Marco e Mattio

“A volte, specialmente d’estate, capita anche a me, come capitava a don Marco e a Mattio Lovat, di alzare gli occhi verso il cielo stellato. E mi piace perdermi col pensiero in quel pulviscolo di sistemi solari che si vedono tra una costellazione e l’altra, e in quel buio che c’è dietro i sistemi solari, dove si muovono inutilmente milioni di mondi.
Soffermarmi a riflettere sull’infinità di quello sperpero che chiamiamo universo mi fa bene e mi aiuta a stare bene. Che altro sono le nostre impercettibili vite, e le nostre microscopiche storie, se non sperpero nello sperpero?”

Credo non ci sia da aggiungere altro.
Credo siano molto più che sufficienti queste parole – tratte dalla “Introduzione” – per permettermi di consigliarvi questo libro: “Marco e Mattio“, di Sebastiano Vassalli.

Anzi no, due cose (ma proprio due) ve le dico.
Tutte le volte che in classe mi trovo a spiegare ai miei ragazzi le caratteristiche del romanzo storico (e succede più volte, ogni anno), in testa ho anche (e soprattutto) la tecnica narrativa di Vassalli.
E tra tutti i viaggi in epoche remote – eppure attualissime – in cui Vassalli ci ha portato tenendoci per mano, “Marco e Mattio” è il mio preferito.
Siamo nel 1775, in questo caso. E si parla di miseria, di pellagra, di campagne perdute. E, soprattutto, si parla di matti. Matti che vogliono cambiare il mondo, matti che non possono né vogliono morire, matti che conoscono meglio di chiunque altro il significato delle parole salvezza e redenzione.

E davvero poche cose come questa storia, nella sua tragica umanità, riescono a mettermi in pace con l’universo intero.
Buona lettura, a chiunque vorrà seguire il mio consiglio.

#consigliRiccardoLestini

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