Aspettando “Lestini a Sanremo” (sfortunati incontri Pasquali)

Aficionados carissimi,
voi che da tempo immemore seguite l’annuale e soprattutto maniacale rubrica del sottoscritto Lestini dedicata al Festival di Sanremo assecondandomi ogni misura e facendomi credere che sia perfettamente normale, voi che non leggete mai nulla di quel che scrivo con sangue e sudore ma non vi perdete mai una riga quando viro decisamente sulle puttanate, oppure voi che nella settimana di Sanremo smettete sdegnati di leggermi… ecco, a tutti voi, nessuno escluso, BENVENUTI A SANREMO 2017.
Come vedete, ci siamo anche quest’anno e anche quest’anno, giorno dopo giorno, daremo i voti più spietati della penisola a tutte le canzoni e a tutto quel che ci gira intorno.
Ma, sempre come vedete, quest’anno si è deciso addirittura il raddoppio. Non più soltanto le pagelle il giorno dopo le esibizioni ma, udite udite, una finestrella aperta poche ore PRIMA dell’inizio delle serate.

A mia discolpa, per giustificare in qualche modo questo ennesimo delirio festivaliero, posso dire che l’idea non è del sottoscritto, ma del fraterno e psicotico amico Sandro Pasquali che, lo rivelo qui in mondovisione, per convincermi a pubblicare questo spazio, mi ha scritto un messaggino criptico e delirante all’una di notte.
E, ovviamente, io ho accettato entusiasta e senza batter ciglio.
Perché, oltre a essere uno di quegli amici epici da cui non ti allontanano manco tempeste e uragani, oltre ad avere in comune la passione per l’Inter, le processioni e il dolce Diplomatico, il suddetto Pasquali col sottoscritto Lestini forma una coppia mica da ridere.
Diciamo che insieme, entrambi vintage oltre misura, siamo l’anello di congiunzione tra Red Ronnie e Gianni Minà, tra Minoli e Paolo Limiti, tra Pippo Baudo e Fabio Fazio. In sostanza, lui e io SIAMO IL FESTIVAL DI SANREMO. E non c’è da aggiungere altro.

Così ci siamo detti: ma perché ogni giorno, prima del Festival, non rimembriamo tutti quei pezzi STORICI che, però, per qualche motivo NON HANNO FATTO LA STORIA e son finiti nel dimenticatoio?
Vi pare un delirio? E pensate che ancora non avete letto che canzoni abbiamo scelto…
Quindi, bando alle ciance e via ai QUATTRO PEZZI STORICI CHE NON HANNO FATTO LA STORIA del giorno (la selezione, giusto rammentarlo, è tutta del Pasquali).

1- “SUGLI SUGLI BANE BANE”, Le figlie del Vento, Sanremo 1973
Eliminata prima della finale, divertente ed irriverente, ad un primo ascolto a tutto volume vieni subito redarguito dai vicini per ascolto di musica hard, per il resto le figlie del vento affrontano con aria spensierata sanremo, e pubblicano dopo il festival un album intitolato “i carciofi son maturi se li mangi poco duri. Frase da ricordare “questa è la filastrocca dell’isola di Bali la raccontava sempre un vecchio marinaio”, ma era il 73 l’anno dell’inaugurazione delle Torri gemelle, dell’Osca al Padrino e l’anno del lancio dell’Idea del Compromesso storico. Sugli Sugli è tutto il contrario. AMMIREVOLE

Dopo aver scritto questo commento da paura, giusto farvi sapere che il Pasquali ha voluto chiosare con un Post Scriptum in cui ha aggiunto “Era l’anno del Golpe in Cile!”
In ogni caso, qualcuno di voi la ricorda sta canzone?
Io, ve lo dico, son già tentato di darle il proprio per miglior pezzo che non ha fatto la storia…

2- “UNA VECCHIA CANZONE ITALIANA”, Squadra Italia, Sanremo 1994.
1994 ed ho detto tutto. Il Festival non è dentro ma è fuori. Inizia la campagna elettorale per le elezioni politiche, Silvio scende in campo, e si presenta a Sanremo in chiave nazionalpopolare una Squadra che più nazionalpopolare non esiste, l’intro musicale la potete ritrovare nei video della campagna del 2008 di Berlusconi “rialzati Italia”. Un valzer sbarazzino che arriva penultimo, ma l’intento è altro, ai supermercati, alle file delle poste, nelle sale d’attesa del medico, viene canticchiata da molti. Il nuovo che avanza, e questa è una delle colonne sonore. L’immagine di Nilla e degli altri sul palco è un 6 x 3 pubblicitario. IMMORTALI (meno male che Silvio c’è)

Vorrei aggiungere, a suggello, che purtroppo si classificò penultima. Ma soprattutto che tra gli autori c’era addirittura STEFANO JURGENS, l’uomo che ha scritto praticamente TUTTI I PROGRAMMI TELEVISIVI PIU’ VISTI DELLA STORIA.
Come cazzo ha fatto la Squadra Italia a non vincere Sanremo quell’anno lì?
Aggiungiamola ai misteri italiani, subito dopo Piazza Fontana…

3- “ME L’ASPETTAVO UN PO’ PIU’ BIONDO, E’ ARRIVATA LA FINE DEL MONDO”, Gigi Sabani, Sanremo 1989
diciamoci la verità, tutti l’abbiamo canticchiata, Gigi Sabani assomigliava un po’ a tutti, imitava tutti, ed anche bene. Nel 1989 il presidente del consiglio era Ciriaco De Mita, viene annunciato il cambio di nome del PCI, l’Inter vince lo scudetto, il Milan la coppa Campioni, il Napoli la coppa Uefa, e soprattutto cade il muro di Berlino in novembre. Sanremo si tiene nove mesi prima della caduta, ed a rileggerla la canzone di Sabani anticipa l’avvenimento. PROFETICO

Da rammentare come l’esibizione nella serata finale si risolse in un AGGHIACCIANTE MEDLEY di tutte le imitazioni più celebri del Gigi Nazionale…

4-“NELLA VALLE DEI TIMBALES”, I figli di Bubba, Sanremo 1988.
a Sanremo vince Perdere l’amore di un passionale Massimo Ranieri. al 16° posto con 115998 voti si piazzano i Figli di Bubba (Franz Di Cioccio – Roberto Manfredi – Mauro Pagani – Enzo Braschi –
Sergio Vastano – Roberto Gatti,
Alberto Tonti) un mix perfetto di musicisti, giornalisti e comici. in questo anno George H. W. Bush, già vicepresidente nei due mandati di Ronald Reagan, diventa il 41º Presidente degli Stati Uniti, e Michail Gorbačëv assume la carica di capo del Soviet Supremo. I nostri Figli di Bubba, inutile dire a mio avviso i migliori di questa prima giornata di Dopo Lestini a Sanremo, scrivono questa canzone che riprende un po’ gli squallor, un po’ elio e le storie tese, ci divertono e ci stuzzicano la mente. nel testo “Chissà come farò senza la faccia di Andreotti / Non sopravviverò / Senza lasagne surgelate, la maschera antigas
Le ferie intelligenti, la turbo e l’ananas
Andrò laggiù nella valle dei Timbales ” Anche loro leggono il futuro, o se lo augurano. MITICI.

A parte la solita domanda…. chi se la ricorda?
Ma soprattutto… Di Cioccio…. DI CIOCCIO, quello della PFM!! Cioè, capito? Impressioni di settembre….

Va be’…
BUON FESTIVAL A TUTTI E A RISENTIRCI A DOMANI!

Premiata Ditta
Pasquali&Lestini


SECONDA GIORNATA

Aficionados,
dopo lo strepitoso successo di ieri, e visto che la nostra selezione di BRANI CHE NON HANNO FATTO LA STORIA DEL FESTIVAL (che a parlare di quelli che la storia l’hanno fatta, son buoni tutti) è risultata DI GRAN LUNGA SUPERIORE a quella delle canzoni in gara quest’anno:
1) il grande Pasquali si è superato nella scelta dei brani di oggi;
2) Sanremo 2018, ormai è ufficiale, lo presenteremo in coppia io & Pasquali

Ma bando alle ciance e si proceda con i pezzi di oggi (chi non ha letto la puntata di ieri corra a leggere, in bacheca mia o del suddetto Pasquali).

1 – “MA CHI TE LO FA FARE”, Marinella (Sanremo 1981)

Vince Alice con la mai troppo chiarita Per Elisa, seconda arriva la Goggi con Maledetta primavera. Nell’anno dell’insediamento di Reagan, della scoperta della P2, dell’attentato al Papa, di Mitterand Presidente, della nascita dei Metallica, con Ma chi te lo fa fare Marinella arriva settima al Festival, il testo è l’inno dell’anti-impegno, con tanto di giocatore di Football americano sul palco, “mi piacerebbe capire più di niente quando un ministro parla alla gente”. DISIMPEGNATA.

Attenzione, perché senza questa canzone non sarebbero mai esistiti, nell’ordine:
– I film di Carlo Vanzina;
– Il PSI di Bettino Craxi;
– L’uso ostentato del termine “Vernissage”;
– Il Drive In;
– Berlusconi

… traete un po’ voi le conclusioni…

2 – “TOPOLINO PICCOLO”, de Le Nuove Erbe (Sanremo 1975)

Nel 1975 la Thatcher diventa primo ministro, e in Italia la maggiore età è portata a 18 anni dai 21 precedenti. Sanremo è boicottato dalle grandi case discografiche, potremmo citarne molte quindi di questa edizione ma ci concentriamo su Le nuove erbe che si presentano con Topolino Piccolo, lasciamo a voi l’ascolto e l’immaginazione. BOICOTTATA

Continuo a sostenere… tutta una questione linguistica. Una perla di così alta psichedelia buttata nel cesso… se l’avessero fatta i Pink Floyd intitolandola LITTLE MINI MOUSE sarebbe stato un successo planetario.

3 – “TROPPO SOLE”, di Sabina Guzzanti (Sanremo 1995)

Berlusconi scende in campo con Squadra Italia nel ’94 (ricordate?), e i sessantottini rispondono con Troppo Sole l’anno seguente, salgono sul palco udite udite Sandro Curzi, Nichi Vendola, Mario Capanna, Antonio Ricci, Daria Bignardi, Remo Remotti, Ermete Realacci, Chicco Testa, Marco Giusti, Orsetta De Rossi, Paolo Pietrangeli, Bruno Voglino e Milo Manara la cosiddetta riserva indiana, mentre Sabina Guzzanti e David Riondino cantano. Una canzone visionaria, che dire anche oggi tifiamo per questa, bastava solo Curzi a farci schierare da questa parte. D’altronde il 95 è tutta un’altra storia, Berlusconi non è più Presidente, si apre il processo ad Andreotti, Prodi e Veltroni danno il via alla campagna elettorale con l’Ulivo. E mi pervade una strana sensazione di deja-vu. RISERVISTI

PS: andate a rivedervi su YouTube, la sera della finale, l’epico scontro tra SANDRO CURZI (uno dei riservisti) e PIPPO BAUDO… LEGGENDARIO!!!!

4 – “BARBARA”, di Enzo Carella (Sanremo 1979)

Barbara di Enzo Carella, arriva seconda nel 1979 dietro Mino Vernaghi. Arriva secondo e poi…sparisce. Barbara, da ascoltare. Nel 1979 succede di tutto, ovunque, tranne a Sanremo. Hussein diventa presidente in Iraq, Nilde Iotti è la prima presidente donna della Camera, l’ayatollah sciita Khomeini rientra a Teheran, vengono rapiti Fabrizio de Andrè e Dori Ghezzi, nasce il Tg3 e iniziano i problemi in Afghanistan. Di tutto, tranne che a Sanremo. DIMENTICATO

Ascoltatela, e ci ringrazierete in eterno per avervi fatto fare questa scoperta clamorosa.

Detto questo, non ci resta che salutarvi e darvi appuntamento a domani con altre nuove imperdibili perle CHE NON HANNO FATTO LA STORIA.

Buon Festival a tutti!!!

Premiata ditta
Pasquali&Lestini


TERZA GIORNATA

ASPETTANDO “LESTINI A SANREMO”

ovvero, SFORTUNATI INCONTRI PASQUALI (il Festival come non lo avete mai ascoltatp – giornata 3)

Aficionados benedetti,

terza giornata di festival e terzo nostro appuntamento in cui ripercorriamo le grandi canzoni sanremesi CHE NON HANNO FATTO LA STORIA.

Il successo ormai planetario di questa rubrica, frutto della mente perversa di Sandro Pasquali, fido amico fraterno del Lestini, e quindi nei fatti associazione a delinquere tra i due amici maniaci, ci spinge ad osare sempre di più nella scelta delle canzoni. E chissà a questo punto cosa ci inventeremo per l’anno prossimo… (sì, esatto, è UNA MINACCIA).

Andiamo alle quattro canzoni storiche che non hanno fatto la storia di oggi:

1 – IL BABA’ E’ UNA COSA SERIA, Marisa Laurito (Sanremo 1989)

Lo stesso anno di Gigi Sabani (vedi prima puntata), 1989, l’anno della caduta del muro, e lei tra la “mossa” e il “cruciverbone” (chi non ricorda il cruciverbone si vada subito a rivedere gli interventi nostalgici di Marino Bartoletti a “Quelli che il calcio”, epoca Fazio) trova il tempo di un pezzo culinario.
A Sanremo Beppe Grillo imperversa con sketch comici, come pure il trio Solenghi-Lopez-Marchesini.

” Il babà è come il ciucciotto la coperta di Linus se cercate un antistress accattateve ‘o babà.

ANEMA E CORE

PS: a proposito di Grillo… fu proprio dopo gli sketch sanremesi di quell’anno che la Rai lo cacciò vita natural durante. A parte ricoprire di merda tutto il pentapartito, si ricordano i suoi giudizi sui cantanti, in particolare il grido “JOVANOTTI E’ UNA SCOREGGINA” (era l’anno che portò a Sanremo “No Vasco no…”).

2 – SANTO ANTONIO SANTO FRANCISCO (Sanremo 1971)

Ultimo anno delle canzoni con doppia interpretazione da parte di due artisti diversi. Consigliamo l’ascolto sia della versione di Mungo Jerry che di Piero Focaccia, inutile dire che preferiamo quest’ultimo, canzone scritta addirittura da Paolo Conte. Leone diventa presidente, la repubblica popolare cinese entra a far parte dell’Onu e Neruda è nobel per la letteratura. Per inciso il Festival vede un podio di tutto rispetto, vincono Nada e l’uomo del Sud, Nicola di Bari, con “il cuore è uno zingaro”, secondi Ricchi e Poveri con Josè feliciano cantando “Che sarà”, e terzo Lucio Dalla insieme all’equipe 84 con “4/3/1943”.

SOTTOVALUTATI

PS: Dalla quell’anno lì provò a cantare nella strofa finale “e ancora adesso che io bestemmio e bevo vino, per i ladri e le puttane mi chiamo Gesù Bambino”, ma la censura Rai gli impose di cantare “e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino” (ed è questa, quella censurata, a essere diventata quella ufficiale… vogliamo aprire un dibattito su questo??).

Ma soprattutto, perché PIERO FOCACCIA non viene inserito una volta per tutte tra i grandissimi della canzone italiana?? Voi che ne pensate? Siamo noi, Lestini&Pasquali, a essere fuori di testa oppure siete d’accordo con noi??

3 – PADRE CIONFOLI…

al secolo Giuseppe Cionfoli. Ha fatto parte dell’ordine dei cappuccini, ora sposato e padre di tre figli, ha fatto parte anche di squadra italia a Sanremo 94, passato alla cronaca anche per essersi candidato come consigliere regionale nelle file del centrodestra in Puglia. Quale canzone? Indecisi fra “Shalom” e “Solo grazie”, optiamo per quest’ultima anche se suggeriamo l’ascolto di entrambe rigorosamente su 45 giri in mangiadischi arancione portatile. Era il 1982, l’anno dei campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo, ma anche l’anno dell’attentato alla sinagoga di Roma, dell’occupazione delle Falkland, della nascita di italia 1 e rete 4. A Sanremo Vasco Rossi arriva ultimo e Zucchero penultimo, padre Cionfoli quarto.
QUALCOSANONQUADRAVA

e mi permetto di aggiungere che Papa era Karol Wojtyla, il che spiega nell’ordine:

  • il perché qualcosa non quadrava
  • il perché un frate andava a Sanremo
  • il perché di padre Cionfoli
  • il perché della sua surreale carriera
  • il perché di****** (censura, più pesante di quella a Dalla)

4 – LINDA BELLA LINDA, Daniel Santacruz Ensemble (Sanremo 1976)

è la storia delle storie, una ragazza emancipata cerca avventure occasionali e…non conclude. Il ’76 è l’anno dell’incidente a Lauda, della dittatura di Videla in Argentina, dell’oscar a qualcuno volò sul nido del cuculo. È anche l’anno dell’inizio delle battaglie civili sull’aborto. Un po’ disco e un po’ hyppi i Daniel Santacruz Ensemble chiaramente non vincono Sanremo, ma vendono tantissimo durante l’estate. Da ascoltare. E anche oggi abbiamo un vincitore.

VENDITORI

per colpa loro, pure le tematiche impegnate divennero un ballo di gruppo, e Ivan Della Mea non venne più chiamato manco alle Feste de l’Unità e sparì dalla circolazione…

E con questo è tutto… buon Festival e a risentirci domani!!

La premiata ditta

Lestini&Pasquali

#lestiniasanremo


Aficionados illustrissimi e chiarissimi,
rieccoci all’ormai consueto appuntamento quotidiano con questa stravagante anteprima delle serate sanremesi. Ovvero, le canzoni della storia del Festival che NON HANNO FATTO LA STORIA.
Un prodotto assai perverso scaturito dalle menti diaboliche e infingarde del Lestini e del Pasquali.
Fino adesso abbiamo ripescato ben 12 canzoni, 12 perle dimenticate sotto la polvere del tempo che passa e, soprattutto, sotto la polvere degli archivi della Rai.
Ne mancano ancora 8, di canzoni da riesumare&riabilitare. Le prime 4 ve le spiattelliamo sfacciatamente davanti oggi, le altre 4 domani per il gran finale. Gran finale nel quale, UDITE UDITE, ci sarà pure UN SUPER OSPITE (o forse addirittura due, chissà… ), e dove ovviamente, proclameremo pure la vincitrice, ovvero la Canzone Suprema che Non Ha Fatto la Storia.
No, Voi NON potete votare.
No, NON c’è il televoto.
No, NON accettiamo suggerimenti.
Fedeli alla Linea da sempre e per sempre, noi due – sempre Lestini&Pasquali – gestiamo il tutto in maniera assolutamente dittatoriale.
Detto questo, VIA ALLE DANZE…

1 – SARA’ UN FIORE, Enrico Beruschi (Sanremo 1979)

Vi ricordate il Sanremo di Barbara cantata da Enzo Carella?
Ecco da quello stesso anno:
“la Signora Belvedere non domanda più al marito cusa l’è ches chi, l’ha saputo dal postino birichino birichino che passava ogni mattino…”
Le parole sono un verso della canzone “sarà un fiore” di Enrico Beruschi. Nel 1979 la censura si accorge di tutto, ma magicamente lascia passare questa canzone, doppio senso assoluto.
D’altronde come già raccontato nel ’79 accade di tutto: per aggiungerne una mai citata, sembra che il 18 febbraio nevicò per qualche minuto nel Sahara. Nel frattempo Beruschi diventerà uno dei peronaggi principali del Drive In…
CUSA L’E’ CHES CHI

… mi permetto una chiosa caustica piuttosto e anzicheno: per spegnere una rivoluzione, basta incendiare le camere da letto…
… e chi vuole intendere…

2 – DAMMI 1 BACIO, Francesco Salvi (Sanremo 1993)

L’anno dell’anima Rock di Ruggeri con Mistero, e della Solitudine di Laura Pausini. Dopo aver cantato Esatto nel 1989, ora si presenta con un questa nuova canzone. Salta e balla sul palco, indossando una giacca di nuvole. Nel ’93 siamo in piena tangentopoli, a Luglio il paese è sotto attacco di attentati, viene ucciso Escobar, Rudolph Giuliani è sindaco di New York e nasce l’unione europea. Salvi cerca affetto.
AFFETTUOSO

… il tutto ci porta a riflettere su un mistero mai veramente chiarito, e cioè: perché Francesco Salvi è l’unico, e sottolineo tre volte L’UNICO COMICO ANNI ’80 a essersi polverizzato con Tangentopoli ma a NON ESSERE RIPESCATO dall’epopea berlusconiana?
Si accettano suggerimenti…

3 – VITA D’INFERNO, Biggio e Mandelli (Sanremo 2015)
Vita d’inferno/ Se lo sapevo prima rimanevo dentro l’utero materno/ Vita d’inferno / Se piove è sempre colpa del governo Vita d’inferno /Si soffre come ai tempi degli antichi ma in un modo più moderno Sono milioni di milioni tutte le generazioni Che han vissuto nonostante il giramento di..
E questo potrebbe bastare, irriverenti come tutti i loro programmi, arrivano dritti al cuore del problema, ma che ci fanno a Sanremo? Boh..tentativo inverso di nazionalpopolarità…Ma siamo nel 2015, è Sanremo in chiave moderna e tutto ci può stare. E’ il 2015 l’anno di Charlie Hebdo, della crisi politica greca, del Bataclan, e del Giubileo straordinario. E’ la modernità, ma per oggi vincono loro.
VITA D’INFERNO

Sì, tutto ci può stare in chiave moderna. Tipo:
Arisa come valletta;
Le fiction dove gli imprenditori sono eroi nazionali e gli operai loro adepti adoranti che ne propongono la santificazione;
Poletti ministro del lavoro
e così via, ad libitum…

4 – FRAGOLINA, Leandro Barsotti (Sanremo 1997)

La scena di riferimento è questa: chiosco, sera dopo cena ad inizio stagione, da un lato tutti ragazzi che fanno finta di essere cresciuti, dall’altro le ragazze che sono in realtà cresciute, si alza M. innamoratissimo segretamente di X, minaccia di mettere un capolavoro al juke-box, parte Fragolina di Leandro Barsotti, e la serata cambia radicalmente, scopriamo la birra.
Era il ’97 Sanremo lo vincono i Jalisse, il nostro Barsotti non va nemmeno in finale, presentatore d’eccezione Mike Bongiorno con Piero Chiambretti e Valeria Marini. L’anno della morte di Lady D e Madre Teresa, della rielezione di Bill Clinton, dei “serenissimi” che occupano il campanile di Piazza San Marco, e del deragliamento dell’ETR 460 “il pendolino” con Cossiga a bordo. Per il resto, le serate estive erano allietate anche da Barsotti, “non andar mai via fragolina mia, UN PEZZO A ME UN PEZZO A TE.

… il ”97, aggiungo, l’anno della Cometa Heil-Bop, ché solo con Heil-Bop nel cielo alla Rai poteva venire in mente di mettere la Marini valletta e solo con Heil-Bop nel cielo uno poteva presentare un pezzo intitolato “Fragolina” e non vergognarsi…

Buon Festival a tutti e a risentirci domani per il gran finale!!!

Premiata ditta
Lestini&Pasquali


ASPETTANDO “LESTINI A SANREMO”… ovvero: SFORTUNATI INCONTRI PASQUALI (il Festival come non lo avete mai ascoltato – IL GRAN FINALE)

Aficionados carissimi,

eccoci arrivati nello spazio di un niente (ma come passa il tempo?) al Gran Finale di questo nostro pazzesco viaggio nel tempo e, soprattutto, nella storia del Festival di Sanremo, alla ricerca delle migliori canzoni che NON HANNO FATTO LA STORIA. Ovvero quei pezzi che avrebbero meritati fasti e onori, quintali di cronache e litri d’inchiostro, mentre invece, nel migliore dei casi, son stati frettolosamente snobbati e liquidati, nel peggiore condannati a una damnatio memoriae da cui, compito dei due diabolici direttori di questa folle rubrica, ovvero Lestini e Pasquali, è indispensabile salvarli.

Con le 4 di oggi fanno VENTI, venti brani pazzeschi giustamente&finalmente restituiti a nuova vita. Che, come abbiamo ampiamente dimostrato, non hanno fatto la storia ma hanno SIMBOLEGGIATO la storia. E visto che i nostri venti prescelti sono di gran lunga migliore dei ventidue quest’anno in gara, l’anno prossimo, è ufficiale, Lestini&Pasquali presenteranno il Festival. E sarà l’apoteosi dell’intelletualpopular vintage d’ascendenza gramsciana-baudista.

Via con le 4 canzoni del giorno!

(***attenzione, al termine proclameremo la canzone vincitrice, quella che in assoluto più di tutte NON HA FATTO LA STORIA!!***)

1 – ANNI RUGGENTI, Gruppo Italiano (Sanremo 1984)

Patrizia Di Malta, Raffaella Riva, Gigi Folino, Roberto Bozo Del Bo, e Chicco Santulli, Gruppo Italiano, si presentano con Anni Ruggenti, una musica elettronica con risvolti di retroguardia. Arrivano undicesimi.

Tanto per ricordare è il gruppo che due anni prima si fece conoscere con Tropicana, ma nel 1984 il mondo pensa ad altro, è l’anno di Craxi, del concordato, dell’abolizione della scala mobile, della Milano da bere, del decreto Berlusconi e via dicendo, sono anni ruggenti. ITALIANO.

Nei due anni che separano Tropicana (che cantavano pure quelli di Autonomia Operaia) e Anni Ruggenti (che Autonomia Operaia non poté cantare perché non esisteva più), si smantellò e depotenziò la nazionale campione del mondo in Spagna (che infatti non si qualificò agli europei), ovvero l’ultima avvenimento realmente collettivo accaduto in questo paese.

Italia da bere…

2- SIAMO DONNE, Jo Squillo e Sabrina Salerno (Sanremo 1991)

Tormentone musicale dell’estate 91, tredicesima a Sanremo, poi scomparsa, riappare ogni 8 marzo in discoteca. Siamo Donne, Jo Squillo e Sabrina Salerno, mostrano il meglio del loro bagaglio personale, da ringraziare. Nel 1991vengono abbattuti in Iraq Bellini e Cocciolone, è l’anno della moby prince al porto di Livorno, della fine dell’Urss. Ricordiamo Sabrina Salerno poco tempo dopo nel film Fratelli D’Italia, il paese è reale. SORELLINE D’ITALIA.

Ma Jo Squillo e Sabrina Salerno, sono di destra o di sinistra?

Rispondiamo citando Gaber, ovvero “un figone resta sempre un’attrazione che va bene per sinistra e destra”

3 – QUELLI COME NOI, New Trolls (Sanremo 1992)

Ultimi in finale nel Sanremo 1992, i new trolls con quelli come noi. Quelli come noi che hanno visto i muri crollare,quelli come noi crescono e non cambieranno mai, parole autobiografiche. 1992 l’anno ripreso anche da una recente serie televisiva, l’attentato a Capaci, Scalfaro Presidente della Repubblica, e di via D’Amelio. Quelli come noi invece non dimenticano.

4 – N’ADDORE E CASTAGNE, Roberto Carrino (Sanremo 1978)

1978, rapimento e uccisione di Aldo Moro, di Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, di Pertini Presidente, un anno importante della nostra storia. Se ne accorgono subito tutti, a Sanremo Beppe Grillo è tra i presentatori, vincono i Matia Bazar con e dirsi ciao, seconda la Oxa con un’emozione da poco e terzo il grande Rino Gaetano con Gianna. Ma noi ci concentriamo su un eliminato, Roberto Carrino, che canta ‘n’addore ‘e castagne, canta passa e se ne va, con tanto di Coppola. METEORA

IL SUPEROSPITE

E veniamo ai superospiti, chi chi chi cò cò cò, Pippo Franco, ospite per 5 edizioni di Sanremo, di cui firma anche una sigla, “Che Fico”.

Ma con questa canzone canta e balla, zompetta e mima sul palco. Prepara il Bagaglino, la terza camera istituzionale della Prima Repubblica, il Salone Margherita. A noi piace ricordare Pippo Franco per l’impegno politico recente con Democrazia Cristiana per le autonomie e poi alle primarie del centrodestra per il Sindaco di Roma, e ci piace ricordare le sue tante vallette e colleghe nei film che lo hanno visto protagonista, Pamelona Nazionale Prati su tutte.

ISTITUZIONE

Dopo D’Annunzio, praticamente il più alto momento culturale della destra italiana.

Inciso Hard: Pamelona Nazionale Prati è il ricordo erotico del Pasquali. Il Lestini sceglie, per i suoi sogni incoffessabili, tra le soubrette bagagline, Milena Miconi.

IL VINCITORE

Classifica Finale delle canzoni che non hanno scritto la storia della musica:

3° posto per Squadra Italia con Una vecchia canzone italiana

2° posto per la canzone del disimpegno, Marinella con Ma chi te lo fa fare

1° posto per…SUGLI SUGLI BANE BANE, le figlie del vento… che non solo vince, ma STRAVINCE!!!

VAI CON LA SIGLA FINALE…

Nuje simme trash” di Nino D’angelo del dopofestival 1998, presentato da Piero Chiambretti e lo stesso Nino d’Angelo, non più il caschetto biondo, ma maturo e artisticamente cresciuto, ci regala questa perla sconosciuta ai più, ma che ci prepara ad una serie di meraviglie che vedranno il punto più alto con ‘O rap ‘e Tano, del film Tano da morire.

E con la malinconia del sipario che cala, pensando già a cosa ci potremo inventare l’anno prossimo, vi ringraziamo commossi per l’attenzione e vi auguriamo BUONA FINALE DEL FESTIVAL!!!

Premiata ditta

Lestini&Pasquali

#lestiniasanremo

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