I FILM PIÙ BELLI DEL 2016 (pagellone di fine anno)

Eccoci puntuali come un orologio svizzero a vedere cosa resterà di questo 2016. E dopo i libri della settimana scorsa, veniamo ai film. Con la stessa identica premessa di sette giorni fa: questa classifica è assolutamente partigiana, ovvero completamente dipendente dai miei gusti e dalle mie opinioni e quindi, per forza di cose, contestabilissima.
Premessa numero due: questa volta la classifica di fine anno la dedico al mio amico e “gemellino” Giuseppe Gori Savellini, anche lui come me maniaco di cinema e di pagelloni, per augurargli il miglior 2017 possibile. E perché, proprio in nome della fratellanza & gemellanza, spesso e volentieri i nostri pagelloni si somigliano molto. Vediamo se anche quest’anno la tendenza sarà rispettata.
Procediamo.

È stato un anno, cinematograficamente parlando, nella media. Cronache di film pluripremiati annunciati come capolavori pazzeschi e che poi si è scoperto non essere né così pazzeschi né così capolavori. E di film davvero giganteschi puntualmente ignorati dai più. E di qualche sorpresa, nel bene e nel male.

Andiamo nel dettaglio, cominciando dalle “menzioni speciali”.

La prima è per Quentin Tarantino e per il suo “The Hatefull Eight”. Un film che, e lo dico da fan di Tarantino, mi ha annoiato mortalmente e mi ha deluso in maniera bruciante (mai andare al cinema carichi di tutte queste aspettative, ma Tarantino è Tarantino.. ). Solo che c’è quella sequenza lì, quella inziale, con la diligenza che corre tra la neve. Meravigliosa, una delle sequenze più belle mai viste, da riempire occhi e cuore. Alla sequenza, e non al film, va quindi il premio “Scena da paura”.

Per la sezione “Animazione&Tenerezze” a occhi chiusi nominiamo e premiamo “La mia vita da zucchina” di Claude Barras, una chicca di dolcezza garbata, commovente e poetica.

Menzione speciale “Parla del tuo piccolo sperduto villaggio e avrai parlato del mondo intero” per “Paterson” del grande Jim Jarmusch: un film piccolissimo e potente, dove la banalità del quotidiano e la poetica delle piccole cose esplodono in fuochi di meraviglia che incendiano l’anima.

Premio speciale per la sezione “Documentari” il mio premio va, senza manco pensarci, a “Fuocammare” del nostro Rosi. Semplicemente, uno dei docufilm più lucidi, intelligenti e toccanti che io abbia mai visto.

Premio speciale “Scoperte”, ovvero “film da beccare col lanternino in quelle poche sale d’essai ancora vive per puro miracolo”, va a “Le ultime cose”, straordinaria perla sulla solitudine metropolitana ai tempi della crisi diretta dalla bravissima Irene Dionisio.

Infine, per la sezione speciale “Biopic”, visto che sono un maniaco di film biografici, con tutta la gioia del mondo premiamo Pablo Larrain e il suo “Neruda”. Ovvero, quando il rigore filologico si sposa con l’invenzione fantastica e il risultato è poesia.

Finite le menzioni speciali, passiamo al piatto forte del pagellone, ovvero i SEI FILM (sì, quest’anno sei invece dei soliti cinque) più belli in assoluto.

Sesto posto per IL CONDOMINIO DEI CUORI INFRANTI di Samuel Benchetrit, ovvero divertimi con garbo e malinconia, splendido e francesissimo film sul gioco del caso e del destino, in una carrellata di situazioni e personaggi davvero indimenticabili.

Quinto posto per FAI BEI SOGNI di Marco Bellocchio. Tratto dallo splendido romanzo di Gramellini, Bellocchio se possibile rilancia e supera la narrativa. La caustica lucidità del maestro che si sposa ad una storia passionale e toccante. Risultato vertiginoso e splendido.

Quarto posto per IO DANIEL BLAKE di Ken Loach. Grandioso cinema civile, come purtroppo non se ne vede e non se ne fa più. Indignazione e rabbia fino alle lacrime. Chapeau.

Terzo posto per la più grande sorpresa dell’anno, ovvero LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT di Gabriele Mainetti. Un film capace di strapazzare, tagliare e mescolare i generi più diversi e frullarli in un mix di sorprendente bellezza. Ironia, romanticismo, commozione. Fiaba gotica e fumettistica su sfondo metropolitano e sentimentale. Splendido Santamaria. Lo zingaro che canta “Un’emozione da poco” di Anna Oxa è senza dubbio la scena migliore dell’anno.

Secondo posto per FRANTZ di François Ozon, una vertigine più che un film, un bianco e nero impressionante, stupendo. Quando la poesia è lì, proprio lì, sullo schermo e ininterrottamente. E ti lascia senza parole.

Primo posto, e non ci ho dovuto pensare nemmeno un attimo, LA PAZZA GOIA di Virzì. Splendido senza altro da aggiungere. Struggente, divertente, brividi sulla pelle indelebili, pianto ininterrotto per l’ultma mezzora di film. Scritto in maniera esemplare, diretto con cuore e sangue, in una Toscana finalmente vera. Favoloso. Da vedere e rivedere.
Ultima nota: chiunque volesse capire cosa sia e cosa debba fare un attore è tenuto a vedere questo film. Senza parole per la prova delle due protagoniste, Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi, straordinarie e indimenticabili. Ma attenzione ai non protagonisti: Marco Messeri e Anna Galliena, ci danno una lezione di recitazione memorabile.

E con questo è tutto miei cari. Ricordandovi che con questo pagellone vanno in vacanza i CONSIGLI DEL VENERDI (torneranno a maggio), non mi resta che augurarvi un grandioso 2017… pieno zeppo di bei film, possibilmente!!

Buon anno!!

#consigliRiccardoLestini

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