Lestini agli europei – Francia 2016 – ottavi e quarti

DENTRO O FUORI – giornata 16

Finalmente, dopo due settimane di molto sonno e pochi sussulti, agli europei si comincia più o meno a fare sul serio con i turni a eliminazione diretta.
Dentro o fuori insomma, chi c’è c’è e chi non c’è non c’è, come diceva il poeta (e forse pure Parmenide).

Per la prima giornata degli ottavi, piatto ricchissimo con ben 3 partite.
Si parte con Svizzera-Polonia, match inedito, nel senso che non ci sono precedenti in fasi finali di mondiali ed europei tra le due (sì, avete ragione, è esplosa la mia smania di statistiche e non sarà più gestibile da qui al 10 luglio).
La Svizzera in ogni caso, non arriva tra le prime otto di un torneo internazionale dal 1954 (mondiali organizzati, guarda caso, in Svizzera), la Polonia dal 1982 (semifinalista buttata fuori dalla doppietta di Paolo Rossi). Chiunque vinca, sarà festa grande.

Ma il vero match del giorno è il DERBYSSIMO GALLES-IRALANDA DEL NORD.
Caricate a palla dalla Brexit, le due piccole nazionali stasera si giocano un risultato molto più che storico.
Pensate che è la prima volta in assoluto, per entrambe, agli europei. E che possono vantare una sola partecipazione a testa ai mondiali, 1982 per gli irlandesi di Belfast, 1958 per il Galles.

Chiude Croazia – Portogallo.
In teoria il big match, con i croati scatenati dopo lo spettacolare trionfo sulla Spagna, e il Portogallo qualificato per il rotto della cuffia e che con l’eliminazione diretta può far ripartire da zero un torneo fin qui deludente.
Secondo noi, azzardiamo un pronostico, sarà una partita del cazzo.
No, ok, non era un pronostico… è che 1) non sopportiamo Cristiano Ronaldo…. 2) gli ultrà croati ci hanno rotto i coglioni…

Andiamo a studiare domande imbarazzanti da porre a Gianni Cerqueti.
Nel frattanto… FORZA ISLANDA!!!

#lestiniaglieuropei


IRLANDA QUATTRO FRANCIA ZERO… SE LA GIUSTIZIA DIVINA ESISTESSE DAVVERO…. – giornata 17

… ecco sì, oggi partiamo da qui: se una giustizia divina esistesse davvero, oggi pomeriggio nell’incontro in programma alle quindici l’Irlanda dovrebbe BATTERE LA FRANCIA QUATTRO A ZERO.
Come minimo.
Quattro gol sarebbero appena sufficienti per VENDICARE QUEL CLAMOROSO FURTO di anni or sono, quando la mano di Henry negò agli irlandesi (che avrebbero strameritato) l’accesso ai mondiali.

Ma alla giustizia divina, specie nel calcio, ci crediamo poco.
Specie quando sei la piccola Irlanda e la suddetta giustizia ti deve dare una mano contro i padroni di casa.
In ogni caso, surrealismo per surrealismo, noi l’Irlanda la tifiamo comunque.
La tifiamo di brutto.

Seguirà Germania – Slovacchia. Attenzione, secondo noi, la Germania è quella che rischia di più, quella (Italia-Spagna a parte) cui è toccata la prova più rognosa.

Ieri, deliri di Cerqueti e di Rai Sport a parte (di questi parleremo per bene domani), giornata di tanti nervi tesi e (di nuovo) pochissimo spettacolo.
Mancini, allenatore dell’Inter, è ufficialmente in analisi, visto che tutti i suoi giocatori che non hanno fatto una minchia durante l’anno, si stanno scatenando: la rovesciata pazzesca di Shaqiri, è l’ennesima conferma. Gol pazzesco ma inutile, visto che la Svizzera va a casa e ai quarti va la Polonia.
Avanti pure il Galles, per nulla spettacolare come nel primo turno, in una partita tutta falli e confusione, che vince grazie a un autogol in carambola. All’Irlanda del Nord, l’oscar della sfiga.

Vince pure il Portogallo, sfanculando la quotatissima Croazia, segnando ai supplementari proprio trenta secondi dopo un palo clamoroso di Perisic (doppia analisi per Mancini).
Attenzione. Quando una squadra quotata alla vigilia (il Portogallo), gioca di merda e si salva due volte per il rotto della cuffia e va comunque avanti, nove volte su dieci arriva in fondo.

Noi ci vediamo domani.
Con la grande attesa per Italia-Spagna e per il vaticinio dell’oracolo di Careggi.
Con le puttanate di RaiSport.
E con la grandissima attesa per Islanda-Inghilterra.

FORZA ISLANDAAAAA!!!!

#lestiniaglieuropei


QUANDO ROBY BAGGIO GRIDO’ “VIENI QUA BEPPE!” – giornata 18

Sono così depresso per la sconfitta dell’Irlanda, che niente riesce a consolarmi.
Proprio niente, nemmeno Flavio Insinna che chiede a Bizzotto “Ma ti siamo mancati?”, e lui che risponde “Sì, ho dormito con l’orsacchiotto con la tua faccia…”.

Allora, inconsolabile come sono, non mi resta altro da fare che gettarmi un po’ nei ricordi.
E per propiziare la sorte, per far sì che sia una giornata indimenticabile, indispensabile ritornare indietro con la memoria di oltre vent’anni, vale a dire l’ultima volta che gli spagnoli non ce l’hanno messa nel bocciolo, ma che, viceversa, glie l’abbiamo messa noi.

Correva l’anno 1994, era estate e per una volta gli USA, anziché Baseball e Super Bowl, erano sfere rotolanti e mitografia pallonara a go-go.
Ad alimentarla, quella mitografia, e a renderla Iliade pura, un ragazzo con la leggerezza di Ermes ai piedi e la malinconia di Ettore sul volto, un enorme numero 10 sulle spalle e il nome di chi è destinato a regalare solo sogni: Roberto Baggio.

Proprio lui, quel Roberto Baggio che contro la Nigeria aveva appena tirato giù la squadra dall’aereo indovinando un tiro impossibile all’ultimo secondo, rimettendo in piedi una partita già persa e qualificando l’Italia al turno successivo.
Ai quarti di finale, per la precisione.
Contro la Spagna.

E quel giorno l’Italia dominò in lungo e in largo per un tempo intero, legittimando quel dominio con un gran gol dell’altro Baggio, Dino. E continuò a dominare anche nel secondo tempo. Fino a quando l’autogol più sfigato del secolo non permise alla Spagna di pareggiare e di mandare tutti gli azzurri in vacanza psicologicamente.
E a quel punto gli spagnoli iniziarono a massacrarci e a sfiorare più volte il vantaggio.
Un’altra sconfitta certa, proprio come contro la Nigeria.

Ma c’era quel ragazzo lì. Quell’Ettore triste e potentissimo che sapeva cambiare il verso del destino in un alito di vento.
C’era Roberto Baggio. E c’era Beppe Signori che a 90 secondi dalla fine si inventò un assist pazzesco spaccandosi la gamba, un assist così pazzesco che solo Baggio poteva prendere, scartare tutti e riuscire a segnare un gol impossibile dalla riga di fondo.

E poi in ginocchio guardare l’amico dell’assist e gridare “Vieni qua, Beppe!”.

E avevamo 17 anni, quell’estate lì.
E a 17 anni mica si dimenticano, ste storie qua….

#lestiniaglieuropei


QUELLE AVVENTURE CHE DIVENTANO SUBITO LEGGENDA – giornata 19/ giornata 20

No davvero, c’è mica bisogno di raccontarle. Figuriamoci spiegarle.
Son cose che bisogna solo vivere.
E raccontare poi, nei secoli dei secoli.
Quelle storie che lo capisci appena iniziano, dopo un minuto appena, che diventeranno leggenda prima ancora di finire.
E lo capisci perché ci sono piccoli folletti impazziti che surclassano i giganti del dio pallone, quelli che la palla la accarezzano e la telecomandano senza nemmeno guardarla. Quelli che da una decina d’anni vincono più o meno tutto e ti rimandano sempre a casa col broncio.
Lo capisci perché quando gente che si chiama Parolo, Chiellini, Pellè, Giaccherini e pure Thiago Motta ridicolizza altra gente che si chiama Iniesta, Sergio Ramos e David Silva sì, non può essere che aria di leggenda.
Perché poi parliamoci chiaro, battere la Spagna ci poteva stare… ieri, domani e pure dopodomani.
Batterla così, dominandola e a tratti umiliandola nel gioco no, non ci stava. E per questo è subito leggenda.
Subito roba da raccontare come un romanzo, come un film… un film che in certe inquadrature mi ha ricordato un’Italia-Argentina di 34 anni fa… ma questo discorso lasciamolo stare, ché i paragoni son sempre pericolosi.
Lasciamo stare e diamo questa Italia- Spagna ai ricordi epici delle serate d’inverno.
E pensamo a Italia-Germania. Che già a pronunciarla, a leggende calcistiche è l’antonomasia pura.

E poi… vogliamo dire qualcosa sul fatto che, manco il tempo di digerirla sta leggenda, che la nostra squadra adottiva, ovvero l’ISLANDA, stava sfancuando l’INGHILTERRA in una partita che è andata OLTRE la leggenda, OLTRE l’epica.
Oltre la logica.
Mezzi dilettanti, sbarcati in Francia quasi per caso, si ritrovano ai quarti, tra le prime otto del continente a sfidare i padroni di casa. Un risultato storico e strameritato. Anche ieri, sta banda di vichinghi dove tutti si chiamano qualcosa+sson, ha dominato.
E pensare che dall’altra parte c’erano non solo gli inventori del calcio. Ma addirittura quelli del campionato più pagato e seguito del mondo.
Pensa te…

Insomma, almeno per un giorno, ieri ci siamo riconciliati con il pallone, ritrovando il calcio che ci piace.
Quello delle imprese impossibili.
E tutto ci pare bello.
Oddio, quasi tutto… ad esempio Bobone Vieri che amoreggia in tribuna con una modella che avrà sì e no 18 anni e 3 giorni ci ha un po’ intristito.

Ma tant’è…
FORZA ISLANDA e arrivederci a tutti ai quarti!!!

#lestiniaglieuropei


IL CERCHIO SI STRINGE – giornata 21

Via ai quarti di finale, dove restano solo in otto e il giochino, inevitabilmente, comincia a farsi interessante e appetitoso anzicheno.
E quando il cerchio si stringe a questo punto, come sapete, la sindrome di Rino Tommasi inizia a mordermi il culo e comincio a sparare numeri e statistiche come pallettoni.

Si parte con Portogallo – Polonia, partita che non ha precedenti nelle fasi finali di europei e mondiali ma che mette comunque davanti due squadre che, in quanto a gloriosi passati calcistici, hanno da dire più di qualcosa.
Da un lato la Polonia, che tra gli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 visse la sua età dell’oro, centrando due terzi posti ai mondiali (’74 in Germania e ’82 in Spagna, dove fu eliminata proprio dall’Italia in semifinale). Poca, pochissima roba, agli europei. Pensate solo che è alla sua terza partecipazione consecutiva, ma che fino a quest’anno non aveva mai vinto una partita.
Dall’altro il Portogallo, che ai mondiali vanta un terzo posto nel 1966 (gloriosa era di Eusebio) e un quarto nel 2006 (era di Cristiano Ronaldo), mentre agli europei il miglior piazzamento è un secondo posto nel 2004 (stessa era), quando perse 1-0 con la sorprendente ed eroica Grecia. Una curiosità: i lusitani sono arrivati ai quarti senza aver mai perso, ma senza nemmeno aver mai vinto nei 90′ (tre pareggi nel girone e vittoria ai supplementari agli ottavi).

Si prosegue con Galles – Belgio, altro match senza precedenti nelle fasi finali di competizioni internazionali. Il Galles addirittura, quest’anno è alla sua prima partecipazione assoluta agli europei. Ai mondiali invece, vanta un’onorevole qualificazione ai quarti di finale, nel lontano 1958, eliminato dai futuri campioni del Brasile di Pelè.
Più avvezzo a simili incontri il Belgio, che vanta come miglior risultato in assoluto un quarto posto ai mondiali del 1986 e, per quanto riguarda gli europei, un secondo posto nel 1980, quando vennero sconfitti in finale dalla Germania Ovest.

Di Italia – Germania, in quanto a precedenti, ci sarebbe da scrivere un romanzo. Per questo rimandiamo la gran parte delle considerazioni, pure quelle sui precedenti, al giorno della partita. Per ora ci limitiamo a dire che l’Italia, oltre ai quattro titoli mondiali (e ai due secondi posti), vanta un titolo europeo (conquistato nel 1968) e due secondi posti (2000 e 2012). Più titolata la Germania, con quattro titoli mondiali (e quattro secondi posti) e tre titoli europei (ultimo nel 1996) e tre secondi posti (ultimo nel 2008).

Chiude Francia – Islanda.
Inutile dire che ci sono zero precedenti.
Una sorta di Davide contro Golia: da una parte l’Islanda, alla sua prima partecipazione in assoluto a un torneo internazionale; dall’altra la titolatissima Francia (1 mondiale, 2 europei).

Fiato alle trombe. Si dia inizio alle danze e, come sempre, FORZA ISLANDA!!

#lestiniaglieuropei


IL DRAMMA DI NON SAPERE CHE CAZZO FARE – giornata 22

Che tutti aspettino Italia-Germania, lo capiamo.
Che poi – di conseguenza – a nessuno fotta una minchia di Polonia-Portogallo o Belgio-Galles (o di tutto il resto dell’europeo in genere) pure.
Che – sempre di conseguenza – su Italia-Germania sia già stato sviscerato ed esaurito qualsiasi argomento possibile (comprese le repliche INTEGRALI di tutte le sfide degli ultimi cinquant’anni), anche.

Però allora ci chiediamo… a questo punto, su Rai Uno, non sarebbe meglio mandare qualche replica de “La Signora in Giallo”?
Perché accanirsi nel voler dedicare PER FORZA 18 ore al giorno agli europei, quando le partite sono sempre meno e a raisport palesemente non sanno più che cazzo fare?

Per dire, ieri.
Propongono un’ora (un’ora!!) di Saverio Montingelli in spiaggia alla ricerca di villeggianti vip. Alla fine becca Zeman, e la cosa viene annunciata come lo scoop del giorno. Segue interminabile suspense. Gli danno finalmente la linea.

“Zeman, come vanno le vacanze?”, chiede Montingelli.
“Benissimo”, risponde Zeman.
Fine dello scoop.
10 e lode a Zeman, come sempre, ma… torniamo a chiedere: “La signora in giallo” no???

Tra le altre cose, in semifinale ci va il Portogallo, che non ha ancora mai vinto una partita nei 90′, e a casa ci torna la Polonia, che una partita invece non l’ha mai persa.
Crudeltà del calcio.
E della vita.

Stasera Belgio-Galles, che in quanto a spettacolo promette di essere il quarto più interessante.

Per il resto, come sempre, FORZA ISLANDA!!

#lestiniaglieuropei

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CHE MONDO SAREBBE SENZA ITALIA – GERMANIA?  – giornata 23

È un archetipo mitologico che attraversa le generazioni, non nel senso che non ha tempo o invecchia bene, ma proprio perché ogni tempo e ogni generazione ha la sua leggendaria Italia Germania da consegnare all’eterna memoria nella categoria dell’impossibile.

Così ci sono pischelli di appena 18 anni, o pure meno, che già sanno cosa significhi Italia Germania, già sanno il bianco contro l’azzurro, gli emigranti che piangono, le diversità che si scontrano in un eterno stranissimo duello di muscoli e cuore.
Lo sanno perché c’erano, quattro anni fa, alla doppietta di Balotelli a euro 2012, Italia di Pirandelli in finale contro ogni pronostico e l’eterna promessa in posa di sfida tipo bronzo di Riace.
C’eravamo anche noi, assieme a quei pischelli. Meno emozionati, che noi di Italia Germania ne abbiamo viste ben altre e di ben altro livello, e quella lì abbiamo finito quasi per snobbarla.

È che noi abbiamo sulla pelle quella sera del 2006, quei supplementari pazzeschi coi voli di Buffon, le traverse di Zambrotta e i pali del Gila, la follia di Lippi che finisce con 4 punte. E il tacco di Pirlo a 180 secondi dallo scadere e mio dio Fabio Grosso, mio dio Fabio Grosso…
Poi Del Piero una manciata di istanti dopo e vai, vai che si va a Berlino a prenderci la coppa.

E a riavvolgere il nastro trovi imprese ancora più belle, epopee ancora più commoventi.
Io per esempio a quella sera tedesca di 10 anni fa quando, al gol di Grosso, distrussi un tavolino da campeggio, preferisco la notte torrida del Bernabeu, che avevo solo sei anni ma è il primo ricordo netto della mia vita. Così mi commuovo, cazzo se mi commuovo, tutte le volte che rivedo l’urlo disperato di Tardelli, la fuga di Conti e il tris di Altobelli, e Pertini in piedi che non ci prendono più, non ci prendono più, non ci prendono più… e ripenso alla festa in collina, il paese in collina, alle lacrime di mia sorella perché Cabrini, suo unico amore, aveva sbagliato il rigore.

E poi mio padre, che è uno di quelli che non è mai solito vantarsi di niente, ha sempre rivendicato con orgoglio quella notte di Mexico 70, quando al gol del pareggio Schnellinger al 93′, e soprattutto al vantaggio tedesco all’inizio dei supplementari, tutti gli amici delusi abbandonarono il campo e se ne andarono a dormire bestemmiando. E lo lasciarono solo davanti alla TV. Solo, a guardarsi quei supplementari impossibili, Rivera al palo e poi Rivera che mette dentro il pallone.
E 4-3, e la partita più leggendaria della storia del calcio.

Ora che partita sarà stasera è legittimo chiederselo e impossibile saperlo. Impossibile che sia qualcosa di già visto e impossibile che sia qualcosa di banale.
No, non può esserlo. C’è qualcosa di atavico in questa partita che serra la golla e fa digrignare i denti. Teutonici vs latini, rigore vs fantasia, filosofia vs letteratura. Non basta… questo confronti culturali spiegano Italia Francia. Italia Germania no, c’è qualcosa di più profondo che sfugge alle categorie consuete.

Si dice che stasera il classico sia ribaltato. L’ordine e la furia siamo noi, la fantasia e la follia sono loro. Si dice che noi li abbiamo fatti sempre piangere e che stavolta si vendicheranno di tutte le sconfitte… solo due volte hanno strappato un pareggino (un 1-1 che fu l’unico gol importante di Mancini in azzurro e uno 0-0, era Sacchi, con un rigore sbagliato da Zola e noi che torniamo a casa al primo turno di euro 96).
Si dice pure che Conte abbia preparato i nostri come pittbull in gabbia da liberare stasera.

Vedremo.
Di sicuro, non sarà mai una partita come le altre.
E che mondo sarebbe senza Italia Germania?

#lestiniaglieuropei


IN OGNI CASO RESTA UN’IMPRESA – giornata 24

Certo che perdere con i tedeschi fa male.
Al nono rigore poi, fa malissimo.
Anzi forse malissimo è dire poco.
Però via, guardiamoci dritti nelle palle degli occhi e diciamocelo, chiaro e forte: l’avventura dell’Italia agli europei resta un’impresa.
Un’impresa colossale.

Per esserne ancora più sicuro, proviamo a riavvolgere il nastro della memoria breve e andiamo al giorno prima di Italia-Belgio, la partita d’esordio. Chi ci credeva? Chi avrebbe speso un centesimo su un cammino, non dico bello, ma vagamente decente dell’Italia?
In 95 su 100 eravamo convinti che o si uscisse ingloriosamente al primo turno, oppure agli ottavi, in maniera altrettanto grigia e ingloriosa.
Qualcuno avrebbe mai pensato che avremmo sfanculato i favoriti della vigilia – cioè il Belgio di cui sopra – i camioni in carica – la Spagna – e che avremmo sfiorato l’impresa con la Germania, vale a dire i campioni del mondo nonché squadra nettamente (sottolineo dieci volte, nettamente) più forte della nostra?

Ergo, chapeau. Almeno sedici volte chapeau per l’Italia.
Poi certo, girano i coglioni.
Ovvio che girano come pale delle eliche.
Ovvio che Pellè è un povero scimunito, perché per fare certe sboronate ti devi chiamare Francesco Totti, come minimo. Se ti chiami Pellè, e per di più davanti a te hai Neuer no, non solo non le puoi fare, ma non le puoi nemmeno pensare.
Però adesso stare qui a un passo dalla lapidazione e dire che la colpa della sconfitta è tutta la sua, mi pare un attimino eccessivo, ecco.

Consoliamoci così:
Maradona, nella sua stupenda presunzione, dopo una sconfitta era solito dire tra i denti “ogni tanto dovranno vincere anche gli altri”.
Ecco, pensiamo che ogni tanto ci tocca far vincere pure la Germania. E che per batterci, la Germania ci ha impiegato 46 anni, 120 minuti, 9 rigori e, dalla sua, una squadra di fenomeni, mentre, dalla nostra, una delle squadre più modeste della storia.

Intanto, stasera, ultimo quarto.
La nostra Islanda, che è già leggenda, scende in campo contro i padroni di casa.
Lo sappiamo che è impossibile… ma che ci costa, in questa torrida domenica di luglio, mettere da parte il realismo e credere per qualche ora nelle favole?

Quindi… FORZA ISLANDA!!
E a domani!!

#lestiniaglieuropei


HA VINTO LA SPLENDIDA ISLANDA – giornata 25/ giornata 26

Si esatto, proprio così: nemmeno d’Europa, direttamente del mondo.
Perché i sogni non muoiono all’alba. E nemmeno a Saint Denis. Certi sogni si iscrivono a caratteri d’oro nei libri delle imprese e restano lì, eterni e grandiosi.

Così sì, l’Islanda, questa meravigliosa Islanda che ci ha fatto innamorare, vince pure se dal campo esce con una sconfitta piena, rotonda, netta e inequivocabile.

Vince per essere arrivata qui, ai quarti, in questa terra del calcio d’élite che non avrebbe dovuto vedere nemmeno da lontano, dopo essersi messa alle spalle il Portogallo (e quel suo fotomodello con il numero 7) e aver disintegrato l’Inghilterra.
Vince perché era ovvio che la Francia, superiore in tutto, l’avrebbe surclassata, ma vince per non aver mai rinunciato alla battaglia.
E vince per quei due gol dell’orgoglio.
E infine vince per quel pubblico, quella intera Nazione mobilitata da un evento straordinario che nessuno dimenticherà.

Noi di certo non lo dimenticheremo.
Non dimenticheremo l’Islanda campione del mondo.

A risentirci per le semifinali.
E ancora una volta, un’ultima volta… FORZA ISLANDA!!!

#lestiniaglieuropei

 

 

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