Anche Pablo Neruda, nel suo piccolo, s’incazza

Io mica ci voglio credere.
No, dico davvero… ero proprio convinto che tutta sta storia qua fosse finita, che aveste capito…
E invece niente, continuate… continuate al punto da disturbare il mio sonno eterno e costringere me, Pablo Neruda, illustre poeta del novecento, premio Nobel, cantore dell’amore e della lotta politica in difesa dei popoli oppressi, a venire qui, in prima persona, per dirvi con voce chiara e ferma: basta! Che cazzo, basta!

Sì, esatto, il problema è proprio quello: la poesia LENTAMENTE MUORE, che continua a girare beatamente come una fottuta catena di Sant’Antonio per tutto il web, così virale che più virale non si può.

Sia chiaro amigos, per quanto mi riguarda potete continuare a pubblicarla, postarla, condividerla anche trecento volte al giorno. Sai che me ne importa…
Però, che diamine, LA VOLETE SMETTERE DI PUBBLICARLA A MIO NOME??
Perché, perché continuate a farlo? Eppure, dico io, ultimamente molte voci – anche illustri – si sono sperticate a dimostrarvi in TUTTE LE LINGUE e in TUTTI I MODI che quella poesia NON L’HO SCRITTA IO!
Quindi, siete sordi o fate finta di non sentire? E se fate finta, perché? Santamadonna, perché? Che senso ha? Forse perché quelle teste di minchia della Perugina hanno riempito i bigliettini dei Baci con frasi estrapolate a cazzo di cane dalle mie poesie e quindi voi, adesso, pensate che qualsiasi tiritera in versi vagamente smielata sia più figa e credibile con il mio nome?
Io veramente signori miei non mi capacito…

Comunque, ve lo dico io, Neruda in persona, per l’ultima volta: LENTAMENTE MUORE non l’ho scritta io, ma la poetessa brasiliana MARTHA MEDEIROS.
E se proprio non volete farlo per me, fatelo almeno per lei, poveraccia. Pensateci un po’, al dramma di questa Medeiros: Brasile a parte, il mondo la ignora, è pressoché sconosciuta, UNA SOLA SUA POESIA varca i confini nazionali, raggiunge il resto del mondo e IL RESTO DEL MONDO NON VUOLE ACCETTARE CHE L’ABBIA SCRITTA LEI!
Una cattiveria assurda, una tragedia di sfiga fuori dal comune… quindi, vi prego: SALVATE LA POETESSA MEDEIROS E METTETE IL SUO NOME ALLA FINE DEI VOSTRI POST CON “LENTAMENTE MUORE”.

Che poi, tornando a me, sinceramente ci vuole un bel po’ di fantasia a pensare che quei versi possa averli scritti io: “Lentamente muore/ chi diventa schiavo dell’abitudine,/ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi”. O ancora: “Muore lentamente chi evita una passione/ chi preferisce il nero al bianco/ e i puntini sulle “i”/ piuttosto che un insieme di emozioni”.
Insomma, a parte lo stile parecchio prosaico e discorsivo (un po’ lontanuccio, ma PARECCHIO lontanuccio, dal mio carnale e metaforico… vi ricordate? io sono quello di “nuda sei semplice come una delle tue mani… “ e via dicendo), è un po’ un frasario new age sull’esistenza che col mio modo di vedere il mondo non c’entra un’emerita mazza!
Sia chiaro: siete ovviamente liberissimi di essere new age (cazzi vostri, in altre parole), ma NON TIRATE DENTRO ANCHE ME!!

E un altro inciso, tanto per gradire.
A tutti quei fenomeni che addirittura, sentendosi fighi e profondi, pubblicano il testo spagnolo convinti di dare la versione originale, ricordo che – essendo l’autrice brasiliana – il testo originale non è in spagnolo ma, ovviamente, in portoghese e si intitola “A morte devagar”.

Infine, tanto per gradire, vi ricordo che tutto sto casino della falsa attribuzione a me di questi versi, nasce addirittura da CLEMENTE MASTELLA che, spacciandoli per miei, li lesse DURANTE IL VOTO DI SFIDUCIA CHE NEL 2008 FECE CADERE IL GOVERNO PRODI.

Insomma, pensateci… siete convinti di citare Neruda e invece state citando Mastella.
Che capolavoro, eh?

Cordialmente vostro,
Pablo Neruda

‪#‎anchevoltaire‬
‪#‎universiRiccardoLestini‬

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *