Lestini in Serie A – stagione 2015/2016 – giornate 29-38

PER FARLA FINITA CON I CRIMINALI DELLA DOMENICA – 29esima giornata

Inutile costruire stadi “all’inglese”, investire quantità inverosimili di denaro in strutture all’avanguardia, mettere in moto meccanismi di sicurezza ai limiti dell’assurdo (tessera del tifoso, biglietti nominali) se poi quegli stessi stadi e quelle stesse strutture vengono riempiti ogni domenica dai soliti imbecilli.

Grottesco destinare tutte le forze dell’ordine disponibili (già ridotte all’osso in mezzi, risorse e via dicendo) per intere giornate dietro una partita di calcio. Grottesco in generale ma particolarmente grottesco di questi tempi, quando le emergenze sono – o dovrebbero essere – ben altre.

Le immagini viste ieri a Udine (tra l’altro piazza tradizionalmente “tranquilla”) non sono purtroppo né una novità né un’eccezione. Sono la norma, l’ennesima riproposizione di un copione che si ripete da tempo immemore sempre uguale a se stesso: giocatori messi alla pubblica gogna, insultati, minacciati da questi soggetti che ci ostiniamo a definire “tifosi”, “ultras”, quando invece il termine più appropriato sarebbe un altro: criminali.
Criminali senz’altro da aggiungere.

Un tifoso ha diritto a fischiare, a esprimere il proprio disappunto. Ha pagato il biglietto e come uno spettatore a teatro, se non gradisce lo spettacolo, ha anche diritto a manifestare civilmente il proprio dissenso.
Ma certo non ha diritto a minacciare, intimidire, richiamare un professionista sotto la curva e obbligarlo a subire un pubblico processo in piena regola.

Dove sta scritto che un calciatore deve per forza giocare bene?
E, soprattutto, dove sta scritto che un “ultras” può e deve pretendere tutto questo?
Sta invece scritto, al contrario, che minacce e intimidazioni costituiscono reati penali. E come tali vanno punite.

Non succederà, esattamente come non è successo in passato.
Continueremo a vedere queste scene assurde di emeriti imbecilli che impediscono l’inizio di una partita, che paralizzano lo svolgimento di un incontro, che obbligano i calciatori a restituire le maglie e via dicendo.
Perché, ripeto, quello di Udine non è che l’ennesimo capitolo di una storia infinita e interminabile.
Storia di un credito continuo di tolleranza concesso a questi personaggi, di una collusione continua tra società e gruppi di tifoseria organizzata.
Storia della trasformazione delle partite di calcio nell’esatta negazione dello sport.

Eppure sarebbe semplice.
I reati si puniscono con l’applicazione della legge.
E il criminale si punisce mettendolo in condizione di non compiere più quel reato.

Non in questo caso, pare.
Gli stadi continueranno a essere proprietà di queste bande di idioti che la partita nemmeno la guardano, mentre chi con il calcio avrebbe voglia semplicemente di divertirsi continuerà a essere costretto a guardare la partita in televisione.

Ci sarebbe da parlare della 29esima giornata, ma oggi non ne ho voglia.
Di solito in questa piccola rubrica scherzo, ma oggi – da vero e sincero appassionato di calcio – preferisco stendere il più classico dei veli pietosi.
E rimandare tutto a lunedì prossimo.

#lestiniinseriea


DEL RECORD DI BUFFON, DI ARBITRI, CONDOGLIANZE E PALLONATE VARIE – 30esima giornata

Cosa mai vuoi fare in una rubrica calcistica del lunedì a meno otto giornate dal termine del campionato?
Tiri le somme, snoccioli due pronostici. E spari cazzate, ovviamente.
Non è che tu abbia poi molta altra scelta.
Quindi procediamo, via con il sunto della situazione in cinque-istantanee-cinque:

1.Chi vincerà lo scudetto?
Mettiamola così: al di là della pura logica matematica – tre miseri punticini a dividere Juve e Napoli e otto lunghissime partite ancora da giocare – il Napoli sta facendo un campionato stellare e sto scudetto benedetto (che dalle parti del Vesuvio manca da 26 anni), lo meriterebbe.
Il problema è che la Juventus è molto più che stellare. La partita epica che in settimana ha giocato a Monaco, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, ha dimostrato come in Italia, oggettivamente, la Vecchia Signora è troppo per tutti, e che se oggi il torneo è in bilico è solo perché la squadra è inspiegabilmente rientrata dalle vacanze con due mesi di ritardo. Se avessero cominciato a giocare a settembre come tutti gli altri, i giochi a quest’ora sarebbero chiusi da un pezzo.
Pronostici scudetto: Juve 90% – Napoli 10%.

2.La storia degli arbitri e bla bla bla…
Già il campionato italiano, per tanti motivi, rispetto a quelli europei, è triste e spento… perché vogliamo intristirlo ancora di più con queste storie infinite di arbitri e affini?
In particolare la solita storia che la Juve sarebbe avvantaggiata dagli arbitri e bla bla bla…
Gli arbitri sbagliano, si sa. Succede da sempre e succederà per sempre. E ieri il gol del Torino era regolare. Però non è che una svista può mettere in dubbio lo strapotere oggettivo e la superiorità indiscutibile della Juventus. Che cazzo, come fai a parlare di favori arbitrali con una squadra che vince ininterrottamente da novembre? Che cazzo c’entrano gli arbitri? E se proprio vogliamo, parlarne, nella lotta scudetto a sviste siamo pari: domenica scorsa, a Palermo, il Napoli ha vinto con un rigore che non c’era.
Quindi….

3.Il record di Buffon
Buffon è uno dei più grandi portieri della storia del calcio.
Però io sta storia dell’imbattibilità dei portieri mica l’ho mai capita. Cioè, mettetela come vi pare, ma Buffon non è che ha fatto sto record perché è un grande portiere… l’ha fatto perché difesa e centrocampo gli fanno arrivare due tiri ogni tre partite. Perché questi premi non li danno, appunto, alla difesa?
Prova del 9: prima del grande Buffon, a detenere il record era Sebastiano Rossi, non propriamente un fenomeno… solo che aveva davanti la difesa del Milan di Capello…

4.Champions e dintorni
Nella lotta all’ultimo posto disponibile, ci guadagna solo la Roma, che mantiene invariato il distacco sulle quarte.
Però attenzione all’Inter, che ha ritrovato grinta e un minimo di gioco (e all’Olimpico ha sfiorato il colpaccio). Meno attenzione alla Fiorentina, che pare aver smarrito sia le gambe sia – soprattutto – la testa.
Zero attenzione al Milan, che ieri è riuscito a far fare un punto pure alla Lazio, al momento la squadra più disasatrata del campionato. I rossoneri punteranno tutto sulla Coppa Italia. Anche se, che riescano a battere la Juve, appare oggettivamente fantascientifico.

5.Condoglianze o complimenti?
Verona a parte, la lotta per non retrocere si è improvvisamente riaccesa, andando a interessare – al momento – qualcosa come sei-sette squadre.
In particolare il Palermo, agganciato dal Carpi, un solo punto sopra il Frosinone e da oggi ufficialmente nella zona caldissima.
A Novellino, 784esimo allenatore dell’era Zamparini, noi umbri gli si vuole bene da decenni… e quindi siamo contenti che sia tornato ad allenare in serie A. Però ecco, come dire, quando a chiamarti è Zamparini, non si capisce mai se ti si devono fare i complimenti o le condoglianze…

Alla prossima!!

#lestiniinseriea


GAME OVER – 31esima giornata

I tifosi juventini sono autorizzati a fare tutti gli scongiuri del caso, ma credo che ormai, dopo ieri, il campionato sia davvero finito.
E a decretarlo non sono tanto i sei punti di vantaggio della Juventus sul Napoli a sette giornate dal termine: la storia, anche non troppo remota, è piena di rimonte clamorose in spazi anche più ridotti e con distanze anche più consistenti. E a questo proposito qualcuno, ieri, ha tirato in ballo i nove punti recuperati dalla Lazio in otto giornate proprio alla Juve, nel campionato 1999-2000.
Ma a parte il fatto che all’epoca la Juve in porta schierava Van Der Saar (uno che, nei momenti topici, era in grado di farne sputtanare anche 18 di punti), più che alla matematica occorre guardare al modo, al come (al “contesto” diremmo, se stessimo scrivendo un saggio di storiografia), distacco e classifica siano maturati.
E la disamina del come ci dice che rincorsa, rimonta e sorpasso ci sono già stati ed è stata sempre e proprio la Juventus a farli. E ci dice, inoltre, che lo scontro diretto c’è già stato ed è stata sempre la Juve a vincerlo.
Inoltre, o forse soprattutto, c’è la netta sensazione che, oggettivamente, il Napoli più di così proprio non poteva fare. Che questa squadra meriti solo applausi a scena aperta, ma contro chi ti vince venti partite su ventuno non puoi proprio farci nulla, che non basta nemmeno avere Higuain nell’anno migliore della sua carriera.
Proprio Higuain ieri, espulso, in lacrime e coi nervi a pezzi, è la fotografia più emblematica di questa frustrazione.
Ma, ripetiamo, quando una squadra è troppo più forte e troppo più solida, il super campione non basta. Tanto per ripescare precedenti nella storia, ricordiamo che Maradona, l’anno che stabilì il record personale di gol segnati in campionato, dovette comunque inchinarsi al super Milan di Sacchi.

Il “game over” però non riguarda solo la lotta scudetto, ma pure quella per la Champions.
Mentre la Fiorentina incappava nell’ennesimo scialbo pareggio casalingo, e soprattutto mentre l’Inter si schiantava nell’ennesima partita psicotica finendo in 9 contro 11, la Roma passeggiava senza pietà sul cadavere della Lazio, vincendo un derby più o meno a senso unico, portando il proprio vantaggio sulla quarta a sette punti.
Ecco forse, più che il Napoli, l’oscar del rimpianto dovrebbe andare proprio alla Roma. I giallorossi, con un collettivo a nostro avviso più forte del Napoli, rischiano a questo punto di arrivare secondi. E se si pensa alla follia di una decina di punti buttati via sconsideratamente negli ultimi mesi di Garcia…
A parte questo, nota polemica: era l’ultimo derby di Totti. Non farlo entrare in campo nemmeno per un quarto d’ora, ci è sembrata oggettivamente una cattiveria sconsiderata.

Una classifica che quindi non subirà troppe variazioni da qui alla fine, ma che, sostanzialmente, rispecchia in maniera abbastanza fedele le forze effettive dei nastri di partenza.
A noi fa solo tristezza che tutto sia già scritto alla 31esima giornata: che cazzo scriviamo adesso per sette lunghissime settimane?

Infine.
In questi quindici giorni due divinità della religione del pallone se ne sono andati.
Uno è Cesarone Maldini, che nell’ordine: ha vinto tutto come calciatore con il Milan, ha vinto un mondiale come vice di Bearzot, ha vinto tre europei come ct dell’Under 21, mentre con la nazionale maggiore ha perso un mondiale per due centimetri (sì, esatto, proprio quel tiro impossibile di Baggio ai supplementari contro la Francia che sarebbe stato il golden gol del secolo), mentre da padre ha generato il più grande difensore della storia del calcio italiano.
Chapeau.
L’altro si chiamava Johan Cruijff e ha insegnato al mondo intero cosa significhi l’espressione “calcio spettacolo”. Uno che non è andato ai mondiali del ’78 per protesta contro il regime militare.
Uno che ancora oggi ci ricorda che il ’68 c’è stato dappertutto.
Pure nel calcio.

Ciao e grazie, a tutti e due.

A lunedì.

#lestiniinseriea


FENOMENOLOGIA DEL RIMPIANTO – 32esima giornata

La Juventus, matematica a parte, lo scudetto lo ha già vinto.
Come già ripetuto le settimane scorse, i tifosi bianconeri facciano pure esplorazioni tra i gioielli di famiglia per scongiuri&affini, tanto la Juve, questa Juve, sei punti in sei partite non li può perdere.
Qualora ce ne fosse stato bisogno, sabato sera ne ha dato la prova definitiva: a San Siro contro il Milan, manco ha giocato, ha passeggiato, ha lasciato il campo ai rossoneri più o meno per settanta minuti, ha fatto divertire Buffon per fargli dimostrare di essere ancora un portiere con i controcoglioni e poi, senza nemmeno troppo sudore, con due tiracci sporchi ha ribaltato lo svantaggio iniziale e si è portata a casa i tre punti.
E tanti saluti.

Perciò, col discorso scudetto chiuso (e quasi chiusa pure la pratica Champions), con una giornata per di più scialba e incolore, per scrivere qualcosa di vagamente sensato cominciamo in largo anticipo a stilare qualche bilancio di stagione.
E parliamo di rimpianti, che mai come quest’anno – ci pare – l’hanno davvero fatta da padroni.
Si proceda.

La Juventus.
Può sembrare un’assurdità parlare di rimpianti per una squadra che ha vinto 21 delle ultime 22 partite e si appresta a prendersi trionfalmente il suo quinto scudetto consecutivo.
Eppure, proprio perché in Italia questi qua rivali veri non ne hanno (ricordiamoci che hanno dato a tutte le altre squadre una decina di giornate di vantaggio), le speranze europee erano tutt’altro che astratte. A maggior ragione per quell’eliminazione bruciante di Monaco all’ultimo secondo. Ancor di più dopo le prestazioni mediocri di Bayern, Real e Barcellona nei quarti di finale.
Insomma, andare avanti, e alzare la coppa, non era davvero impresa impossibile.

Il Napoli.
La Juve è più forte e più di così non si poteva fare. Però… però resta il rimpianto di quell’incartamento da vertigine verso la fine del girone d’andata. La Juve era ancora lontana, l’Inter, la squadra con cui allora si contendeva il primato, poca roba. Era quello il momento di allungare. Magari un allungo consistente avrebbe spento pure l’inseguimento juventino. Chissà.
Rimpianto numero due: Higuain trenta gol pure l’anno prossimo non li segna.

La Roma.
Spalletti tre mesi prima (o i giocatori che smettono di farsi stare sulle balle Garcia) e oggi era testa a testa con la Juve.

L’Inter.
Squadra di seconda fascia, gioco mai pervenuto. Miracolosamente tra primo e secondo posto per tutto il girone d’andata, ma nessuno ci ha mai creduto veramente nella sorpresa.
Soprattutto non ci hanno creduto loro, né Mancini, né i giocatori. Peccato, un po’ di convinzione in più, meno follie invernali e mica avrebbero vinto lo scudetto, però la Champions se la potevano giocare fino alla fine.

La Fiorentina.
Troppo bella e troppo leggera. Un paio di giocatori in più a gennaio e la storia sarebbe stata diversa. Oltre che di testa infatti, i viola stanno crollando fisicamente.
Peccato. In autunno-inverno hanno espresso il calcio più bello.
Ma niente Champions. E, se non stanno attenti, può andare a finire anche peggio.

Per oggi basta così, con le prime cinque della classe. Magari delle altre parliamo la settimana prossima.
Mentre scriviamo ci scorrono davanti le immagini vergognose di Palermo.
Dell’idiozia degli ultras ne abbiamo già parlato. E ne parleremo ancora.
Adesso, a vedere queste ennesime immagini indecenti, ci è passata la voglia di scrivere.
Siamo certi che capirete.

A lunedì.

#lestiniinseriea


I SUOI PRIMI QUARANT’ANNI – 33esima giornata

Vero che, non più tardi d’una manciata di settimane fa, a Totti avevo già dedicato un’altra copertina e una finestra intera. Ma, lo sapete, sono un fottuto sentimentale. Anzi, diciamo proprio che il calcio mi piace e mi esalta così tanto proprio perché sono un fottuto sentimentale. Nel senso che del mondo della sfera rotolante mi fanno innamorare storie così, un po’ magiche, un po’ commoventi, un po’ eroiche, un po’ assurde e un po’ stronze. Tipo, che so, Meazza che tira un rigore in Coppa del Mondo reggendosi l’elastico rotto dei pantaloncini. L’India che viene squalificata dai mondiali perché i calciatori rifiutano di mettersi le scarpe e vogliono a tutti i costi giocare scalzi. La Grecia che vince gli europei. Baggio che torna da un infortunio lunghissimo e il primo pallone che tocca è una carezza, una pura elegia che si deposita nella porta di Van Der Saar.
E la storia di Totti che, a quarant’anni, si alza dalla panchina scrollando via polvere e frustrazioni e tira fuori la Roma dal baratro con uno di quei tocchi da biliardo consentiti solo agli dei del pallone, e che poi si mette a festeggiare felice come un fanciullo che ha appena esordito in serie A, era proprio una di queste storie.
Era, appunto. Imperfetto d’obbligo visto l’epilogo, con Spalletti che proprio non ce la fa ad accettare che questo ragazzino quarantenne possa essere ancora decisivo (e ancora forte e con un piede che il 95% del mondo pallonaro se lo sogna) e allora dà di matto. E deve per forza sminuire quel gol, precisando che no, non ha pareggiato Totti, ha pareggiato la Roma, ricordando tutti i passaggi sbagliati di Totti, sindacando pure sull’esultanza eccessiva. Il tutto condito – così raccontano i presenti – da una rissa verbale senza precedenti tra i due al rientro negli spogliatoi.
Bah. Noi nelle settimane scorse Spalletti abbiamo pure provato a capirlo e l’abbiamo pure difeso.
Oggi francamente – a parte che ci ha rovinato la favola del giorno – non solo non ci proviamo più a capirlo, ma ci sta proprio sui coglioni.
Perché insomma, ok le scelte tecniche, ok la squadra prima del singolo. Però Totti è Totti, che cazzo, uno dei più grandi di sempre, e se ti sfodera una perla del genere (che oltretutto ti salva pure il culo) va non dico ringraziato, ma quanto meno rispettato.
Invece, a quanto pare, lo sport preferito di Spalletti e di tutta la dirigenza giallorossa in questi ultimi tempi, è quello di prendere Totti a pesci in faccia. Ci pare inammissibile. Citiamo noi stessi e riportiamo pari pari quanto scritto qualche settimana fa: inammissibile umiliare una leggenda. Inammissibile riservare a una simile epopea un finale così brutto, triste e deprimente.

Altre storie di giornata:

1.L’Inter, un po’ perché ogni tanto si ricorda di essere una squadra e di giocare una partita intera senza scene da clinica psichiatrica, un po’ perché il Napoli fisicamente e psicologicamente è in implosione totale, ha schiantato la squadra di Sarri col più classico dei 2-0, chiudendo indirettamente ogni discorso sul tema scudetto.

2.La Juve infatti, in una specie di allenamento contro ciò che resta del Palermo, vola a +9 sul Napoli. Nove punti che: a)non sono un’ipoteca, ma sono proprio la pietra tombale sullo scudetto; b)pure se paiono eccessivi alla luce della classifica di un mesetto fa, rispecchiano in maniera assai fedele la distanza reale tra la Juve e il resto del campionato.

3.Se il discorso scudetto è chiuso, si riaccende inaspettatamente il capitolo Champions, con 3 squadre (Roma, Inter e Fiorentina) in soli sei punti e un finale di campionato che – almeno per la lotta al terzo posto – può essere davvero entusiasmante. Ps: col Napoli in evidente caduta libera, la situazione potrebbe diventare ancor più intricata e complicata.

4.In Lega Pro, il grande Rino Gattuso – allenatore del Pisa – ha compiuto un capolavoro degno del Ringhio che fu: sentendosi troppo nervoso, si è AUTOESPULSO!
Chapeau!!

5.Mi è arrivata in settimana la mail di un assiduo frequentatore di questa pagina, il quale dice di seguire con particolare attenzione questa rubrica pallonara del lunedì. E mi chiede: “ma lei che squadra tifa?”. Be’, dovrei essere contento… significa che, pur essendo un tifoso accanito, scrivendo sono riuscito a mantenere uno straccio d’imparzialità.
Allora lancio la sfida:
CHE SQUADRA TIFO?
Rispondetemi o in privato o qui nei commenti.
Chi indovina, non scherzo, RICEVERA’ UN PREMIO.
Sono ovviamente ESCLUSI dal gioco:
a)tutti quelli che mi conoscono personalmente;
b)chi mi legge da almeno due anni;

alla prossima!!

#lestiniinseriea


LA TOTTEIDE – 34esima e 35esima giornata

Nemmeno Virgilio o qualunque altro poeta epico, avrebbe potuto immaginare qualcosa di simile.

L’ex “pupone”, da sempre e per sempre ottavo Re di Roma, per tutti “er capitano”, al secolo Totti Francesco, anni quaranta, che nel momento più tribolato e contestato della sua splendida carriera, addirittura alla vigilia del 2769esimo compleanno della Città Eterna, non solo ti va a salvare la Roma per la terza volta consecutiva, ma addirittura, di fatto, te la porta in Champions League.

Molto più di una favola, molto più di un epos, molto più di una poesia.
Totti con la perla di ieri scrive una pagina assurda di storia del calcio che lo scaraventa ab aeterno nel Pantheon pallonaro, assieme a quelli che il pallone non lo fanno solo rotolare, ma lo fanno cantare accarezzandolo.
Stadio Olimpico giustamente in piedi e ovviamente in lacrime. Brividi lunghi quanto tutta la Curva Sud.

L’ho già scritto e riscritto. E lo riscrivo ancora: sono queste le storie che mi esaltano, queste le storie che mi fanno innamorare del calcio, queste le storie che mi spingono a scrivere ancora di pallone. Specie in un momento – per il calcio – scialbo e triste come questo.

A questo punto, il fatto che a Roma, Spalletti e dirigenza, continuino a non volergli rinnovare sto benedetto contratto per un altro anno, ha una sola spiegazione: SPQR, come dicevamo da ragazzi, significa davvero che Sono Pazzi Questi Romani.

Punto e a capo.
Del resto della giornata, non parliamo. Troppo pianeta terra a confronto.

Per motivi strettamente personali, non potremo seguire a dovere la prossima giornata, la numero 35, e di conseguenza non potremo nemmeno scriverne.
Perciò, per una volta, anziché a posteriori, due considerazioni in anticipo: la Juventus, che ieri – come al solito senza una goccia di sudore – ha strapazzato la Lazio, ha il primo match point scudetto a Firenze. Se vince, e il Napoli perde o pareggia, può già festeggiare l’ennesimo tricolore.
E vincerlo a Firenze, per gli juventini, sarebbe a dir poco apocalittico.
Talmente apocalittico che, se dovesse succedere, a metà settimana prossima, un articolo speciale specialissimo vedremo di dedicarglielo.

Infine, i risultati del quiz “che squadra tifo?” lanciato la settimana scorsa.
Dunque, sembra assurdo ma, pur avendomi scritto in ventinove, NON HA INDOVINATO NESSUNO.
Quasi tutti avete detto Roma.
No, non è la Roma. Capisco il mio sbrodolamento per Totti, ma è indipendente dalla fede calcistica.
Quindi il premio no, non l’ha vinto nessuno.
E quindi posso permettermi ancora di mantenere il segreto!

Alla prossima!

#lestiniinseriea


JUVE CAMPIONE (con dedica speciale) – 36esima giornata

Il calcio “spezzatino” della dittatura televisiva fa sì che uno scudetto lo si possa vincere in differita, a bocce ferme, aspettando il risultato di un posticipo, senza urla liberatorie al fischio finale e festose invasioni di campo. Era già successo qualche anno fa (2009 per la precisione, prima Inter di Mourinho) ed è accaduto ancora.

Non proprio una cosa bella (soprattutto per i tifosi, a cui si va a negare il momento più folle e gioioso), ma nella sostanza poco cambia. Soprattutto quest’anno e soprattutto per questa Juve, che lo scudetto, pur senza certezze matematiche, lo aveva già vinto da tempo, da settimane (forse da mesi), con una spaventosa dimostrazione di forza (a mio avviso senza precedenti) a cui davvero nessuno poteva tenere testa.

Da parte mia, da accanito commentatore del campionato con questa rubrichetta settimanale, la soddisfazione di aver detto e ripetuto continuamente, pure in tempi non sospetti, in pieno autunno, ai primi barlumi di rimonta bianconera dopo quella partenza da incubo, che la Juventus avrebbe vinto ancora il campionato, che nessuno sarebbe riuscito a strapparle lo scudetto di dosso.
E ha vinto, molto più che nei quattro campionati scorsi, non solo perché è stata oggettivamente e indiscutibilmente la più forte. Ma anche – soprattutto – perché è stata troppo forte.
E con questo fanno cinque. Cinque campionati di fila. Una sequenza da brividi che, a scorrere gli annuari, ha ben pochi precedenti, e tutti molto più che remoti: un’altra Juve prebellica, il grande Torino che solo la tragedia di Superga seppe fermare. Nessun altro.

Non ricordo chi, ma qualcuno una volta disse che in Italia esistono solo due tifoserie: gli juventini e gli anti-juventini. Un’esagerazione certo, ma fino a un certo punto.
Il sottoscritto – che ormai a campionato finito può smettere i panni del commentatore imparziale e vestire quelli dell’uomo comune – non è juventino, e perciò – per la logica di cui sopra – dovrebbe essere iscritto al partito degli anti-Juve.
Detto in altri termini: dovrei rosicare di brutto per questo ennesimo trionfo della Torino bianconera.
E infatti rosico. A modo mio, ma rosico.

Eppure, rosicate a parte, stavolta c’è una enorme parte di me decisamente in festa per questa Juve pentascudettata.
Ed è la parte più vera e intima. Quella parte che vuole dedicare, con tutto il cuore, questo piccolo scritto a uno dei più veri, sanguigni e accaniti tifosi bianconeri che abbia mai conosciuto.
Una persona protagonista soprattutto della mia infanzia e della mia adolescenza, compagno di giochi, di banco a scuola, di gite e di varie eroicomiche avventure adolescenziali.
Una persona con cui, almeno la metà del tempo trascorso insieme, l’abbiamo passato a insultarci e a sfotterci bonariamente per questioni calcistiche.
Una persona che se n’è andata così, all’improvviso e senza avvertire, l’autunno scorso, proprio una manciata di giorni prima che la Juventus iniziasse la sua spettacolare rimonta.

E così niente, amico caro, volevo solo dirti questo, che avete vinto di nuovo, che avreste pure rotto i coglioni ma sono contento per te.
Perciò goditelo, goditelo e, ti prego, continua pure a sfottermi.
Ovunque tu sia.

Ciao, Andrea.

#lestiniinseriea


SIPARIO – 37esima e 38esima giornata

L’ennesima giornata spezzatino, voluta a tutti i costi dalla Lega nonostante di fatto tutto o quasi fosse già stato matematicamente acquisito, ha prolungato all’inverosimile l’agonia di un campionato chiuso da tempo, con quasi tutte le squadra in vacanza, chi a festeggiare e chi a leccarsi le ferite per una stagione sbagliata.

Il fischio finale, comunque, è arrivato. E il sipario sul campionato è potuto calare scrivendo la parola fine.
Ultime domande e ultime risposte: Higuaìn batterà il record di Nordhal? Sì. Lo ha battuto, arrivando alla stratosferica cifra di 36 reti e blindando pure il secondo posto del Napoli.
Chi sarà la terza e ultima retrocessa? Il Carpi, purtroppo. Mi scusino gli amici tifosi del Palermo, ma sinceramente, al di là della simpatia per il Carpi, avrei voluto che Zamparini rimanesse finalmente schiacciato dalle sue follie.

Per il resto niente, o quasi niente, da dire.
Tranne che tirare due somme e snocciolare le dieci considerazioni di prassi per la fine stagione (voti no, a questo giro non li diamo, sarebbero impietosi per troppi).

1.Il campionato del Napoli è stato comunque stellare e comunque da incorniciare, con il record di Higuaìn a fare da gigantesca ciliegina sulla torta. Da quelle parti lì, davvero, non hanno niente da rimproverarsi. Di più, oggettivamente, non era possibile fare.

2.La Roma qualcosina in più poteva fare, ma il finale di stagione è stato una cavalcata esaltante, giocata col piglio della grande squadra. Se non avesse avuto quei mesi di black out, il secondo posto sarebbe stato suo.

3.La Juventus è troppo forte per questo campionato. Questa vittoria, sia nel morale sia – soprattutto – nelle casse societarie, la rafforzerà ancora di più. Sinceramente, per il prossimo anno, non vediamo altre candidate. Se non regala due mesi come quest’anno, probabilissima un’altra noiosissima cavalcata trionfale e senza avversari.

4.A Firenze fischiano e si disperano. Certo il finale di campionato viola è stato un calando deprimente e a tratti imbarazzante. Però la Fiorentina per gran parte del torneo ha giocato ben al di sopra delle proprie possibilità. Ergo, a conti fatti, visto il potenziale, era veramente difficile ottenere qualcosa più del quinto posto.

5.Milano piange. E fa bene. Inter e Milan, per motivi diversi, si trovano a fare i conti non solo con l’ennesima stagione di digiuno e lontananza dalla lotta, ma anche con deficit societari che per il futuro non fanno intravedere niente di buono. L’Inter chiude al quarto posto (ma dopo che sei stato per mesi tra primo e secondo posto, e soprattutto se ti chiami Inter, è per forza un fallimento), il Milan addirittura al settimo (e se non vince la Coppa Italia, è di nuovo fuori dall’Europa).

6.Empoli e Bologna – il primo tutto l’anno, il secondo dall’arrivo di Donadoni in poi – sono state a nostro avviso le realtà più belle e interessanti della stagione. Fresche, sbarazzine, divertenti. E, sul versante Empoli, pure con un Maccarone a livelli stellari. Chapeau.

7.Retrocede alla fine di un campionato sbagliato trascorso all’ultimo posto dalla prima alla trentottesima giornata. Però chiude con un cucchiaio e saluta tutti. Sì, stiamo parlando di Luca Toni. E, scusate, ma è poesia pura.

8.Il Sassuolo chiude con uno storico sesto posto. Ma non è più una sorpresa. Assieme alla Juventus, di sicuro la società più solida e intelligente. L’Europa la stra-meriterebbe.

9.Il Campionato Italiano è di una noia mortale. Forse il più noioso, logoro, brutto dell’Europa che conta. A vivacizzarlo non è servita nemmeno la falsa partenza della Juve. Vittoria scontata, posti Champions pure. Squadre in perenne crisi economica e con rose mediocri, costrette a sognare ritorni di ex campioni trentacinquenni come la manna dal cielo. Una favola all’inglese sul modello del Leicester, da queste parti è impossibile. Da queste parti la favola del Carpi nemmeno riesce a salvarsi. Perché le favole nascono dove c’è terreno fertile (quel terreno fertile che c’era ai tempi degli scudetti di Verona, Napoli e Sampdoria). Qui c’è solo deserto. Qui c’è addirittura una nazionale che andrà all’Europeo con un Commissario Tecnico dimissionario da mesi. E ho detto tutto.

10.In conclusione, questa rubrica vi saluta e davvero non so se tornerà la prossima stagione. A lungo andare, mi sono un po’ stancato. Poi magari ad agosto mi riprende la voglia e ricomincia tutto, ma al momento l’intenzione è quella di chiuderla qui.
Almeno con la Serie A.
Di calcio, sicuramente, continuerò a scrivere. E a questo proposito vi do subito appuntamento per il prossimo dieci giugno per l’immancabile rubrica “Lestini agli Europei”.

Grazie a tutti voi che mi avete seguito!
Sipario!

#lestiniinseriea

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