Anche Dante, nel suo piccolo, s’incazza…

Ok, sono il sommo poeta, padre assoluto della lingua e della letteratura italiana, autore di un’opera a dir poco pazzesca che studiano e conoscono in ogni dove tutti quanti, da qualcosa come settecento anni.
Talmente famoso che di solito pronunciare il mio cognome è assolutamente superfluo.
Basta il nome. Nel senso, non è che se dici “parliamo di Francesco” tutti pensano che stai parlando di Petrarca, o se dici “Giovanni” tutti capiscono che stai discorrendo di Boccaccio. Ma neanche se dici “leggiamo William” tutti vanno subito a pensare a Shakespeare.
Nel mio caso invece no. Dici “Dante” e hai detto tutto.

Insomma, non sono propriamente bruscolini o cose di tutti i giorni.
Son cose che capitano, al massimo, una volta ogni millennio.
Quindi uno giustamente potrebbe pensare che dovrei essere l’ultima persona al mondo ad avere motivi validi per incazzarsi.
Eppure vi assicuro che di ragioni per incazzarmi come una bestia ne ho anch’io, più o meno a iosa.

Prima di tutto, non è che abbia avuto una vita poi così semplice e felice.
Anzi, diciamo pure che, sostanzialmente, ho avuto una vita abbastanza di merda.
Sì, perché quando te ne stai vent’anni in esilio e senza un soldo a elemosinare a destra e manco appoggi e protezione, e soprattutto quando l’unica donna che hai amato muore giovanissima senza che tu l’abbia nemmeno sfiorata, vi assicuro che i coglioni ti girano parecchio, e non è che te ne frega poi tanto di essere Dante, sommo poeta, padre assoluto della lingua e della letteratura italiana e via discorrendo.

Poi, anche da morto, di rospi mi è toccato ingoiarne parecchi. Tipo che so, i circoli dantisti, le statue in mio onore dove ho sempre quella cazzo di faccia severa da giudice universale (poi ti credo che gli studenti mi odiano), Roberto Benigni…

Ma più di ogni altra cosa, ciò che mi fa letteralmente scoppiare le vene di rabbia, sono le citazioni sbagliate.
Vuoi travisarmi? Ok, m’incazzo ma poi mi passa.
Vuoi trasformarmi in mito risorgimentale? Come sopra.
Vuoi interpretarmi come un musical rock? Come sopra.
Ma perché, oltre a tutto questo, devi pure citarmi in maniera sbagliata?
Ecco, io questo proprio non lo sopporto.

Una su tutte: mi spiegate perché continuate a sbrodolare quel cazzo di verso del canto III dell’Inferno in maniera sbagliata?
Perché continuate a dire: “non ti curar di loro, ma guarda e passa”, quando io invece a Virgilio, riguardo agli ignavi, gli faccio dire: “non RAGIONIAM DI LOR, ma guarda e passa”?
Perché? Perché????
Vi giuro che ho mobilitato tutto l’aldilà, ho fatto ricerche in ogni dove… e non c’è verso di capire da dove nasca questo assurdo travisamento! Che poi il verbo “ragionare” è estremamente più consueto, usato e popolare di “curare”.
Quindi ripeto: perché???? Santo Cielo, perché???
Questa cosa mi manda letteralmente fuori di testa, non mi do pace.

Anche perché… come avrei mai potuto scrivere “non ti curar di loro, ma guarda e passa”?
Sarebbero DODICI SILLABE.
E vi pare che io, Dante, sommo poeta, padre assoluto della lingua e della letteratura italiana eccetera eccetera eccetera, VADA A SBAGLIARE UN ENDECASILLABO????
Ma fatemi il piacere!!!

Indignatamente vostro,
Durante Alighieri
detto
Dante

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