Cinque dubbi esistenziali di un professore

1.
Perché i presidi vecchio stampo, quando un ragazzo si sente male, chiamano sempre in soccorso l’insegnante di educazione fisica? È una precisa direttiva ministeriale degli anni settanta o è convinto che abbia poteri taumaturgici?

2.
Perché ai consigli di classe si dà sempre per scontato, da secoli, che il verbale debba farlo l’insegnante di lettere? Si pensa che possa trasformare il burocratese in un poema epico?

3.
Perché ogni anno c’è la figlia di una bidella che si sposa e a cui bisogna obbligatoriamente fare il regalo? Quante figlie hanno le bidelle? E perché si sposano in continuazione? È perché i figli maschi non si sposano mai?

4.
Perché ogni anno lo stesso rappresentante riesce a rifilarmi una grammatica “assolutamente innovativa” che poi si rivela “assolutamente inutile”? Perché ho la casa piena di grammatiche che non uso e ogni anno rischio di essere sfrattato dalla mia compagna che la casa è piccola e non c’è più posto manco per bestemmiare?

5.
Ma soprattutto… perché quando vengono ai colloqui i genitori si presentano sempre, da secoli, con la stessa formula, ovvero dicendo: “salve, sono il padre di Bernardi”. Cioè, perché non dicono direttamente “salve, sono Bernardi”??
Con tutto che io, con l’abitudine di chiamare gli studenti per nome, ogni volta ho dieci secondi di smarrimento cosmico e non so di chi cazzo stiamo parlando…

#trabancoerealtà
#universiRiccardoLestini

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