Ma Umberto Tozzi ha ridicolizzato i Pink Floyd?

MA UMBERTO TOZZI HA RIDICOLIZZATO I PINK FLOYD?

Il problema è solo ed esclusivamente LINGUISTICO. Nel senso, come ricordava spesso Guccini, gli americani ci fregano in tutto, a partire dalla lingua. Perché se tu ti puoi permettere di dire “Dean e io partimmo da L.A. facendo sfrecciare la nostra Buick sulla Route 1 in direzione San Francisco”, sei figo per forza e senza sforzi, ti piace vincere facile insomma, successo mondiale, critica ai tuoi piedi nei secoli dei secoli, donne e jacuzzi a go go e via discorrendo. Altra storia, ma davvero altra storia, se invece sei costretto a dire “Calogero e io partimmo da Martina Franca facendo sfrecciare la nostra Panda sulla Statale 34 in direzione Foggia”. Diciamo che, se non proprio fottuto in partenza, un po’ in penalizzato e in difficoltà sulla via del successo planetario e perpetuo lo sei.

Così è facile, troppo facile, essere anglosassoni, mettersi a fare rock psichedelico ed essere considerati dei grandi, dei mostri sacri, degli immortali. Per forza… sei di Londra, ti puoi chiamare PINK FLOYD, ti presenti come ROGER WATERS, DAVID GILMOUR, SYD BARRET… hai già vinto in partenza, che cazzo! Ovvio che i FLUIDO ROSA non potrebbero avere lo stesso successo… potrebbero anche suonare divinamente, ma state tranquilli che RUGGERO ACQUE, DAVIDE GILMORI e SERGIO BARRETTA nessuno se li cagherebbe di striscio (vi sembra minimamente credibile anche solo un passo di un articolo di giornale con scritto “il genio di Sergio Barretta”???).

Per queste ragioni, per motivi cioè legati esclusivamente alla credibilità linguistica, il mondo ha letteralmente sfanculato e dimenticato IL PIU’ GRANDE PEZZO PSICHEDELICO DELLA STORIA DELLA MUSICA. Se non dal punto di vista musicale, di sicuro nel testo… roba da far impallidire, ridicolizzare l’intera discografia dei Pink Floyd.

I più scafati e accori, hanno senz’altro già capito di cosa sto parlando… sto ovviamente parlando del capolavoro assoluto di UMBERTO TOZZI, vale a dire quel pezzo straordinario, pazzesco e devastante che è STELLA STAI.

Il testo di questo pezzo è veramente una follia totale, un abisso incontrollabile che se Syd Barret, Jim Morrison e Paul McCartney di ritorno dall’India si fossero messi a scrivere un brano insieme non sarebbero riusciti ad arrivare a tanto. Non sarebbero riusciti minimamente a sfiorarle, queste vette sublimi.

Stai stella stai, su di me, questa notte come se fosse lei, fosse dio, fosse quello che ero io”… bene, fin qui, fino all’attacco tutto ok, tutto normale: praticamente è notte e l’autore guardando il cielo dice a una stella di stargli sopra come fosse la sua amante (mmm… che audacia erotica Umberto… ), come fosse dio (ok) e come fosse… mah, forse il suo passato, i suoi ricordi.

Comunque ripeto, fin qui tutto ok… è subito dopo che iniziano le note sconvolgenti. Umberto dice: “POLAROID dolce vento di foulard”… eh?? Polaroid?? Che cazzo c’entra la Polaroid? Come la lego al resto? E, subito dopo il dolce vento di foulard, una clamorosa virata verso lo stile ultra colloquiale “visto mai” (visto mai????) “che mi sospiri di più” (eh????).

Ora, sinceramente… vi rendete conto anche voi che (scusate, ma è obbligatorio ripeterlo) POLAROID, DOLCE VENTO DI FOULARD, VSTO MAI, VISTO MAI CHE MI SOSPIRI DI PIU’, polverizza in un nano secondo sei dischi dei Doors e almeno otto dei Pink Floyd?

E ancora non è niente. Perché il primo INARRIVABILE VERTICE PSICHEDELICO è nella ripresa di “che mi sospiri di più”, a cui aggiunge CHE MI SOSPIRI DI BLU.

Capito? MI SOSPIRI DI BLU!!! Non avete capito un cazzo? Ottimo, prova definitiva che siamo davanti a un capolavoro! Perché ora mica mi vorrete venire a dire che nelle canzoni dei Pink Floyd ci avete capito qualcosa????

Proseguiamo. La seconda strofa io non so nemmeno come definirla. Ci ho provato, continuo a provarci ma mi mancano le parole, davvero. Dice: “Stai stella stai come lei” (e fin qui ok) “e un poco gay” (????? Umberto???? dove cazzo ci stai portando?????), e poi il sublime puro, LA CONSAPEVOLEZZA DELL’AUTORE, che infatti dice “CHI LO SA?”. Genio, G-E-N-I-O!!

E detto questo, appena dichiarato che manco lui sta capendo una minchia di quel che dice, può abbandonarsi al delirio puro, puro e definitivo: “Stai, stella stai, corpo a forma di esse” (eh?) “dolce piede sul mio gas” (eh?????) “quando vo, quando sto” (dove Umberto, dove per dio????). E poi di nuovo “per sospirarti di più, per sospirarti di BLU”.

Smarriti i nessi logici, la terza strofa inizia con gorgheggi “sì sì sì sì”, e poi: “Stai, stella stai finché c’è nei suoi occhi un SOS” (ma negli occhi di chi?) “che mi dà brividi” (ma chi?? chi te li dà? La stella?? l’sos??? quella degli occhi??? chi cazzo te li dà????).

Ora però anche il nostro Umberto capisce che qualche spiegazione ce la deve, e infatti dice “Tipo quando…”, e tu sei lì che pensi ora finalmente mi spiega e capisco tutto, ma lui, sempre Umberto, ti spiazza ancora e prosegue: “tipo quando al sole stai e la vuoi” (voglio cosa??? la stella?? l’SOS??? quella degli occhi????) “e ti vuoi” (ehhh???????? nel senso di autoerotismo?? e che cazzo c’entra???) “e non dormiresti mai” (mmmmm…. ) e via col solito “per sospirarti di più, per sospirarti di BLU”.

Giunti al ritornello, è lecito ormai aspettarsi di tutto. Sbagliato: il ritornello va MOLTO OLTRE ogni aspettativa.

Dice: “Colorando il cielo del sud chi viene fuori sei tu” (in che senso colorando viene fuori?? tipo “unisci i puntini” della settimana enigmistica?? e chi è che viene fuori?? la stella?? l’SOS?? la misteriosa lei?? oppure, peggio ancora, la POLAROID???).

E poi: “Colorando un figlio si può” (eh??????????? che cazzo colori un figliolo???)

E ancora: “Dargli i tuoi occhi se no…” (gli occhi di chi??? e se no cosa????)

E ancora: “Che torno a fare a questa porta, voglio tenerti fra le mie braccia, altrimenti torno a lei” (cioè in poche parole stai minacciando la misteriosa di lei che se non si mette a colorare il figliolo, tu te ne torni dalla stella??? oh santo dio… ).

Finale del ritornello: “scivola scivola scivola” (ripetuto miliardi di volte). Ma perché SCIVOLA? Cosa SCIVOLA? Dove SCIVOLA??

Si va avanti. La quarta strofa è il baratro definitivo. Inizia infatti così: “Ciao Canadà” (eh????? ora veramente, io tollero tutto, mi va bene anche la Polaroid…. ma il Canada per dio, che cazzo c’entra il Canada???). Il seguito della frase poi non è che spieghi, ma sconcerta ulteriormente: “te ne vai in bicicletta che non sa darmi altro che guai, ma ho bisogno anche di te”.

Vi prego, fermiamoci un secondo… in sostanza, e non c’è altra spiegazione possibile, il CANADA, l’intero stato del CANADA, nel senso non tutti i canadesi, ma proprio la terra, sta ANDANDO IN BICICLETTA.

Recapitolando: lui, Umberto Tozzi, nonostante la cosa giustamente gli dia molti guai, ha bisogno del Canada che va in bicicletta… ecco, adesso ditemi: i Beatles nel loro periodo psichedelico hanno mai osato tanto? La risposta è NO, no… quindi, ripeto, questo pezzo è INARRIVABILE!!

Segue ancora ritornello ad libitum con cui il capolavoro – FINALMENTE – si conclude.

Adesso, per favore, andate su Youtube, mettete “Stella Stai”, stampate questo articolo e usatelo come guida all’ascolto.

E a ogni nota, a ogni parola, a ogni inarrivabile immagine, pensate all’ingiustizia cosmica che ha condannato questo genio all’oblio…

#ioilmartedìsonosolitodelirare

#pessimismoeanarchia

#nonpossopiùfarelarivoluzione

#universiRiccardoLestini

4 thoughts on “Ma Umberto Tozzi ha ridicolizzato i Pink Floyd?

  • 18/10/2016 at 18:23
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    Recensione patetica e di parte, avercene di Tozzi! Quanto all’oblio, fortunatamente questo non è il suo caso visto che continua a fare concerti in giro per il mondo e a vendere dischi. L’oblio è tuo casomai!

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  • 29/08/2017 at 19:46
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    HAI detto pura verità!!!
    Infatti analizzando bene le parole,ora riesco a capire perché l’ho sempre considerata un tormentone senza senso!!!

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  • 25/09/2018 at 13:37
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    Aaaaahahahaha ma sto pezzo fa assolutamente scassare dalle risate!!!
    In un altrimenti grigissimo martedì lavorativo, rispolvera la mia vena poetica dissacrante come un fresco colpo di vento che ti porta via il cappello, al ché abbozzi un’imprecazione ma poi lo rincorri e raccogli ridendo come un bambino (e sospirando di BLU ahahhah).
    Ma quale patetico?! Che diamine gente, non prendete sempre tutto sul serio!
    W Tozzi, W i Pink Floyd, e avercene di Lestini !

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    • 12/10/2018 at 20:29
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      Grazie di cuore per questo splendido commento!!

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