Una foto sgradevole

fascismoIn questi giorni è diventata virale sui social questa foto.
Che poi, più che una foto, è una specie di schema riassuntivo, una sorta di mappa concettuale in cui si concentrano le “buone cose”, o meglio le “grandi cose” per cui il fascismo, e Mussolini, andrebbero ricordati, glorificati e, non da ultimo, emulati.

Ora, perché questa foto è sgradevole?
Non tanto per motivi ideologici, quanto perché pretenderebbe, come lascia intendere dalla didascalia di apertura (“i libri di storia non te lo dicono”), di rivelare delle “verità” nascoste e taciute.
Mentre, al contrario, contiene una sequela di sonore menzogne, approssimazioni e incompletezze.
Siccome, da par mio, sono solito approfondire le questioni, vediamole tutte quante, punto per punto.

*Il governo Mussolini ha creato le pensioni.
Falso.
La Previdenza Sociale in Italia nasce nel 1898, in piena età umbertina, con la fondazione della “Cassa Nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai”. Tuttavia, l’obbligo di iscriversi a tale istituto, arriva solo dopo la prima guerra mondiale, esattamente nel 1919, con la creazione della CNAS (Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali).
Il Fascismo perciò, non creò le pensioni, ma – nel 1933 – trasformò la CNAS in INFPS (Istituto Nazionale Fascista per la Previdenza Sociale), a sua volta trasformato in INPS nel 1943.
Quello che fece il Fascismo fu di estendere l’assicurazione obbligatoria anche ai dipendenti privati, visto che sino ad allora era prevista solo per quelli pubblici, creando di fatto l’embrione dell’articolazione dell’attuale sistema pensionistico.
Una riforma certo importantissima. Ma resta il fatto che la paternità dell’invenzione delle pensioni in Italia, non spetta al Fascismo.
Inoltre, vorrei chiedere agli autori della foto: in quali libri di storia NON viene riportata questa notizia? In quali libri si tace circa la riforma del sistema pensionistico in epoca fascista? Ho, direttamente in casa mia, qualcosa come ventuno manuali di storia in uso nelle scuole superiori. In TUTTI si dà ampio spazio alla questione.
Potreste gentilmente citarmi titolo, autore e casa editrice dei libri che la omettono?
Da storico, e da professore di storia, gradirei segnalarli al MIUR.

*Aumento costante del PIL del 9% annuo dal 1922.
Falso.
I dati ufficiali sulla crescita o decrescita del PIL riportano chiaramente come nei 150 anni di storia dell’Italia, il picco massimo di crescita si ha dal periodo post bellico agli anni ’80, arrivando a sfiorare, nel punto più alto, il +5% pro capite.
La media del ventennio fascista è in realtà assai più bassa, raggiungendo al massimo il +0,96% pro capite, un dato molto, ma molto al di sotto di quanto sbandierato dalla foto.
Anche in questo caso chiedo: ci sono fonti che io non conosco? Se sì, quali?

*Ha esportato il Made in Italy nel mondo.
Quanto meno, informazione incompleta e fuorviante.
La politica economica fascista attraversa due fasi assai distinte, se non addirittura contrapposte.
La prima contraddistingue gli esordi del regime e quasi tutti gli anni ’20, quando Mussolini attua una grande riforma fiscale che impresse all’economia italiana uno stampo marcatamente liberista, a favore di agrari e industriali, i quali, vedendo aumentare sensibilmente i propri profitti, facilitò le esportazioni dei loro prodotti (in particolare ne beneficiarono i grossi colossi industriali, FIAT, Snia e Montecatini Fertilizzanti in primis).
Quindi, in effetti, alcuni grandi gruppi industriali a metà degli anni ’20 incrementarono sensibilmente l’esportazione all’estero, ma si dimentica che: 1) tale politica fu intrapresa come “saldo”, cioè come ricompensa a quei gruppi industriali che avevano finanziato l’ascesa di Mussolini al potere, e senza i quali la presa di potere sarebbe stata impossibile e impensabile; 2) Mussolini nell’operazione di esportazione e di politica liberista non fece alcuna esportazione, ma si limitò a rafforzare i gruppi finanziari che sostenevano ANCHE il potere precedente al fascismo, vale a dire quello liberare; 3) conseguentemente, Mussolini si limitò a conservare lo status quo, potenziandolo ulteriormente, a scapito dei salari degli operai (che dal 1924 subirono drastici tagli e inoltre la giornata lavorativa fu allungata a nove ore.
Nella seconda fase però, dalla fine degli anni ’20 in poi, l’economia fascista cambiò radicalmente volto, passando dal liberismo al protezionismo. Una misura che non solo ridusse, ma andò di fatto ad annullare quasi completamente l’esportazione di made in Italy all’estero per tutto il decennio successivo.
Anche in questo caso: esistono fonti dirette che possono smentire quanto da me affermato?

*8000 ettari di paludi bonificati.
Questo è vero. O meglio, vera la bonifica delle paludi. Ma furono molti, molti di più di 8mila ettari.

*Aumento del tasso di natalità del 74%.
Falso.
A parte il fatto che il 74% è una cifra abnorme, diciamo pure assurda per qualunque ragionamento dotato di un minimo di buonsenso, i dati ISTAT ci informano come tra il 1921 e il 1939 (gli anni di guerra, per ovvie ragioni, in demografia non si contano), il tasso di natalità sia aumentato del 5%.
Di nuovo: ci sono fonti che possono smentirlo?

*Criminalità -300%.
Falso.
La percentuale non trova in realtà ALCUN RISCONTRO in fonti ufficiali. Almeno non in quelle in mio possesso.
Qui occorre fare due ordini di ragionamento.
Punto primo. Ovvio che il concetto di criminalità, diciamo così, “quotidiana”, è molto cambiato dal 1922 a oggi. All’epoca, il maggior problema della “criminalità” era legato alla gestione dell’ordine pubblico: “criminali” erano considerate soprattutto le manifestazioni operaie e socialiste per rivendicare i diritti dei lavoratori e delle classi meno abbienti (che trovarono, nel biennio rosso, il loro culmine). Quindi, gran parte di ciò che il fascismo propagandò come “eliminazione della criminalità”, non fu altro che feroce REPRESSIONE DEL DISSENSO.
Punto secondo. Se invece parliamo di criminalità organizzata – tradotto: Cosa Nostra – i rapporti tra Fascismo e Mafia furono tutt’altro che limpidi. Generalmente, il fascismo eliminò la criminalità organizzata REINTEGRANDOLA NEI SUOI APPARATI. Per le fonti su quanto appena affermato, rimando a un mio articolo specifico e dettagliato sull’argomento: “A proposito di mafia e fascismo”, pubblicato su questa stessa pagina in settembre.

*Ha portato le università in Italia.
Falso.
E, oltre che falso, ridicolo, visto che le Università italiane sono tra le più antiche al mondo: l’Università di Bologna, ad esempio, risale al 1088 (oppure avete fonti che possano smentirlo?), mentre nel 1222 (“appena” settecento anni prima della marcia su Roma), Federico II a Napoli fondò la prima Università pubblica, cui seguì qualche anno dopo l’Università di Padova.
Semmai, fu il fascismo a portare se stesso nelle università, nel senso che operò un sistematico controllo poliziesco sulla libertà di ricerca accademica, impoverendola enormemente (la prima vera “fuga di cervelli” verso le università straniere, si ha proprio durante il ventennio).
C’è un libro sull’argomento che riporta oltre 2mila fonti dirette: “Università e accademie sotto il fascismo”, a cura di P.G. Zulino, Olshki.

*Ingresso diretto nel mondo del lavoro a 18 anni.
Falso e… poco comprensibile.
Nel senso: che cosa si intende esattamente con questa frase/slogan? Che il fascismo investiva sull’occupazione giovanile? Oppure, più generalmente, che in Italia sotto il fascismo non vi era il problema della disoccupazione? In entrambi i casi, l’affermazione resta comunque falsa e incompleta.
Primo: nell’Italia rurale, liberale prima e fascista poi, ma anche nell’Italia della prima industrializzazione di massa, fino a più o meno metà degli anni ’60, era purtroppo assai consueto iniziare a lavorare anche PRIMA dei 18 anni. Era la prassi dettata da analfabetismo e miseria, non il frutto di un investimento politico.
Secondo: si veda quanto detto prima a proposito dell’economia. Nella prima fase ci fu un naturale aumento dell’occupazione, mentre successivamente, una serie di concause (crisi del ’29, protezionismo, autarchia economica e scelte sbagliate, come la battaglia del grano) portarono a un calo più che drastico dell’occupazione. E la disoccupazione, specie al sud, fu una dolorosa spina nel fianco per il regime durante gran parte degli anni ’30.

*Perfetta educazione cattolica.
Anche in questo caso… cosa significa esattamente questa affermazione? Perché una “perfetta” educazione cattolica dovrebbe necessariamente essere un successo politico e un motivo di vanto?
Dal punto di vista prettamente storico invece, occorre ricordare che l’impronta “cattolica” che Mussolini diede al regime, fu tutt’altro che “spontanea” e “ideologica”. Il fascismo nasce infatti come movimento laico, Mussolini – che era socialista – era leader prettamente materialista, con un nemmeno troppo velato anticlericalismo. La svolta “religiosa” fu dettata da un calcolo puramente di comodo: alla fine degli anni ’20, nel momento più critico del regime in quanto a consenso, si rese necessario un alleato di ferro che potesse ricondurre il popolo in seno al fascismo. E l’alleato di ferro fu la chiesa cattolica e i suoi vertici, scelta che portò, nel ’29, ai celebri patti lateranensi.

*Italiani popolo con i valori migliori del mondo.
Che i libri di storia non dicano questa cosa è vero, verissimo. Ma perché dovrebbero dirlo? È un’opinione, condivisibile o meno. Ma di certo NON è una verità storica assoluta.

*Ha ridato l’Italia agli italiani e viceversa.
E prima del 1922 di chi era l’Italia? A me risulta che l’Unità d’Italia fosse stata raggiunta quarant’anni prima.

*Democrazia diretta da parte del popolo sovrano.
Falso. Falsissimo.
Da che mondo è mondo, “democrazia diretta” si ha quando i cittadini, senza la mediazione della rappresentanza parlamentare, esercitano direttamente il potere legislativo, laddove quindi non c’è uno Stato che detiene tale potere legislativo in forma monopolistica.
A me risulta, nell’ordine: 1) che il fascismo prese il potere non tramite elezione popolare, ma con un atto unilaterale di forza (marcia su Roma); 2) che il fascismo esercitò il potere in maniera molto più che monopolistica, accentrando su di sé tutti i poteri; 3) che non solo non vi fu democrazia diretta, ma non vi fu nemmeno democrazia rappresentativa, visto che il parlamento fu sciolto e tutti i partiti messi fuori legge;4) che il popolo non solo non fu sovrano, ma fu privato di qualunque diritto decisionale, visto che NON CI FURONO PIU’ ELEZIONI POLITICHE per oltre vent’anni, e nemmeno ELEZIONI AMMINISTRATIVE (il popolo cioè non ebbe più diritto nemmeno di votare il sindaco del proprio comune, visto che i sindaci furono sostituiti dai podestà, di diretta nomina governativa); 5) che le ultime elezioni libere prima del ventennio del regime si svolsero nel 1924, e quanto deciso dal “popolo sovrano”, il fascismo lo stravolse e lo falsò con brogli e minacce, quegli stessi brogli che portarono all’omicidio dell’onorevole Matteotti; 6) che il plebiscito del 1929 fu strutturato con un sistema che permetteva di controllare il voto dei singoli elettori (venivano consegnate due schede, e l’elettore doveva scartare, davanti agli scrutatori fascisti, l’opzione non selezionata), e di conseguenza fu assai più che una farsa.
Ci sono fonti storiche che dimostrano il contrario?

*L’Italia diventa la prima potenza economica italiana.
Sicuramente un errore di stampa. Perché è ovvio che la prima potenza economica italiana sia l’Italia, così come la prima potenza economica francese è per forza la Francia. Se poi si intende “prima potenza economica europea” o “mondiale”, va ricordato che è solo con il boom economico – anni ’60 – che l’Italia entra tra le prime cinque superpotenze economiche del mondo.

Infine e per concludere:
quello che i libri di storia fanno, non è nascondere i provvedimenti o le riforme importanti (che ovviamente ci sono stati) messi in atto dal fascismo. Semplicemente evidenziano come il prezzo di tali riforme sia stata la violenza sistematica, lo squadrismo, la tortura, l’eliminazione fisica degli avversari, il consenso ottenuto con il terrore, il silenzio imposto, la negazione dei più elementari diritti di libertà e autodeterminazione e, non da ultimo, la responsabilità diretta in quella tragedia immane che fu la seconda guerra mondiale e che costò oltre cinquanta milioni di morti.
E prima che qualcuno mi ponga la questione, rispondo in anticipo: la dittatura, qualunque dittatura, è per me un abominio a prescindere. E quanto ho appena detto – fatte le debite distinzioni non ideologiche, ma geografiche, culturali e storiche – lo penso in maniera più o meno identica per lo stalinismo, il nazismo, il franchismo, la ddr, il maoismo e tutti i regimi che hanno nel corso dei decenni insanguinato il mondo.

#resistenzeRiccardoLestini

One thought on “Una foto sgradevole

  • 24/07/2019 at 16:07
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    Bravo Riccardo! Ottimo articolo :))

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