Quando non esistevano gli Uffizi (il turpe e meraviglioso teatrino di Baldracca)

C’è quel fazzoletto di terra, tra il Duomo, piazza della Signoria, la loggia dei Lanzi e gli Uffizi (soprattutto gli Uffizi), che identifica Firenze nel mondo intero. La cupola del Brunelleschi, la torre di Palazzo Vecchio, il Perseo del Cellini, il David di Michelangelo, i tesori inestimabili degli Uffizi.
Ma Firenze non è sempre stata così.
Anzi, come ricorda giustamente il giornalista/scrittore Mario Spezi, hai voglia a chiamarla la culla del Rinascimento: Firenze non è affatto una città rinascimentale. Di certo c’è tanto, tantissimo Rinascimento, solo un pazzo potrebbe negarlo, ma Firenze non è rinascimentale nello spirito, nell’anima, nel dna.
Firenze è una città medievale, che trasuda medioevo in ogni angolo, a ogni parete.
Del medioevo ha lo spirito, le inquietudini, la cupezza, il mistero, gli intrighi, le contraddizioni. Firenze è come La Divina Commedia: splendida e terrificante.
Poi è arrivato il Rinascimento, poi sono arrivati gli altri secoli che quel medioevo lo hanno lastricato, sepolto, sommerso, fino a renderlo praticamente invisibile.
Quasi invisibile. Agli occhi e agli spiriti più attenti, non sfugge di certo. Ci sono ancora tracce labili eppure visibili, tangibili, udibili. Le vie strettissime e intricate attorno Santa Croce, ad esempio, come via Torta, lontane anni luce dal razionalismo cinquecentesco, il buio perenne di Borgo Albizi, il giallo dell’Arno che d’inverno trascina carcasse da mondi lontani.

Proviamo a ritrovarla, questa Firenze medievale, quest’anima originaria, viscerale e inestinguibile di una delle città più belle del mondo.
Andiamo proprio lì, in quel fazzoletto di terra, tra le ali degli Uffizi, e chiudiamo gli occhi. Teniamoli chiusi a lungo, fino a che non ci avranno riportato indietro di sei, settecento anni.
A questo punto potremo riaprirli. Gli Uffizi non ci saranno più. Scomparsi. Al loro posto troveremo un quartiere variopinto, picaresco e ciarliero, losco e confusionario. Una Babele pazzesca di lingue e razze, degrado, schiamazzi, osterie, bordelli, ladri, assassini.
Perché lì, dove oggi sorgono gli splendidi Uffizi, nel medioevo, proprio a due passi dal centro del potere di Palazzo Vecchio, c’era il quartiere più malfamato della città: il quartiere di Baldracca.
Un nome che parla da solo, che subito ci fa capire cosa ci si poteva trovare.
Eppure, nonostante il termine baldracca in toscano significhi inequivocabilmente prostituta, non era per questo che il quartiere si chiamava così.
Prendeva il nome dalla celeberrima Osteria di Baldracca, cuore pulsante dell’intero quartiere, che a sua volta si chiamava così dalla città di Baghdad, poi storpiata in Baldacco e infine in Baldracca. Come l’antica capitale mediorientale, anche il quartiere fiorentino era confuso, caotico, mescolanza inestricabile di lingue e dialetti.
Una storpiatura, quella del nome di Baghdad, che troviamo già in Petrarca:

Aspettando ragion mi struggo e fiacco
ma pur novo soldan veggio per lei.
Lo qual farà, non già quand’io vorrei
sol una sede: e quella fia in Baldacco.

In Boccaccio invece, nella famosissima novella di frate Cipolla, troviamo già il quartiere indicato con il nome di Baldracca: “e per Baldracca pervenni in Parione”.

Il quartiere occupava l’intero piazzale attuale degli Uffizi, mentre il suo fulcro, la celebre osteria appunto, si trovava sul lato est del museo, lungo tutta via Castellani.
Dal momento in cui, nel XV secolo, i Medici presero il potere trasformando Firenze da Comune a Signoria, benché si trovasse proprio accanto al centro amministrativo della città (Palazzo Vecchio e piazza della Signoria), in un primo tempo tollerarono il quartiere di Baldracca, le sue case fatiscenti, le urla, le rapine, le puttane e i bordelli, gli ubriachi delle osterie, l’orda di nullatenenti e vagabondi che vi si riversava quotidianamente.
Fino al 1546. In quell’anno Cosimo de’ Medici decise di porre fino al degrado, smantellando l’intero quartiere.
Il progetto era quello di aprire un’ampia strada tra piazza della Signoria e l’Arno che squarciasse in due il quartiere dei bordelli, con un palazzo che potesse in qualche modo unire le Magistrature preposte alla regolamentazione della vita cittadina.
Del nuovo volto di quella fetta di città fu incaricato nel 1559 Giorgio Vasari.
Fu così che nacquero gli Uffizi e che scomparve il quartiere di Baldracca, le cui funzioni (osterie e bordelli) furono completamente assorbite dalla zona oltrarno, attorno all’attuale piazza della Passera.

Stranamente però, quest’opera di bonifica non fu completata del tutto.
Per volere stesso dei Medici, del quartiere di Baldracca fu mantenuto il teatrino dove i comici dell’arte recitavano le loro commedie.
Perché?
Be’, facciamo che questo ve lo racconto la prossima volta…

‪#‎firenzemagica‬
‪#‎storieRiccardoLestini‬

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *