Sara

Sara aveva i capelli corti tagliati come un maschio, nerissimi. Gli occhi, neri anche quelli, due pozzi di cui non si vedeva la fine. Avevamo undici anni e passavamo l’estate in collina. Io l’amavo perdutamente, ma non sapevo cosa fosse né come si chiamasse quel meraviglioso e insopportabile mal di pancia che mi faceva tremare ogni volta che la vedevo. Così, invece di dichiararmi, un pomeriggio le torsi un braccio fino a farla piangere. Ma lei capì. Infatti la sera stessa mi prese per mano e correndo mi portò nei boschi a cercare le lucciole, e a un certo punto mi mise un dito sulla bocca e disse “Sssst!! Ascolta…sono belle le stelle!”.

E un pomeriggio venne a chiamarmi tutta vestita di bianco, svolazzante e coi seni che cominciavano a premere sotto il vestito. Era finita l’estate e mi salutò dandomi un bacio sulle labbra. Un’ora dopo partì e io piansi tuttanotte.

E’ da quell’antica estate dei miei undici anni che non la rivedo. E non so perché, ma ancora oggi penso a Sara ogni volta che la mia vita si scopre priva d’amore…

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