La scuola cattolica

È veramente molto difficile parlare e scrivere de “La scuola cattolica”, anche se soltanto per poche righe.
Un libro arduo, complesso, problematico. Ecco, soprattutto problematico: c’è talmente tutto che si rischia di non trovarci niente.
Eppure, mi è impossibile non consigliarlo. Magari vi consiglio di leggerlo d’estate o in un periodo di pausa e stacco: è un libro che, per essere apprezzato, esige dal lettore un’adesione totale e un abbandono assoluto a questo affresco storico-biigrafico che si snoda per ben 1294 pagine.
Un’opera sterminata e faticosa, in molti punti irrisolta e squilibrata (ma c’è chi diceva come a un racconto si chieda la perfezione tecnica, mentre a un romanzo si chieda il contrario, ovvero lo squilibrio), eppure necessaria, importante.
In qualche modo, addirittura indispensabile.
In una densa e poderosa “recherche” che spacca in due il centro di Roma, tra diario intimo, narrazione collettiva, feuilleton e cronaca, ci racconta la storia di una generazione lungo 50 anni, col massacro del Circeo come episodio centrale. E con una domanda assoluta a fare da filo conduttore: cosa è e da dove viene il male?
Il fatto che i responsabili del massacro fossero compagni di scuola dell’autore, conferisce al tutto un tono da resa dei conti.
Con se stessi e con una generazione che, suo malgrado e in mille sfaccettature, non seppe evitare il baratro della violenza.
A chi accetta la sfida, buona lettura.

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