Sebben che siamo donne

Mi permetto di consigliarvi uno splendido libro che ho avuto il piacere e la fortuna di leggere da poco.
Un libro di donne sulle donne, scomodo, necessario e per niente scontato, scritto da una meravigliosa e coraggiosissima autrice: Paola Staccioli. Un saggio dalle poderose fondamenta documentarie ma scritto con lo stile del più appassionante dei romanzi.
Dieci storie, dieci esperienze politiche ed esistenziali di altrettante militanti. Storie di donne che hanno consacrato la loro vita all’impegno politico all’interno di varie organizzazioni della sinistra rivoluzionaria, impugnando le armi o effettuando azioni illegali.
Un libro che, si badi bene, è quanto di più lontano possibile dalla più minima esaltazione, legittimazione o giustificazione dell’estremismo, del terrorismo e della lotta armata. Basta leggerne tre righe per accorgersene.
Il libro, spiega l’autrice nell’introduzione, nasce semmai “per dare un volto e un perché a una congiunzione”. La congiunzione in proposito è “anche”. Quell’anche continuamente presente, ieri come oggi, in qualsiasi ambito, nella grammatica comune delle notizie: “azione terroristica, nel commando era presente ‘anche’ una donna”. Così, in positivo come in negativo, le donne sono sempre un’eccezione, sempre legate a un “anche”. Un astronauta uomo è un astronauta. Un’astronauta donna è una donna che fa “anche” l’astronauta.
Nel caso delle donne combattenti narrate nel libro della Staccioli, l’anche di partenza sottolinea al tempo stesso un’eccezionalità incomprensibile al sentire comune e la negazione della dignità di una scelta. E sottende un pensiero comune: “avrà preso le armi perché è stata traviata”, “lo avrà fatto per amore di un uomo”. Mai per scelta autonoma.
L’autonomia della scelta femminile, quale che sia, non è mai accettata. Non è mai ripetuta possibile.
Il libro finisce così per essere una necessaria restituzione di indipendenza e autonomia del sentire femminile, pur nella tragicità delle storie narrate.
Un libro di cui oggi vi è tragicamente bisogno.
Con uno splendido intervento di Silvia Baraldini.
Leggetelo, se potete.

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