Dimettiti e fatti un complimento

Oggi abbiamo imparato che se sei un ministro e vieni colto con le mani nel sacco, dimetterti è “un atto coraggioso”.
Oggi abbiamo imparato che se sei un ministro e vieni colto in flagranza di reato, dimetterti è “un atto di alta responsabilità istituzionale”.
Oggi abbiamo imparato che se sei un ministro e vieni beccato mentre in tutta tranquillità rassicuri il tuo compagno sul buon esito di un emendamento che favorisce i suoi interessi imprenditoriali, nel momento in cui ti dimetti, i tuoi compagni di governo ti fanno i complimenti per il tuo “altissimo spessore morale”.
Oggi abbiamo imparato che se sei un ministro e commetti un crimine, puoi vantarti con la nazione intera per “l’atto rivoluzionario” di esserti dimesso.

E pensare che fino a ieri io – e come me chissà quanti altri – ho sempre ritenuto che davanti all’evidenza di un reato dimettersi non è un atto né coraggioso né responsabile. E’ un atto semplicemente obbligatorio.
DI cui, oltre tutto, non c’è niente né di cui vantarsi né di cui complimentarsi.
Fino a ieri. Da oggi non più: il governo Renzi, con la vicenda del ministro Guidi, ci ha insegnato il contrario.
Ma se un mio collega girasse i soldi dei progetti della mia scuola a un suo amico e lo beccassimo, nel momento in cui lui si licenziasse, io dovrei complimentarmi con lui per il suo altissimo spessore morale?

Ogni volta che penso che l’Italia, il suo governo e il partito attualmente col più alto consenso (il PD), abbiano toccato un limite di ridicolo, di vergogna e di disprezzo verso l’intelligenza dei cittadini oltre cui è impossibile andare, ecco che puntualmente succede qualcos’altro.
Qualcos’altro che sposta ancora più in là questo limite.

Meno male era il governo dei “rottamatori” e della “volta buona”.

‪#‎resistenzeRiccardoLestini‬

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