Quando dio scende in politica

Chissà se alla fine lo farà davvero.
Fatto sta che una specie di annuncio – o avvertimento, o minaccia, o chissà cos’altro – c’è stato.

Mario Adinolfi, ex leopoldista-renziano della prima ora e attuale direttore del giornale “La Croce”, salito alla ribalta in questi mesi per la campagna oltranzista in difesa della famiglia tradizionale fondata sui valori cattolici, culminata con il celebre appuntamento del Family Day al Circo Massimo, ha fatto intendere una prossima (e imminente) discesa in campo alle prossime amministrative al fine di salvare l’Italia dal baratro.

Non si è trattato però di una classica autocandidatura come siamo abituati a vederne a iosa da vent’anni a questa parte.
La discesa in campo annunciata infatti, non è propriamente la sua, di Adinolfi in personam, ma dell’intero popolo del Family Day.

“Faccio un movimento per salvare l’Italia”, ha detto.
“Con l’aiuto di Dio”, ha precisato.
“E con la benevolenza della Vergine Maria”, ha concluso.
A parte il delirio mistico – per cui, in pieno stile Giovanna d’Arco, la chiamata alle armi sarebbe ispirata dalla diretta chiamata dell’Altissimo Onnipotente – l’idea di fondo di Adinolfi sarebbe quella di trasformare un movimento etico-morale ripetutamente dichiaratosi a-politico (il Family Day, per l’appunto), in un listone elettorale da presentare alle amministrative.

Lasciando stare, almeno in un primo momento, i contenuti delle battaglie portate avanti dal suddetto movimento, sono altre le cose su cui urge interrogarsi.
Anzitutto sulla distruzione assoluta del tessuto sociale di cui, l’operazione paventata da Adinolfi, non è che l’ennesima conferma.
Un tempo realtà come questa – necessarie o becere che fossero – svolgevano un ruolo fondamentale all’interno del tessuto sociale, curavano nello specifico singoli temi, fungevano da raccordo tra il territorio e la politica, informavano la strada e obbligavano il palazzo a intervenire.
Oggi invece – sempre necessarie o becere che siano – sono semplici meteore schizofreniche, fenomeni istantanei da sovraesporre finché macinano ascolti e poi, quando ascolti e attenzione vanno in fase calante, da tramutare in realtà politiche al solo scopo di mantenerle in vita il più a lungo possibile.

Non si stava meglio quando si stava peggio. Certo che no. Ma è pure certo che negli anni ’70, movimenti analoghi, ma ben più radicati, come quelli antidivorzista e antiabortista, ebbero e dimostrarono uno spessore inimmaginabile per il movimento del Family Day.
Ad esempio a Gabrio Lombardi, che nel 1974 guidò la battaglia referendaria contro il divorzio, pur avendo alle spalle la pressione di politici di prim’ordine come Fanfani e Almirante, non si sognò mai di veicolare quel movimento verso un destino prettamente politico.

Andando invece ai contenuti: come si costruisce un intero programma politico su un unico principio etico?
E, cosa più importante, perché chiamare in causa il volere di Dio e il benestare della Vergine?
Allargando l’inquadratura storica ben oltre gli anni ’70, è quasi superfluo ricordare come, ogni volta che Dio è stato fatto scendere in politica, i risultati non siano mai stati propriamente esaltanti.
Anzi, non ci sono stati proprio risultati.
Ma solo atroci fiumi inutili di innocente sangue versato.

Riccardo Lestini
‪#‎resistenzeRiccardoLestini‬

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