Anche Maria Antonietta, nel suo piccolo, s’incazza

Perdonate se, malgrado l’etichetta che si vorrebbe obbligatoria per una donna del mio rango (un’ex regina è pur sempre un’ex regina, che diamine), non vi apostrofo con i vari “cari”, “illustri”, “gentili”, “cordiali”, “pregiati” e via discorrendo.

Perdonate ma proprio non ce la faccio.
Dopo una vita passata a essere chiamata nel migliore dei casi “madame deficit” e nel peggiore “puttana austriaca”, a essere vista come la causa d’ogni male, dalla guerra dei sette anni alla carestia, a prendere quintali di quotidiani insulti da un popolo che nemmeno era il mio e dopo, da ultimo, essere stata arrestata, incarcerata, privata dei propri figli, processata, accusata non solo di crimini politici ma pure d’incesto, ghigliottinata e buttata in una fossa comune, è difficile conservare un qualche straccio d’affetto e gentilezza verso l’umanità.

Ad ogni modo, non torno certo a far sentire la mia voce per recriminare certe questioni sociali e politiche.
Per colpa della politica – di cui tra l’altro non me ne fregava proprio nulla – ho già perso la testa una volta (e nel senso non metaforico del termine), e non intendo farlo ancora. Tra l’altro, questa “presunta” fine dell’Assolutismo (sì, avete letto bene, ho detto presunta, ma fatemi stare zitta sulla questione, che è meglio) che mi ha visto mio malgrado protagonista in negativo e che continuate a festeggiare, magari senza la mia palese incompetenza e la mia proverbiale frivolezza non sarebbe mai accaduta, o sarebbe accaduta molto più tardi. Quindi che dire, a duecento e passa anni di distanza, potreste pure ringraziarmi ogni tanto.

Ma lasciamo stare. Ripeto, non è questo il motivo che mi spinge a scrivervi.
La questione è, ve lo dico apertamente, che io ho accettato e continuo ad accettare tutti i chili di negativo che mi ha appioppato il giudizio della Storia. Senza problemi, accetto e accetterò di essere madame deficit, la puttana austriaca, quella che per il gioco d’azzardo era più malata di Pupo e che per la passione delle parrucche ha prosciugato le casse dello Stato, quella che ha fatto un casino assurdo per la storia della collana e quella che della reale entità della rivoluzione non ci ha capito una mazza, se non quando ormai era troppo tardi.
Quindi, ripeto e sottolineo: tutto.
Ma, se permettete, da ebete totale no, non ci voglio passare.
Per la miseria, va bene la frivolezza, va bene la giovine età, va bene pure l’inconsapevolezza… ma ero sempre la regina di Francia! Almeno l’abc del mio ruolo lo conoscevo… perciò vi pare mai possibile che io possa aver REALMENTE DETTO LA MINCHIATA DELLE BRIOCHES????
Per quanto io possa aver sottovalutato crisi e carestie, per quanto non abbia compreso la fame che attanagliava la Francia, MA VI PARE POSSIBILE CHE SE UNO (chi poi?? chi secondo la vostra versione fantascientifica avrebbe fatto la fatidica domanda???) MI DICE CHE IL POPOLO NON HA PANE, IO GLI RISPONDO “CHE ALLORA MANGINO BRIOCHES”?????
Ma che c’ho scritto in faccia??
Ora, perché una è “puttana austriaca” secondo voi deve per forza dire queste puttanate??

Comunque, in ogni caso, quella storia lì del pane e delle brioches, se tanto vi interessa, l’ha scritta monsieur Jean-Jacques Rousseau (che iddio lo fulmini, quel pirla patentato) nelle sue “Confessioni”, libro terminato nel 1770 (avevo quindici anni, vivevo ancora a Vienna e NON AVEVO MAI MESSO NEMMENO PIEDE IN FRANCIA). In questo libro cita un episodio risalente al 1741 (1741, ripeto, IO NON ERO NEMMENO NATA), in cui una principessa (Rousseau non specifica quale) dice appunto questa frase fatidica.

Questa frase fatidica per cui io, ANCORA OGGI, vengo ricordata.
Perdonate ma non ci sto. Preferisco cento volte essere ricordata come l’antenata di Pupo piuttosto che continuare a sentirmi attribuire falsamente una simile stronzata.

E se stronzata vi sembra ben poco principesco, vi ricordo che con la testa tagliata posso permettermi anche di peggio.
E infatti, rincaro la dose: andavetene tutti affanculo, voi e le vostre fottute brioches, sanculotti del cazzo!!

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