Leonard Cohen – “Suzanne”

Nel 1966 i sogni non avevano solo i contorni delle nuvole o il sapore dolce e fremente di speranze da non disattendere.
Avevano molto di più.
Soprattutto avevano i colori vivi e accessi di quella vita nuova che sarebbe arrivata, doveva arrivare, per tutti. Avevano batticuori consumati tra rotonde e lambrette, minigonne e continenti da percorrere in autostop, guerre da impedire e canzoni da urlare stringendosi forte.
E si sognava a tempo di musica, nel 1966…
Come il buon vecchio immenso e stupefacente Leonard Cohen, che quell’anno andava spesso a casa dello scultore Armand Vaillancourt, dove c’era sua moglie, che faceva la ballerina e si chiamava Suzanne, Suzanne Verdal.
E dopo mille e mille visite, Cohen non poté far altro che sognarla e sognarla, quella ballerina che volteggiava tra fuoco e ghiaccio, che danzava sulle punte del suo cuore ogni giorno, che lo accompagnava “presso il fiume, dove senti passare le barche”…
Decise di sognarla e di trasformarla in una canzone immortale.

E che importa se Suzanne non era sua, se Suzanne aveva un’altra vita e un altro uomo… si scrive per sognare e per viverne miliardi, di vite immaginarie….

A tutti i vostri amori sognati…
Buon fine settimana a tutti…

#jukebox
#storieRiccardoLestini

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