Il giovane favoloso

Fare un film su Giacomo Leopardi è una follia sconsiderata, un attentato al buonsenso più elementare.
Come si può anche solo pensare di rendere materiale pur in minima parte ciò che materia non è né potrà mai essere? Come è possibile trasformare in sguardi il genio puro, tradurre in immagini corporee l’indefinito, l’infinito, la poesia, la filosofia, l’immensità?
Eppure Mario Martone, il grande Mario Martone, c’è riuscito.
Splendidamente.
Perché non ha minimamente ceduto alla tentazione di strizzare l’occhio e piacere a tutti rendendo semplice e banale ciò che semplice non è, ma restituendo l’essenza del più grande genio della storia della letteratura italiana per ciò che è stato e continua a essere: complicato, disturbante, vertiginoso, gigantesco, immenso, bellissimo.
E poi perché c’è Elio Germano, a mio modesto parere il più grande attore italiano contemporaneo, uno dei pochi che mette se stesso al servizio di parole e personaggi.
Nel passaggio più intenso del film, non c’è Elio Germano che recita l’Infinito, ma la voce dell’Infinito che irrompe sullo schermo.
Per questo, e per infiniti altri motivi, il film che mi permetto di consigliarvi, è IL GIOVANE FAVOLOSO.
Guardatelo.
Riguardatelo.
Perdetevi nell’infinita immensità di Leopardi.
Buon fine settimana a tutti.

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