È andata a finire che Saviano sta sul culo a tutti (destra e sinistra)

Trattasi di storia pazzesca, e per questo ne posso parlare solo di martedì.
Pazzesca ed esemplare, talmente esemplare che spesso, quando faccio le programmazioni a scuola, sono tentato di buttare tutto a mare, cancellare ogni cosa e dedicare l’intero anno scolastico a raccontare, spiegare e rispiegare questa storia del giudizio e della percezione che l’opinione pubblica ha di Roberto Saviano.
Sarebbe una grande lezione di vita. E si capirebbe alla perfezione il meccanismo di funzionamento del pensiero della massa.

In sostanza, semplificando e schematizzando, è andata così.
Dieci anni fa è uscito questo libro, “Gomorra”, bello o brutto non importa, di sicuro importante e ancor più sicuramente con una eco mediatica e non che non si vedeva dai tempi dei tempi.
Il risultato fu che lo scrittore Saviano, all’epoca ventisettenne, dall’anonimato nel tempo di un niente schizzò agli onori della cronaca (e non solo).

Le principali conseguenze di questo clamore furono:
1)L’opinione pubblica, nel 2006, si accorse che esisteva un’organizzazione criminale chiamata “Camorra”;
2)L’opinione pubblica, nel 2006, realizzò che questa Camorra aveva ramificazioni e infiltrazioni pressoché ovunque, dalle multinazionali che appaltavano alla camorra la cucitura di abiti milionari o che pagavano tangenti per lo smaltimento abusivo di rifiuti tossici, alle istituzioni locali e nazionali;
3)L’opinione pubblica, nel 2006, si accorse che esisteva un quartiere a Napoli chiamato Scampia, una specie di zona franca dove quotidianamente si svolgeva il più gigantesco mercato mondiale di droga a cielo aperto;
4)Alla Camorra questo risveglio dell’opinione pubblica, e soprattutto questo risveglio delle Forze dell’Ordine, non è che piacque granché, e cominciò a minacciare di morte lo scrittore;
5)Lo Stato, all’ennesima minaccia di morte, decise di mettere sotto scorta Saviano.

E visto che Saviano stava rischiando la vita per aver detto la verità in un libro e soprattutto per aver smascherato, con nomi e cognomi, una delle più potenti organizzazioni criminali del mondo, e visto che era condannato a una vita di merda, sotto scorta ventiquattro ore su ventiquattro, l’opinione pubblica decise che era il caso di BEATIFICARLO E SANTIFICARLO.

A destra lo osannavano perché “l’orgoglio dell’Italia, esempio di ciò che deve essere un vero italiano, l’Italia che ci piace…”.
A sinistra stendevano tappeti (rossi ovviamente) perché “il ritorno della grande letteratura civile, del neo-neorealismo che non ha paura, della cultura che denuncia ed è coscienza civile…”.
Le istituzioni lo citavano in continuazione perché dandogli la scorta avevano fatto bella figura.
L’opinione pubblica, la massa, si inseriva in questo contesto di entusiasmo generale santificandolo all’ennesima potenza. Chiunque, che avesse o no letto “Gomorra”, diceva che era il libro del secolo, che il film di Garrone tratto dal libro pure (“non ci ho capito un cazzo, è tutto in napoletano strettissimo, ma è bellissimo”), che Saviano dovesse vincere il Nobel all’istante.
E Saviano era OVUNQUE a parlare di QUALUNQUE COSA.
“Ma c’è vita nello spazio?”, lo chiediamo a Roberto Saviano.
“Che relazioni ci sono tra l’esistenzialismo francese e il filosofo danese Kierkegaard?”, sentiamo l’opinione di Roberto Saviano.
“Che tempo farà domani?”, in studio Roberto Saviano.
“Chi prende il Milan?”, il calciomercato secondo Roberto Saviano.

Poi è passato un anno. Poi due. Varie minacce di attentati. Alcuni tentativi veri e propri di ucciderlo, fortunatamente sventati.
Fortunatamente? Sì, certo, fortunatamente… solo che… da questo punto in poi, piano piano:
1)L’opinione pubblica ha cominciato a chiedersi, velatamente o no: “ma perché non muore?”, “se non muore, come facciamo a santificarlo come si deve?”;
2)E successivamente a insinuare il dubbio: “certo che se non muore tutta questa importanza non ce l’ha…, è di sicuro un millantatore”;
3)La politica, soprattutto di destra, vedendo che Saviano parlava male soprattutto dei politici di destra, ha cominciato a dire “ecco, è comunista anche questo”… e poi, cavalcando l’opinione pubblica: “vedete? Questo qua ha la scorta e non muore! E se non muori non sei in vero pericolo di vita e quindi la scorta non serve! E chi la paga questa scorta inutile? Noi!”;
4)Poi anche a sinistra, visto che tutti gli intellettuali di sinistra iniziavano a rumoreggiare (“tutto sto spazio a Saviano e a noi non ci caga più nessuno…”), si è mosso qualcosa: “perché pubblica con Mondadori e non con Einaudi? Sarà mica di destra?”.

Poi Saviano se n’è andato dall’Italia, continuando però a vivere sotto scorta.
Poi sono iniziati quei processi a carico della Camorra che si sono potuti svolgere proprio grazie alle denunce di Saviano, ma all’opinione pubblica non glie ne è fregato un cazzo: i processi sono lunghi e noiosi, importa solo delle catture, che sono rapide e divertenti (e poi muore sempre qualcuno in quelle operazioni lì).
Poi sono usciti altri libri di Saviano.
E la situazione è precipitata:

1)Gli intellettuali di sinistra: “non sa scrivere”, “ruba il lavoro a noi veri scrittori”, “Gomorra era un bluff”;
2)Gli intellettuali di destra: “è un buffone”, “Gomorra va proibito nelle scuole”;
3)La politica di sinistra: “Saviano invece di dare giudizi sul nostro operato, pensasse a scrivere…”;
4)La politica di destra: “Usa la scorta per farsi pubblicità”.

E mentre per l’opinione pubblica è diventato da santo a nemico pubblico numero uno – “non lo sopporto”, “è pesante”, “è pure amico di Fazio”, e chiunque, abbia o meno letto “Gomorra”, lo reputa un libro inutile e pretenzioso, se non addirittura pieno di bugie (“per non parlare del film, dove non ci si capisce proprio un cazzo”), è spuntata fuori pure la storia del plagio. Scandalo mondiale perché lo ZERO VIRGOLA SEI PER CENTO di Gomorra riporta, senza citarle, alcune righe di due articoli di cronaca pubblicati dai quotidiani “Cronache di Napoli” e “Corriere di Caserta”. Capito che scandalo? Lo 0,6%… alcune righe… roba che è praticamente normale e fisiologico per un libro di “docufiction”, ma la polemica è montata fino al punto di far affermare a illustri commentatori come “Gomorra sia un libro completamente copiato”.
Ed è spuntata fuori pure, negli attacchi “da sinistra”, la storia del “sionismo”.
Ovvero: Saviano è un cretino perché appoggia e difende Israele. Anche qui, capito? Se denunci la camorra, se per queste tue denunce finisci dieci anni sotto scorta e sotto continua e costante minaccia di morte, noi ti appoggiamo solo se LA PENSI COME NOI IN TUTTO E PER TUTTO. E se stai dalla parte di Israele, dei tuoi problemi con la Camorra non ce ne fotte una minchia.

Conclusione: da destra a sinistra, dall’alto in basso, Saviano è stato trasformato da santo a cialtrone nel giro di dieci anni.
Una storia davvero pazzesca, visto che senza troppi isterismi a questo scrittore avremmo dovuto semplicemente ringraziarlo, visto che ha avuto il merito non di scoprire qualcosa, ma di rendere un qualcosa di terribile e scandaloso fruibile e comprensibile da tutti. Per aver fatto ciò che dovrebbe fare, in ogni momento, la figura dell’intellettuale.

Mi tornano in mente le parole di Bellocchio, dieci anni fa, in occasione dell’uscita del suo film “Il regista di matrimoni”. “In Italia comandano i morti”, disse. E non intendeva che chi sta al governo o negli organi di potere sia morto dentro. Ma che in Italia, affinché la tua voce sia in qualche modo presa seriamente in considerazione, devi essere morto. Meglio se ammazzato.

Amen.

#pursempremartedi
#pessimismoeprecipizio
#universiRiccardoLestini

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