Prima l’Italia e gli italiani!!

Quel che non capisco non è tanto lo slogan, la posizione in sé (che, condivisibile o meno, deprecabile o no, ha comunque una sua logica abbastanza chiara che non ha bisogno di troppe spiegazioni), ma il fatto che quasi tutti coloro che sostengono questo con assoluta convinzione, poi non solo nei fatti non fanno praticamente quasi mai niente in difesa dell’Italia e degli italiani, ma addirittura, in determinate (e determinanti) situazioni, finiscono per scagliarsi violentemente contro persone che lottano e combattono battaglie proprio in quanto italiani e in difesa dell’Italia e del suo territorio.
Un paradosso sorprendente e incomprensibile.

Penso, ad esempio, alla lotta No Tav della Val di Susa, oltre venticinque anni in cui, quotidianamente e incessantemente, le varie comunità della Valle si sono organizzate e coordinate mettendo in atto ogni strumento possibile di lotta per difendere il loro territorio, i loro paesi e le loro case da una cosiddetta “grande opera” che – appunto da oltre venticinque anni e senza che se ne capiscano né il bisogno né i benefici – minaccia di distruggere.
In sostanza, italiani che lottano per difendere casa loro, italiani che lottano per difendere una porzione d’Italia dalla sua distruzione paesaggistica, dal disastro ecologico e ambientale, dalla fine del localismo come ricchezza e risorsa, dalla fine di una comunità. Nonché dalla speculazione, dalla corruzione, dallo spreco di denaro pubblico.

Ecco, stranamente gli urlatori del “prima l’Italia e gli italiani!” non solo di norma se ne fregano di realtà importanti come la lotta No Tav, ma la contestano. Contestano cioè un movimento di italiani in difesa dell’Italia.

Certo il movimento No Tav forse non è l’esempio giusto.
Anzi forse è proprio il più sbagliato possibile. Tra i movimenti più calunniati della storia – forse il più calunniato in assoluto – il movimento No Tav è stato sistematicamente fatto a pezzi dall’informazione ufficiale, fino a diffondere presso l’opinione pubblica più disattenta (che poi è sempre la maggioranza) un’immagine completamente falsata e fasulla.
Così per l’opinione pubblica, di cui quelli de “prima l’Italia e gli italiani!” ne costituiscono una fetta enorme, i No Tav sono un insieme di gruppi e gruppuscoli di anarchici, centri sociali, autonomi, comunisti barricaderi, black bloc e chissà che altro, calati da tutta Italia in valle per fare casino, “bloccare i treni”, lanciare molotov, aggredire le forze dell’ordine e fermare il progresso. E non pensa, l’opinione pubblica, sempre quella de “prima l’Italia e gli italiani!”, che quelli che chiama “black bloc” non sono altro che le famiglie dei valligiani che stanno difendendo le loro case e la loro terra, che tra loro ci sono donne e uomini in età da nonne e nonni, che sono stati loro, semmai, a chiamare gente da tutta Italia in loro sostegno, sperando che potesse valere davvero il principio “prima l’Italia e gli italiani”.
Davvero l’esempio sbagliato. Oltre agli scontri con la polizia, ci sono pure di mezzo gli intellettuali, c’è pure Erri De Luca. E all’opinione pubblica, quella de “prima l’Italia e gli italiani!”, gli intellettuali stanno sul culo, perché sono una “casta”. Allora, siccome sono una casta, meglio insultare Erri De Luca senza sapere chi sia, senza sapere che è l’intellettuale più al di fuori del sistema che ci possa essere. Meglio prendersela con De Luca e la sua casta inesistente che con gli speculatori di una “grande opera” assolutamente inutile.

Allora cambiamo esempio.
Andiamo dove non ci sono state lotte, dove non ci sono stati scontri con la polizia e intellettuali impopolari a sostegno della protesta.
Andiamo nel Mugello, tra Firenze e Bologna, dove in sette anni (2000-2007) è stata costruita l’Alta Velocità ferroviaria, un lavoro immenso per accorciare i tempi di percorrenza e creare un “bipolo” tra le due città (“sarà come prendere l’autobus”).
Un lavoro costato decine di miliardi, appalti truccati, inchieste, processi, arresti eccellenti. Soprattutto un lavoro costato 57 chilometri di fiumi e torrenti essiccati, 37 sorgenti scomparse, 30 pozzi e 5 acquedotti prosciugati, agricoltori, allevatori, piccoli imprenditori in ginocchio, costretti a chiudere l’azienda per fallimento, paesi interi dell’Appennino costretti per anni a rifornirsi d’acqua dalle autobotti, smaltimento abusivo di rifiuti e fanghi, terre inquinate e rese incoltivabili.
Il tutto per passare dai 55 minuti della vecchia linea ai 37 di quella attuale.
Il tutto per guadagnare 18 minuti, in un “bipolo” che non si è mai realizzato e per un viaggio che, andata e ritorno, costa qualcosa come quarantotto euro… non propriamente “come prendere l’autobus”, non propriamente alla portata di studenti e lavoratori.

Ma quando si parla di Mugello e di AV Firenze-Bologna, dove sono quelli che “prima l’Italia e gli italiani”? Dove sono davanti alla distruzione – non ipotetica, ma già avvenuta e davanti a tutti – del Mugello e dell’Appennino? Dove sono davanti alla messa in ginocchio di intere aziende italiane, alla disperazione di lavoratori italiani?
Sono impegnati a battere il pugno sul banco del bar e a gridare che “la politica è tutto uno schifo, tutto un magna magna”, e quando il magna magna gli si materializza sotto casa, con grandi opere non solo inutili, ma dannose e devastanti per l’Italia e per gli italiani, preferiscono o non vedere o addirittura battere il pugno ancora più forte contro chi l’Italia e gli italiani li difende davvero.

Soprattutto, quelli che “prima l’Italia e gli italiani”, preferiscono prodigarsi in azioni eroiche tipo cacciare dodici donne (di cui una incinta) e otto bambini perché immigrati e quindi indesiderati, fare presidi contro profughi e rifugiati, mettere alle corde le strutture predisposte a questo genere di ospitalità.
Perché è così, secondo loro, che si difende l’Italia e si difendono gli italiani: rimandando a casa gli immigrati. Se poi mentre lo fanno, astronavi economiche e portaerei politiche si accordano per un’altra “grande opera” destinata a sventrare il territorio e a mettere in ginocchio migliaia di italiani, non importa, non fanno niente.
Perché per difendere Italia e italiani, difenderli davvero, ci vuole coraggio.
Soprattutto occorre mettersi contro i potenti. E loro, quelli che “prima l’Italia e gli italiani”, non vogliono mettersi contro i potenti, ma vogliono che un potente padre e padrone gli risolva di colpo tutti i problemi.
Quanto al coraggio poi, non gli interessa averne, vogliono la guerra tra poveri, essere forti coi deboli e deboli coi forti.
Come non gli interessa nulla di Italia e di italiani.

#resistenzeRiccardoLestini

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