I LIBRI PIÙ BELLI DEL 2016 (pagellone di fine anno)

Ultimi spiccioli dell’anno, consueto tempo di bilanci, domande sul che anno è stato e cosa resterà di questo 2016.
Noi, come al solito, a questo clima da gioco delle conclusioni e dei propositi, partecipiamo con la rituale classifica dei libri più belli dell’anno.
Un gioco e nient’altro, sia chiaro, visto che la classifica in questione è quanto di più parziale e soggettivo possa esserci, visto che dipende esclusivamente dal mio modestissimo, e spesso discutibilissimo, parere.

Dunque, cominciamo con la categoria “Romanzi&Racconti”.
Anno denso e ricco, al punto che sono tanti – troppi – i bei lavori pubblicato.
La scelta dei tre da incoronare, di conseguenza, raramente è stata così ardua.

Perciò almeno una menzione meritano alcune illustrissime e bellissime esclusioni. Sei per la precisione.
In ordine sparso:
“La scuola cattolica” di Edoardo Albinati; “La fine della storia” del sempre immenso Luis Sepulveda; “Scherzetto”, di Domenico Starnone; “Il cinghiale che uccise Liberty Vallace”, di Giordano Meacci ; “La grande Blavatsky” di Francesca Serra; “My generation” di Igort.

noQuanto al podio, terzo posto ex aequo per “Fai bei sogni” di Massimo Gramellini, ovvero lo struggimento che sa essere lucido, i fiumi di commozione che non cedono mai al patetismo; e “Come sugli alberi le foglie”, torrenziale apologo di una generazione che sognava il novecento e la velocità e rimase stritolata e travolta nella tragedia della Grande Guerra.
Secondo posto per “Una cosa che volevo dirti da un po'”, di Alice Munro, ovvero la regina assoluta della narrativa breve, ovvero Racconti semplicemente meravigliosi.
Primo posto per “Un viaggio che non promettiamo breve” di Wu Ming 1, un poema epico pazzesco e assoluto sull’epopea no tav. Leggendario.

Per la categoria “Saggi & Oggetti Misteriosi”…
Terzo posto a “Tortura”, di Donatella Di Cesare, una ricostruzione chirurgica e indignata sul perché in Italia manchi ancora una legge sul reato di tortura;
Secondo posto per Il maestro immortale Noam Chomsky, con “Chi sono i padroni del mondo”, spietata analisi del lato più oscuro e brutale della politica internazionale neoliberista;
Medaglia d’oro, senza dubbio a “Cose che si possono e non si possono dire” di Arundhati Roy, saggio meraviglioso sul senso più profondo del dissenso e della protesta.

Per quanto riguarda invece libri usciti prima del 2016, ma che ho letto quest’anno, lasciamo stare le categorie e diamo una classifica unica, ovvero:
5.”La vita sessuale dei nostri antenati”, di Bianca Pitzorno, intenso e rapidissimo affresco tutto al femminile;
4.”Respiri e sospiri”, Paola Cannas, libro d’esordio di una poetessa novantenne;
3.”Caccia grossa”, straordinario diario militare che diventa un incredibile reportage sulla Sardegna del 1900;
2.”Scogliera”, di Olivier Adam, poesia in forma di romanzo sul cercarsi e ritrovarsi;
1.”Mosca più balena”, di Valeria Parrella. Straordinari, fulminanti, immensi Racconti brevi.

Infine, per la serie “classici riletti quest’anno”, ecco il trittico delle meraviglie:
3.”Marco e Mattio” di Sebastiano Vassalli;
2.”La pelle” di Curzio Malaparte;
1.”L’isola di Arturo” di Elsa Morante.

E anche per quest’anno, è tutto.
Ricordandovi che regalare un libro a natale è un atto di necessaria resistenza, vi aspetto venerdì prossimo, 23 dicembre, con il “pagellone” dei film più belli del 2016.
Buon fine settimana a tutti!!

#consigliRiccardoLestini

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