Tipi da spiaggia mostruosi

Dopo il temibilissimo Rompicazzo, continuiamo la nostra agghiacciante carrellata di terrificanti odierni umanoidi con uno spaventoso campionario dei DIECI TIPI DA SPIAGGIA più MOSTRUOSI e PERICOLOSI.
Con l’avvicinarsi dell’estate e delle vacanze al mare, prendetelo come un vademecum utilissimo per riconoscerli e, soprattutto, evitarli e stargli alla larga.
Cominciamo, questa settimana, con i primi cinque “mostri da ombrellone”…
1.LA MAMMA
Lo sappiamo, è un po’ generica come definizione, quindi per dovere di precisione dividiamola in sottocategorie.
C’è la mamma edipica, anzitutto, che è la più classica delle mamme da manuale e si presenta nelle due varianti di chioccia apprensiva e di magna-core-de-mamma-tua-magna.
Nel primo caso, la genitrice appena mette piede in spiaggia viene colta da panico da spazio aperto e sterminato, l’immensità imperscrutabile del mare la trasforma in una sorta di vigile paranoico che spia e controlla ogni singola mossa dello sventurato infante, e vedendo in ogni dove un potenziale pericolo, la giornata si risolve in una serie ininterrotta di divieti, dai classici non andare lì, torna qui, il bagno non lo puoi fare che hai mangiato appena sei ore fa, ai più coloriti e surreali se corri vedi di non sudare. Nel secondo caso la madre, che è venuta al mare solo perché lo iodio fa tanto bene al bambino, pensa di integrare le funzioni terapeutiche della vacanza ingozzando l’infante dalla mattina alla sera, portando in spiaggia borse grandi come frigoriferi piene d’ogni cibaria possibile, dalla classica pizzetta alla parmigiana a sei strati, dall’innocente cono gelato alla torta nuziale.
Inutile dire che la vicinanza della mamma edipica al tuo ombrellone ti rovina sistematicamente la giornata. Nella prima variante, ti riporta alla luce incubi e traumi infantili, nella seconda ti fa vomitare.
Altro tipo di mamma è quella volevo-andare-in-vacanza-da-sola-alle-terme-di-Chianciano. Trattasi di madre stressatissima che ha sviluppato nel corso dell’anno un inconscio quanto feroce odio per la propria figliolanza. Essa madre esplode dalle tre alle sette volte al giorno con urla disumane, punizioni corporali e invettive brutali contro il microscopico infante. Averla vicina d’ombrellone, vuol dire subire un inquinamento acustico tale da farti rimpiangere i viali cittadini nelle ore di punta.
Infine, c’è la mamma mi-importa-una-sega-io-sono-in-vacanza. Lei, la madre, prende il sole, dorme, telefona, parla con le amiche. Il tutto, fregandosene completamente dell’esistenza del bambino. E qui il problema non è la madre, ma il bimbo, che, sentendosi trascurato, per attirare l’attenzione si trasforma in un feroce psicopatico pericoloso per se stesso e soprattutto per gli altri, in grado di compiere qualsiaisi cosa: urlare come un indemoniato, scalciare compulsivamente sabbia che, puntualmente, finisce nella tua bocca, strapparsi il costume e stirarsi il pisello, scavare buche di sedici metri e poi ricoprirle alzando la solita tempesta di sabbia, gettarsi a volo d’angelo dall’ombrellone alla tua pancia, tirare bombe d’acqua con il secchiello, lanciarti il rastrello negli occhi.
2.IL BAMBINO PSICOPATICO
Vedi punto precedente, alla voce mamma-mi-importa-una-sega-io-sono-in-vacanza.
3.LA DIARISTA
Trattasi di personaggio figlio del nuovo millennio, dei nuovi mezzi di comunicazione, degli smart phone, dei tablet, dei social network. Lei (molto più raro sia un lui) non è venuta in vacanza per fare una vacanza, ma per raccontarla. Così passa l’intera giornata attaccata al tablet o al telefonino, collegata h/24 a facebook, waths app e twitter. E scrive incessantemente, posta la foto appena fatta, pubblica 16 tweet al minuto in cui aggiorna costantemente il mondo su cosa le succede intorno, robe tipo il bagnino è un figo, oggi c’è il bagnino brutto e sono triste, sto mangiando un gelato buonissimo, il mare è calmissimo e tra poco super bagno, il costume mi va in mezzo al culo, il mio vicino d’ombrellone ha il riporto. E via così, senza sosta.
Non è che questa tizia disturbi le tue vacanze, è che fa proprio incazzare la sua presenza.
Oltretutto, se malauguratamente ci attacchi bottone, è pure carina e provi a invitarla a bere qualcosa, devi accettare la comunicazione in diretta di tutto quel che state facendo: lui ha preso un prosecco e io un aperol spritz, ora mi sta parlando del suo lavoro, tra due minuti lo limono, stasera penso che non glie la darò, domani sera è probabile che me lo trombi, appena finito #MedieDimensioni #ScarsaFantasia #DurataAccettabile.
4.L’ANIMATORE
Un tempo c’era l’iperattivo organizzatore da spiaggia, il Filini della situazione, quello che arrivava con bloc notes insabbiati e una bic verde a chiederti di iscriverti al torneo di bocce appena organizzato, di partecipare alla cocomerata delle sette nel suo terrazzo, alla gita alle grotte col catamarano di suo suocero. Era insostenibile, ma aveva una sua umanità che lo rendeva quasi simpatico. Oggi tale rassicurante figura è scomparsa. La cancellazione delle spiagge libere e l’organizzazione fordista dei bagni ha creato gli psicotici ANIMATORI, grandi e piccoli, uomini e donne. Un incrocio tra un boy scout zelante e un venditore di enciclopedie.
La tragedia è che Filini lo faceva per vocazione, gli odierni animatori sono pagati per romperti i coglioni. Senza sosta, dalla mattina alla sera: vogliono farti fare acqua gym, balli di gruppo, trenini tra gli ombrelloni, musical improvvisati alla rotonda.
Conseguenza: l’anno successivo rinunci alle ferie accumulate e le regali al collega che detesti.
5.L’INTELLETTUALE OLTRANZISTA
Ne esistono due varianti, di tale stravagante soggetto.
La prima è quella snob. Trattasi di persona che porta in volto i segni d’una sofferenza esistenziale imperscrutabile e che noi mortali non potremo mai capire. Non parla con nessuno, ma ogni suo gesto è teso a tracciare una distanza incolmabile tra lui, che risiede nell’olimpo degli illuminati, e te, povero ignaro mentecatto. Sta sempre sotto l’ombrellone con addosso camicie di lino, tirando fuori dalla borsa uno dopo l’altro libri tipo La critica della ragion pura di Kant. Nelle varianti più estreme, può anche mettersi a leggerlo ad alta voce.
La seconda, più simpatica ma devastante, è quella malata. Trattasi di tizio che è capitato sotto il sole per puro caso dopo sedici anni di totale astinenza. L’habitat marittimo gli è così estraneo e ostile da rappresentare un costante pericolo. E, puntualmente, gli succede di tutto: si scotta, si spella, gli escono ventidue eritemi al giorno, pesta i ricci, sbatte contro le meduse.
Se è un tuo amico, passi la vacanza al pronto soccorso.

6.IL MEGA TAMARRO
Tra tutti, è senza dubbio il più visibile. E il più tragico.
Impossibile non notarlo. Indossa occhiali grandi sei volte l’intera calotta cranica, non ha mai pantaloncini, ma sempre slippini microscopici, sei centimetri quadrati di stoffa o giù di lì.
Non sta mai seduto, anche se difficilmente si muove. Di norma lo trovi in piedi, immobile, in una posizione scomoda e innaturale, ma ideale per mostrare al mondo intero, e soprattutto a se stesso, una muscolatura costruita in un duro inverno di continua palestra. Ha tatuaggi sparsi ovunque, tribali, ideogrammi giapponesi e richiami espliciti all’ideologia nazifascista. Se ha dei figli, porta i loro nomi tatuati sulle braccia a caratteri gotici.
Parlarci, può essere un’esperienza psichedelica.

7.IL PREDATORE
La caratteristica di questa tipologia d’umanoide è il trascorrere l’intera durata della vacanza nel tentativo di abbordare e rimorchiare esseri appartenenti al genere femminile. Un’attività continua, incessante, dalla mattina alla sera, un dispendio di energie disumano e pazzesco.
Attenzione però a non fare confusione. Il predatore da spiaggia non è un rimorchiatore abituale, non è uno scienziato dell’abbordaggio. Né tanto meno un single incallito che va all’assalto per convinzione e vocazione.
No, il predatore da spiaggia passa il resto dell’anno in ombra e recita questo ruolo esclusivamente d’estate, esclusivamente al mare, esclusivamente in spiaggia. Il tutto perché vive nella convinzione che la spiaggia sia fatta apposta per rimorchiare, che le possibilità di successo nel rimorchio, in spiaggia, siano cento volte maggiori rispetto a qualsiasi altro posto. Non ama nemmeno il mare, il predatore, ci viene soltanto perché pensa che l’aria salmastra renda le femmine più dispobili. Se al predatore gli proponi una vacanza in una capitale straniera, ti risponde di no, perché a detta sua lì non ci sono femmine.
Ora, non essendo avvezzo all’abbordaggio ma riservando a questa attività esclusivamente il periodo di vacanza, il predatore è 100 volte su 100 completamente imbranato, e i suoi tentativi di rimorchio terminano penosamente.
Ma non demorde. Ovvio che la pericolosità estrema di tale personaggio riguarda esclusivamente le donne.

8.LA DIVINA
Eccola, è lei. Lei.
Quella che per raggiungere il suo ombrellone percorre la spiaggia come fosse una passerella, a testa alta, schiena dritta e passi lenti e cadenzati.
Quella che anche con il vento forza nove non ha mai un capello fuori posto.
Quella che sì, è in spiaggia come il resto del mondo, ma non ha mai un solo granello di sabbia addosso.
Quella che a qualsiasi ora del giorno, anche se è in spiaggia, ha sempre il trucco perfetto.
Quella che non ha un filo di cellulite. Manco a cercarlo col lanternino.
Quella che non ride, ma sorride. Al limite getta sguardi languidi a caso (e qualcuno ci crede, e quando prova a concludere ci rimane male, malissimo).
Quella che non parla mai. Oppure parla pochissimo. Ma che, sostanzialmente, prende solo il sole, di continuo, dalla mattina alla sera.
Quella che fa il bagno una volta al giorno, sta in acqua mezzora, poi esce ed è come sempre, trucco e capelli perfetti, manco un granello di sabbia addosso. Nemmeno sembra bagnata.
Quella che è un mostro senz’altro da aggiungere.

9.L’ANIMALE SOCIALE
Detto anche l’amicone.
Sulle prime pare innocuo, ma non fidatevi. È quello che nella vita fa il conoscitore di gente. Non importa quanto il suo ombrellone sia distante dal tuo, lui ti raggiungerà comunque. Conosce tutti e quindi vuole conoscere anche te.
Ripetiamo, sembrerà innocuo. Farà domande all’apparenza innocenti, tipo da dove vieni, che lavoro fai, che squadra tifi.
Poi però passerà all’attacco. Un attacco micidiale in tre fasi:
Uno. I consigli. L’apparente innocenza iniziale del dialogo svanirà quando inizierà a consigliarti, su qualsiasi cosa. Starete parlando, che so, di cibo? Lui ti consiglierà un ristorante a due passi dal mare, perché conosce i proprietari. Parlerai di automobili? Lui ti consiglierà quel benzinaio, perché lo conosce, quel meccanico, perché lo conosce. E così via, su ogni argomento possibile. Nota bene: non seguire mai quei consigli.
Due. Il tuo migliore amico. Non importa quanto generiche siano state le informazioni che gli hai dato su di te. A lui basteranno per sostenere di conoscerti meglio di chiunque altro, per chiamarti rumorosamente a centinaia di metri di distanza ogni volta che ti vede, per salutarti con energiche e omicide pacche sulle spalle. Puoi dire o fare quel che vuoi: lui è il tuo migliore amico.
Tre. Mi casa es tu casa. È la fase più pericolosa, dove oltre a cercare di coinvolgerti in ogni sua trovata, in ogni sua uscita serale (dal minigolf al casinò tarocco), spesso riuscendo nell’intento prendendoti per sfinimento, si introdurrà prepotentemente nella tua vita. Visto che siete così amici, entrerà in casa tua, sempre in casa tua organizzerà cene con altri 40 bagnanti sconosciuti, ti prenderà la macchina, occuperà il tuo ombrellone. Senza mai chiedertelo prima.
Soluzioni? Nessuna, tranne l’omicidio.

10.PETER PAN
A nostro avviso forse è il peggiore.
Trattasi di maschio di 35-40 anni che appena entra a contatto con sabbia e salsedine subisce un’immediata e pericolosissima regressione alla più acuta idiozia infantile.
È, per intenderci, quel coglione che passa le giornate al mare facendo gli scherzi.
Quel deficiente che ti prende di peso e ti getta in acqua mentre te ne stavi beato a occhi chiusi a goderti il venticello del bagnasciuga. Quell’imbecille che ti fa un gavettone mentre stai dormendo sfasciandoti il cellulare. Quel pirla che ti prende a dolorosissime pallate di sabbia sulla schiena ridendo come un ebete.
Anche qui, nessuna soluzione, omicidio a parte.

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