle vallette bellissime e mutissime. Ma evidentemente, in piena nostalgia da belle statuine, viene richiamata in tutta fretta la signora Ramazzotti. Tutto tristemente da copione: bellissima e inutile. Voto: non pervenuta.
Virgina Raffaele: che lei fosse un autentico fenomeno, lo sapevamo già. Ma ieri sera, la sua apparizione, simile a un miraggio, ha il potere di farci dimenticare in che razza di tristezza e grigiore ci troviamo. Applausi a scena aperta. Voto: 9.

I GIOVANI
Erano in quattro maschietti a contendersi l’ambito premio “Nuove Proposte”, pure se, come giàdetto e ridetto, questi qua di nuovo non hanno proposto un’emerita ceppa, limitandosi a ripropinarci brutte imitazione di cose viste e riviste. E infatti – come ti sbagli – vince tale Lele, ovvero il più canonico, il più melodico sanremese possibile, che sarebbe da 5, ma gli diamo un 4 per quella sequela di urlacci sparati a caso (bimbo ma chi ti credi di essere, Massimo Ranieri?). Secondo tale Maldestro, unico davvero degno di nota, con un testo interessante e un’atmosfera intima e cantautorale (voto 6,5). Gli altri due, ovvero Guasti e Lamacchia, li dimenticheremo senza drammi (4 il primo, 4 il secondo e arrivederci e grazie).

I BOCCIATI
Il regolamento, spietatamente ricalcato sul meccanismo dei talent (sono quattro giorni che Conti, eccitato come un orango bengalese, continua a ripetere il ritornello “per loro Sanremo finisce qui”), prevede che stasera, ai due eliminati di ieri, se ne aggiungano altri quattro, mandando in finale soltanto (si fa per dire) 16 big. E proprio nel quartetto dei trombati arrivano le sorprese. Alcune clamorose.
Poteva essere prevedibile l’eliminazione della Ferreri, già a rischio nelle prime votazioni, ma è comunque una sorpresa. In ogni caso, la cara Giusy, pure se in gara c’è molto di peggio, di andarsene a casa se lo merita: solita voce da sacco di patate appena ingoiato e, per di più, ieri sforza e strilla oltre ogni umana immaginazione. Voto: 4.
Così come poteva starci l’eliminazione di Ron, pure lui a rischio da martedì, ma vedere il mostro sacro (insomma, che cazzo, “Non abbiam bisogno di parole”, “Piazza grande”, “Attenti al Lupo”, “Il gigante e la bambina”, mica pizza e fichi… ) sfanculato in questo modo un pochino ci addolora. Soprattutto perché il pezzo di Ron vale molto poco, ma a confronto del resto è oro colato. Peccato. Voto: 5,5.
Ma che a essere eliminato fosse Gigi D’Alessio proprio no, non ce lo aspettavamo. Specie in una serata dove il televoto pesava un bel 40% sul giudizio complessivo. Per carita, a noi va benissimo, visto che lo abbiamo detto e lo ripetiamo: il testo di questa canzone merita l’ergastolo per quanto è brutto, perciò ciao ciao Gigi, non ti rimpiangeremo. Voto: 4.
Soprattutto, siamo tutti sotto SHOCK per l’ELIMINAZIONE DI AL BANO. Adesso veramente, stiamo scherzando? Lui, proprio lui, il padre di tutti gli acuti pop della musica italiana, lui medesimo, Sanremo incarnato, gli anni ’80 personificati, il vate di Cellino San Marco, il profeta della Felicità e della Nostalgia Canaglia. Tragicamente simbolico: nell’anno che il Festival mette in secondo piano la musica, pugnala alle spalle suo padre. Sacrilegio imperdonabile e scandaloso. Voto ad Al Bano: 10 e lode alla carriera. E andate tutti affanculo…

I FINALISTI

CHIARA – messa da parte l’emozione del debutto sfodera un’interpretazione molto più convincente. L’abbiamo già detto: la ragazza ha una gran voce e, la canzone, a riascoltarla, si apprezza di più. Meriterebbe un piazzamento. Voto: 6,5

SAMUEL – impressione del debutto confermata e, se possibile, rafforzata. Guardi Samuel, ascolti la canzone e non fai altro che chiederti: “cosa manca a questa canzone?”. Risposta: mancano i Subsonica. L’intepreteazione per di più è molto stanca, quasi annoiata. Voto: 5,5

ERMAL META – dopo le standing ovation di ieri, torna a cantare il suo pezzo con rinnovata grinta e rinnovata intensità. Brano bello e profondo, in odore di premiazione (critica o podio o entrambi, qualcosa becca). Finalmente una nuova voce che funziona. Sollievo. Voto: 7

MICHELE BRAVI – lui, che è indiscutibilmente il sosia di Virgina Raggi, propone un pezzo sanremesissimo, così sanremese che più sanremese non si può, ovvero pop noioso, ingessato, testo trito e ritrito. Fino a qui è rimasto nell’ombra, esibendosi quasi in punta di piedi. Ieri ha vinto la sfida dell’applausometro. Attenzione, che canzoni come questa in fondo ci arrivano sempre. Voto: 5.

FIORELLA MANNOIA – tocca ripeterci: un fenomeno che con questa valle di lacrime non ha nulla a che fare. Per di più al secondo ascolto, come più o meno tutte le canzoni della Mannoia, il pezzo migliora. Ha in repertorio ben altro, la nostra Fiorella, ma questo è comunque il testo migliore in gara e un arrangiamento che da queste parti se lo sognano. Se una giustizia divina esiste, deve vincere lei. Ma io sono ateo, quindi… Voto: 8,5

CLEMENTINO – sforzato, innaturale, impegnato a tutti i costi. Fuori posto e fuori luogo. Per di più, la canzone è veramente brutta. Voto: 4

LODOVICA COMMELLO – allora, diciamola tutta: è senza dubbio la peggiore tra quelli rimasti in gara, ma piano piano sta diventando il nostro idolo. Ieri, mentre cantava una catastrofica versione de “Le Mille Bolle Blu”, aveva provato a confondere le acque e a sconvolgere i nostri ormoni presentandosi vestita da porno Biancaneve. Oggi ci riprova: infilata in una busta vagamente giapponese che lascia scoperte le tette e pettinata dal parrucchiere della monaca di Monza. Voto: indecisi tra il 2 e il 10 e lode.

PAOLA TURCI – come è nel suo stile, ci lascia senza fiato con un look super aggressivo (giacca senza niente sotto, tacco a spillo… io la amo sempre più). Interpretazione al top, pezzo che al secondo ascolto convince di più. E le sue quotazioni paiono in ascesa… Voto: 7,5

MARCO MASINI – il testo traballa e un paio di rime sbandano paurosamente, ma sia per l’arrangiamento sia soprattutto per l’interpretazione, ieri veramente buona, resta uno dei brani più dignitosi in gara. Voto: 6

FRANCESCO GABBANI – lo scrivo per la terza volta, instancabile: i piani alti hanno deciso ormai che questo ragazzo è divertente, travolgente, irriverente e fa ridere a più non posso. Il problema è che quello che più di tutti ci ha creduto è lui medesimo. Tristerrimo. Voto: 2

MICHELE ZARRILLO – prigioniero degli anni ’90, pare pure che al bar del Teatro Ariston lo facciano pagare in lire. Scolorito. Voto: 5

BIANCA ATZEI – cantando lei piange dall’emozione, ascoltando noi piangiamo dallo sconforto. Oltre alla brutta canzone, la sua interpretazione è un autentico incubo, Dario Argento dei tempi migliori materializzato di colpo sul palco dell’Ariston. Perché lei va in finale mentre Ron e Al Bano tornano a casa? Misteri della fede. Voto: 3

SERGIO SYLVESTRE – vedi Gabbani, ormai i piani alti hanno deciso che sto ragazzone ha una voce della madonna. E che deve stare tra i favoriti. La voce ce l’avrà pure, ma la sa usare molto ma molto male. E la canzone è davvero poca roba. Sopravvalutato. Voto: 4

ELODIE – come Sylvestre, altro prodotto di “Amici”… e, guarda caso, altro “tanto fumo e niente arrosto”. La ragazza cerca di accecarti con un look originale e scintillante, ma – canzone a parte – lei è veramente poca roba. Non è che sarà il caso di rivedere i criteri di questi talent?. Voto: 4

FABRIZIO MORO – non stona come la prima sera e il pezzo, come già detto, è uno dei migliori. Tuttavia, incomprensibilmente, sto ragazzo continua a vascheggiare. E se vascheggi e non sei Vasco Rossi, diventi ridicolo. Mezzo punto in meno (e se continua anche in finale, dimezziamo direttamente). Voto: 6

ALESSIO BERNABEI – un coglione variopinto e con un ciuffo di 16 metri e mezzo che saltella di qua e di là. Se togli l’audio pensi che stia cantando un indiavolato pezzo soul. Rimetti l’audio e capisci che invece sta cantando un pop lentissimo e melenso. Schizofrenico. Voto: 1

E chiudiamo con i pronostici.
Per il nome del vincitore, diamo questo terzetto: MANNOIA, META e SYLVESTRE. Più due outsider: PAOLA TURCI e MICHELE BRAVI.

Buona finale a tutti e a domani!!

#lestiniasanremo

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LA TERZA SERATA

In teoria sarebbe la serata delle cover, in pratica, come al solito, si è risolta in un gigantesco karaoke dove tutti cantano e ricordano i bei tempi andati.
Che da anni sia una delle serate più attese del Festival e che l’idea di riproporre le canzoni degli altri abbia così tanto successo, la dice lunga su come siamo messi, con una pigrizia mortale nel proporre – e rischiare – qualcosa di nuovo e originale. Ma soprattutto, il karaoke è una perfetta fotografia del nostro paese, un gigantesco rito collettivo e catartico: per non pensare all’orribile presente fatto di miseria e disperazione, mi rifugio nelle canzonette del passato, cantando a squarciagola e commuovendomi di ricordi. E alla fine del canto, tutti contenti, tutti felici, problemi spariti e viva l’Italia. Non a caso Fiorello, che del karaoke fu mentore e demiurgo, spopolò all’alba della II repubblica, ovvero all’alba della catastrofe.
Per quanto riguarda lo show, sta serata karaoke si è risolta in uno sconsiderato attacco alle più elementari logiche dei tempi televisivi e soprattutto della resistenza umana. Roba che, in quanto a durata, le maratone di Mentana a confronto sono robetta. Si è preteso di infilare 26 (26!!!) canzoni in una sola sera, in un meccanismo di gara infernale: prima i giovani, poi 16 big, poi 6 a rischio eliminazione in un girone a rispescaggio con 2 eliminati e 4 salvati secondo percentuali ponderate tra tele voto e sala stampa. Insomma, manca lo scorporo, il premio alla lista e la quota proporzionale, e a scrivere la nuova legge elettorale chiamano Carlo Conti.
Comunque, a Conti gli avevamo dato 2 ieri. Dimezziamo ancora: 1 (non è possibile che l’ultimo in gara si esibisca all’una di notte). Alla De Filippi, ci manteniamo sul 4.

E andiamo ai cantanti.

GIOVANI- ovvero quelli che dovrebbero proporre qualcosa di nuovo e che invece a conti fatti risultano più vecchi dei vecchi. In finale vanno tale Maldestro, l’unico che ci pare proporre un pezzo decente (voto 6,5), e tale Lele, urlacci a caso nell’idea malata di essere Massimo Ranieri (4). Tornano a casa Valeria Farinacci, bravina ma ingessata (5,5) e un inguardabile Tommaso Pini (2).

LE COVER

Chiara – propone la bellissima “Diamante” di Zucchero. L’arrangiamento di Pagani è tanta roba. Esalta la voce della ragazza che è tanta roba pure lei. Lo ripetiamo: datele canzoni decenti e forse diventerà qualcuno. Voto: 7

Ermal Meta – rischia un difficilissimo Modugno e sfodera una prestazione intensa ed emozionante. Alla fine il premio miglior cover va a lui, e pure se a nostro avviso ci sono state esibizioni migliori, se lo merita tutto. Voto: 7,5

Ludovica Commello – sta tizia senza arte né parte (quel vestito molto audace non riesce a rincoglionirci e restiamo lucidi), che ancora alla terza sera non abbiamo capito chi cavolo sia né cosa ci faccia qui, osa cantare Mina. Il risultato è tremendo e grottesco: Bombolo che recita Shakespeare. Sacrilega. Voto: 2.

Al Bano – sceglie Celentano, terreno che conosce alla perfezione e dove non può sbagliare. E infatti non sbaglia. Ordinario. Voto: 6

Fiorella Mannoia – ci ripetiamo: altro pianeta. Una delle più grandi interpreti di sempre, l’unica a poter cantare De Gregori meglio di De Gregori. Del maestro sceglie “Sempre e per sempre “, uno dei pezzi più belli e intensi. Poesia. Voto: 9

Alessio Bernabei – come distruggere Bennato in tre minuti. Piatto e scialbo. Con l’aggravante che mentre canta continua a contorcersi come una biscia sbronza. Letale. Voto: 1

Paola Turci – come la Mannoia, altra categoria. Interpreta la splendida “un’emozione da poco” con grinta e convinzione. La amo perdutamente. Travolgente. Voto: 8

Gigi D’Alessio – trascurabile versione de “L’immensità”. L’originale emoziona, questa annoia mortalmente. Voto: 4,5

Francesco Gabbani – ha deciso che vuole divertirci a tutti i costi. Il risultato è deprimente come una puntata del Bagaglino. Voto: 4

Marco Masini – ripesca il “minchia signor tenente” di Faletti. L’interpretazione è buona, ma sono vent’anni che, senza risposta, ci chiediamo dove e perché questa canzone dovrebbe essere un capolavoro. Voto: 5,5

Michele Zarrillo – svolge il compitino senza strafare. Voto: 6

Elodie – questa tizia sconosciuta è davvero poca roba. In ogni caso, molto meglio con questo pezzo di Cocciante che con la sua canzone. In ripresa. Voto: 5,5

Samuel – da un artista del suo calibro, ci aspettavamo di più. Stanca e banale versione di “Ho difeso il mio amore”. Appannato. Voto: 5

Francesco Sylvestre – si porta dietro i Soul System, vincitori di X Factor e, a un’ora già improponibile, prova a far ballare l’Ariston con “La pelle nera”. Troppo convinto dei suoi mezzi, va clamorosamente fuori tempo per metà canzone e il risultato è molto più che deleterio. Presuntuoso. Voto: 3,5

Fabrizio Moro – anche lui tenta De Gregori, il super classico “La leva calcistica “. Non è la Mannoia, ma se la cava dignitosamente. Voto: 6,5

Michele Bravi – il sosia di Virginia Raggi azzarda Battiato. Non lo distrugge, ma la sua interpretazione è completamente priva di anima. A quest’ora poi, è come bere sei litri di camomilla e non poter pisciare. Voto: 5

OSPITI – rapidamente, Crozza torna in gran spolvero (fantastico il governo Gentiloni cover del governo Renzi) e noi torniamo a dargli 8; Mika sarà senza dubbio bravo, ma non ci emoziona, quindi 6; infine, inutile e incomprensibile la presenza delle figlie di Alain Delon e Jean Paul Belmondo (voto: n.g.)

QUELLI CHE SI SONO SALVATI
Già le canzoni sono brutte. Poi, a quell’ora di notte, solo Jimi Hendrix può permettersi di suonare ed essere credibile. Per di più non siamo propriamente a Woodstock, ma al Teatro Ariston a decidere chi tra i cantanti in bilico andrà definitivamente a casa e chi sarà ripescato. Ovvero ad ascoltare il peggio del peggio.
Ad ogni modo si salvano: Giusy Ferreri (leggermente meglio della prima sera, ma ascoltarla a quest’ora ha lo stesso effetto di sedici puntate consecutive di Pomeriggio 5 con Barbara D’Urso, voto 4,5), Clementino (pezzo serioso in cui non rende e che, sempre a quest’ora, diventa piacevole come una cena con Pacciani, voto 4), Bianca Atzei (una lagna disumana cantata in maniera vergognosa, voto 4) e Ron (unico vagamente dignitoso, voto 6).

QUELLI CHE VANNO A CASA
Per una volta siamo d’accordo con il verdetto e vengono eliminati davvero i peggiori. Oltre, in quanto al peggio, credo davvero sia impossibile andare.
Ci salutano Nesli e Alice Paba: complice l’una passata, penso di avere le allucinazioni, invece è tutto vero, sono veramente così tremendi.
E ci salutano Raige e Gaia Luzi: lei continua ad ammiccare con la sensualità di Putin al G8, lui continua a sentirsi trasgressivo nello sfoggiare giacche terrificanti. Il loro brano si intitolava “togliamoci la voglia”. Ora, finalmente, con nostro gran sollievo, si toglieranno dalle palle.
Zero a entrambi i duetti.

Amen e a domani!

#lestiniasanremo

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LA SECONDA SERATA

Alt, stop, contrordine e marcia indietro. Ovvero: ieri scrivevamo che questo festival, soprattutto musicalmente parlando, era caratterizzato da un piattume totale e sostanzialmente deprimente.
Sbagliavamo. Il peggio, e quando diciamo il peggio intendiamo proprio IL PEGGIO, era stato tenuto in serbo per la seconda serata.
Giuro che davvero non ricordo una serata sanremese così catastrofica dal punto di vista musicale.
Canzoni tra lo squallido e il disgustoso. Ma non solo.
Si diceva, sempre ieri, di uno show ormai tragicamente trasformato nel più scialbo dei programmacci del sabato sera con la musica relegata al ruolo di comparsa. Ma in qualche modo, sorpresine sparse e una certa eccitazione da esordio, erano riuscite a tenere in piedi la baracca. Nella seconda sera invece il peggio è esploso in tutta la sua virulenza, regalandoci un pastone insopportabile e insostenibile in un mix mortale di Ballando sotto le stelle e C’è posta per te.
Il 4 che ieri avevamo dato a Conti lo dimezziamo in un 2 senza appello. Alla De Filippi confermiamo il 4,5,non per apprezzamento ma solo per la capacità, viscida e strisciante, di prendersi in silenzio la scena oscurando spesso e volentieri il padrone di casa.
Letteralmente da denuncia il momento del “lavoratore pubblico”: questo stakanovista portato in trionfo per non aver mai preso ferie o malattie che sotto un diluvio di applausi grida “il lavoro è un privilegio”. Il trionfo di Poletti e l’uccisione di chi il lavoro lo ottiene con le proprie abilità e competenze.
L’Italia è morta. Vergognoso e offensivo. Voto: ZERO.

E veniamo alla gara.

I GIOVANI – ovvero quelli che un tempo si chiamavano “nuove proposte”, ma che oggi per ovvi motivi chiamarli così sarebbe un paradosso. Più anziani e passati di Carosello, Televideo e il bianco e nero. C’è Marianne Mirage (nome rubato ai viados delle cascine), bravina ma senza anima, già vista e rivista (voto 5,5), Braschi che vorrebbe imitare i grandi cantautori che furono ma non imbrocca un verso che sia uno (voto 5), Francesco Guasti vestito hypster che imita Renga (voto 4) e Leonardo Lamacchia che imita il peggior neomelodico possibile (voto 3). In finale, ovviamente, vanno gli ultimi due. Ma in un paese dove le nuove idee sono i ritorni in politica di D’Alema e Berlusconi, che ti aspetti?
Vi prego, ridateci Baudo, che almeno faceva esordire Giorgia e Carmen Consoli…

BIANCA ATZEI – belloccia è belloccia, ma oltre quegli occhioni verdi come fanali non c’è altro. Tranne chiedersi cosa abbia fatto per essere tra i Big. Inconsistente. Voto: 4 (le avevo dato 4,5, poi ho saputo che il pezzo è dedicato a Max Biaggi e allora… ).

MARCO MASINI – solito Masini, pezzo così così interpretato però con grinta e generosità. In una situazione normale sarebbe stato un 5 o un 5,5, ma in una serata come questa è obbligatorio dargli la sufficienza. Voto: 6.

NESLI E IRENE PABA – sono riusciti nell’impresa di farmi rimpiangere Trottolino amoroso du du da da da. Insulto al concetto di musica. Voto: 1

SERGIO SYLVESTRE – arriva questo tizio che non conosco, trionfatore di “Amici”, pluriosannato prima ancora che si esibisca. La voce c’è, ma l’interpretazione è inesistente, cerca di fare il Barry White de noaltri e riesce solo ad essere pretenzioso e stucchevole. Inoltre, la canzone è decisamente brutta. L’applausometro dell’Ariston va comunque in delirio, dicendoci già ora che probabilmente vincerà. Per noi, tanto fumo e niente arrosto. Voto: 4,5

GIGI D’ALESSIO – nella vita ha fatto cose decisamente peggiori di questa. Musicalmente non è nemmeno malaccio sto pezzo, e vista la serata quasi quasi sembra un gigante. Ma il testo merita l’ergastolo. Come minimo. Voto: 4,5.

MICHELE BRAVI – sanremesissimo, ovvero pop noioso e ingessato. Niente altro da segnalare, tranne che sto tizio, vista la somiglianza impressionante, è indiscutibilmente il fratello di Virginia Raggi. Voto: 5

PAOLA TURCI – più o meno come la Mannoia ieri, altra categoria. Stile, classe e bravura che fanno a pugni con la depressione generale. Tra l’altro, il pezzo è pure discreto. E sono segretamente innamorato di lei da quando avevo dodici anni. Oasi nel deserto. Voto: 7

FRANCESCO GABBANI – arriva sul palco accompagnato da una scimmia per fare deliberatamente l’idiota e gli riesce benissimo. Solo che la satira e l’irriverenza sono ben altra cosa. Per chiarimenti, chiedere a Elio e Le Storie Tese. Voto: 3.

MICHELE ZARRILLO – catapultato direttamente dagli anni ’80, un pop melodico noioso, trito e banale. In questo contesto, quasi rassicurante. Voto: 5.

CHIARA – la ragazza ha una voce notevole ed è pure una discreta interprete (ascoltate la sua versione de “L’amore è tutto qui” per credere). La sensazione è che non abbia mai trovato autori capaci di darle un brano almeno decente. Ieri oltretutto pure tradita dall’emozione. Da riascoltare, ma vista la serata è già così oro colato. Voto: 6

RAIGE E GAIA LUZI – lei ammicca con la sensualità di un panda sbronzo, lui è vestito in maniera disumana pensando di ricordare Elton John mentre sembra solo la controfigura riuscita male di Malgioglio. Inguardabili. Voto: 1

GLI OSPITI

FRANCESCO TOTTI – sulle prime scuoti la testa e semplicemente ripeti “perché… Francesco perché??”. Poi però ti accorgi che gli unici momenti vivi e divertenti della serata sono merito suo. E poi, pur non essendo tifoso della Roma, sono tottista da sempre. Perciò, er capitano nun se tocca, qualunque cosa faccia. Voto: 10 e lode.

CROZZA – molto meno brillante della prima sera… con una copertina a sera, il rischio è di ripetersi e di arrivare a sabato senza più cartucce. Voto: 6,5.

ROBBIE WILLIAMS – tra la bamba e il bacio con la De Filippi… tristezza. Voto: 2.

GIORGIA – col suo medley e la sua voce miracolosa, in dieci minuti seppellisce e ridicolizza tutti. O si riporta in gara gente di questo calibro o saremo sempre più con la merda fino al collo. Voto: 9,5

A domani!!!

 

LA PRIMA SERATA

Come l’ultimo devastato del Bronx, rieccomi anche quest’anno tragicamente inchiodato a seguire minuto per minuto l’Odissea sanremese, schiavo mio malgrado di questa potentissima e trashissima tossicodipendenza.
A disintossicarmi, giuro, ci ho provato. Con risultati scarsissimi.
Sarà per il prossimo anno.
Intanto, abbandoniamoci all’inevitabile e procediamo.

Anno III dell’era Carlo Conti e la prima impressione è che sia al tempo stesso il migliore e il peggiore della sua conduzione.
Il migliore perché ha definitivamente plasmato il Festival a sua immagine e somiglianza, e di conseguenza, senza affanno e senza strafare, è completamente padrone della macchina e dei tempi in maniera sobria e puntuale. Il peggiore per lo stesso motivo: il Festival è sparito, è diventato a tutti gli effetti un qualsiasi show del sabato sera dove musica e cantanti sono un semplice contorno, uno sfondo trascurabile.
Per il livello delle canzoni poi, lasciamo stare: l’anno scorso erano l’equivalente di un film horror girato da Lino Banfi, quest’anno sono semplicemente di un piattume insostenibile.
Ma andiamo nel dettaglio.

CANTANTI IN GARA

GIUSY FERRERI – l’arrangiamento non è male, il testo trascurabile ma non orrendo (visto il resto, è molto più di qualcosa). Il problema è l’interpretazione, sforzata oltre misura e la voce… che si vorrebbe “particolare” mentre in realtà l’effetto, ogni volta che canta, è che sta ragazza si sia ingoiata un sacco di patate senza masticarle. Voto: 5.

FABRIZIO MORO – il pezzo è oggettivamente passabile, ma l’emozione lo fa stonare come l’ultimo dei concorrenti del karaoke di Vigevano. Soprattutto, il ragazzo cerca a tutti i costi di vascheggiare. Con un problema insormontabile: non è Vasco Rossi. Voto: 5,5.

ELODIE – non so chi sia, ma il look è da dieci e lode e io sto quasi per innamorarmi. Poi inizia a cantare e gli ormoni mi si raffreddano di schianto. Voce come una grattugia sbeccata e canzone che ripete 28 volte la parola amore. Letale. Voto: 3.

LODOVICA COMELLO – che ci fa qui? Perché? Che senso ha? Inutile. Voto: 3,5.

FIORELLA MANNOIA – nel suo repertorio ci sono almeno 50 pezzi migliori di questo, ma la sua interpretazione e la sua voce sono di un’altra categoria. Al punto che è decisamente imbarazzante vederla in mezzo a questo deserto. Il titolo, “Che sia benedetta”, tristemente profetico. L’unico momento di vera musica della serata. Fiorella, che minchia ci fai qui?? . Voto: 7,5.

ALESSIO BERNABEI – terzo Festival di Conti e terza partecipazione di questo tizio la cui unica qualità è agitarsi come un epilettico mentre canta brani più soporiferi di un tavor. Banale, mediocre, vuoto, insostenibile. Voto: 1

AL BANO – solita voce che spacca i vetri, gorgheggi e virtuosismi a iosa, solita canzonaccia sanremese e, di conseguenza, solito Al Bano. Letale, ma poi pensi che riesce a spaccare i vetri nonostante un recentissimo infarto e ti viene da premiare lo stoicismo. Immortale. Voto: 5,5.

SAMUEL – pezzo interessante, artista di indubbio spessore e distanza abissale dal livello medio della kermesse. Ma di fatto sono i Subsonica senza Subsonica, e per tutta l’esibizione non puoi non chiederti: dove sono tutti gli altri? Orfano. Voto: 6.

RON – niente di che, ma ha un’esperienza, una tecnica e uno stile che da queste parti si sognano. Rassicurante. Voto: 6.

CLEMENTINO – sa essere irresistibile quando usa l’arma della leggerezza. Stavolta prova il registro serioso e impegnato e il risultato è terrificante. Massimo Boldi che parla di politica internazionale. Surreale. Voto: 4.

ERMAL META – sconosciuto, ma è il brano più interessante. Impegnato, potente e coraggioso. Boccata d’aria. Voto: 7.

GLI OSPITI

TIZIANO FERRO – 9 alla interpretazione di Tenco (zero alla base, probabilmente registrata), 10 al duetto con Carmen Consoli. Perché in gara non mettiamo artisti di questo calibro? Sprecato. Voto: 8.

RAUL BOVA – di solito gli attori catapultati sul palco di Sanremo esibiscono impaccio e imbarazzo. Raul Bova invece, per la gioia delle spettatrici, strizzato in pantaloni strettissimi, esibisce un pacco gigantesco da far invidia a Rocco Siffredi. Hard. Voto: 3.

CROZZA – pur bloccato dai paletti del festival (Rai1 non è La7) riesce a essere esilarante. Unico momento di autentico spettacolo in oltre tre ore. Fenomeno. Voto: 8.

RICKY MARTIN – in teoria sarebbe il super ospite internazionale. In pratica è tragicamente uguale al maestro di salsa e balli di gruppo del circolo arci di Scandicci. Deprimente. Voto: 1.

PRESENTATORI

CARLO CONTI – Omaggio a Tenco dovuto, ma non sarà mai abbastanza. Per il resto si è già detto all’inizio: canonico, medio, nemmeno mezzo rischio o mezza sorpresa. La presenza della De Filippi lo fortifica nell’uccidere definitivamente la musica. Voto: 4.
MARIA DE FILIPPI – il colpo da novanta dell’audience. Toglie di mezzo le vallette mute, il che è l’unica nota davvero positiva. Per il resto la solita macchina da guerra, impassibile e infallibile. Senz’anima. E il Festival dovrebbe essere altro da “C’è posta per te”. Voto: 4,5.

REGIA – nel festival che dimentica la musica, la regia durante le esibizioni canore non azzecca una inquadratura. Voto: 1.

GLI SPOT – in assoluto i più atroci della storia, surreali, orrendi, talmente brutti che ancora fatico a credere di averli visti. Roba che tra feti che cantano Non ho l’età, alieni che urlano una Terra promessa e mucche che duettano in Non Amarmi, Conti e la De Filippi che recitavano trottolino amoroso, a confronto, parevano Carmelo Bene che legge Campana. Osceni. Voto: -1000000.

A domani!!!

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